Lista Civica Massa Comune - Il Movimento Civico per Massa Marittima e i Massetani

AREA MOLENDI - COMUNE CONDANNATO A RISARCIRE UN INGENTE DANNO ECONOMICO PER L'INADEMPIMENTO DELLA CONVENZIONE E PER AVER TENUTO UN COMPORTAMENTO CONTRARIO AGLI OBBLIGHI DI LEGGE - DOVRA' PAGARE UNA CIFRA, NON ANCORA DEFINITA, COMPRESA TRA UN MILIONE E TRE MILIONI DI EURO - MASSA COMUNE STA FACENDO TUTTO IL POSSIBILE (ed anche qualcosa in più) AFFINCHE' A PAGARE SIANO I RESPONSABILI DIRETTI E NON LA COLLETTIVITA' - LA PROSSIMA UDIENZA SI TERRA' A FIRENZE IL 14 FEBBRAIO 2018

 

INCONTRO-PUBBLICO

 

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S’io fossi il Sindaco, mi avvarrei di una SQUADRA di 16 persone [quella che mi piace definire una SQUADRA 4X4 ovvero una SQUADRA a QUATTRO RUOTE MOTRICI].

Sarebbe formata dai 12 Candidati Consiglieri della mia Lista (eletti e non) e da 4 Soggetti esterni [scelti in base alla professionalità e alle esigenze].

Raggrupperei i miei 16 collaboratori in 4 GRUPPI di 4 PERSONE: ciascun Gruppo sarebbe formato da tre Candidati Consiglieri e da un Soggetto esterno.

Affiderei a ciascun GRUPPO uno dei 4 ASSESSORATI (per i quali, cioè, avrei non uno bensì 4 referenti).

Farei “girare” gli Assessori (nominandoli formalmente ogni trimestre), ripartendo e condividendo sia le responsabilità che l’indennità economica.

CIASCUNO DEI 16 COMPONENTI LA MIA SQUADRA, DUNQUE, OGNI TRE MESI – secondo un criterio di rotazione che andrei a stabilire insieme a loro stessi – SAREBBE CHIAMATO A SVOLGERE LE FUNZIONI DI ASSESSORE [regolarmente remunerato come per legge] NEL CAMPO DI INTERESSE AFFIDATO AL GRUPPO DI APPARTENENZA.

Ogni trimestre, cioè, cambierebbe il nome dell’Assessore ma l’attività dell’Assessorato continuerebbe ad essere condivisa tra i 4 Componenti del Gruppo.

Ad ognuno dei 4 Assessorati assegnerei 4 deleghe (ognuna di esse farebbe capo ad uno dei 4 Componenti del Gruppo).

Terrei 4 deleghe anche per me, una delle quali quella che amo definire “allo smascheramento delle porcate pregresse” [lo farei davvero, statene pur certi]…

Porterei a 4 – riducendoli dagli attuali 6 – i Settori in cui è articolata la struttura dell’Ente e porrei ciascuno di essi alla diretta dipendenza di uno dei 4 Assessorati.

Ad ognuno dei 4 Assessorati assegnerei anche la “responsabilità” di una delle 4 Frazioni.

Ogni 4 mesi pretenderei il resoconto dettagliato dell’attività svolta da ogni Gruppo.

Sempre ogni 4 mesi, inoltre, organizzerei un’assemblea pubblica ove ciascuno dei miei Collaboratori (oltre, ovviamente, a me stesso e ai 4 Dirigenti di Settore) relazionasse e si confrontasse con la Cittadinanza sul proprio operato.

Tutti i miei Collaboratori, dunque, verrebbero personalmente e continuativamente coinvolti nell’attività amministrativa.

 

tratto da “La Nazione” del 25.03.2015

mattatoio25032015

clicka per ingrandire

Nel termine perentorio di 90 giorni (dalla notifica), dovrà essere effettuato quanto ingiunto con le seguenti ordinanze del Settore 6 Edilizia [clicka sui link sotto]:

ORDINANZA n.13 del 23.05.2017
CASA ROSSA DI GHIRLANDA
notifica del  26/30.05.2017
esecuzione prorogata al 22.10.2017

ORDINANZA n.14 del 24.05.2017
OMBRELLONI DEI TRE ARCHI
notifica del  08.06.2017

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ORDINANZA n. 18 del 24.07.2017
APPRESTAMENTI DEL BAR CENTRALE
notifica del  25.07.2017

134-17 INTERROGAZIONE rimborsi sindacoclicka per ingrandire

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di gabriele galeotti

Il Museo dell’Opera Metropolitana di Siena è qualcosa di meraviglioso!
 
E lo è a partire dalla location!
 
Almeno in parte, infatti, si trova negli ambienti sorti laddove avrebbe dovuto aprirsi la navata laterale destra del così detto “Duomo Nuovo”, ovvero la maestosa struttura che i Senesi – nella prima metà del 1300 – volevano costruire per tenere il passo di Firenze e della sua stupenda Santa Maria del Fiore.
 
Solo questo basta e avanza per ritenerla cosa fantastica!
 
Era il 23 agosto 1339 quando il Gran Consiglio Generale della Campana deliberava ufficialmente, con duecentododici voti favorevoli e centotrentadue contrari, di dar corso all’ampliamento.
 
La decisione, in realtà, decretava di procedere con un lavoro già iniziato: la posa della prima pietra della facciata del “Duomo Nuovo” infatti, come narra il cronista Andrea Dei, risale al precedente 2 Febbraio. Fin dal 1° maggio 1317, inoltre, si erano partiti i lavori del prolungamento verso Vallepiatta e si era dato inizio all’edificazione della facciata del Battistero.
 
La cerimonia con la benedizione della pietra fu svolta da Donusdeo Malavolti, vescovo di Siena e Galgano Pagliaresi, vescovo di Massa, con l’assistenza di tutto il clero.
 
La chiesa esistente sarebbe divenuta il transetto della nuova Cattedrale, le cui navate avrebbero dovuto svilupparsi nell’attuale piazza Jacopo della Quercia, anticamente dei Manetti: “per planum Sancte Marie versus plateam Manettorum”.
 
Sono due i disegni in pianta dell’ingrandimento del duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana (inv. 1736 e 1740): in entrambi, si propone di mantenere la Chiesa esistente, di modificare la cupola e di creare un corpo anteriore a tre navate e sei campate e una nuova abside (nell’uno semiottagonale e nell’altro poligonale) oltre la cupola e la demolizione del campanile.
 
I disegni, inoltre, sono “di grande interesse anche per il tipo di edificio che si voleva realizzare: si tratta di una cattedrale gotica di forme oltremontane, con coro a deambulatorio, come sono quelle di Chartres, Colonia, Praga, Bruxelles, ecc.: una pianta pochissimo impiegata in Italia (un esempio è San Francesco di Bologna)”.
 
Fin dal 1331, inoltre, si erano continuamente acquistati pressoché tutti gli edifici nella piana prospiciente lo Spedale di Santa Maria della Scala e la Postierla, affinché venissero demoliti per procurarsi lo spazio necessario allo sviluppo della nuova costruzione. Una vera e propria “direzione dei lavori”, comunque, fu affidata – a Lando di Pietro – solo nel 1339.
 
Dopo il 1348, il processo di edificazione subì un forte rallentamento fino alla sospensione definitiva, sia per la recessione economica [provocata dalla peste nera che decimò la popolazione] sia per taluni problemi statici lamentati da alcune porzioni architettoniche già edificate.
 
Ciò detto, è indispensabile citare il fatto che, tra le tante cose, nel Museo dell’Opera risieda buona parte della produzione artistica di Duccio di Buoninsegna il cui il capolavoro assoluto è la Maestà (un tempo a corredo del’altare maggiore del Duomo medesimo).
 
Immediatamente dopo – forse – quella di Siena, però, viene la Maestà di Massa [che si può ammirare nella cappellina absidale sinistra del Duomo], datata 1316 e considerata l’opera più bella del Maestro poiché una delle ultimissime (forse l’ultima), ovvero quella della piena maturità artistica…
 
Del medesimo artista, è possibile ammirare anche l’originale della stupenda vetrata – dedicata a Maria Vergine Assunta – che decorava il rosone absidale. Degni di nota, ovviamente, anche gli gli originali delle sculture di Giovanni Pisano (tolte dalla facciata), oltreché quelle di Donatello, di Jacopo della Quercia ecc. ecc.
 
Stupenda – al margine – la Libreria Piccolomini (con accesso dall’interno del Duomo) fatta realizzare, tra il 1492 ed il 1502, dal Cardinale Arcivescovo di Siena Francesco Piccolomini Todeschini (poi Papa Pio III) per custodire il ricchissimo patrimonio librario lasciatogli dallo zio Papa Enea Silvio Piccolomini (ovvero Pio II – quello di Pienza!!!) affrescata dal Pinturicchio [vero nome Bernardino di Betto Betti, Perugia, 1452 circa – Siena, 11 dicembre 1513] in virtù di un contratto stipulato il 29 giugno 1502. Aiuto del Pinturicchio, tra i tanti, fu anche un certo Raffaello Sanzio [Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520]…

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tratto da scenarieconomici.it
di  – 01.09.2017

 

COME SONO SELEZIONATI I DIRIGENTI DEL PD?
OVVIO: PAGANDO…!

SOLDO E MOSCHETTO, PIDDINO PERFETTO

L’ottimo articolo di Franco Bechis sul suo blog ha messo in luce , con tanto di documenti interni al Partito Democratico, le modalità di selezione dei dirigenti pubblici utilizzata dalla parte egemone negli ultimi 8 anni nella politica italiana. Se leggerete quest’articolo potrete facilmente capire perchè siamo nella situazione in cui siamo.

PRIMO PD


Come dimostra un’ampia documentazione raccolta i NOMINATI NEGLI ENTI PUBBLICI da parte del PD devono versare al PD stesso una percentuale che varia dal 6% (Veneto) al 30% (Siena) dei compensi percepiti.

Praticamente la nomina è fatta dietro pagamento di una “Commissione” al partito. Non parliamo di eletti, dai quali ci si aspetta un versamento all’associazione-ente-movimento di cui sono parte, ma di NOMINATI  in enti pubblici, quindi membri di CdA, di municipalizzate, di enti pubblici importanti, magari perfino quotati in borsa. In teoria un comportamento del genere sarebbe oggetto di reato (da concussione ad estorsione , come lo si voglia vedere), ma siamo in Italia…

Il controllo è ferreo, mediante presentazione del CUD o della busta paga dell’ente nel quale sono stati nominati, come attesta questo regolamento di Macerata.

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E sono previste sanzioni per chi non si adegua, prima fra tutte l’esclusione da qualsiasi ulteriore nomina o carica.

Quindi c’è una vera CERTIFICAZIONE del versamento da parte del collegio dei probiviri.

O paghi o sei fuori: un sistema perfetto che ricorda molto quello delle gang organizzate…

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Se poi pensate che questi amministratori siano nominati affinchè utilizzino le proprie personali capacità vi sbagliate di grosso. Infatti il Partito li vuole come i mitici Trinariciuti di Giovannino Guareschi.  Vediamo a tal proposito Cremona.

Il nominato deve essere Pronto e disponibile alle chiamate all’appello del Partito, e se non obbedisce va di fronte al Tribunale del Popolo della direzione provinciale che lo ha nominato, il tutto alla faccia dell’autonomia, dell’indipendenza amministrativa ed anche delle capacità del nominato. Ricordatevi che quando chiedete qualcosa ad un’amministrazione pubblica in Piddinia, vi rivolgente DIRETTAMENTE alla sezione del partito corrispondente. Potreste tagliare i tempi e cercare direttamente la sezione di zona.

Ora capite a chi dare la colpa se l’Italia è amministrata come un cesso ! L’importante non è l’onestà dei nominati, ma che siano OBBEDIENTI e BUONI PAGATORI.

SOLDO E MOSCHETTO: PIDDINO PERFETTO…!

 

In data 22 aprile 2009, con istanza assunta al n.5699 del protocollo del Comune di Massa Marittima, la società “MASSA MARITTIMA SVILUPPO s.r.l.” ha richiesto il permesso di costruire per attuare quanto di cui al primo lotto del Piano di Recupero della c.d. area “ex-Agraria”.

Il successivo 7 settembre, il signor Armando Nodi – allora Responsabile del Settore 3 Urbanistica e della Polizia Municipale del Comune di Massa Marittima – ha rilasciato il permesso di costruire n.82/2009 col quale è stata consentita la “Realizzazione di n.42 unità abitative e relative pertinenze previa demolizione delle volumetrie esistenti e relative opere di urbanizzazione”.

L’individuazione delle opere di urbanizzazione si deve alla Legge 29 Settembre 1964 n.847 che, all’art. 4, le ha suddivise in primarie e secondarie; la norma è rimasta inalterata fino ad oggi ed è stata sostanzialmente riprodotta nell’art.16 del DPR 6 giugno 2001 n.380 [Testo Unico dell’Edilizia – TUE].

La realizzazione di tali opere è stata inscindibilmente correlata all’esercizio dell’attività edilizia fin dalla legge urbanistica fondamentale (Legge 17 Agosto 1942 n.1150) la quale prescriveva che il rilascio della licenza edilizia fosse comunque subordinato alla sussistenza delle opere di urbanizzazione primarie o alla previsione da parte dei Comuni dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero, ancora, all’impegno dei privati di procedere all’attuazione delle medesime contemporaneamente alle costruzioni oggetto di licenza (art.31).

Successivamente, con la Legge 28 gennaio 1977 n.10, il rilascio della concessione edilizia è stato subordinato al pagamento di un contributo determinato in base all’ammontare delle opere di urbanizzazione e del costo di costruzione, in ragione della regola generale secondo cui “ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale dovesse partecipare agli oneri ad essa relativi”.

Il contributo di cui sopra è detto CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE (o contributo concessorio) e si compone degli ONERI DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA, degli ONERI DI URBANIZZAZIONE SECONDARIA e del COSTO DI COSTRUZIONE.

Le OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA sono quelle relative alla realizzazione di: strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato. 

Le OPERE DI URBANIZZAZIONE SECONDARIA sono quelle relative alla realizzazione di: asili nido e scuole materne, scuole dell’obbligo nonché strutture e complessi per l’istruzione superiore all’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Nelle attrezzature sanitarie sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.

La quota parte del CONTRIBUTO CONCESSORIO afferente il COSTO DI COSTRUZIONE deve essere necessariamente corrisposta.

Quanto dovuto per gli ONERI DI URBANIZZAZIONE, invece, può richiedersi venga scomputato, obbligandosi ad eseguire in proprio le opere previste dal progetto nel rispetto di apposita convenzione.

Orbene, il permesso di costruire quanto di cui al primo lotto del Piano di Recupero c.d. “Area Ex-Agraria” è stato rilasciato a titolo oneroso limitatamente solo costo di costruzione per € 60.452,25, ovvero A SCOMPUTO TOTALE DEGLI ONERI DI URBANIZZAZIONE.

Ma la Società “Massa Marittima Sviluppo” NON ha mai richiesto il permesso di costruire per la realizzazione delle opere di urbanizzazione contemplate dal Piano di Recupero [non sussistendo corrispondenza – pertanto – tra il chiesto e l’ottenuto].

E NON ha mai richiesto [né alla Giunta comunale, né al Responsabile del Settore] neppure di potersi avvalere – ai sensi dell’art. 16, comma 2 del D.P.R. n.380/2001 oltreché dell’art.127, comma 1, della LRT n.1/2005 – della possibilità di eseguire in proprio le opere di urbanizzazione contemplate nel Piano di Recupero e, quindi, di accedere allo scomputo del contributo.

Occorre ricordare che l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione, in luogo del pagamento della quota per oneri di urbanizzazione, non costituisce un diritto del costruttore, ma rappresenta una facoltà del Comune che deve, in ogni caso, armonizzarsi con le proprie previsioni programmatiche.

In quest’ottica e in linea con le competenze per la realizzazione delle opere pubbliche comunali, la migliore dottrina reputa che spetti al Consiglio Comunale ogni valutazione circa la concessione dello scomputo (E. Zola; A. Fiale – E. Fiale).

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di Alberto Bagnai
tratto da “Il Fatto Quotidiano” del 03.01.2017
 

Cominciamo da qualche dato: secondo il sito infostat.bancaditalia.it il tasso d’interesse sui BOT a 3 mesi nel settembre del 1992 era al 18,05%; in ottobre scese al 15,51%, e un anno dopo (settembre 1993) all’8,86%: un calo di quasi 10 punti in un anno. Il Corriere della Sera del 16 maggio 2012, in un articolo a firma Marvelli e Pagliuca, evoca “il ricordo del 1992, quando il nostro Paese venne costretto ad abbandonare lo Sme”.

Avrà ragione la Banca d’Italia, secondo cui dopo la crisi del 1992 i tassi scesero rapidamente, o avrà ragione il Corriere, secondo cui “nel periodo successivo i Bot andarono al 17%”? Secondo il sito dati.istat.it il tasso di disoccupazione era al 6,4% nel 1977 e al 13,5% nel primo trimestre del 2014. Il 2 aprile del 2014 il Corriere della Sera titola in prima pagina: “Tanti disoccupati come nel 1977”. Avrà ragione l’ISTAT, secondo cui nel 1977 il tasso di disoccupazione era meno della metà che nel 2014, o il Corriere ritenendolo uguale a quello del 2014? Secondo il sito www.imf.org fra il 1980 e il 2015 il tasso di crescita delle esportazioni italiane è stato in media annua del 3.7%, e tale è stato in media anche fra 2005 e 2008.

Il Corriere della Sera del 1 gennaio 2017, in un articolo a firma Basso, afferma che “l’export ha avuto un boom fra il 2005 e il 2008 per effetto della moneta unica”. Avrà ragione il Fondo Monetario Internazionale, secondo cui fra 2005 e 2008 la crescita delle esportazioni fu allineata a quella degli ultimi 36 anni, o avrà ragione il Corriere, secondo cui quelli furono anni di boom? Potrei continuare ma mi fermo: vi ho annoiato abbastanza e il problema è noto. Era l’8 ottobre del 2013 quando avvertii su questo giornale di come fosse in atto un tentativo di riscrittura della storia, il cui scopo palese era convincerci che stiamo meglio oggi, sotto il protettorato di Bruxelles, di ieri, quando eravamo liberi di decidere a casa nostra.

A fronte di questa riscrittura della storia a suon di bufale da parte dei grandi media, inquietano le esternazioni di Pitruzzella, presidente dell’antitrust, tanto preoccupato dalla diffusione delle bufale nei social media da proporre la creazione di un’autorità indipendente di controllo. Qui i problemi sono due. Intanto, ci si potrebbe chiedere perché intervenga a chiedere di limitare la libertà di manifestazione del pensiero assicurata dell’art. 21 della Costituzione l’esponente di un organo che non ha rilievo costituzionale (in costituzione il CNEL c’è, l’antitrust no) e dovrebbe comunque occuparsi di altro.

Va ricordato che bufale come quella sulla disoccupazione “come nel 1977” sono state smascherate proprio dai social: il meccanismo di controllo quindi esiste già, ed è dato appunto dalla concorrenza fra media. È comprensibili la sete di rivalsa di quelli tradizionali, che “informano” come vi ho ricordato, e la cui credibilità nel 2016 è andata in pezzi. Tuttavia è paradossale che il garante della concorrenza intervenga per consolidare, anziché limitare, il potere di monopolio delle grandi testate. Tra l’alto, ultimamente le autorità amministrative indipendenti, dalla Banca d’Italia alla Consob, non hanno dato grande prova di quell’indipendenza da cui traggono legittimazione, dimostrando spesso subalternità alle scelte (errate) dei governi.

Facile prevedere che l’autorità “indipendente” per il controllo dei social diventerebbe un orwelliano Ministero della Verità. C’è poi un altro problema. Ovunque in Europa le politiche dissennate imposte da Bruxelles su mandato di Berlino rischiano di mandare al potere la destra. Siamo sicuri che sia una buona idea limitare libertà politiche come quella di espressione alla vigilia di un evento simile? Come è stato con la repressione dei salari (via “riforme”), così anche con la repressione del dissenso (via “antibufale”) sarebbe la sinistra in salsa europeista a fare il lavoro sporco per una destra che incombe minacciosa. È un rischio che non possiamo permetterci.

Ogni tanto ripenso ai 220 mila che ai primi di luglio sono  andati a Modena per ascoltare Vasco Rossi.  Non solo hanno pagato i biglietti  per riascoltare dal vivo un settantenne trasgressivo di paese, rendendolo ancora più  ricco; si sono mossi da tutta Italia  in gruppo  pagandosi il treno, la benzina, il pedaggio autostradale,per convergere a Modena; hanno mangiato panini,  hanno dormito sulle panchine o pernottato in qualche nelle stazioni, o all’addiaccio; hanno accettato di correre rischi   persino mortali, come   sapevano era avvenuto poco prima durante l’adunata di piazza Cavour a Torino.

Hanno sopportato insomma i disagi – eh sì – da soldati  in marcia, e senza un lamento. Anzi contenti, perfino spontaneamente disciplinati.

Dico: pensate se fossero capaci  di farlo per uno scopo politico. Se arrivassero in 220 mila a Roma, una volta, per protestare contro  la sottrazione di diritti come cittadini, lavoratori, elettori. Che so, contro le vaccinazioni come inaudita “pretesa dello stato,  giuridicamente obbligatoria, di metterci dentro sostanze di cui non sappiamo la composizione”  manco fossimo animali;  contro l’immigrazione senza limiti al costo di 4,5  miliardi l’anno mentre  “in Italia gli indigenti sono passati in 5 anni da 1,5 e 4 milioni”,per un insieme scelte politico economiche “assurde” ostinatamente imposte  dalle oligarchie  nonostante i “risultati rovinosi”, il che “non può essere accidentale ma il prodotto di un sistema progettato, implementato e difeso”.   Per gridare che le mitiche speranze dell’europeismo sono state tradite. Per urlare che”nel mondo reale, il liberismo di mercato non ha gli effetti promessi dal modello ideale, ossia che il mercato non è “libero” ma gestito da cartelli; non tende ad evitare o assorbire le crisi, ma le genera e amplifica; non tende a massimizzare la produzione di ricchezza reale ma quella di ricchezza finanziaria, non tende a distribuire le risorse ma a concentrarle in mano a pochi monopolisti”, insomma che il  sistema “dissolve la società invece di renderla più efficiente”, anzi “dissolve l’idea stessa dell’uomo”.

Se i giovani per una volta dormissero  all’addiaccio, pagassero i trasporti verso Roma, si comportassero per qualche giorno da soldati politici,  farebbero paura al governo  che ci è stato imposto  dalla Banca Centrale e da Bruxelles, ai parlamentari che dipendono dalle lobbies e comitati d’affari, e che hanno svenduto l’Italia, le sue industrie e la sua sovranità agli interessi stranieri.

Quelle  che cito fra virgolette sono  frasi dall’ultimo saggio di Marco Della Luna, Oltre l’agonia – Come fallirà il dominio tecnocratico dei potere finanziari, Arianna Editrice, 9,8 euro.

Della Luna è  stato il primo in Italia ad avvertirci che per  il capitalismo terminale globale, il  quale fa soldi non più producendo merci ma producendo bolle finanziarie  per poi farle scoppiare, non ha più bisogno di lavoratori, produttori, operai, eserciti di massa  – né quindi di mantenere sani, efficienti, istruiti , men che meno prosperi e soddisfatti i popoli, di cui non ha più bisogno (nemmeno come consumatori). Risale infatti  al 2010 il suo saggio “Oligarchie per popoli superflui”, il titolo dice già l’essenziale.

In questo nuovo saggio, Della Luna ci avverte che il sistema è entrato in una fase ulteriore  e più letalmente anti-umana.

Ormai  persino il profitto finanziario  ha perso importanza sia come scopo che come  mezzo per l’elite finanziaria”;  e se  ciò sembra paradossale, essendo il profitto puro e a breve lo scopo radicale del capitalismo, basta ricordare le migliaia di miliardi che le banche centrali (appartenenti alla finanza privata) creano  dal nulla per  mantenere a galla il sistema, mettendoli a disposizione di chi comanda in misura illimitata; basti pensare alle banche che creano denaro dal nulla con  il che “genera un flusso di cassa positivo, ossia un redito, che la banca incassa, ma su cui non paga le tasse”, perché “gli Stati” sono “privatizzati “ e  sono orientati nelle loro politiche dai “mercati anziché dai o ai popoli”.

Per lorsignori, il profitto “ha perso importanza come movente” perché lo ha già,  garantito, esentasse; banche centrali e stati già gli forniscono tutti i fiumi di denaro necessari e superflui,  indebitando e tassando i contribuenti. Sicché l’autore giunge a preconizzare perfino “il tramonto della finanza”,  beninteso come “sistema di dominio della società”. Un tramonto che non coinciderà con la nostra liberazione, anzi al contrario: lo stanno  già sostituendo con il nuovo: “il dominio diretto e materiale sulla società”, attraverso la  “gestione coercitiva del demos, potente e unilaterale e insieme non responsabile delle scelte verso i suoi amministrati , non diversamente dalla zootecnia  non è responsabile verso gli animali di allevamento”. 

Eco la nuova fase che ci hanno preparato: il governo zootecnico, “l’allevamento-condizionamento di masse umane per l’utilità degli allevatori”.  Già lo fanno   per via mediatica “restringendo e omogeneizzando le rappresentazioni che gli umani hanno della realtà” e “tabuizzando e psichiatrizzando il dissenso  e  la contro-informazione”, fino a renderla penalmente perseguibile. Lo fanno con “la Buona Scuola”, l’attuale sistema educativo congegnato in modo da non sviluppare facoltà cognitive, né l’attenzione sostenuta, né la capacità  di auto dominio  né di differire le gratificazioni e sopportare le frustrazioni”: il metodo perfetto per “produrre persone deboli, dipendenti, condizionabili, incapaci di opporsi”.

Non si tratta di risultati cattivi  divergenti  da intenzioni buone, e  da ideologie erronee  anche se benintenzionate: no, dice Della Luna: sono effetti perseguiti deliberatamente per “semplificare” l’uomo, standardizzarlo in vista dell’allevamento zootecnico.

Impressionante l’esempio che fa della scomparsa della borghesia  produttiva, culturalmente vivace, e reattiva, rovinata dalle crisi deflattive continue  e dal fisco rapacissimo. Non è un caso malaugurato. E’ che “la piramide sociale va interrotta lasciando uno spazio vuoto sotto il suo apice [il famigerato 1% che concentra  l’80% delle ricchezze] , così che l’apice sia al sicuro dalle scalate (mobilità verticale)   dagli attacchi delle classi intermedie erudite”.

Ciò a cui punta è  “realizzare tra l’oligarchia e i popoli la medesima distanza e differenziazione qualitativa che c’è tra l’allevatore e gli animali allevati”, secondo il modello zootecnico.

Nella chiave del governo zootecnico diventano perfettamente spiegabili la plurivaccinazione  obbligatoria dei cuccioli, volevo dire dei bambini. Al di là di ogni polemica sulla pericolosità o innocuità dei vaccini, quel che esseri umani, cittadini e non dei  polli  da allevamento dovevano rigettare è che “il potere costituito ha la potestà giuridica di immettere nel corpo della gente sostanze attive”,   fra cui tante disponibili “in base alle nanotecnologie e biotecnologie, e molte di esse coperte da segreto militare o commerciale”,   nota Della Luna.

Nella prospettiva dell’allevamento zootecnico acquista senso anche  “il dogma dell’accoglienza e della mescolanza dei popoli”, imposto come “evidente, dimostrato, e tale che chi li contraddice è irragionevole, malintenzionato, pericoloso, immorale”.  La verità è che esso, oltre ad essere in Italia  un business “attraverso l’inclusione degli immigrati  nel circuito dell’affarismo parassitario”  che succhia denaro pubblico, ha perfettamente senso dal punto di vista dell’allevatore: “la trasformazione dall’alto del popolo” , il popolo-bestiame, “imponendo l’immigrazione sostitutiva delle  popolazioni nazionali”; allo stesso  modo l’allevatore inserisce nella stalla nuovi tori e nuove fattrici, per “migliorare la razza”.

Voi obietterete: ma oltretutto è anti-economico, crea disordine, diminuisce l’efficienza della società, costa moltissimo.  Infatti, conferma l’autore: ciò dimostra che “la comprensione economicista del divenire  attuale è palesemente scavalcata”.

Quando la casta politica-amministrativa “lascia senza tetto e  senza cibo i cittadini italiani  mentre  alloggia gli immigrati in alberghi a tre e quattro stelle”,  quel che  attua “è l’annullamento programmatico del concetto di cittadino come titolare di diritti specifici verso la sua polis.L’annullamento del demos”, ossia del “popolo” come entità politica, padrone collettivamente delle proprie scelte.

E’ la riduzione del cittadino a pollame.

Tale modello “non implica affatto pace, sicurezza, efficienza per le popolazioni, esattamente come non le implica il modello zootecnico”. Per gli allevatori, gli animali allevati “sono solo fonte di utilità; non hanno diritti né dignità riconosciuta”.

Né diritti né dignità riconosciuta, si prenda nota.  Ora che ogni nuovo robot  introdotto nella produzione elimina 6,2 posti di lavoro, i governi  mai eletti, con la copertura della “austerità “ tedesca  perché “dobbiamo rientrare dal debito”  (ignobile menzogna, se la BCE stampa tutti i miliardi che vuole, o meglio che vogliono le  banche che la possiedono), e il denaro è scarso e costoso (altra ignobile menzogna) e non ce n’è per voi  –  vi stanno riducendo  – deliberatamente, coscientemente –  a “un corpo sociale saldamente in mano all’oligarchia dominante” proprio perché sempre più “costituito da masse miste di indigenti, disoccupati, immigrati, clandestini, pensionati che sopravvivono grazie ad interventi emergenziali del governo e di agenzie pseudo-sociali e pseudo-religiose ampiamente finanziate dal governo”, ossia dai contribuenti ridotti a indigenti.

Pensate agli 80 euro di Renzi, elemosina  che poi un milione e mezzo ha dovuto pur e restituire, un “bonus” che non  si sa se durerà, se i poveri l’avranno anche l’anno prossimo (dunque non è un diritto, men che meno “acquisito”).  Questo è voluto:

La mancanza di redditi e servizi sicuri, la dipendenza da interventi anno per anno, rende queste masse sempre più passive, remissive”, dunque “politicamente inattive”: questo è lo scopo.


Vascodipendenti.

Perché è chiaro che  se il capitalismo finanziario terminale “tende a togliere alla gente tutto il reddito e tutti i risparmi disponibili”, finisce anche per “togliere il motivo di pagare i debiti anziché infischiarsene”.  Se non si è già diventati pollame, non si è tenuti ad obbedire  né a rispettare simili “autorità”,  “non ha senso pratico né morale pagare le tasse e versare i contributi ad un siffatto sistema sociale”. Lorsignori sanno  però come scongiurare la rivolta.

Contrariamente a quel che fa credere la narrativa holllywwodiana, le rivoluzioni non le fanno gli affamati – questi hanno da far  la fila alla Caritas e agli  uffici di collocamento, a fare le pratiche per il “bonus”, razzolare fra la spazzatura dei mercati  di  frutta e verdura –  ma le classi emergenti nella prosperità; a fare la  Rivoluzione fu la borghesia che, sicura dei suoi mezzi economici ed intellettuali, strappò i  diritti politici.

Quelli con  la pancia vuota sono passivi e remissivi, aspettano il bonus da 80 euro, i giovani passano da un precariato all’altro e non avranno mai una pensione sufficiente a farli sopravvivere: dunque piatiranno  dallo stato interventi, che saranno anno per anno,  incerti, caritativi. Su   questa strada, ci hanno trasformati da cittadino,  “prima a   mero prestatore d’opera sul mercato, poi a semplice consumatore privato, e infine a una vera e propria precarietà ontologica”.

Ecco: il “Precario ontologico” è quello a cui puntano a ridurvi. A cui  vi hanno già ridotto, voi giovani. “La precarietà assunta a paradigma normativo”, ormai è la vostra condizione, a cui siete invitati dai media e dai politici   pagati da lorsignori  a abituarvi gioiosamente, ottimisticamente,  come elemento essenziale della giovinezza, oggi qui domani là a 450 al mese, andate in  Europa, emigrate, è bello cambiare  lavoro….Ovviamente, “precario ontologico”, precario per essenza  è  l’animale di allevamento, che dipende giorno  per giorno dal mangime distribuito.  Ma almeno, non lo sa.

Per questo mi rivolgo a voi, giovani e quarantenni, avete dormito all’addiaccio e mangiato al sacco,   avete corso dei rischi,  avete sborsato quattrini, benché molti di voi siano sicuramente precari.  Siete già precari ontologici? Per Vasco l’avete fatta, la marcia su Modena. Ne rifarete mi un’altra per rifiutare il governo zootecnico?

BUONE VACANZE

WORK IN PROGRESS

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In data 08.05.2016, con una mozione, il Gruppo Consiliare “Lista Civica Massa Comune” impegnava il Sindaco e l’Amministrazione Comunale ad acquistare un DEFIBRILLATORE da mettere a disposizione della Comunità.

Ma la mozione, seppure (ovviamente) accolta, non ha avuto seguito alcuno.

In data 09.09.2016, con una interrogazione, chiedevamo conto al Sindaco di quanto impegnatosi a fare.

All’interrogazione veniva data una risposta permeata di ipocrisia e i Consiglieri della Lista Civica venivano quasi sbeffeggiati.

Ad oggi, nessuno ha fatto quello che si era impegnato a fare.

Massa Comune, pertanto, ha deciso di acquistare direttamente quel DEFIBRILLATORE e di organizzare i corsi per formare e qualificare opportunamente coloro che volessero proporsi per poterne far uso.

Poi, a pacchetto confezionato e senza clamore alcuno, donerà al Comune quel DEFIBRILLATORE.

Per questo, stiamo cercando di raccogliere i fondi necessari.

Del tutto, se ne stanno principalmente interessando Stefano Iozzi, Luciana Chelini e Danilo Beni.

Chi volesse contribuire, potrà contattare uno qualsiasi tra: Fiorenzo, Oscar, Federico, Francesco, Gabriele, Lucia, Cristian, Paolino, Stefano, Luciana, Danilo ecc, chiamare il 335.485680 o scrivere a info@massacomune.it


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