Lista Civica Massa Comune - Il Movimento Civico per Massa Marittima e i Massetani

AREA MOLENDI - PER L'INADEMPIMENTO DELLA CONVENZIONE E PER AVER TENUTO UN COMPORTAMENTO CONTRARIO AGLI OBBLIGHI DI LEGGE, IL COMUNE STA PAGANDO 1.930.000 EURO - ALTRI 500.000 EURO (circa) SONO LE SPESE LEGALI E TECNICHE

Oggi, Primo Maggio, è una doppia festa.

È la Festa del Lavoro quella del nostro Sindaco.

 

Il 13 Dicembre 2017, senza la presenza in aula della Minoranza, il Consiglio Comunale ha approvato l’atto di TRANSAZIONE con la Società “Immobiliare Porta al Salnitro” attraverso il quale i Massetani pagheranno ben 1.930.000 euro (oltre alle spese legali) per colpa dei loro amministratori.
 
Il Sindaco Giuntini ha fatto quello che qualunque persona con la coscienza sporca, senza una dignità, avvezza a mentire e disposta a fare di tutto per non vedersi attribuire alcuna responsabilità avrebbe fatto.
 
Ha tentato di far passare la conclusione della vicenda EX-MOLENDI come un RISULTATO POSITIVO.
 
UNA SPECIE DI VITTORIA, INSOMMA…!
 
Giuntini ha detto di far “risparmiare” ai Massetani oltre 120.000 euro!
 
Che ipocrita: ancora una volta, consapevole di farlo, sta ingannando i suoi Concittadini…!
 
Con la TRANSAZIONE, infatti, parrebbe [perché non è affatto vero] pagare meno di quanto il TAR avrebbe potuto stabilire.
 
E TUTTE LE SPESE SOSTENUTE IN QUESTI 20 ANNI (dal 1997 ad oggi): DI QUELLE SI E’ DIMENTICATO?
 
Ma chi ha causato il danno se non i suoi compagni di partito ed anche lui stesso?
 
E se il TAR, in udienza, avesse stabilito una cifra minore di quella che stiamo pagando?
 
FINO A POCHI MESI PRIMA, GIUNTINI SOSTENEVA FERMAMENTE CHE L’IMPORTO DELLA PRIMA CTU FOSSE TROPPO ELEVATO – SI PARLAVA DI 1.550.000 – ED ORA TRANSA E CANTA VITTORIA ACCETTANDO DI PAGARE 1.930.000 EURO?
 
La seconda CTU ha poi portato l’importo del danno che il Comune dovrà pagare alla Controparte a 2.019.000 euro.
 
Ma alla Controparte ne bastano 1.930.000…
 
A proposito: ma come sono stati buoni con noi Massetani quelli della “Società Porta al Salnitro” e quanto bene vogliono alla nostra Cittadina!!!
 
Ci hanno scontato 90.000 euro (forse anche di più) e ci hanno consentito di pagare a rate quando avrebbero potuto avere tutto subito!
 
Oserei chiamarli BENEFATTORI!
 
Bisognerebbe impegnare il Sindaco e la Maggioranza ad individuare una zona di pregio – magari la rotonda davanti all’Officina di Walter Semplici – ove installare una bellissima scultura policroma che raffiguri taluni soggetti mentre brindano felici al brillante risultato ottenuto a favore di Massa e di noi tutti!!!
 
Sarebbe opportuno bandire un concorso di idee per quella scultura.
 
Quale potrebbe essere il mio progetto?
 
La butto là: potrei pensare a 6 figure umane che si abbracciano – felici – sotto un grande arco, tipo un arcobaleno, ma senza l’arancione, il giallo, il blu, l’indaco e il violetto: lascerei solo il rosso e il verde e aggiungerei il bianco e la scritta Partito Democratico.
 
Questo a rappresentare che i 6 sono stati e continuano ad essere ben protetti dall’alto, qualunque cosa abbiano fatto o stiano facendo.
 
La seconda figura avrebbe il volto di un ex onorevole e la terza quello di uno – a loro scelta – della Società Porta al Salnitro.
 
La quarta avrebbe il volto di un ex sindaco e la quinta quella del suo illustre avvocato..
 
E la prima, direte voi?
 
La prima non avrebbe volto: rappresenterebbe quell’entità oscura, senza lineamenti e senza una propria fisionomia che è la POLITICA DI PARTITO, quella sporca figura intangibile che, da sempre (ma, in particolare, da circa 25 anni), ha letteralmente straziato la nostra cittadina, fondando il proprio operato sul MALAFFARE e la spasmodica ricerca del PROPRIO PROFITTO E QUELLO DEI SUOI UMILI SERVITORI, quand’anche in danno del supremo interesse collettivo.
 
Quell’entità oscura che – da sempre – si alimenta attraverso di noi, facendosi beffa di noi e umiliando noi stessi, le nostre famiglie e il nostro lavoro.
 
QUELLA CHE HA UCCISO LA NOSTRA CITTADINA, FREGANDOSENE DELLA SUA STORIA MILLENARIA, DELLA CULTURA SORTA TRA LE PROPRIE MURA E DELL’ARTE – NON SOLO QUELLA A SFONDO ARCHITETTONICO E URBANISTICO – CHE CUSTODISCE.
 
Ma che cosa ha fatto, dunque, il Giuntini?
 
Il Giuntini ha trovato un accordo per cercare di togliere dalle guazze i veri responsabili del DISASTRO EX MOLENDI, quei soggetti del suo stesso partito che, se chiamati in causa, probabilmente, lo avrebbero rimosso – o fatto rimuovere – dallo scranno di primo cittadino.
 
Il Partito – il Suo Partito, quello che si avvale solo di personaggi che ubbidiscano agli ordini – gli ha detto di non fare quello che un qualsiasi altro Sindaco avrebbe dovuto fare: ovvero di cercare i colpevoli e rivalersi contro di essi.
 
E’ stata fatta scivolare ogni colpa sulla Collettività che di colpe non ne ha alcuna, se non quella di aver scelto amministratori inetti, clientelari e senza scrupoli.
 
Forse gli ha anche suggerito di andare avanti per alimentare il proprio sistema con una miriade di consulenze legali e tecniche, naturalmente pagate dalla Collettività…
 
Massa Comune che, dopo aver speso un sacco di propri soldi (soldi propri, non soldi pubblici), aveva trovato una probabile soluzione al problema: percorrendo una strada precisa, il Comune avrebbe potuto tentare la strada di far dichiarare nulla la convenzione CON UN’OTTIMA POSSIBILITA’ DI RIUSCIRCI.
 
Ma i nostri cari amministratori non hanno voluto percorrerla.
 
E sapete perché?
 
Secondo me, perché il Comune voleva che l’epilogo fosse proprio questo, OVVERO CHE A PAGARE FOSSERO I CITTADINI AL POSTO DEI VERI RESPONSABILI…
 
Ecco la genialata: far pagare a tutti noi l’incapacità (mista ad una buona dose di interesse) dei suoi stessi compagni di merende!!!!
 
Altra cosa: il Sindaco Giuntini sostiene che ogni colpa dell’accaduto sia da ascrivere all’apposizione del vincolo paesaggistico voluta dall’allora Ministro Melandri.
 
E allora perché non si è rivalso sul Ministero?
 
In realtà, quanto fatto dalla Melandri fu un atto dovuto del quale i nostri amministratori, se fossero stati in buona fede, avrebbero dovuto loro stessi farsi promotori a tutela del Centro Storico e dell’integrità del suo vasto patrimonio storico-artistico!
 
– – –
 
Giuntini è stato Assessore nella prima Giunta SANI, il 29.08.1998 [>>> vedi DGC 195/1998] ed ha approvato il progetto definitivo dell’intervento da eseguire nell’area EX-MOLENDI, nonostante l’Ufficio Tecnico Comunale (cfr. prot.350/Tec del 14.08.1998) NE AVESSE ACCERTATO NUMEROSE E GRAVI LACUNE.
 
SENZA FAR NULLA per scongiurare il rischio di intraprendere un’azione IN DANNO DEGLI INTERESSI PUBBLICI, il 28.12.1998 ha assistito alla seduta del Consiglio Comunale ove si è votato a favore di una Convenzione Urbanistica PALESEMENTE SVANTAGGIOSA PER IL COMUNE [>>> vedi DCC 115/1998], avallandola in ossequioso silenzio (nei confronti di chi ha impartito l’ordine).
 
Sia come Assessore che – ancor più gravemente – come Sindaco, calcando le orme dei suoi due ultimi illustri predecessori, benché approvata dal Consiglio Comunale nel Febbraio 2003 con tanto di mandato per la sottoscrizione, HA OMESSO di promuovere la stipula di un precedente ACCORDO col quale l’Ente avrebbe alleggerito la propria posizione e ottenuto numerosi evidenti vantaggi.
 
In barba alla decisione del Consiglio Comunale (dell’Ottobre 2008) di procedere alla IMMEDIATA RETROCESSIONE dell’area alla Società Immobiliare Porta al Salnitro, HA OMESSO di adempiere alla deliberazione assunta NON ESEGUENDO ciò che sarebbe stato doveroso e di vantaggio per l’Ente.
 
Nonostante le pronunce del TAR e del CDS – con le quali il Comune di Massa Marittima è stato condannato al risarcimento di un danno economico per inadempimento della convenzione e per aver tenuto un comportamento contrario agli obblighi di Legge – NON HA PROMOSSO doverosamente il raggiungimento dell’accordo auspicato in sentenza, rendendo ancor più critica la posizione pubblica.
 
QUESTO E’ IL VOSTRO SINDACO.
 
E HA AVUTO ANCHE IL CORAGGIO DI CANTAR VITTORIA…!!!

 

Ieri sera si è svolto il primo consiglio comunale, in via telematica, con la presenza di tutti i consiglieri.

Il Sindaco, nelle comunicazioni, ha introdotto  la difficoltà di redazione di un bilancio di previsione nella situazione di emergenza in cui ci troviamo in mancanza di risposte certe su finanziamenti/disposizioni da parte del Governo centrale.

Su questo concetto , nello svolgersi del consiglio, ho voluti chiarire che normalmente i bilanci di previsione si redigono alla fine dell’anno che precede e si fanno gli aggiustamenti ogni tre mesi in funzione dei cambiamenti intervenuti. Questa era un’occasione classica inquanto la previsione andava fatta a Dicembre 2019 e doveva subire modifiche anche sostanziali a marzo 2020 condizionato dal Covid 19.

Ovviamente il concetto non è stato minimamente recepito.

Dopo le comunicazioni del Sindaco, l’amico Dr Marco Mazzinghi ha presentato alcune considerazioni sulle grandi difficoltà delle strutture sanitarie locali ed ha lanciato una richiesta al Sindaco affinchè portasse avanti una campagna di controlli sierologici sulla popolazione.

Ovviamente Il Sindaco ha dato risposte vaghe ed ha lasciato decadere il tema.

Si è passati alla presentazione dei beni del Comune da mettere in vendita, beni riproposti a prezzi invarati rispetto a 5-6 anni fà ; ho rilevato che le valutazioni sono assolutamente fuori mercato.

Al Sindaco non ha minimamente affrontato il problema poichè ovviamente quei valori sono poste attive che tanto fanno comodo al loro bilancio che altrimenti non potrebbe proporre investimenti.

E’ stato presentato l’elenco delle Opere pubbliche da realizzare negli anni 2020-2021-2022 nella speranza di ottenere una serie di finanziamenti di cui oggi esiste solo l’essere in graduatoria; oltretutto si rileva un monte investimenti per il 2020 di oltre 4 milioni di euro senza avere al 15 Aprile, in gran parte,  coperture, progetti esecutivi e gare assegnate.

E’ facile capire che è solo propaganda.

Infine è stato presentato un elenco di attività su cui il Comune dovrebbe affidare delle concessioni fra cui la gestione del mattatoio (ma quando smetteranno di raccontare frottole), la piscina (ritengono di ultimare lavori di efficientamento energetico e lasciare alla Provincia di completare gli altri lavori di ristrutturazione) su cui vergognarsi dovrebbe essere il minimo che potrebbero fare.

Oltre alle osservazioni portate avanti dal nostro gruppo , c’è stato un lungo intervento di Alessandro Giuliani teso ad evidenziare che tutto il documento di programmazione portato in approvazione non ha minimamente toccato lo stato di emergenza sanitaria prima ed economica dopo che il Corona Virus ha portato.

Si è chiuso, a parte altre delibere marginali, con una filippica del Sindaco che pretendeva una condivisione dei temi alla luce dello stato di emergenza.

E’ semplicemente incredibile che un Amministrazione possa pretendere una approvazione di documenti fasulli, errati e incongruenti solo per il fatto che c’è una emergenza sanitaria.

Purtroppo i cittadini ne verranno a sapere ben poco.

Unica nota lieta è stata una posizione compatta di tutte le forze di minoranza per quanto valga assolutamente niente. 

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Il 23 agosto 1339, con duecentododici voti favorevoli e centotrentadue contrari, il “Gran Consiglio Generale della Campana” deliberava l’ampliamento del Duomo di Siena (AS-Siena, Consiglio Generale 125, cc. 18r-19r), la cui parziale edificazione si protrasse fino al 1357.

Tuttavia, si andava decretando un lavoro già iniziato: la posa della prima pietra della facciata del “Duomo nuovo” (come narra il cronista Andrea Dei), infatti, risale al 2 febbraio del 1339.

La cerimonia con la benedizione della fabbrica fu retta da Donusdeo Malavolti [o Malevotti, pare già Presule massetano nel 1302], allora Vescovo di Siena, e Galgano Pagliaresi, Vescovo di Massa, con la presenza di tutto il clero.

La chiesa esistente sarebbe divenuta il transetto della nuova Cattedrale, le cui navate avrebbero dovuto svilupparsi nell’attuale piazza Jacopo della Quercia, anticamente dei Manetti: “per planum Sancte Marie versus plateam Manettorum”.

Sono due i disegni – in pianta – dell’ingrandimento del duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana (inv. n.1736 e n.1740). In entrambi si propone di mantenere la chiesa esistente, di modificare la cupola e di creare un corpo anteriore a tre navate e sei campate e una nuova abside (nell’uno semiottagonale e nell’altro poligonale) oltre la cupola e la demolizione del campanile.

I disegni, inoltre, sono “di grande interesse anche per il tipo di edificio che si voleva realizzare: si trattava di una cattedrale gotica di forme oltremontane, con coro a deambulatorio, come sono quelle di Chartres, Colonia, Praga, Bruxelles, ecc.. Una tipologia di pianta ben poco impiegata in Italia (un esempio è San Francesco di Bologna)” – cit. Lando Bortolotti.

Invero, fin dal 1° maggio 1317, si erano iniziati i lavori del prolungamento verso est (Vallepiatta) e si era dato inizio all’edificazione della facciata del Battistero. Dal 1331, inoltre, si andarono ad acquistare continuamente gli edifici nella piana prospiciente lo Spedale di Santa Maria della Scala e la Postierla, al fine di demolirli per fare spazio alla nuova immensa costruzione.

La direzione dei lavori di ampliamento fu affidata a Lando di Pietro (dicembre 1339), orafo di eccezionale versatilità, distintosi in opere di ingegneria, nel bilicare campane, nella costruzione del battifolle di Montemassi (1328) e delle mura di Paganico (1334). Fu richiamato da Napoli ove si trovava al servizio di re Roberto d’Angiò, ma sopravvisse al cantiere senese soltanto fino al 3 agosto 1340, data della sua morte.

Gli subentrò lo scultore senese – assai raffinato – Giovanni d’Agostino (con atto di conduzione fatto dall’Operaio Latino de’ Rossi risalente al 23 marzo 1340), che portò celermente avanti la fabbrica del “Duomo nuovo” [destinato a divenire il capolavoro dell’arte gotica senese], fino al 1348, probabile anno di morte dell’artista per l’epidemia. Mentre Lando di Pietro fu una sorta di “soprintendente” dei lavori, pagato anche dal Comune di Siena, Giovanni d’Agostino fu assunto con la carica di capomaestro dell’Opera.

Dopo il 1348, l’edificazione subì un forte rallentamento fino alla sospensione definitiva, sia per la recessione economica provocata dalla peste nera che decimò la popolazione sia per i problemi statici verificatisi in alcune parti già edificate.
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allegra brigata

 

L’allegra brigata del Giuntini ha accettato di pagare – coi soldi nostri – il danno causato dall’Amministrazione per la questione EX-MOLENDI.

FINO A POCO PRIMA, QUANDO LA PERIZIA PARLAVA DI 1.550.000 EURO, IL GIUNTINI SOSTENEVA FERMAMENTE CHE L’IMPORTO FOSSE TROPPO ELEVATO!

Agli inizi della vicenda, inoltre, ad integrale ristoro del danno, il Comune aveva proposto alla Controparte una somma inferiore a 700.000 euro (esattamente 676.595)…

PERCHE’, POI, GLI E’ ANDATA BENE UNA TRANSAZIONE E HA CANTATO VITTORIA DOVENDO PAGARE 1.930.000 EURO?

PERCHE’ HA ACCETTATO ALLEGRAMENTE DI PAGARE CIRCA 400.000 EURO IN PIU’ DI QUANTO GLI SEMBRAVA GIA’ TROPPO?

Ma vi è di più: se alla somma di 1.930.000 euro aggiungiamo le spese tecniche e legali sostenute dal 1997 ad oggi, ci avviciniamo ai 2.500.000 euro…

pasqua

raffaelloIl 6 aprile del 1520, venerdì Santo, alle tre di notte, moriva Raffaello Sanzio, dopo giorni di malattia iniziati con una febbre continua ed  acuta, causata probabilmente da eccessi amorosi. Da oggi quindi siamo nel pieno delle “raffaelliadi” per i 500 anni dalla morte di questa leggendaria personalità artistica. D’altronde le celebrazioni dei centenari servono a ricordare e ad approfondire la conoscenza di chi ha lasciato un segno di cui, ancora oggi fortunatamente, riusciamo ad assaporarne le conseguenze.

La morte dell’artista è ricordata da tutti i contemporanei che ne hanno scritto, come una tragedia senza precedenti, tramandandoci la visione comune di un Raffaello considerato divino tanto da essere paragonato, già in vita, a un nuovo Cristo.

Come lui, era morto di venerdì Santo ed in più, la data della sua dipartita coincideva con la sua nascita avvenuta 37 anni prima, il 6 aprile del 1483. Da Marcantonio Michiel, ad Antonio Marsilio, a Pandolfo Pico della Mirandola, a Pietro Paolo Lomazzo tutti ebbero parole piene di cordoglio per la perdita dell’artista. Tra questi, Giorgio Vasari, che della morte di Raffaello scrisse: “…era persona molto amorosa affezionata alle donne e ai diletti carnali…Faceva una vita sessuale molto disordinata e fuori modo…dopo aver disordinato più del solito tornò a casa con la febbre…”.

Quello che mi incuriosisce è questo connubio tra il “divin pittore” e gli eccessi amorosi. Certamente la sua carriera artistica dimostra l’innata capacità nell’esprimere il suo modo di fare arte, da cui scaturisce certamente, l’appellativo “divino”.

Sin dagli esordi nella raffinata corte di Urbino, Raffaello dimostra come sia superiore al suo maestro Perugino. E a soli 17 anni e già maestro d’arte e realizza lo spettacolare Sposalizio della Vergine oggi alla pinacoteca di Brera. Il suo capolavoro giovanile arriva solo tre anni dopo, quando per la vedova Baglioni dipinge La Deposizione, oggi alla Galleria Borghese. Qui vi arrivò quasi un secolo dopo per volere del cardinale Scipione Borghese, che la fece portare via segretamente dalla chiesa di San Francesco al Prato, a Perugia, dove fra l’altro già si trovava da qualche anno la Pala degli Oddi, sempre di mano del pittore urbinate.

La svolta della sua carriera artistica arriva quando viene chiamato da Papa Giulio II, il quale aveva intenzione di rinnovare la città di Roma grazie al contributo di artisti e architetti come Bramante e Michelangelo. Siamo nel 1509. Il primo incarico di Raffaello a Roma è la decorazione degli appartamenti vaticani insieme ad una serie di commissioni interminabili da parte sia del Papa che di personaggi legati alla sua corte.

Segue poi la nomina a Prefetto alle antichità romane, ovvero, a soprintendente di Roma e inizia, primo nella storia, ad occuparsi della protezione e conservazione delle opere e dei monumenti antichi nella capitale, ponendo le fondamenta di quei principi che sono oggi alla base della valorizzazione e della tutela del nostro patrimonio culturale. Oberato di lavoro, organizza la sua bottega, e, anche in questo, è il primo imprenditore di un’impresa culturale, in senso moderno, riuscendo ad impostare il suo lavoro in team con scultori, architetti e artigiani di ogni tipo, in modo da soddisfare qualsiasi richiesta e di produrre un numero indefinito di opere.

Un personaggio così non poteva che attirare notevoli invidie. Appare ancor più dubbia, allora, la sua morte improvvisa per “eccessi amorosi”, nel fiore degli anni e della produzione artistica. Tra l’altro pochi mesi prima della sua scomparsa Raffaello ritrae una ragazza nuda, che cerca di coprirsi il seno con un velo trasparente, a tutti nota come laFornarina da sempre ritenuta la sua musa ispiratrice. Margherita Luti, figlia di un senese di professione fornaio, ha suggestionato l’immaginario collettivo che la ritenne per molto tempo l’unico amore del pittore e che, tra l’altro, alla morte dell’amato si ritirò in un convento.

Le cause dunque della morte improvvisa, anche dalle cronache del tempo, non risultano affatto chiare. In questi giorni di letture mi sono divertita a trovare qualche supposizione diversa. In quel periodo il clima a Roma era estremamente competitivo e spesso non esistevano mezze vie per raggiungere i propri obiettivi. Baldassarre Peruzzi, ad esempio, architetto della basilica di San Pietro, morì avvelenato (1536), secondo quanto ci riporta il Vasari. Chi poteva, dunque, essere ostacolato nella sua carriera da Raffaello? A Roma era giunto da Venezia, il pittore Sebastiano del Piombo, al seguito del ricchissimo banchiere senese Agostino Chigi.

Questi si era fatto costruire una sontuosa villa proprio dall’architetto Baldassarre Peruzzi. La decorazione pittorica della villa, detta in seguito “della Farnesina”, venne affidata ai migliori artisti del tempo tra cui Raffaello e Sebastiano del Piombo. I due furono messi in competizione nella sala di Galatea al pianterreno. Siamo intorno al 1512. Quattro anni dopo il cardinale Giulio dè Medici (futuro Clemente VII) commissionò due pale d’altare agli stessi artisti: a Raffaello la Trasfigurazione (oggi ai Musei Vaticani) e a Sebastiano la Resurrezione di Lazzaro (oggi alla National Gallery di Londra). 

Nei documenti esiste una fitta corrispondenza tra Michelangelo e il suo amico Leonardo Sellaio, su questa storia da cui se ne deduce che fu una competizione particolarmente viva e che durò anche diversi anni. Tanto che, mentre Sebastiano del Piombo espose la sua pala, per la prima volta, nel 1519, Raffaello non riuscì a terminarla. Vasari ci racconta: “gli misero alla morte, nella sala ove lavorava, la tavola della Trasfigurazione che aveva finita per il cardinal de medici: la quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava”. Nel 1722 il corpo di Raffaello, sepolto su sua stessa volontà nel Pantheon, venne riesumato quasi intatto. Se fosse stato avvelenato con l’arsenico questo avrebbe potuto preservarlo dal decadimento. Ma sono solo supposizioni.

 

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Il 3 Luglio 2014, MASSA COMUNE presentava una mozione per sensibilizzare l’Amministrazione e impegnarla a predisporre uno specifico programma finalizzato all’esecuzione di ogni opera tesa all’abbattimento [eliminazione o riduzione] delle barriere architettoniche negli edifici pubblici nonché – ove possibile e di concerto con le Parti interessate – nelle strutture similari di proprietà di altri Enti.

Tale mozione veniva discussa nella seduta consiliare del successivo 16 Settembre ed approvata all’unanimità con alcune modifiche tra le quali quella che portava a 6 (contro i 3 proposti) i mesi entro i quali l’Amministrazione avrebbe dovuto riferire in Consiglio relativamente a quanto avrebbe approntato e alle modalità con le quali avrebbe inteso procedere al riguardo.

Nella circostanza – tanto fieramente quanto falsamente  – l’allora Consigliere Goffo (poi Assessore) riferiva che l’Amministrazione aveva già avviato un programma di studio sull’argomento!!!

E l’Assessore Giovannetti sosteneva – convinto – di essersi già ampiamente (!!!) attivato facendo riunioni su riunioni con le Persone Disabili per comprendere quali fossero le loro esigenze, orientando l’Amministrazione in merito alle iniziative da assumere.

Durante il dibattito, tra le tante altre cose, facemmo notare che – da quasi 10 anni – il montascale posto alla fine del sottopasso che conduce all’area Molendi (salendo dalla Pretura) era vergognosamente inutilizzabile, vittima dei vandali, degli agenti atmosferici e dall’incuria.

Pochi giorni dopo fu rimosso e cantammo vittoria: pensammo che, finalmente, si fossero decisi (semplicemente) a farlo riparare!!!

Otto mesi dopo, nel Maggio del 2015, NULLA DI QUANTO PROMESSO – in Sala Consiliare e fuori – era stato fatto.

MASSA COMUNE, pertanto, presentava un’altra mozione per sapere quali fossero le reali intenzioni dell’Amministrazione circa quanto approvato (da essa ritenuto di estrema importanza).

Venivamo rassicurati e qualche tempo dopo, in una riunione congiunta di Commissioni, tornavamo a parlare dell’argomento.

Per la verità, noi parlavamo e loro ascoltavano, annuendo con la testa.

In quella sede offrimmo, come più e più volte abbiamo fatto, la nostra collaborazione affinché – al più presto – si muovesse nella direzione da noi indicata.

Parole, parole, parole… solo chiacchiere e distintivo…

Ad oggi, il montascale posto alla fine del sottopasso che conduce all’area Molendi non è ancora tornato al suo posto e le Persone Disabili NON POSSONO che maledire tutti noi.

E così come non si hanno notizie del montascale, alla stessa stregua non si ha notizia di alcuno degli impegni presi dall’Amministrazione a favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche…

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CHIUNQUE AVESSE LA NOSTRA RICCHEZZA ARTISTICA
SAPREBBE VALORIZZARLA MEGLIO DI NOI

Ne è un esempio il prezioso dipinto tardomedievale
presso la Fonte dell’Abbondanza
 

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Nel 1999, presso la Fonte dell’Abbondanza in Massa Marittima, è stata rinvenuta una preziosa testimonianza pittorica risalente alla metà del Tredicesimo secolo.

Il Murale, comunemente detto “Albero della Fecondità”, è stato oggetto di approfonditi studi e sembra assurgere al ruolo di “unicum” nel pur vasto panorama artistico medioevale italiano.

Il Comune di Massa Marittima, di concerto con la Soprintendenza di Siena, ma in forme alquanto discutibili, ne ha promosso il restauro e dal 6 Agosto 2011, dopo lunghi anni, è tornato pubblicamente visibile.

Ma, poco dopo la fine del più recente intervento conservativo, esaminate doverosamente le risultanze di esso, giunsi alla conclusione che le operazioni di restauro non erano state condotte nella maniera più opportuna.

Numerose porzioni del Murale, infatti, erano state ridipinte arbitrariamente, senza alcun rispetto dei caratteri artistici originali dell’Opera.

Ai miei occhi, l’autenticità del Murale risultava FORTEMENTE PREGIUDICATA da una campagna di restauro (parlo dell’aspetto integrativo) affrettata e irrispettosa.

Diligentemente, dunque, intesi rappresentare le mie perplessità al Ministero competente.

La Soprintendenza, però, mesi dopo, ebbe a comunicarmi di aver effettuato i doverosi controlli sulle modalità di esecuzione dell’intervento e di avere anche promosso un sopralluogo da parte dell’Istituto Centrale di Restauro di Roma (dicesi eseguito il 15.02.2012).

Manco a dirlo, tutto risultava a posto: le operazioni erano state condotte correttamente, lo stato del Murale era buono e nulla ne aveva recato pregiudizio.

La questione fu liquidata con un laconico «Le operazioni di restauro eseguite sull’Albero della Fecondità risultano sostanzialmente corrette».

Peccato che tali controlli furono fatti SENZA MINIMAMENTE DARMENE CENNO così come SENZA AVERMI CHIESTO, preliminarmente, i doverosi chiarimenti nel merito delle mie rimostranze.

E, più che tutto, nonostante le reiterate richieste, SENZA PERMETTERMI DI ESPORRE LA MIA POSIZIONE E SENZA NEMMENO AVER ACQUISITO IL MATERIALE FOTOGRAFICO SU CUI SI FONDAVANO LE MIE RAGIONI (che mi richiesero solo successivamente all’essersi espressi).  

Ciò proprio quando [anche attraverso spot televisivi] si sbandierava la tanto decantata necessità che i Cittadini collaborassero con le Istituzioni.

Bene, io ho cercato di farlo ma NON ho avuto riscontro, se non risposte letteralmente umilianti, tese unicamente a travisare la realtà dei fatti e a negare l’evidenza.

Evidentemente, le Istituzioni accettano solo la collaborazione che ne esalta le gesta e rifuggono quella che mette in evidenza eventuali errori commessi.

Finalmente, il Sindaco Giuntini ha deciso di dare ascolto a Massa Comune…!!!

Più volte e in più modi – senza esito – lo avevamo invitato a farlo.

Solo oggi, però, si è deciso ad accogliere una nostra recente proposta e muoverà contro i DIRETTI RESPONSABILI del disastro economico che porterà il Comune – ovvero noi tutti – a risarcire un DANNO MILIONARIO alla Società “Immobiliare Porta al Salnitro” per l’annosa questione dell’area EX-MOLENDI.

Il TAR e il Consiglio di Stato, infatti, hanno già riconosciuto la colpa dell’Ente, sentenziando che non ha rispettato gli impegni assunti stipulando la Convenzione.

Anche se in forte ritardo – E DOBBIAMO RENDEGLIENE MERITO – Giuntini ha capito che per le porcate fatte dai suoi “compagni” di partito, non è giusto che paghino i Cittadini.

Per questo, pur a denti stretti, ha accolto la nostra proposta e si è detto disposto a richiedere che siano perseguiti TUTTI quegli amministratori (tra cui lui stesso) che hanno una responsabilità diretta nel danno ascritto alla Collettività.

Da persona coraggiosa e disinteressata qual’è, da paladino di etica e moralità come universalmente riconosciuto, farà quanto ha promesso benché sappia che i suoi “superiori” non glielo perdoneranno e, di sicuro, inizieranno ad osteggiarlo per fargliela pagare.

Una volta tanto, Massa Comune plaude al Sindaco Giuntini: sarebbe sbagliato non riconoscere i suoi meriti.

Per ulteriori dettagli, clicka QUI.

STATE

TELEFERICA

arca di San Cerbone - Goro di Gregorio (1324)

 

L’Arca di San Cerbone fu commissionata da tal Peruccio – membro dell’Opera della Cattedrale di Massa Marittima (lo stesso che nel 1316 si era fatto carico di giungere al compimento della Maestà di Duccio di Buoninsegna destinata all’Altare Maggiore) – e fu terminata nel 1324, come informa l’iscrizione in lettere capitali che corre al di sotto dei rilievi figurati.


ANNO D(OMI)NI MCCCXXIIII I(N)DI(C)T(IONE) VII MAGIST(ER)
PERUCI(US) OP(ER)ARI(US) EC(C)L(ESIA)E
FECIT FI(ERI) H(OC) OPUS MAG(IST)RO GORO GREGORII DE SENIS.


Trattasi di un VERO E PROPRIO CAPOLAVORO della scultura gotica senese, come pochi altri – del genere – sono giunti a noi.

Come attestano il verbale del 4 giugno 1600 circa la ricomposizione delle reliquie di san Cerbone nel monumento marmoreo (dopo il loro rinvenimento il 26 giugno 1599) e una “relatione” in volgare relativa al medesimo evento, l’Arca fu collocata sotto la mensa dell’Altare Maggiore negli ultimi anni del Cinquecento.

In seguito, fu inglobata nel nuovo altare costruito tra il 1623 e il 1626 da Flaminio Del Turco; in origine, però, probabilmente, doveva essere sorretta da colonnine marmoree (forse tra quelle reimpiegate da Del Turco come sostegno della mensa eucaristica).

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In Toscana, ci sono dei sindaci che – anche se risultassero positivi – sarebbe inutile mettere in quarantena e costringerli a non lavorare.

Per uno in particolare, è da sempre una trecentosessantacinquena (all’anno)…


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