Fonte: CORRIERE FIORENTINO

21 novembre 2013

 

Rubrica: Panorama politico

Rossi: stop cemento nelle zone a rischio L’allarme dei geologi

 

Il convegno su urbanistica e buon governo del territorio era programmato da tempo, ma la tragedia della Sardegna ha «imposto» più urgenza al tema del consumo del suolo e dei luoghi dove costruire. «Regole per il buon governo» è stato il titolo scelto per il confronto a Palazzo Strozzi Sacrati sulla nuova legge quadro del settore approvata dalla giunta e che deve essere votata dal Consiglio regionale, tra urbanisti, giuristi e esperti del settore, con il governatore Enrico Rossi e l’assessore regionale all’Urbanistica Anna Marson. «Sul consumo di suolo siamo passati dal discorso ai fatti. Le nuove procedure, come il divieto di costruire sui terreni rurali, garantiscono maggiormente l’interesse collettivo e il valore, anche

 

economico, del territorio, a fronte di attori sempre più global ». «Zero consumo di suolo, pianificazione sovracomunale, mantenimento alla vocazione agricola dei territori non urbanizzati: questi i principii – ha sottolineato Rossi – che devono essere riconosciuti nei piani strutturali, tracciando quasi le “mura” dell’abitato urbanizzato». Poi il riferimento alla Sardegna: «Il primo passo verso la nuova logica è stato compiuto dalla Regione Toscana dopo l’alluvione di Aulla, con la decisione di vietare le nuove edificazioni nelle aree ad alto rischio idraulico. Dcisione che spero venga riproposta a livello nazionale». Ad illustrare la legge regionale anche un «insettone mangia verde» che espelle cemento (nella foto), immaginato da Sergio Staino per esemplificare l’aggressione al territorio e presentato al convegno. Sempre ieri, i geologi toscani hanno sottolineato un pericoloso primato della Toscana: «Se l’evento si verificasse qui – dice la presidente dell’ordine, Maria Teresa Fagioli – il disastro sarebbe più grave, perché le nostre zone a rischio sono più abitate di quelle sarde. Sono 280 i Comuni a rischio idrogeologico, 234 dei quali sia a rischio frane che di alluvioni».

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