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Due Comuni per la corsa in bus

Siena e Massa si dividono la spesa per ripristinare la tratta.

Ma solo tra un anno

Tratto da il iltirreno.gelocal.it

MASSA MARITTIMA. Una cosa sembra certa: per il 2012 la tratta Massa Marittima – Siena non verrà ristabilita. Ci sono dei progetti per il 2013, ma devono ancora andare a bando.

La Provincia, intervenuta in consiglio comunale, è stata chiara. «Non possiamo più permetterci di far viaggiare pullman con soltanto cinque persone a bordo» ha detto l’assessore al trasporto Fernando Pianigiani.

Un concetto espresso in precedenza dal suo collega (del Comune di Massa Marittima) Niccolò Spadini. «Alcuni tagli sono stati anche giusti: dai dati elaborati dagli uffici si legge che in alcune corse i numeri di utenti presenti era pari a zero».

Infatti, negli uffici di palazzo Aldobrandeschi i numeri parlano chiaro: «il pullman che parte da Massa e arriva a Siena delle 16.40 (quello contestato per la soppressione) il 7 febbraio ha registrato tre persone a bordo. L’8 febbraio una soltanto» ha spiegato Pianigiani. Insomma, questi standard non reggono con la situazione attuale. Troppi pochi utenti per poter mantenere le linee. Massa Marittima-Siena compresa.

Ciò non toglie che la questione si esaurisca qui. «Dobbiamo dividere tra la situazione attuale al 2012 e il futuro» ha detto l’assessore. Partiamo dal presente. I tagli attuali, parola «non adatta» per Pianigiani, che preferisce «razionalizzazione», sono frutto di quelli nazionali o regionali. «Dal 2010 c’è stato un “dimagrimento” del 20 per cento dei chilometri percorsi» spiega l’assessore. Un periodo difficile, in cui però «non c’è stato alcun esubero di personale né sono stati creati disagi per gli studenti» vuole sottolineare Pianigiani.

Quindi come fare? L’assessore stesso porta un esempio. «Io sono di Roccatederighi. Se dal mio paese voglio andare a Siena, devo prendere il pullman che mi porta a Roccastrada e da lì prendere la coincidenza per Siena». Ecco, le coincidenze. Per i massetani che a sera vogliono tornare dalla città del palio, anziché andare, ci sono due possibilità: «una corsa arriva a Montieri, dove c’è la coincidenza per Massa. Un’altra invece a Ribolla, dove ce sempre un pullman che riporta a casa».

Il futuro invece è un’altra storia. Si basa su una trattativa, arrivata anche con l’impegno del presidente del consiglio provinciale Sergio Martini, che ha messo insieme le due parti. Perché anche la provincia di Siena è interessata alla tratta in questione. Da qui la proposta: «le due Province dovrebbero accollarsi una corsa a testa: Siena quella che arriva a Montieri, – dice Pianigiani – noi quella che ricopre una parte del senese». Dividersi la spese, insomma. Questo progetto dovrebbe andare a bando a giugno e prendere il via dal 1 gennaio 2013, secondo i programmi. I dubbi comunque rimangono e se ne fa portavoce il sindaco Lidia Bai. «Dobbiamo capire cosa vogliamo fare dell’entroterra. È una domanda che rivolgiamo alla Regione, anche se il nostro punto di riferimento rimane la Provincia». (a.f.)

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2012/04/27/news/due-comuni-per-la-corsa-in-bus-1.4432572

 

MASSA MARITTIMA. Una cosa sembra certa: per il 2012 la tratta Massa Marittima – Siena non verrà ristabilita. Ci sono dei progetti per il 2013, ma devono ancora andare a bando. La Provincia, intervenuta in consiglio comunale, è stata chiara. «Non possiamo più permetterci di far viaggiare pullman con soltanto cinque persone a bordo» ha detto l’assessore al trasporto Fernando Pianigiani. Un concetto espresso in precedenza dal suo collega (del Comune di Massa Marittima) Niccolò Spadini. «Alcuni tagli sono stati anche giusti: dai dati elaborati dagli uffici si legge che in alcune corse i numeri di utenti presenti era pari a zero». Infatti, negli uffici di palazzo Aldobrandeschi i numeri parlano chiaro: «il pullman che parte da Massa e arriva a Siena delle 16.40 (quello contestato per la soppressione) il 7 febbraio ha registrato tre persone a bordo. L’8 febbraio una soltanto» ha spiegato Pianigiani. Insomma, questi standard non reggono con la situazione attuale. Troppi pochi utenti per poter mantenere le linee. Massa Marittima-Siena compresa. Ciò non toglie che la questione si esaurisca qui. «Dobbiamo dividere tra la situazione attuale al 2012 e il futuro» ha detto l’assessore. Partiamo dal presente. I tagli attuali, parola «non adatta» per Pianigiani, che preferisce «razionalizzazione», sono frutto di quelli nazionali o regionali. «Dal 2010 c’è stato un “dimagrimento” del 20 per cento dei chilometri percorsi» spiega l’assessore. Un periodo difficile, in cui però «non c’è stato alcun esubero di personale né sono stati creati disagi per gli studenti» vuole sottolineare Pianigiani. Quindi come fare? L’assessore stesso porta un esempio. «Io sono di Roccatederighi. Se dal mio paese voglio andare a Siena, devo prendere il pullman che mi porta a Roccastrada e da lì prendere la coincidenza per Siena». Ecco, le coincidenze. Per i massetani che a sera vogliono tornare dalla città del palio, anziché andare, ci sono due possibilità: «una corsa arriva a Montieri, dove c’è la coincidenza per Massa. Un’altra invece a Ribolla, dove ce sempre un pullman che riporta a casa». Il futuro invece è un’altra storia. Si basa su una trattativa, arrivata anche con l’impegno del presidente del consiglio provinciale Sergio Martini, che ha messo insieme le due parti. Perché anche la provincia di Siena è interessata alla tratta in questione. Da qui la proposta: «le due Province dovrebbero accollarsi una corsa a testa: Siena quella che arriva a Montieri, – dice Pianigiani – noi quella che ricopre una parte del senese». Dividersi la spese, insomma. Questo progetto dovrebbe andare a bando a giugno e prendere il via dal 1 gennaio 2013, secondo i programmi. I dubbi comunque rimangono e se ne fa portavoce il sindaco Lidia Bai. «Dobbiamo capire cosa vogliamo fare dell’entroterra. È una domanda che rivolgiamo alla Regione, anche se il nostro punto di riferimento rimane la Provincia».

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IL DOSSIER

La carica delle tasse locali oltre mille euro a famiglia

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LA NAZIONE
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
Web www.provincia.grosseto.it e-mail urp@provincia.grosseto.it
2012-04-27

PANORAMA POLITICO
Appartamenti e residence all’ex Molino L’opposizione: «Ci sono troppe case»

SARANNO 35 i nuovi appartamenti, oltre a un residence dotato di 20 posti letto, che sorgeranno con l’adozione del piano di recupero del vecchio complesso del molino Badii di Ghirlanda, approvato dal consiglio comunale di Massa Marittima. Una struttura questa, costruita nel 1857, per attività di pastificio e rimasta attiva fino agli inizi degli anni ’60, ma che attualmente è ridotta al limite della fatiscenza, sulla quale adesso ha messo gli occhi un’importante società imprenditoriale di Grosseto che opera nel settore edilizio. Favorevoli al piano di recupero il gruppo di maggioranza di Massa Democratica e il Pdl, astenuti invece i tre rappresentanti della lista civica Massa Comune, al termine di una lunga e accesa discussione che a tratti ha assunto veri e propri connotati di campagna elettorale anticipata. Per Federico Montomoli, Francesco Mazzei e Gennaro Orizzonte, ossia i tre di Massa Comune, il voto di astensione costituisce l’epilogo di una questione di metodo «più volte denunciata e che puntualmente si è nuovamente ripetuta con la convocazione in extremis della commissione consiliare che aveva il compito di esaminare atti e documenti. Una grave mancanza di rispetto per le minoranze e per la città — ha tuonato Montomoli — che si unisce alle altrettante legate al costante ritardo nell’orario di inizio delle sedute consiliari e nell’insistere, a causa di attriti interni, a mantenere nelle vesti di consigliere comunale quella Isabella Bolognini che, risiedendo all’estero da quasi un anno, non ha più risposto ad alcuna convocazione». Chiaro l’aut-aut lanciato da Montomoli. «O le commissioni si fanno funzionare, oppure non parteciperemo più, perché non intendiamo essere presi in giro».
A PARTE gli aspetti di metodo, Massa Comune, esaminando il piano di recupero dell’ex Molino Badii, dice che «è stato presentato con una documentazione largamente incompleta, per cui sarebbe stato opportuno rinviare la decisione», inoltre ha dichiarato di «non condividere il progetto di realizzazione delle nuove residenze visto che a Massa le case disponibili aumentano mentre gli abitanti calano e si corre il rischio di ripercorrere gli errori passati compiuti con il parcheggio sotterraneo nell’area ex Molendi, con la vicenda Fedi, con la vicenda Pizzarotti, con l’edificazione di Perolla e di Pian dei Mucini». Di parere contrario, naturalmente, la coalizione di maggioranza, sostenuta dagli interventi di Riccardo Rapezzi, Giancarlo Zago, Anna Magrini e dell’assessore all’urbanistica Daniele Morandi, tutti concordi nel valutare positivamente «un percorso che può costituire un passo importante in chiave di sviluppo futuro per il territorio intero».

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Libertà significa Responsabilità.
Ecco perché molti la temono.

George Bernard Shaw

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LA NAZIONE
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
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2012-04-22

ALTRO
Ex Agraria, ricorso al Consiglio di Stato? Per Massa Comune un caso economico

 

LA PRIMAVERA è stagione di margherite e sembra che i sostenitori di Massa Comune, oltre a fare opposizione, stiano «sfogliando» una margherita per stabilire se il ricorso al Consiglio di Stato per la vicenda legata all’edificazione dell’ex Agraria si farà o no. Il tutto dopo il parere contrario del Tar, «assunto — ricordano — senza entrare nel dettaglio degli argomenti», più volte sostenuti a gran voce dai suoi tre consiglieri comunali Federico Montomoli, Francesco Mazzei e Gennaro Orizzonte.
SEMBRA dunque avvicinarsi il «distacco dell’ultimo petalo», ma quale sia l’esito è ancora difficile da dire. Mancano le dichiarazioni ufficuali, ma da ciò che si evince dalle numerose riunioni per dirimere la questione sono tre i punti salienti. Il primo riguarda il merito delle contestazioni, il secondo gli aspetti economici e l’ultimo relativo alle azioni conseguenti all’eventuale vincita del ricorso. Strategia globale quindi per un confronto approfondito e sereno come è doveroso che sia, vista l’importanza dell’argomento. C’è unanimità sul ritenere inconfutabili le argomentazioni addotte con gli ormai famosi venti punti: questo fatto è ormai assodato e non necessita di ulteriori approfondimenti. Ciò che invece sembra, il condizionale è d’obbligo, non raccogliere unanimità di consensi, è il preventivo di spesa per effettuare il ricorso ed essenzialmente come farvi fronte. D’altro canto essendo i dirigenti tutti (o quasi) padri di famiglia, che si mantengono con il proprio lavoro, questa preoccupazione è oltremodo legittima ed è certamente una condizione diversa da quella dagli amministratori.
ALTRO consenso unanime riguarda la destinazione delle somme derivanti dall’eventuale vincita del ricorso che tutti i partecipanti hanno deciso di destinare a famiglie o concittadini massetani in condizioni di necessità economica, «fatto salvo il ripianamento delle spese sostenute».
PER PRESENTARE il ricorso c’è ancora tempo ma l’elemento determinante è l’aspetto economico. Al riguardo si parla di imprenditori, interessati ad investire a Massa, che si siano stupiti del modus operandi della nostra amministrazione e subito dopo abbiano avuto un deciso ripensamento sulle proprie intenzioni. Verrebbe quindi confutata la teoria che gli investitori non si allontanano per l’accanimento dell’opposizione, ma non investono per mancanza di chiarezza.
LA DIRIGENZA di Massa Comune interpellata sull’argomento non nega: la «telenovela» continua, e non sono da escludere eclatanti novità.

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IL GIORNALE

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP

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2012-04-22

Sanità

Ormai tutti bocciano le Sds volute da Rossi

Scaricate da tutti. Sembra che ormai solo Rossi sia rimasto sponsor unico delle Società della Salute. Pezzi della sua maggioranza (e del suo stesso partito, il Pd) proprio non digeriscono «un esperimento che non ha prodotto i risultati sperati», come ha detto la consigliera del- l’Idv Maria Luisa Chincarini. Che si è spinta ancora più in là, dicendo apertamente che i dipietristi sono contrari a proseguirlo, l’esperimento delle Sds. In- somma, una bocciatura senza appello. Che fa seguito alle p e r p l e s s i t à espresse qualche mese fa dal presidente della commissione sanità, Marco Rema- schi (Pd): «Oc- corre dire chi fa che cosa e stabilire relativi compiti e rapporti col t e r r i t o r i o » . Senza contare che sulle Società della Salute pende ancora una sentenza della Corte Costituzionale del novembre 2010 che stabilì che le Sds, che hanno natura giuridica di consorzi, vadano riconfigurate. Nonostante le promesse dell’assessore Scaramuccia a provvedere, tutto tace. Tanto che nel Casentino a inizio marzo hanno dato l’altolà: o si dà una forma giuridica legittima alle SdS entro il 31 luglio 2012, o l’organismo casentinese «cesserà le sue funzioni», avvertì il sindaco di Chiusi La Verna Umberto Betti (Pd). E ora arriva lo stop dell’Idv. Perché le Sds, attacca Chincari ni, «nate con la finalità di consorziare i Comuni e le Asl per produrre servizi più efficienti ed ero- gare prestazioni sociali evitando duplicazioni e sprechi (unico esperimento italiano in questa direzione) corrono oggi il rischio di trasformarsi in carrozzoni incapaci di erogare maggiori servizi e aumentare i costi della sanità regionale». Chi da sempre ha lottato per mettere in soffitta l’esperienza delle Sds, è il Pdl, che ieri, per bocca del consigliere Stefano Mugnai, è tornato a chiederne la chiusura. «Sarebbe un inedito segnale di buon senso. Dalla maggioranza sempre più voci a sostegno delle nostre tesi. Siamo stati i primi, e per molto tempo anche in perfetta solitudine ad afferma- re che molte fossero le ombre e le criticità nel sistema sanitario toscano, così come abbiamo sem- pre sostenuto che l’esperimento delle Società della Salute fosse destinato al fallimento. In questi due anni di intenso lavoro in Commissione, la collega Chincarini ha avuto modo di verificare nei fatti la realtà delle cose, an- che in ordine al funzionamento o meno delle Sds. Evidentemente questa sua presa di posizione ne è la conseguenza». E visto che ormai sono molte le Sds a chiedere, in atti amministrativi, una revisione complessiva dell’organismo, «è intollerabile – dice Mugnai – che il Piano Socio-sanitario Intergrato (Pssir), che attualmente sta impegnando la commissione Sanità, continui a fare finta di nulla. Perché è questo che invece avviene nel testo presentato dalla giunta rispetto a questa sempre più diffusa consapevolezza circa la necessità di superare l’esperienza delle Sds». Dalla consigliera Chincarini non sono mancate critiche anche sul Piano Socio Sanitario della Regione. Nel complesso «buono», ma che contiene «alcune pecche, sia nel metodo che nel merito della sua stesura, perché, per quanto riguarda la forma è apparso a tutti evidente che un testo di oltre 500 pagine, risulta eccessivamente lungo e ridondante, in contrasto con la sburocratizzazione decantata in apertura, e molto difficile da leggere e interpretare» mentre nel merito l’Idv si chiede perché «solo per il Pssr 2012-2017 sia stato predisposto un quadro di buona politica e buon governo teso al contenimento della spesa e al taglio degli sprechi» senza però averlo fatto nel quinquennio precedente quando ciò avrebbe «potuto evitare gravissimi scandali come quello che ha investito la Asl di Massa Carrara». Infine, conclude la consigliera dell’Idv, «un altro vizio del Piano» è quel- lo di «fermarsi, pur nella sua ridondante verbosità, alle enunciazioni di principio senza mai entrare nella sostanza dei problemi e delle proposte affrontate».

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La politica è, e deve essere,

un servizio civile reso alla cittadinanza.

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GROSSETO Acqua con lo sconto
IL TIRRENO 2012-03-25

Il Forum ambientalista chiede l’intervento dei sindaci. Il governatore della Toscana Rossi appoggia l’iniziativa.

 

 

Tutti contro Claudio Ceroni. Il presidente di Acquedotto del Fiora spa non solo viene chiamato in causa dal Forum Ambientalista di Grosseto, ma di fatto viene sconfessato anche dal presidente della Regione Enrico Rossi.
Il governatore, a chi ha chiesto lumi sull’applicazione dell’esito del referendum sull’acqua pubblica, ha risposto senza tentennamenti. «È intenzione della Giunta Regionale – dice il presidente – di contribuire all’applicazione dell’esito referendario dello scorso giugno che solo in Toscana ha avuto l’assenso di 1 milione e 8890 mila cittadini.
Su questo tema ho espresso recentemente il pieno assenso all’invito del Ministro Clini rivolto a tutti i presidenti delle regioni italiane al rispetto degli esiti referendari e a un intervento immediato per disciplinare le tariffe del servizio idrico».
Chiare le parole del governatore della Toscana. Diverse da quelle del presidente Ceroni che, prima di riguardare le tariffe, aspetta che il parlamento si pronunci. E il Forum ambientalista di Grosseto interroga i sindaci. «Il presidente Ceroni ha minacciato ritorsioni ai cittadini rispettosi della legge e dei risultati referendari – scrive Roberto Barocci – Ceroni dovrebbe rispondere a chi lo ha delegato in quella funzione, cioè dovrebbe rispondere ai sindaci del nostro territorio». Ma se i sindaci non sentono il dovere di intervenire in una vicenda come questa, che da mesi interessa da vicino i loro cittadini, allora i sindaci vengono interpellati direttamente dal Forum. «Non possono sfuggire alle loro responsabilità – dice ancora Barocci – nelle scelte da loro fatte e che ricadono sui cittadini in maniera così rovinosa.
Il loro silenzio equivale ad un sostegno pubblico al Ceroni. Il fatto che Ceroni sembra dimenticare o non sapere è che c’è già stata una Sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato immediatamente eseguibile il risultato del referendum del giugno scorso, senza altro bisogno di norme interpretative, nel momento in cui è stata registrata e sentenziata la regolarità del referendum stesso».
Che le cose stanno così, lo hanno detto anche i giuristi che hanno prima scritto il testo dei quesiti referendari, passati al vaglio della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale. «Con questa legittimazione Ceroni è stato sconfessato – dicono – e i legali ci difenderanno in giudizio visto che è partita la campagna nazionale di obbedienza civile: non pagare ciò che non è dovuto».
Su questa linea c’è il governatore Rossi e c’è anche il ministro Clini. «Ceroni – aggiunge Barocci – risponde ad altri interessi, diversi da quelli della collettività.
Allora chiediamo espressamente ai sindaci della provincia e al sindaco della città più popolosa, Emilio Bonifazi, che presiede l’assemblea dei sindaci all’interno dell’Ato Ombrone e che in materia di diritto è sicuramente un esperto: dica se il referendum per essere applicato ha bisogno di interventi legislativi, oppure ha bisogno di rimuovere presidenti che rispondono ad altri interessi, diversi da quelli che democraticamente sono stati espressi dai grossetani e dalla maggioranza della popolazione».

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di Gennaro Orizzonte

Breve analisi degli aumenti delle tariffe dell’acqua ATO 6 Ombrone

 

Come potete verificare dai dati forniti da ATO 6 , le tariffe idriche sono aumentate in media del 6.5%, in barba al referendum e alla candida ammissione del commissario che l’inflazione annuale si è attestata all’1,5%

La documentazione per il 2011 è consultabile quì

La documentazione per il 2012 è consultabile quì

Se poi le confrontiamo con quelle del 2010 che potete vedere qui,

l’aumento rispetto al 2012 sarà di oltre il 13%

 

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LA NAZIONE
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
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2012-04-20

Massa Marittima «Corse soppresse, da Tiemme solo parole Ma i sindacati hanno un piano alternativo»

di GIANFRANCO BENI

Le motivate preoccupazioni ed i disagi sopportati dagli utenti per i forti tagli alle corse di trasporto pubblico locale effettuati dalla società Tiemme nella zona nord della Provincia di Grosseto, in particolare tra Massa Marittima, Follonica e Siena, trovano per la prima volta doverosa attenzione in una interrogazione presentata dal gruppo consiliare di opposizione “Massa Comune” al Sindaco Lidia Bai, presa anch’essa, almeno a suo dire, in contropiede dalle decisioni assunte in gran fretta lo scorso 5 Marzo dalla società gestrice del trasporto pubblico nelle province di Grosseto, Siena, Arezzo e nella parte meridionale della Provincia di Livorno.

Secondo Massa Comune, esisterebbero delle evidenti distonie tra le dichiarazioni della società, che si proponeva di rimediare ai drastici tagli dei finanziamenti pubblici disposti dal Governo Monti riorganizzando i percorsi ed i servizi extraurbani, secondo le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e le decisioni effettivamente assunte, che costringono pendolari, studenti e pensionati a sopportare percorsi molto più disagiati, specie nel periodo invernale, ed al cambio di uno o più automezzi, come succede per gli utenti che vanno a Siena, anche per seguire terapie mediche o per assistere i proprio congiunti ricoverati nel nosocomio senese de “Le Scotte”.

Eppure, continua Massa Comune, i sindacati Ugl Trasporti e Faisa Cisal, quest’ultima attraverso il proprio segretario provinciale Paolo Masserizzi, tra l’altro massetano, avevano già da tempo presentato all’azienda un piano alternativo dei trasporti, rimasto presumibilmente senza riscontro che, se adottato, consentirebbe di tagliare 600 mila chilometri utilizzandone la metà per ripristinare corse eliminate da Tiemme Spa e Provincia di Grosseto, utili alla mobilità di una popolazione prevalentemente anziana all’interno di un territorio asservito da una pessima viabilità stradale.

Al Sindaco Lidia Bai, che lamentava la mancata informazione e concertazione sui tagli alle corse effettuati, chiedendo incontri ai competenti organi politico amministrativi della Provincia di Grosseto e della società Tiemme, il gruppo consiliare Massa Comune chiede adesso di farsi carico delle esigenze di mobilità della propria popolazione amministrata, rappresentando in consiglio comunale i risultati della propria azione di stimolo e controllo nei confronti della Provincia e della società gestrice del servizio di trasporto pubblico e delle sue dichiarate intenzioni di volersi far carico delle fasce più deboli della popolazione.

 

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Mai viste così tante liste civiche alle elezioni comunali.

La crisi dei partiti si muove verso la collocazione “civica” . La Federazione Civica pronta alla certicifazione del reale civismo

Alla prossima tornata elettorale di maggio, in programma per il rinnovo delle amministrazioni comunali, pare scoppiata, sempre con maggior enfasi, la nascita della “liste civiche”, quasi fosse un fenomeno di moda, al punto che su 30 comuni chiamati al voto in Toscana, ci sono oltre 40 liste che si definiscono tali.

Ovviamente questo fenomeno è una ulteriore dimostrazione di disaffezione verso quella politica fatta dai partiti, che oltre ad allontanare i cittadini, contagia e imbarazza anche coloro che si prestano a mettere la propria faccia a fianco ai simboli tradizionali.

Sarà forse, perchè ai giorni d’oggi, rappresentare un partito e i suoi ideali, a patto che questi siano ancora importanti, è diventato davvero difficile, senza dubbio imbarazzante e poco credibile, sopratutto alla luce del sussegursi scandalistico che travolge queste formazioni una dietro l’altra.

E allora cosa di più semplice che tentare il riciclaggio o il rinnovo di casacca indossando una nuova immagine attraverso una lista civica? Proprio In queste settimane più volte siamo stati contattati e tirati in ballo in merito alle elezioni comunali e da più parti si è cercato di chiedere ed ottenere un riconoscimento civico direttamente alla nostra Federazione Civica, che ormai da tempo ha avviato, proprio in Toscana, un percorso di collaborazione con tutte quelle realtà concretamente civiche e riconosciute anche nelle istituzioni.

Fermo restando che nessuno, ne tantomeno noi possiamo avere l’arroganza e la presunzione di legittimare e benedire presunte liste civiche come “vere e pure”, perchè tale compito spetta solo ai cittadini|elettori, teniamo a precisare, che la nostra Federazione Civica ha avviato il proprio cammino basato su un sano e concreto civismo distante dalle logiche dei partiti e regolato da un puntuale decalogo civico, che resta elemento fondante per ricevere una attestazione di “certificazione civica”.

Noi dal canto nostro provvederemo a sostenere chi come lista e come persona ha fatto un percorso condiviso e partecipato, riconoscendo nel decalogo civico, gli elementi fondanti per certificare una veridicità ben definita, diversamente chi resta fuori da una idealistica concertazione, rischia oggettivamente l’individualismo locale, con una conseguente fragilità operativa.

Di sicuro possiamo dire che la Federazione Civica non riconosce coloro che spinti da ambizioni personali o alla ricerca di un riciclaggio poltico, si scoprono solo oggi vicino e sensibili al mondo del civismo.

Clicca quì per visitare il sito della federazione civica

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Carta del Restauro di Venezia – 1964

Testo approvato dal II congresso Internazionale degli architetti
e dei tecnici dei monumenti storici riunitosi a Venezia dal 25 al 31 maggio 1964.

 

Art. 1

La nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà particolare, di un’evoluzione significativa o di un avvenimento storico. (questa nozione si applica non solo alle grandi opere ma anche alle opere modeste che, con il tempo, abbiano acquistato un significato culturale.

Art. 2

La conservazione ed il restauro dei monumenti costituiscono una disciplina che si vale di tutte le scienze e di tutte le tecniche che possono contribuire allo studio ed alla salvaguardia del patrimonio monumentale.

Art. 3

La conservazione ed il restauro dei monumenti mirano a salvaguardare tanto l´opera d´arte che la testimonianza storica.

Art. 4

La conservazione dei monumenti impone anzitutto una manutenzione sistematica.

Art. 5

La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile, ma non deve alterare la distribuzione e l’aspetto dell’edificio. Gli adattamenti pretesi dalla evoluzione degli usi e dei consumi devono dunque essere contenuti entro questi limiti.

Art. 6

La conservazione di un monumento implica quella della sua condizione ambientale. Quando sussista un ambiente tradizionale, questo sarà conservato; verrà inoltre messa al bando qualsiasi nuova costruzione, distruzione ed utilizzazione che possa alterare i rapporti di volumi e colori.

Art. 7

Il monumento non può essere separato dalla storia della quale è testimone, né dall´ambiente in cui si trova.

Lo spostamento di una parte o di tutto il monumento non può quindi essere accettato se non quando la sua salvaguardia lo esiga o quando ciò sia significato da cause di eccezionale interesse nazionale o internazionale.

Art. 8

Gli elementi di scultura, di pittura o di decorazione che sono parte integrante del monumento non possono essere separati da esso se non quando questo sia l´unico modo atto ad assicurare la loro conservazione.

Art. 9

Il restauro è un processo che deve mantenere un carattere eccezionale.

Il suo scopo è di conservare e di rivelare i valori formali e storici del monumento e si fonda sul rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche. Il restauro deve fermarsi dove ha inizio l’ipotesi: sul piano della ricostruzione congetturale qualsiasi lavoro di completamento, riconosciuto indispensabile per ragioni estetiche e tecniche, deve distinguersi dalla progettazione architettonica e dovrà recare il segno della nostra epoca. Il restauro sarà sempre preceduto e accompagnato da uno studio storico e archeologico del monumento.

Art. 10

Quando le tecniche tradizionali si rivelano inadeguate, il consolidamento di un monumento può essere assicurato mediante l´ausilio di tutti i più moderni mezzi di struttura e di conservazione, la cui efficienza sia stata dimostrata da dati scientifici e sia garantita dall´esperienza.

Art. 11

Nel restauro di un monumento sono da rispettare tutti i contributi che definiscono l´attuale configurazione di un monumento, a qualunque epoca appartengano, in quanto l’unità stilistica non è lo scopo di un restauro. Quando in un edificio si presentano parecchie strutture sovrapposte, la liberazione di una struttura di epoca anteriore non si giustifica che eccezionalmente, e a condizione che gli elementi rimossi siano di scarso interesse, che la composizione architettonica rimessa in luce costituisca una testimonianza di grande valore storico, archeologico o estetico, e che il suo stato di conservazione sia ritenuto soddisfacente. Il giudizio sul valore degli elementi in questione e la decisione circa le eliminazioni da eseguirsi non possono dipendere dal solo autore del progetto.

Art. 12

Gli elementi destinati a sostituire le parti mancanti devono integrarsi armoniosamente nell´insieme, distinguendosi tuttavia dalle parti originali, affinché il restauro non falsifichi il monumento, e risultino rispettate, sia l´istanza estetica che quella storica.

Art. 13

Le aggiunte non possono essere tollerate se non rispettano tutte le parti interessanti dell´edificio, il suo ambiente tradizionale, l´equilibrio del suo complesso ed i rapporti con l´ambiente circostante.

Art. 14

Gli ambienti monumentali debbono essere l´oggetto di speciali cure, al fine di salvaguardare la loro integrità ed assicurare il loro risanamento, la loro utilizzazione e valorizzazione. I lavori di conservazione e di restauro che vi sono eseguiti devono ispirarsi ai principi enunciati negli articoli precedenti.

Art. 15

I lavori di scavo sono da eseguire conformemente a norme scientifiche ed alla “Raccomandazione che definisce i principi internazionali da applicare in materia di scavi archeologici”, adottata dall’UNESCO nel 1956. Saranno assicurate l´utilizzazione delle rovine e le misure necessarie alla conservazione ed alla stabile protezione delle opere architettoniche e degli oggetti rinvenuti. Verranno inoltre prese tutte le iniziative che possano facilitare la comprensione del monumento messo in luce, senza mai snaturare i significati. È da escludersi “a priori” qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da considerarsi accettabile solo l’anastomosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma smembrate. Gli elementi di integrazione dovranno sempre essere riconoscibili, e limitati a quel minimo che sarà necessario a garantire la conservazione del monumento e ristabilire la continuità delle sue forme.

Art. 16

I lavori di conservazione, di restauro e di scavo saranno sempre accompagnati da una rigorosa documentazione, con relazioni analitiche e critiche, illustrate da disegni e fotografie. Tutte le fasi di lavoro di liberazione, come gli elementi tecnici e formali identificati nel corso dei lavori, vi saranno inclusi.

Tale documentazione sarà depositata in pubblici archivi e verrà messa a disposizione degli studiosi. La sua pubblicazione è vivamente raccomandabile.

 

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