Fonte: IL TIRRENO

26 gennaio 2014

 

Rubrica: Panorama politico

Il segretario del Pd, Saimo Biliotti, entra a gamba tesa: serve un cambio di passo, nessuno è indispensabile «Basta litigi o qui ci mandano a casa»

 

di Guido Fiorini GROSSETO Dice “basta” Saimo Biliottti. Ma chissà se lo staranno a sentire. Lo hanno nominato da nemmeno due mesi segretario dell’Unione comunale del Pd, il partito che (per ora) governa la città, e già si rende conto di quanto la strada del rinnovamento e del cambio di passo sia in salita. Lui è un po’ irruento e anche ottimista. O forse solo illuso: pensava di portare metodi manageriali, pragmatismo, voglia di agire e decisionismo. Pensava di fare quelle scelte per il futuro che da tempo mancano. E invece stanno provando a trascinarlo nel pantano politico che da anni sta portando Grosseto in un declino che la gente tocca con mano ogni giorno. Basta fare un giro in centro. Istituzioni e associazioni di categoria, tutti gli attori della classe dirigente cittadina si rimpallano responsabilità che invece sono condivise. Invece Saimo Biliotti vorrebbe ripartire da zero, per una volta facendo una scelta chiara sulla Grosseto di domani, per dare una prospettiva a cittadini e aziende. «Sono stanco di vedere liti su ogni cosa – ci dice il segretario –, qui dobbiamo riprendere in mano la città, farla ripartire. Voglio che sia chiaro che nessuno è indispensabile, assessori compresi. O si prende coscienza che tutti siamo responsabili e ci si rimbocca le maniche, oppure alle prime elezioni ci mandano tutti a casa. Abbiamo un paio d’anni per dare qualche segnale, il tempo è poco». In effetti la classe dirigente cittadina è un po’ litigiosa e poco concreta. «Solo negli ultimi giorni ho registrato una denuncia forte di Riccardo (Breda, presidente Cna, ndr), una risposta piccata di Emilio (Bonifazi, sindaco, ndr), un tentativo di mediazione di Leonardo (Marras, presidente Provincia, ndr). Qualcosa di giusto, sia chiaro, ma anche tante parole in libertà. Vedo un tentativo di rimpallare le responsabilità ad altri, quando invece responsabili lo siamo tutti. Gli strumenti per lo sviluppo della città creati negli anni ’70 e ’80 li abbiamo progettati tutti insieme. Se ora non funzionano più, prendiamone atto e guardiamo avanti. Un esempio? Grosseto Sviluppo, che pure ha un bel patrimonio, torni ad essere davvero un incubatore d’imprese, lavorando con l’università, aprendosi alle nuove tecnologie. Così gestisce e basta, ma quegli stabili (a Grosseto, Valpiana e Scarlino, ndr) sono occupati a malapena a metà. Un altro esempio? Se l’aeroporto è militare e tale resta, ha poco senso investire risorse in uno scalo civile che non potrà mai funzionare se non per poche decine di voli all’anno». Cosa intende con “guardare avanti”, segretario? «Intendo che se da una parte la politica deve fare il suo, con scelte chiare e prendendo finalmente decisioni, anche le associazioni devono dimostrare di avere energie nuove. Sediamoci tutti a un tavolo, senza pregiudizi, e decidiamo quale futuro si vuole per la nostra città. Sono più diretto: questa città è turistica? Se sì, l’industria è il turismo e su questo dobbiamo puntare. Poi può essere culturale o ambientale, può essere solo il mare, oppure l’enogastronomia. Ma prendiamo una strada e percorriamola». Quindi va cambiata prospettiva. «Certo. Qui per anni la locomotiva è stata l’edilizia. La città è cresciuta, perché a Grosseto si vive bene e tanti che ci vengono per lavoro ci restano. Oppure la scelgono e basta, per il clima, la posizione, la tranquillità. Ora, però, il settore è in profonda crisi: io lo conosco bene, potrà rimettersi un po’ in moto, ma non sarà più come prima. Quindi d’ora in poi l’edilizia sarà solo un vagone, gli schemi sono cambiati. La nuova locomotiva è il turismo. Ma certo i turisti che arrivano in Maremma non possono trovare una città nelle condizioni in cui è adesso e che alle 22,30 va a letto. Serve un impegno concreto per il commercio, per il centro, per i collegamenti con il mare, il parco e gli scavi, per l’offerta culturale, anche per i divertimenti». L’Amministrazione ha ancora due anni per battere un colpo. «L’Amministrazione, se saprà avere il cambio di passo che mi aspetto, può essere protagonista, può essere il fulcro attorno al quale ruotano gli altri attori, ma solo se la smettiamo con le liti di questi apparati pesanti e autoreferenziali e ragioniamo in modo snello e costruttivo. Grosseto deve diventare quella città capoluogo della Maremma che non è mai riuscita ad essere e dobbiamo dare una linea. Solo così gli imprenditori possono modulare i propri investimenti e i giovani tornare a vedere una prospettiva. Diamoci una mossa».

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