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tratto da   www.quinewsvolterra.it

 

Tra opere pubbliche, sociale, cultura e turismo

Il bilancio di previsione è stato approvato a febbraio

Un vero e proficuo lavoro di squadra

 

VOLTERRA — Introduzione del baratto amministrativo e del canone concordato per tutelare le fasce più deboli; riduzione dell’Irpef e risorse inalterate per il sociale. Sono questi alcuni dei capisaldi del bilancio di previsione che sarà portato in approvazione a febbraio.

“Questo bilancio è figlio di un lavoro di squadra che comprende anche i consiglieri per le loro deleghe – dichiara il vicesindaco e assessore al bilancio Riccardo Fedeli – Per quanto riguarda direttamente il mio operato non solo torneremo a fare il bilancio di previsione dopo moltissimi anni agli inizi di febbraio, ma ci siamo proposti come obiettivo nel 2016 di farlo entro dicembre con evidenti ricadute sull’intera operatività del Comune. Sul bilancio sicuramente pesa la variabile rifiuti con la chiusura della discarica e l’operazione differenziata,che porterà inevitabilmente a un aumento della tariffa Tari nel breve periodo, ma nel medio e lungo periodo non mancheranno i benefici da questa operazione”. 

Nel frattempo per attenuarne gli effetti “si va a investire su una riduzione dell’Irpef (che continuerà anche nei prossimi anni) e che come chiedevano i sindacati torna a scaglioni. Entreranno, inoltre, nuovi strumenti grazie al lavoro dell’assessore al sociale Francesca Tanzini, come il baratto amministrativo e il canone concordato a protezione delle fasce più deboli. Anticipo che non ci sarà alcun taglio di risorse per cultura e turismo ma anzi saranno favoriti nuovi investimenti,visto il buon lavoro e i risultati ottenuti dagli assessori di riferimento Alessia Dei e Gianni Baruffa. Completamente preservate le risorse al sociale e anche qui con potenziamento per quanto riguarda i nuovi progetti. Nonostante le difficoltà per le risorse su investimenti sono molti i lavori pubblici in cantiere che spaziano dai parcheggi alle scuole agli impianti sportivi e decoro urbano di competenza dell’assessore Paolo Moschi”. 

Un documento, il bilancio di previsione, per cui il sindaco Marco Buselli auspica un confronto costruttivo con le parti sociali: “So che non sarà facile, perché ci troveremo anche di fronte ad aumenti di tariffe, come quella sui rifiuti, non dipendenti dalla nostra volontà – spiega il primo cittadino -, ma ci terremmo a chiudere un accordo, in seguito ad un confronto con le parti sociali, che avremo a breve. Con i sindacati dei pensionati, in particolare, ogni anno, c’è sempre un confronto sereno e costruttivo, anche se non siamo mai riusciti a chiudere un accordo sugli aspetti generali delle politiche di bilancio. Il vicesindaco sta lavorando, assieme agli uffici, per fare presto il bilancio di previsione. In questi giorni quindi verranno messi in piedi gli incontri con le sigle sindacali per poter dar loro elementi utili e ricevere da loro indicazioni e suggerimenti importanti”.

 

Altri guai per l’ex sindaco di Monteriggioni, saltato proditoriamente alla poltrona di primo cittadino a Siena. Altri guai sempre sull’urbanistica e questa volta si parla dell’area dello stabilimento Fiore, a San Martino, dove sono stati bloccato i lavori per 45 appartamenti e i proprietari si sono visti “sospendere l’efficacia del titolo abilitativo”. Oltre ad auspicare giustizia in tempi brevi, una domanda è d’obbligo: chi risarcirà le persone danneggiate?

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di Maurizio Bardi – berdireport.com

 

I miliardi del GAL (Gruppo di Azione Locale) Lunigiana

 

Il Gal Sviluppo Lunigiana Leader II si è costituito sul finire degli anni 90 con lo scopo di utilizzare fondi della Comunità Europea per rilanciare e contribuire allo sviluppo turistico e culturale della Lunigiana. I principali azionisti di questa società di diritto privato sono enti pubblici. Amministrando fondi pubblici, quindi, da un punto di vista giuridico l’attività del Gal equivale a quella esercitata dagli enti pubblici. I risultati che ha ottenuto sono quasi invisibili, i miliardi che ha gestito fino ad oggi sono stati molti come pure le polemiche: in questi anni si sono susseguiti ispezioni della Guardia di Finanza, inchieste giornalistiche, interpellanze al governo regionale, indagini della magistratura, perquisizioni, avvisi di garanzia. Dentro il GAL c’è del marcio. Lo posso dire con certezza perchè l’ho visto direttamente, l’ho toccato con mano. E ho deciso di raccontarlo.

Le prime richieste di denaro
Nel 1999 mi viene affidato dal Gal un incarico per la realizzazione di un progetto transnazionale denominato “I segreti dei menhir nelle terre d’Europa”, che prevede, in sintesi, la catalogazione delle statue stele di molti territori europei in schede digitali (comprensive di testi e di foto per oltre 1000 pagine Web) . L’importo del lavoro è di 330 milioni d vecchie lire. Nel novembre 1999, Giordano Manetta e Claudio Novoa, funzionari del Gal, entrambi incaricati dalla loro struttura di seguire il progetto, cominciano a farmi richieste di denaro, in un primo tempo allusive, poi ben precise. Concretamente vogliono 15 milioni a testa per non ostacolare la realizzazione del progetto. Parlo della vicenda con il Presidente del Consiglio di Amministrazione. Si mostra sorpreso, si scusa per la situazione e assicura che interverrà per eliminare il problema. Nonostante ciò nulla cambia e le richieste di Manetta e di Novoa continuano. Ne parlo allora con Enrico Petriccioli (coordinatore-direttore della società e assessore della Comunità Montana), colui che in pratica gestisce il Gal. Petriccioli mi invita a pranzo, ascolta le mie proteste, poi mi dice: «Pagali, Novoa e Manetta, pagali, però dai qualcosa anche a me, tre milioni (di Lire) per cominciare bastano.» Mi tranquillizza, mi rassicura con voce amichevole, rotonda. Che io paghi, poi «mi sarà riservata una quota di “Lunigiana on Line”, un progetto in cantiere con un badget di 700 milioni». Fantastico, sembra una lontra!

Pagare o non pagare?
Le strade sono solo due: la prima, quella di pagare, è la più vantaggiosa, la più sicura. Si tratta di versare una quota ma poi non vi saranno intoppi e molte strade si apriranno; la seconda, tutta in salita, è quella di denunciarli, chissa con quali risultati, probabilmente catastrofici per me. Confesso di essere entrato in crisi, di avere pensato di seguire la via della tangente. Non l’ho mai fatto. Ma qualche scrupolo si può metterlo da parte in un mondo in cui dominano le lontre. Però pagare la tangente mi sconquassa, scompagina il mio spirito, lo sento come un’umiliazione profonda per me e per tutti quei cittadini che sono fuori da questi giri. Decido di denunciarli, mi servono le prove.

La stupidità delle lontre
Comincio con lo stare al gioco, dico ai tre che pagherò, però faccio presente l’esosita’ della richiesta. Poi cerco di rinviare i tempi di pagamento. Manetta e Novoa richiedono metà dell’importo subito, metà più avanti. Manetta, su mia richiesta, mi rilascia una nota di collaborazione firmata di Lit. 7.0000.000 con data 18 novembre 1999. Mi sembra incredibile, non mi sembra vero: Manetta è dipendente del Gal e per di più è colui che ha il compito di seguire la parte amministrativa del progetto. Entro in ufficio da Petriccioli e gli dico: «Fammi anche tu una nota di collaborazione come quella di Manetta e ti pagherò subito i tre milioni». Strabiliante, accetta! Gli chiedo di firmarla e lui la firma. Impossibile da credere, eppure è vero: il coordinatore di un struttura equiparata ad ente pubblico che rilascia fatturazione per consulenze (mai avvenute) ad un suo fornitore! E’ come se un sindaco rilasciasse una fattura per consulenza a chi ha ricevuto una concessione edilizia! Pochi vantaggi ha avuto la Lunigiana dai miliardi arrivati tramite il Gal, semplicemente perchè le lontre sono incapaci di pensare e vedere oltre il loro piatto, il loro pranzo. Quello che caratterizza il regno delle lontre non è la corruzione, è la corruzione mescolata alla stupidità, che diventa comica. Il senso del comico in poltica è molto più crudele dell’aggressività dei lupi. Il potere dei lupi è tragico ma è provvisto di forza, di identità, di coraggio. Il potere comico delle lontre non produce risultati, alimenta solo la loro ingordigia e la loro stupidità. E il territorio intorno impaludisce. Come la Lunigiana.

Diario di ordinaria corruzione
Ho le fatture in mano (tranne quella di Novoa che dice che la farà nel momento in cui riceverà i soldi) e la banda del Gal pretende di essere saldata. Nonostante gli accordi sottoscritti, non ho ancora ricevuto pagamenti per il lavoro già fatturato. Inizia così la trattativa. La banda del Gal vuole i soldi prima. Io chiedo prima di incassare, «poi – gli dico – pagherò». Dal mese di dicembre 1999 al mese di settembre 2000 si svolge una dura guerra di posizione: Novoa e Manetta chiedono di incassare prima che il Gal liquidi i miei compensi; io mi rifiuto di pagare alcunchè se prima non avrò avuto ciò che mi spetta per il lavoro effettuato. Ecco la cronaca. Nel mese di febbraio del 2000, per telefono, chiedo spiegazioni a Manetta, in qualità di responsabile amministrativo del Gal. Manetta mi risponde che se voglio incassare devo prima accettare le loro richieste. (Il testo di questa conversazione telefonica è stato registrato e poi consegnato all’autorita’ giudiziaria). Il 15 marzo 2000 invio una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno al Presidente del Gal. In essa rammento le pressioni e le richieste che stavo subendo. Gli chiedo di intervenire. Faccio espressamente presente che Manetta subordina i pagamenti alla richiesta di tangenti. Il Presidente mi assicura ancora un suo intervento al fine di eliminare il problema. Faccio fatica a resistere alle richieste della banda delle lontre. Per di più devo girare l’Italia e l’Europa in lungo ed in largo per terminare il lavoro entro i tempi previsti dal contratto. Ho già investito e speso molti soldi e non ho ancora incassato una lira. Il 28 giugno 2000 invio una lettera raccomandata al Gal Sviluppo Lunigiana, con la quale comunico che sono giunto quasi al termine dell’incarico assegnatomi, nonostante gli uffici amministrativi del Gal “non abbiano ancora liquidato alcuna delle scadenze stabilite” e “nonostante il boicottaggio operativo da parte dei funzionari Manetta e Novoa”. Nel settembre 2000 vengo a conoscenza che la Regione Toscana (attraverso cui transitano i finanziamenti della Comunità Europea) ha proceduto alla liquidazione dei fondi fin dal mese di febbraio del 2000. Nonostante ciò, nessuna delle mie fatture è stata ancora pagata. Cio’ è la riprova della volontà volutamente dilatatoria e vessatoria operata nei miei confronti. Chiedo di nuovo di essere pagato, ma Manetta e Novoa mi richiedono, irremovibili, di versare loro, come acconto, 7.000.000 di Lire a testa.

La banda del Gal non si fida
Esasperato dalla loro arroganza, mi organizzo e, utilizzando un registratore, documento le loro richieste. Attivo anche il telefonino verso il numero di un amico, opportunamente preavvisato (si tratta di un giornalista direttore di un quotidiano emiliano). Più o meno negli stessi giorni faccio ascoltare una telefonata in diretta con Manetta alla direttrice di un’agenzia della Cassa di Risparmio di Carrara, presso la quale sono titolare di un conto corrente. Anche durante questa telefonata Manetta ripete la richiesta di denaro. (Questa documentazioni è stata consegnata all’autorità giudiziaria). La banda del Gal non si fida, vuole i soldi prima. Finalmente li convinco e intorno al 18 di settembre 2000 Manetta dispone un pagamento per un totale di 55.000.000, non prima però di avere concordato il versamento delle tangenti un minuto dopo il mio incasso. Incasso e chiaramente non pago la tangente. Inizia il finimondo. Manetta e Novoa minacciano di non farmi più lavorare, di mandarmi la finanza, di non farmi liquidare più una lira dal Gal, di bloccare il progetto dei menhir, ecc.

La denuncia all’autorità giudiziaria
Sono lontre impazzite ed arroganti. Nello stesso giorno affido ad un legale l’incarico di tutelarmi nei confronti dei funzionari del Gal. A gennaio del 2001 il cordinatore Petriccioli mi comunica, tramite documento scritto, che Manetta e Novoa sono in Spagna per coordinare i pagamenti dei partners stranieri del progetto e che le mie competenze saranno saldate entro dieci giorni. Ma questo non accade. A maggio 2001 Presidente e Coordinatore del Gal vengono a conoscenza della mia denuncia alla procura della Repubblica. Si dichiarano disponibili a favorire la liquidazione delle mie spettanze e far crescere il badget del progetto attraverso l’adesione di nuovi partners. In cambio, però, chiedono che presenti subito ai carabinieri una memoria, i cui contenuti siano concordati con loro. In pratica mi chiedono di ritirare la denuncia. Ormai le mie scelte le ho fatte e ciò non accade. A tutt’oggi il Gal deve ancora saldarmi un importo pari a circa 259 milioni di vecchie lire, la maggior parte dei quali spesi per i costi della realizzazione del progetto.

Epilogo
Questa è la mia storia. Documentata e comprovata. Ed ancora i casi sono due solo due: se la storia che ho raccontato non è vera, i personaggi coinvolti hanno il diritto (anzi il dovere) di querelarmi e di ottenere soddisfazione penale e civile.  Se invece è vera credo che questo diritto ce lo abbia io. E faro di tutto per affermarlo. Anche se questo è il tempo delle lontre.

 

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ANCHE NOI ABBIAMO IL NOSTRO GAL CHE SI CHIAMA “FAR MAREMMA” (Fabbrica Ambiente Rurale): PRESIDENTE GIANCARLO ZAGO

ABBIAMO ANCHE “ASSOGAL” CHE RIUNISCE I 7 GAL TOSCANI: PRESIDENTE ORESTE GIURLANI, GRANDE AMICO DI LUCIANO FEDELI

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Nella seduta consiliare di domani Giovedì 11 Febbraio 2016, ai sensi dell’art. 52 del TUEL, sarà discussa e votata la mozione di sfiducia nei confronti del Sindaco di Siena, fortemente voluta e promossa dal MoVimento Siena 5 Stelle e sottoscritta da altri 11 consiglieri comunali.

La mozione è solo l’ultimo effetto – in ordine di tempo – dell’orribile stagione di degrado che il PD sta facendo vivere ad una delle più belle città del mondo: un annichilimento politico, sociale ed economico che sta diventando anche degrado istituzionale.

Sotto accusa non solo un sindaco (raggiunto da ben due avvisi di garanzia – e la situazione potrebbe peggiorare !) ma il fallimento di una gestione amministrativa basata sulla falsa promessa di un radicale cambiamento, ad iniziare dalla verità su Banca e Fondazione MPS.

Una vera e propria “truffa elettorale” in perfetto stile Renzi: rottamatori a chiacchiere, berlusconiani nei fatti.

Liberiamoci dalla “peste rossa” che ha infestata le nostre città e le nostre terre.

Domani Giovedì 11 febbraio 2016 che sia sfiduciato il Sindaco Valentini e, insieme a lui, siano sfiduciate le sue balle!

Un plauso all’impegno del Movimneto 5 Stelle di Siena di Michele Pinassi & Co.

 

tratto da “La Nazione” del 26.11.2015

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tratto da   www.libero.it

di Giacomo Amadori 

 

 

 

L’idiosincrasia di Ignazio Marino per le note spese è una storia che va avanti da almeno tre lustri. In particolare il suo tallone d’Achille sembra essere l’indicazione degli «ospiti istituzionali» delle sue cene. Note che cura personalmente a margine delle ricevute. In questi giorni prelati e ristoratori, però, lo stanno sbugiardando: i commensali del sindaco, in diverse occasioni, non sarebbero stati quelli elencati nelle chiose, ma amici o famigliari. Va detto, però, che i primi ad accusarlo per questo presunto «vizietto» erano stati i suoi vecchi datori di lavoro statunitensi in una lettera pubblicata dal Foglio nel 2009.

 

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Il documento risale al 6 settembre del 2002, è firmato da Jeffrey A. Romoff, numero uno del Centro medico dell’Università di Pittsburgh (Upmc) e riguardava «i termini e le condizioni» a cui l’istituto si diceva pronto ad accettare le dimissioni di Marino dalla direzione dell’Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione (Ismett) di Palermo. Il passaggio più attuale è quello in cui si fa riferimento ad alcune irregolarità amministrative nelle note spese, ammesse, come vedremo, dallo stesso Marino: «Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’Upmc e alla filiale italiana» scriveva Romoff.

 

«Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’Upmc Italia». In pratica Marino sugli scontrini, consegnati in doppia copia, avrebbe indicato commensali diversi per la stessa cena, una versione per l’Italia e un’altra per gli Stati Uniti. Ma per Romoff il cuore del problema non era la mangiata a scrocco di qualche invitato: «Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’Upmc ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’Upmc sia dalla filiale». Nel 2009 molti giornali associarono la presunta «cresta» al «licenziamento» di Marino e lui citò cronisti e direttori in giudizio, vincendo la causa nel 2012.

 

In effetti Marino non venne cacciato, ma si dimise. E dopo l’articolo del Foglio, sul proprio sito, motivò così la decisione: «Dal 2001 iniziarono forti interferenze nella gestione amministrativa. Oppressive e continue richieste di favoritismi rendevano via via più difficile, e poi impossibile, la conduzione del Centro secondo criteri di trasparenza e merito». Dunque non lasciò la direzione dell’istituto siculo-statunitense per quelle ricevute mal compilate. «Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione» sottolineò l’allora senatore Pd. Noi non possiamo smentire la versione dell’errore umano, ma, viste le notizie di questi giorni, sembra proprio che Marino abbia da molti anni un serio problema con i nomi degli ospiti delle sue cene, siano esse pagate dai datori di lavoro o dai cittadini romani.

 

 

 

 

tratto da “La Nazione” del 17.09.2015

 

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Prima rifanno le strisce, poi asfaltano

È accaduto a Ravenna durante lavori di manutenzione stradale
 

 

RAVENNA – Prima hanno dipinto le strisce pedonali. Poco dopo ci hanno asfaltato sopra. È accaduto ieri a Ravenna durante la manutenzione del manto stradale tra le vie Maggiore e Chiesa, a ridosso del centro. Una situazione documentata anche attraverso una foto da un consigliere territoriale della lista civica d’opposizione “Per Ravenna”, Antonio Amoroso, che ha poi presentato un’interrogazione al presidente dell’area territoriale.

 

“Non riesco a comprendere l’organizzazione e la programmazione dei lavori – ha fatto notare tra le altre cose Amoroso – perché proprio il giorno prima, giovedì, nello stesso identico luogo veniva ripassata con la vernice tutta la segnaletica orizzontale”.

 

Per l’assessore comunale ai Lavori Pubblici Enrico Liverani “la vicenda è un evidente esempio di disorganizzazione i chi si occupa per il Comune della manutenzione strade e segnaletica. Il fatto che non vi saranno oneri aggiuntivi per il Comune a seguito dell’intervento da rifare dopo la manutenzione stradale, non rende meno sgradevole l’accaduto soprattutto agli occhi dei cittadini che leggono in questi fatti una disorganizzazione di fondo della Pubblica Amministrazione”.

 

 

 

 

 

 

tratto da “La Nazione” del 02.07.2015

 

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tratto da “La Nazione” del 28.06.2015

 

 

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tratto da “La Nazione” del 20.06.2015

 

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tratto da “La Nazione” del 09.05.2015

 

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Beati Voi!!!!

  

Ce lo prestate codesto milione?   Noi siamo messi maluccio…

  

Dobbiamo pagare per la questione Molendi!!!

  

Vi promettiamo che ve lo rendiamo subito…

  

La garanzia ce la metterebbero tutti coloro che hanno firmato
la convenzione capestro, Sani in testa!

 

 

 

 

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tratto da “La Nazione” del 22.03.2015

 

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tratto da “La Nazione” del 16.03.2015

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