Lista Civica Massa Comune - Il Movimento Civico per Massa Marittima e i Massetani

AREA MOLENDI - PER L'INADEMPIMENTO DELLA CONVENZIONE E PER AVER TENUTO UN COMPORTAMENTO CONTRARIO AGLI OBBLIGHI DI LEGGE, IL COMUNE STA PAGANDO 1.930.000 EURO - ALTRI 500.000 EURO (circa) SONO LE SPESE LEGALI E TECNICHE - MASSA COMUNE STA FACENDO TUTTO IL POSSIBILE AFFINCHE' A PAGARE SIANO I RESPONSABILI DIRETTI E NON LA COLLETTIVITA'

 

I vari schieramenti politici per tradizione sono individuabili con colori, per FI azzurro, per M5S giallo, per PD rosso, per la Lega verde etc, una distinzione che dà praticità, che i ndividua facilmente e così via.

Tutto questo ha un senso per grandi territori e grandi masse, e se ne perde il significato se si scende a comunità sotto 10.000 abitanti.

Intendo dire che nell’ambito di piccole comunità i cittadini si conoscono tutti e quello che si possono augurare è che poche persone stimate e animate da sensazioni positive, prive di aspirazioni carrieristiche, trasparenti e al tempo stesso di buona esperienza e capacità (esperienza di vita e non di partito) si mettano insieme per aiutare la propria cittadina.

Fa discutere per alcuni in senso positivo per altri in senso scandalistico, che Massa Comune apra ad altre forze;

tutto questo ha un significato ben preciso, vale a dire aprire lo scenario e facilitare il reclutamento di persone valide.

Non voglio assolutamento scendere in polemica con coloro che vanno a vedere quando recluti una persona se il proprio nonno votava PCI o Movimento Sociale; è un sintomo di arretratezza culturale che non aiuta.

Per questo motivo da un pò ho preso a dire che il bene non ha colore, perchè così è.

Siamo appena a Febbraio e già la campagna elettorale si infiamma per qualcuno.

Per quanto mi riguarda, dopo aver fatto un pò lo spettatore, molta gente mi ha chiesto ed invitato a rientrare in pista e dopo non breve riflessione ho accettato.

Ovviamente la decisione prevedeva alcune condizioni ed in particolare la ricerca di un gruppo di persone valide per costruire un progetto.

Il reclutamento non è stato e non è facile per cui sto lavorando con impegno alla costruzione della squadra.

In questo particolare momento della politica italiana, molti sono stati i cambiamenti e ancor di più sono cambiati i numeri delle forze in campo.

Pur mantenendo lo spirito civico della lista non è possibile non vedere che cosa succede nei partiti e di conseguenza non è stato difficile notare il momento di particolare difficoltà del PD e lo smarrimento di tutti coloro che ne sono rimasti delusi così come è stato possibile vedere il crescente entusiasmo di forze crescenti.

In questo quadro però noi dobbiamo pensare a Massa; lo stato di degrado è sotto gli occhi di tutti, non passi una sola volta di Piazza illeso dai soli commenti: che desolazione, non c’è più nessuno, i negozi chiudono etc etc.

Curare questo malato, senza star ad elencare le patologie, è impresa ardua e quanto meno di lunga durata e in ogni modo è impresa che deve essere affrontata da gente capaci .

In una comunità dove il 45% è di ultrasessantacinquenni che non si sono mai occupati di politica, il 20% è di giovanissimi ancora poco consapevoli di cio che li circonda e un’altra bella fetta di gente impegnata duramente alla propria vita lavorativa per tirare in fondo al mese, non è facile mettere insieme un gruppo che abbia tempo, capacità e voglia per occuparsi della gestione del proprio Comune e di conseguenza la costruzione del gruppo è lenta e attenta.

Reclutare gente valida non significa escludere a priori persone che votano Lega, FI, F.lli d’Italia, Repubblicani o che in passato hanno votato PD; serve reclutare persone serie che amino Massa e per essa vogliano lavorare .

Tutte le polemiche ormai in atto, attacchi personali, reazioni isteriche, sono solo segni di debolezza, segnali che qualcosa potrebbe cambiare, mi verrebbe da dire segnali che indicano dei piccoli uomini.

Lasciamo a chi vuol urlare la possibilità di farlo; noi continuiamo a lavorare per creare il nostro progetto senza rispondere alle provocazioni; i cittadini sapranno giudicare.

 

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A distanza di undici mesi esatti la Suprema Corte di Cassazione, sez. III penale (Pres. Di Nicola, Rel. Ramacci), con la sentenza n. 51600 depositata il 15 novembre 2018 torna ad esprimersi in ordine alla classificazione di bassa sismicità ai sensi e per gli effetti degli articoli 83 e 94 del Testo unico dell’edilizia.

Nella sentenza qui in commento il Collegio ha innanzi tutto voluto pienamente condividere gli approdi a cui era giunto il Collegio giudicante (Pres. Fiale, Rel. Liberati) nella antesignana pronuncia n. 56040/2017, allorquando fu affermato che all’indomani della OPCM 3274/2003, in assenza di definizioni legislative (ovviamente statali), solo la zona sismica 4 poteva essere qualificata a bassa sismicità.

La novità di questa sentenza risiede nell’aver stabilito che (non solo nella 3, ma) anche nella zona sismica 4 può necessitare l’autorizzazione preventiva qualora la regione abbia introdotto anche in queste aree l’obbligo di progettazione antisismica.

La decisione è decisamente magnanima, atteso che la Corte costituzionale nella sentenza n. 182/2006, avendo prima equiparato il deposito progetto ex art. 93 TUE alla denuncia di inizio attività, per poi statuire che all’indomani della legge 80/2005, riformatrice della DIA (oggi SCIA), il legislatore non consente più di operare nelle zone sismiche con procedure semplificate, ha chiaramente sgombrato il campo da ogni possibilità di iniziare un’attività edilizia in ogni zona sismica senza la preventiva autorizzazione ex art. 94 TUE.

A ben vedere non è stato finora adeguatamente valorizzato l’inciso “… all’uopo indicate …” contenuto nell’eccezione (perciò di stretta interpretazione) alla regola di munirsi di autorizzazione preventiva in tutte le zone sismiche.

Invero, il legislatore ha stabilito – con norma espressa, perciò non obliterabile – come non sia sufficiente la qualificazione di zona a bassa sismicità (quindi zona 4) per potervi iniziare opere senza la preventiva autorizzazione, essendo necessario che il decreto di classificazione sismica contenga un’espressa disposizione derogatoria (concertata tra Ministeri e Regione) alla regola generale.

Ecco, così, che la decisione della Corte costituzionale n. 182/2006 trova coerenza con la non dichiarata abrogazione implicita in parte qua, per effetto dell’entrata in vigore della legge 80/2005, della disposizione eccezionale ex art. 94 TUE.

Da qui l’irrilevanza che la regione abbia introdotto l’obbligo di progettazione tecnica antisismica per poter considerare necessaria l’autorizzazione sismica anche in zona 4, atteso che il legislatore, a mezzo dell’OPCM 3274/2003, ha attribuito all’Ufficio regionale del Genio Civile ogni valutazione tecnica in ordine alla rispondenza del progetto alle norme tecniche costruttive ex artt. 52 e 83 TUE (sia quelle generali, sia quelle contenenti particolari prescrizioni di calcolo antisismico).

In sostanza, procedendo a riclassificare interamente il territorio nazionale, così eliminando le zone sismicamente non classificate, unitamente a confermare l’obbligo del deposito progetto ex art. 93 TUE in tutte le zone sismiche (come ha ribadito la sentenza qui in commento), il legislatore ha trasferito dai Comuni agli Uffici regionali del Genio Civile l’onere di verificare (nelle zone in precedenza non qualificate sismiche) il rispetto delle norme tecniche ex art. 52 TUE, quelle generali, anche nelle zone 4 (siano esse assoggettate, o meno, dalle regioni all’obbligo di osservanza delle NTC).

Un trasferimento di funzione obbligato, atteso che i Comuni, in ispecie quelli di minime dimensioni, non hanno a capo dell’Ufficio un tecnico legalmente competente (ingegnere o architetto) che poteva dare al cittadino quell’idonea garanzia sull’effettivo rispetto delle NTC ovverosia che la costruzione che l’ente locale andava ad acconsentire non fosse pericolosa per la pubblica incolumità (v. Cons. Stato, n. 3505/2011). Sia consentito rimandare a http://www.lexambiente.it/materie/urbanistica/184-dottrina184/7311-urbanistica-statica-e-sicurezza-delle-costruzioni.html.

Per questi motivi è auspicabile che la Suprema Corte di Cassazione, qualora ritorni sull’argomento, esamini funditus l’eccezionale disposizione derogatoria ex art. 94 DPR 380/2010. E ciò anche perché in zona sismica, come detto più volte dalla giurisprudenza, lo speciale titolo abilitativo sismico è condizione d’efficacia di quello comunale, in difetto del quale le opere realizzate sono abusive e incommerciabili.

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