LA REPUBBLICA

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP

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2012-10-31

 

PANORAMA POLITICO

La riforma Province, in pole position l’ipotesi delle tre aree vaste Oggi il consiglio dei ministri vara il riordino

 

MASSIMO VANNI PROVINCE, il giorno delle grandi decisioni. Il Consiglio dei ministri si riunisce stamani per varare il decreto per il riordino, cioè per la riduzione. E proprio alla vigilia del «D-Day delle province», riprende quota l’ipotesi di una Toscana suddivisa in tre aree vaste: una Città metropolitana comprendente le attuali province di Firenze, Prato e Pistoia, l’area della costa con Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno e quella della Toscana del sud aggregando le province di Arezzo, Siena e Grosseto. Niente a che fare con le due complicate proposte uscite fuori dalla sofferta discussione del Consiglio regionale, frutto dei veti e della difesa dei campanili. Cioè quella delle quattro province più la Città metropolitana di Firenze (coincidente con gli attuali confini provinciali) o, alternativa, quella delle cinque province più la Città di Firenze. Sia il governatore toscano Enrico Rossi che il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e altri colleghi, incontrando nei giorni scorsi il ministro della pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi hanno rilanciato in direzione di una Toscana riorganizzata su tre aree: il centro, la costa e il sud. E lo stesso vicepresidente del Senato Vannino Chiti, che ha governato la regione per un decennio, si schiera a favore della linea Rossi-Barducci invitando il governo «a non sommare errori ad errori». «Ho già avuto occasione di sollevare contrarietà e perplessità su come la riorganizzazione delle province è stata impostata», dice Chiti evocando i freddi criteri aritmetici messi in campo dal governo Monti. I 350mila abitanti e i 2.500 chilometri quadrati di superficie che, se applicati alla lettera, alla Città metropolitana di Firenze (coincidente con la propreciso. vincia) porterebbe al ‘mostro’ di una super provincia che da Prato finirebbe a Massa Carrara passando per Pistoia e Lucca (oltre alle nuove Pisa-Livorno e Arezzo- Siena-Grosseto). «Eppure le Regioni dovevano essere interlocutrici fondamentali per dar vita ad un ente intermedio. E per quanto riguarda la Toscana — insiste Chiti — sarebbe assurdo che il governo desse in una sola volta un colpo al progetto da tempo definito della sua area centrale, separando Pistoia da Prato e da Firenze, e a quella della costa, separando Lucca e Massa Carrara da Pisa e da Livorno». Il vicepresidente del Senato invita dunque il ministro a tenere conto «delle deliberazioni del Consiglio regionale», tendenti a mantenere la provincia di Arezzo (avrebbe anche i requisiti demografici) ma ad unire l’area della costa. Del resto, l’idea di un’area della Toscana centrale e di una riorganizzazione delle altre province a partire da questa è un’idea che sta da almeno vent’anni nel dibattito politico-istituzionale. E più volte in questi decenni anche l’Irpet, l’istituto di ricerche economiche si è pronunciato a favore di questa soluzione, ravvisando nell’area tra Firenze, Prato e Pistoia, uno sviluppo urbano e produttivo senza soluzioni di continuità. Che farà dunque oggi il Consiglio dei ministri? Darà dignità istituzionale all’area metropolitana centrale o ci metterà una pietra sopra? «Abbiamo colto una disponibilità del ministro Patroni Griffi e anche del ministro degli interni Cancellieri riguardante l’area vasta centrale, che vedrebbe la Città metropolitana di Firenze insieme a Pistoia e Prato», sostiene alla vigilia delle grandi decisioni anche il presidente della Provincia di Firenze Barducci. «E una soluzione del genere aiuterebbe tutto il riordino su scala regionale, mi auguro che si vada avanti su questa direzione», aggiunge pure il presidente fiorentino. Convinto invece che il decreto del governo non preveda comunque l’elezione diretta del presidente delle nuove province aggregate, che su questo punto la battaglia sia perduta. Su questo, del resto, sia la Regione che Palazzo Vecchio nutrono dubbi e perplessità: il vicesindaco Dario Nardella si è più volte schierato a favore di organi direttivi nominati dai Comuni, dichiarandosi contrario all’elezione diretta del presidente.

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