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legge è uguale per tutti
Da che mondo e mondo, la POLITICA DI PARTITO fonda il suo “potere” sul clientelismo (oltreché sull’inganno e la menzogna a discapito della povera gente).

Dispensando favori e/o privilegi a destra e a manca [soprattutto a manca – ndr], è abilmente riuscita a creare una fitta rete di collusioni e prebende i cui appartenenti – volontariamente o meno – alimentano i suoi sporchi giochi e il malaffare che ne consegue.

Favori e/o privilegi – badate bene – elargiti mettendo in campo pressoché sempre quello che è di tutti e non loro, ovvero facendo uso di ciò che dovrebbero gestire e non spendere per ottenere un profitto proprio o di parte.

Ma è ladro chi ruba e chi para il sacco; ed è complice chi approfitta delle circostanze e chi fa finta di non vedere.

La questione è ben più grave di quanto si possa pensare: per la paura che aleggia nell’aria (di ritorsioni e ostruzionismi vari), infatti, in molti non trovano neppure il coraggio di far valere i propri diritti.

Ed è proprio su questo clima di “terrore” che la POLITICA DI PARTITO fonda sé stessa, la sua arroganza e la sua deplorevole condotta.

Per qualcuno ci sono regole ferree da rispettare, per altri no.

Alcuni possono permettersi di fare tutto ciò che vogliono, altri non possono muovere pallino…

Se sei di loro, fanno finta di non vedere, ti avvertono, ti suggeriscono la soluzione del problema e, se del caso, ti “indicano” (ma è solo un “suggerimento”) a chi rivolgerti – rigorosamente della propria cerchia di collusioni e clientele – per cavartela nella maniera migliore (e più spesso di quanto si possa pensare CON PALESE OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO).

Se non sei dei loro, invece, sei rovinato e non ti danno tregua, tormentandoti con controlli e sanzioni (e più spesso di quanto si possa pensare CON PALESE ABUSO DI POTERE).

Due pesi e due misure, insomma, talvolta nel più assoluto dispregio della Legge e di ogni Regolamento locale.

Che sia una questione riconducibile all’avere – o meno – una tessera in tasca o, più semplicemente, all’importo dell’erogazione “liberale” con la quale quella tessera viene acquistata?

BUONA 2 


SAPEVATE CHE, DA LUNGHI ANNI,

IL SECONDO PIANO DEL PALAZZO DEL PODESTA’

NON E’ ACCESSIBILE AL PUBBLICO

ED E’ USATO SOLO COME MAGAZZINO ?

 

GUARDATE BENE L’IMMAGINE:

E’ COME SE AVESSE UN PIANO IN MENO…

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OGGI

 

In Italia il finanziamento illecito ai partiti consiste in quelle forme di finanziamento che violano quanto previsto dalla Legge 2 maggio 1974, n. 195, articolo 7, in materia di “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici (anche chiamata Legge Piccoli).

Questa Legge vieta i finanziamenti ai partiti da parte di:

  • organi della pubblica amministrazione;
  • enti pubblici;
  • società con partecipazione di capitale pubblico superiore al 20% oppure società con partecipazione di capitale pubblico inferiore al 20% ma in cui la partecipazione assicuri comunque al soggetto pubblico il controllo;
  • società senza partecipazione di capitale pubblico che effettuino finanziamenti senza che siano stati deliberati dall’organo sociale competente e regolarmente iscritti in bilancio.

Le pene prevedono la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa fino al triplo delle somme versate.

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Alla lista dei POTENZIALI RESPONSABILI [clicka QUI] di quanto costringerà il Comune – ovvero noi tutti – a risarcire un DANNO MILIONARIO alla Società “Immobiliare Porta al Salnitro” per l’annosa questione dell’area EX-MOLENDI, si potrebbero aggiungere ulteriori nominativi.

Nel 2011, infatti, La Lista Civica Massa Comune (allora in Consiglio Comunale con Federico Montomoli, Gennaro Orizzonte e Francesco Mazzei) presentò una MOZIONE impegnando l’Amministrazione Bai – tra le altre cose – a costituirsi in giudizio contestando la legittimità della stessa Convenzione inadempiuta [il cui schema era stato approvato con Delibera C.C. n.115 del 28.12.1998] e dei relativi atti amministrativi conseguenti.

Ciò dopo aver studiato a lungo la questione e ritenendo possibile che dell’atto potesse addirittura essere sancita la nullità…

Agli accordi di questo tipo, infatti, in virtù del rinvio operato dall’art.11, comma 2, della Legge 241/1990, sono applicabili i «principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili».

Il vizio di nullità deriva dalla violazione delle norme imperative costituite dall’art.11 della Legge sopra citata che, in relazione al disposto di cui al successivo art.13, precludono all’Amministrazione Pubblica di concludere accordi che condizionano l’esercizio dei poteri discrezionali in materia urbanistica.

Ed ancora: [omissis…]…

Sul caso, è preziosa la conforme giurisprudenza del Consiglio di Stato.

Oltre ai Soggetti di cui QUI, dunque, potrebbero essere chiamati a rispondere di pesanti responsabilità anche i Consiglieri Comunali CHE RIGETTARONO LA MOZIONE trasmessa dalla Lista Civica il 31 Gennaio 2011 e discussa nella seduta consiliare del successivo 05 Aprile, omettendo di muovere in una direzione che avrebbe potuto rivelarsi decisiva e favorevole all’Ente.

Cari auguri, dunque, anche a: Marcello FUSI, Isabella BOLOGNINI, Stefano CIVILINI, Giancarlo ZAGO, Riccardo RAPEZZI, Anna MAGRINI, Giulia VENTURI, Tiziana BARBI e Luigi LO PRESTI.

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renzi-tour-trenolicka sul simbolo del PD

Ci risiamo: il Sindaco di Massa Marittima ha nuovamente convocato il Consiglio Comunale IN MODO ILLEGITTIMO.

Lunedì 20 Novembre, si era svolta una seduta regolarmente prevista [ma senza seconda convocazione].

La discussione si era protratta fino al pomeriggio quando è stata sospesa per la mancanza del numero legale (se ne’era andata una di loro, il Consigliere di Maggioranza CIONINI).

Alcuni punti erano già stati esaminati e votati: MA NON TUTTI, anzi una minima parte!!!

Di conseguenza, il Sindaco ha annunciato che quello stesso Consiglio sarebbe ripreso IN SECONDA CONVOCAZIONE tre giorni dopo (ovvero sarebbe proseguito).

Ha disposto che, agli assenti, fosse data notizia di quanto deciso: il tutto è registrato e dovrà essere verbalizzato.

Ma quello stesso Consiglio non è mai ripreso.

Per contro, ne è stato convocato UN ALTRO EX NOVO e, per di più, URGENTE.

La convocazione ci è giunta con le 24 ore di anticipo previste per l’urgenza.

MA NON C’ERA NESSUNA URGENZA!!!

Nessun atto formale l’ha sancita e motivata!

Nessuno ne ha dato conto alle Forze di Minoranza, nemmeno con una telefonata ai Capigruppo che avrebbero potuto riunirsi per dibatterne.

Almeno i Capigruppo avrebbero dovuto saperne le ragioni BEN PRIMA DELLA DISCUSSIONE IN CONSIGLIO, quando non ci sarebbe più stato modo di contestarle e/o correggerle nell’interesse pubblico!

IO, COMUNQUE, CREDO DI SAPERE LA RAGIONE DI TUTTA QUESTA FRETTA E STO PREPARANDO UN ESPOSTO DA INVIARE IL PROCURA: L’ENNESIMO, PURTROPPO (quando possibile ne parlerò).

In più, nella convocazione successiva, Giuntini HA DIMENTICATO DI INSERIRE MOLTI DEI PUNTI NON DISCUSSI il 20 Novembre, tra cui una Mozione e numerose Interrogazioni delle Opposizioni.

Ma era OBBLIGATO – per Legge, Statuto e Regolamento di CC – a porle in discussione al Consiglio immediatamente successivo alla presentazione delle medesime!!!

NON POTEVA’ RIMANDARLE (si vedano gli arti. 46, comma 4 e 51, comma 2, del Regolamento per lo svolgimento del Consiglio Comunale)!!!

Per contro, ha inserito allegramente all’odg NUOVI ARGOMENTI, per i quali la documentazione non ci è giunta nei termini previsti.

FA SEMPRE COME GLI PARE (senza poterselo permettere), COSTANTEMENTE NEL DISPREGIO DELLE REGOLE!!!

VA DA SE’ CHE IL CONSIGLIO SUCCESSIVO (convocato per il 22 ma andato deserto – l’unico Consigliere presente era lo scrivente), quello tenutosi il 23 in seconda convocazione, NON ERA LEGITTIMO E NON POTEVA TENERSI.

Il Prefetto [che è stato prontamente avvisato] avrebbe il dovere di BEN COMPRENDERE che cosa stia succedendo a Massa Marittima e di muovere al riguardo, anche supportando l’azione di controllo posta in atto – con estrema fatica – dalle Forze di Minoranza: MA PARE NON VOGLIA FARLO…

Le Forze di Minoranze sono lasciate sole e non possono far altro che gridare inutilmente; vengono tolte loro anche i pochissimi strumenti previsti dalla Legge!

La Democrazia è davvero un MIRAGGIO…!!!

Giuntini è costretto a deliberare tutto in seconda convocazione perché non ha più i numeri per governare e non controlla più i suoi Consiglieri.

Di questi, almeno due disertano regolarmente le sedute: SPADINI e SIMONI.

Altrettanti, SALVADORI e CARLI, sono pressoché inesistenti.

GUAZZINI pare essere Consigliere di un altro Comune…

Inoltre, ben due dirigenti nominati dal Giuntini se ne stanno andando dal Comune: il Ragioniere Capo DONATI ha rassegnato le dimissioni e il Responsabile del Settore 1 Amministrativo ha annunciato che, dal 1° Gennaio 2018, tornerà all’Unione di Comuni (era in comando).

A TUTTO CIO’ SI AGGIUNGANO LE NUMEROSISSIME ALTRE QUESTIONI (CHE SOLO IN MINIMA PARTE CREDO CHE IL PREFETTO CONOSCA) – TALUNE ESTREMAMENTE PREOCCUPANTI – CHE MINACCIANO IL NOSTRO COMUNE E LA SERENITA’ DI NOI TUTTI.

In estremas sintesi, Giuntini e Co. (ben pagati da tutti noi) ci stanno portando alla deriva definitiva…

Hanno straziato la nostra Città e l’hanno vigliaccamente spremuta come un limone, togliendole anche le ultime risorse rimastele…

A chi è chiamato ad amministrarla NON INTERESSA NULLA DI NULLA delle drammatiche condizioni in cui versa: talvolta, addirittura, pare che il Sindaco e gli Assessori non si accorgano del declino socioeconomico e del degrado (anche morale) ai quali ci hanno relegato e nei quali ci hanno fatto sprofondare.

Sembra che vada tutto bene ed hanno pure il coraggio di farlo scrivere sui giornali…

C’è da dire loro solo una parola: VERGOGNA!

L’unico scopo della Politica di Partito è rimasto quello di procurare profitti di vario genere a sé stessa e ai suoi squallidi esponenti, quand’anche in danno del supremo interesse collettivo.


Concessione Edilizia n.107 del 26.09.2003
(oltre numerose varianti)

 
RISTRUTTURAZIONE URBANISTICA
 
Foglio 104, mappali 21, 23, 28, 78, 79, 80, 81, 82
 
Vecchio Strumento Urbanistico: Zona B2
 
 
Volumi preesistenti 3712,48 mc
 
20 + 2 unità immobiliari a destinazione abitativa
 
Volume di progetto 7563,76 mc (!)
 
Superficie a park 790 mq

ZZZZU

IL CONSIGLIO COMUNALE DI LUNEDI’ SCORSO SI E’ POTUTO SVOLGERE SOLO GRAZIE ALLE MINORANZE.LATTANTE

IL SINDACO GIUNTINI, INFATTI, NON AVEVA NEPPURE I SUOI STESSI CONSIGLIERI A SUPPORTARLO.

ORMAI, NON LO SEGUE PIU’ NESSUNO E NON RIESCE A TENERE IN PIEDI LA BARACCA CHE HA ABILMENTE COSTRUITO PER AVER SALDO IL POTERE ED UBBIDIRE AGLI ORDINI CHE GLI PERVENGONO DALL’ALTO, CONSENTENDOGLI DI MANTENERE I MOLTISSIMI PRIVILEGI DI CUI GODE ALLE NOSTRE SPALLE.

ORDINI CHE, SPESSO, LO COSTRINGONO A MUOVERE NEL DISPREGIO DELL’INTERESSE COLLETTIVO, LO STESSO VALORE CHE SAREBBE CHIAMATO A TUTELARE.

AL SUO PARTITO (E QUINDI A TUTTI I COMPONENTI DI ESSO), INFATTI, INTERESSA SOLO PROCURARSI UN PROFITTO PROPRIO, QUAND’ANCHE IN DANNO DELLA NOSTRA CITTA’ E DI CHI NON FA PARTE DEL SISTEMA.

ACCORTOSI CHE GLI MANCAVA IL NUMERO LEGALE, GIUNTINI HA DOVUTO ABBASSARSI A CHIEDERMI SE LO AVREI “AIUTATO”.

SONO CERTO CHE SI SAREBBE ASPETTATO UN SECCO NO: INVECE, RIFLETTUTO RAPIDAMENTE SUGLI ARGOMENTI ALL’ORDINE DEL GIORNO (TRA I QUALI LE SORTI DELLA PISCINA COMUNALE ED ALTRE QUESTIONI DI PARTICOLARE RILEVANZA PER IL BUON FUNZIONAMENTO DELL’ENTE), GLI HO MANIFESTATO LA MIA DISPONIBILITA’ A “SOCCORRERLO”.

AL SENTIR CIO’, HA FATTO LA STESSA FACCIA DEI BAMBINI APPENA NATI QUANDO HANNO FAME E VEDONO IL SENO DELLA MAMMA…

IL CONSIGLIO, SUCCESSIVAMENTE, SI E’ COMUNQUE DOVUTO SCIOGLIERE PER L’ANDARSENE DI UNO DEI SUOI (POCHI) CONSIGLIERI.

UNA FIGURA MESCHINA, INSOMMA, MA BEN SINTOMATICA DELLA SITUAZIONE POLITICA NELLA QUALE CI TROVIAMO.

PRIMA DI CHIUDERE FORMALMENTE LA SEDUTA PER L’IMPOSSIBILITA’ DI PROCEDERE A CAUSA DELLA SUA STESSA FORZA POLITICA, GIUNTINI HA ANNUNCIATO UNA SECONDA CONVOCAZIONE – PER IL MEDESIMO CONSIGLIO NON CONCLUSOSI – CHE SI SAREBBE DOVUTA TENERE DOMANI, GIOVEDI’ 23.

IERI POMERIGGIO, INVECE, CI E’ STATA RECAPITATA LA CONVOCAZIONE PER UN NUOVO CONSIGLIO URGENTE CHE SI TERRA’ STASERA, MERCOLEDI’ 22 O, IN UNA ULTERIORE SECONDA CONVOCAZIONE, IL GIORNO SUCCESSIVO!!!

URGENTE?

MA NON C’E’ NULLA DI URGENTE, SE NON QUELLO CHE HO GIA’ RIFERITO A CHI DI DOVERE E CHE – IN PARTE – MI PREGERO’ DI ESPORRE IN CONSIGLIO.

OLTRE SE’ STESSO, GIUNTINI NON RIESCE PIU’ A GESTIRE NEPPURE I SUOI CONSIGLIERI, QUELLI CHE IO CHIAMO AFFETTUOSAMENTE “CONSIGLIERI PALETTA”: GLI MANCANO LE CAPACITA’ E, SOPRATTUTTO, GLI STRUMENTI (OVVERO CIO’ CHE AVETE BEN CAPITO…).


logo-epg


Tutti sono GIUSTAMENTE scandalizzati da quello che è stato recentemente scoperto a Roma circa gli affitti di innumerevoli proprietà pubbliche.

Ma lo sanno i Massetani come sono gestiti gli immobili ad uso residenziale di proprietà del Comune?  Ve lo diciamo noi!

* * * 

IL COMUNE DI MASSA MARITTIMA E’ SOCIO DELLA EPG spa  PER IL 2,98% AVENDO VERSATO LA NON MODICA CIFRA DI 119.000,00 EURO!!!

Il Comune di Massa Marittima dispone di numerosi appartamenti che ha dato in gestione al “baraccone rosso” Edilizia Provinciale Grossetana spa.

I proventi annui del canone di affitto di tali appartamenti ammontano a euro 5.600,00 (cinquemilaseicento/00) nel 2015.

Dunque per ogni appartamento il Comune di Massa Marittima incassa (di media) circa euro 25,00/mese.

Ma, per garantirsi il servizio di riscossione dell’affitto ed altri servigi, annualmente, il Comune deve versare [!!!] all’EPG ulteriori euro 4.500,00 (quattromilacinquecento/00)…

IN PRATICA, QUINDI, I PROVENTI NETTI DELL’AFFITTO DEI 18 APPARTAMENTI SONO 5.600 – 4.500 = 1.100 EURO/ANNO.

1.100/12 = 91,6 EURO/MESE. 


NON E’ SCANDALOSO?

CRclicka sul comignolo in Eternit

 

tratto da    sergiobattelli.itCOOP

 

La coop sei tu”. Ma quando si tratta di pagare mazzette e beccare appalti sono sempre loro. Sempre gli stessi. Da Milano a Molfetta, dall’acqua alta di Venezia agli immigrati in Sicilia. Il partito della bustarella è trasversale, non conosce steccati politici. Rossi, bianchi, neri, parlamentari, imprenditori, funzionari pubblici, criminalità organizzata. Naturalmente non tutte le imprese coinvolte sono cooperative, ma negli atti dei magistrati, da Nord a Sud, ricorrono molto, troppo spesso le sigle del mondo imprenditoriale con fiscalità di vantaggio legato alla politica. E si tratta quasi sempre del solito giro.

CPL Concordia
Gli ultimi a finire nei guai sono stati i vertici della Cpl Concordia, la coop rossa emiliana dell’energia, un colosso da 460 milioni di fatturato e 1800 lavoratori. Lo scandalo è quello dell’appalto per la metanizzazione di Ischia che ha portato all’arresto del sindaco, Giuseppe Ferrandino, guarda caso un esponente del Pd.

I vini di D’Alema
La figura chiave dell’inchiesta è, però, quella di Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali di Cpl: un consulente furbo e rapido, in grado di procacciare affari più o meno loschi alla Concordia. Ex socialista, vicinissimo alla famiglia Craxi.
La Cpl Concordia sapeva e sa come “ringraziare” la politica, finanziando ad esempio (in modo del tutto legale, va precisato) la fondazione “Italiani Europei” di Massimo D’Alema. Paradigmatica l’intercettazione ambientale in cui Simone parla di ‘Baffino’ con Nicola Verrini, responsabile commerciale di area della Cpl: dobbiamo “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo”, perché l’ex capo del governo “mette le mani nella merda come ha già fatto con noi…ci ha dato delle cose...”.
La cooperativa avrebbe poi acquistato “alcune centinaia di copie dell’ultimo libro” dell’ex premier “nonché alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da una azienda agricola riconducibile allo stesso D’Alema“.

COOP e mafie
Secondo i pm i vertici della Cpl avrebbero stretto accordi anche “con esponenti della criminalità organizzata casertana e con gli amministratori legali a tali ambienti”. Nessuna sorpresa: si sa che le dirigenze coop non disdegnano, quando serve, di scendere a patti pure con le mafie. E, salendo da Ischia a Roma, il sistema di Mafia Capitale è uno spaccato perfetto dell’incrocio malato tra politica (giunta Alemanno, ma anche fior di esponenti del Pd e Sel), cooperative rosse e bianche, ambienti legati all’antica eversione nera capitolina, “mala” romana e criminalità organizzata, soprattutto campana e calabrese.
Buzzi è uomo di sinistra, ma l’ex terrorista di destra Massimo Carminati saldava pezzi dei “neri”, malavita e servizi deviati. E soprattutto ci è andato di mezzo l’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti, allora presidente della Legacoop, la lega delle cooperative di sinistra cui aderiva la “29 giugno” di Buzzi. Una cena conviviale dello stesso Poletti con esponenti di spicco del clan Casamonica è roba che, al di là dei profili giudiziari, rimane negli annali. 

Le COOP bianche
In quel “Mondo di mezzo”, poi, tutti conoscevano Tiziano Zuccolo e Francesco Ferrara, i reggenti dell’Arciconfraternita del Ss. Sacramento e di San Trifone, protagonista “bianca” del sistema dell’accoglienza nella Capitale. Con loro Buzzi aveva stretto un patto d’acciaio che non si può tradire e “nun se move d’un millimetro”, diceva lo stesso cooperatore “rosso”. E pensare che persino per il Vicariato, Zuccolo e Ferrara erano due intrusi che hanno “sfruttato il nome dell’Arciconfraternita” per mettere in piedi una serie di cooperative, per esempio la Domus Caritatis, che non si distinguevano di certo per la loro “connotazione spirituale”.
E come dimenticare la onnipresente “La Cascina”, gruppo cooperativo “bianco” legato ad ambienti vicini a Comunione e Liberazione? Il colosso della ristorazione e del catering compare in “Mafia Capitale” e fa capolino anche nell’ordinanza sulSistema” Incalza in riferimento al nome di Salvatore Menolascina e agli appoggi elettorali ricercati dall’ex ministro Maurizio Lupi.

COOP rosse e COOP bianche: insieme si magna
Da Roma alla Sicilia, poi, il passo è breve. Una sorta di accordo tra le coop rosse di Buzzi e quelle dell’Arciconfraternita viene evocato dai magistrati anche in relazione al business dell’accoglienza degli immigrati nell’Isola (Cara di Mineo in testa): una torta da circa 100 milioni di euro su cui l’inchiesta “Mafia Capitale” apre diversi squarci.
Se Buzzi è “rosso”, non meno di sinistra è il “compagno G”, quel Primo Gregantiche, dopo i fasti di Tangentopoli, torna alla ribalta grazie alla cupola degli affari dello scandalo Expo, con l’ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio, l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo e un ex notabile ligure dell’Udc-Ncd, Sergio Cattozzo. Le larghe intese fioriscono all’ombra del magna-magna e quando l’imprenditore principe dello scandalo, Enrico Maltauro, decide di parlare, confessa di aver guardato alla Manutencoop e alla Cefla di Imola per avere una copertura a sinistra. A Milano, però, coop rosse e bianche hanno sempre lavorato bene assieme, soprattutto sotto l’ala protettrice del formigonismo dominante. Il nuovo ospedale di Niguarda sorge grazie alla coop Cmb (Cooperativa muratori e braccianti) di Carpi con i servizi erogati dalle imprese della Compagnia delle opere. E che dire della nuova faraonica sede della Regione Lombardia? Infrastrutture lombarde, in veste di stazione appaltante, ha assegnato commesse ancora alla Cmb di Carpi, alla celebre Ccc (Consorzio Cooperative Costruzioni) di Bologna e, tra gli altri, a Montagna Costruzioni, azienda vicina a Cl e affiliata a Compagnia delle opere.

Il “sistema illecito nazionale”
Tornando a Maltauro, l’imprenditore è il primo a raccontare di un “sistema illecito nazionale” e a fare i nomi dei presunti referenti politici della cupola Expo: “Greganti mi parlava di Bersani, Fassino, Burlando e Sposetti; Frigerio aveva come riferimenti Berlusconi, Letta, Lupi e Maroni”. Nessuno è indagato, non è stato accertato alcun versamento diretto ai partiti. Ma in Expo l’assegnazione degli appalti sembrava calibrata al millimetro sulla necessità di sfamare tutte le bocche del sistema.
E lo stesso Maltauro, nelle intercettazioni, lascia intendere i motivi della rinuncia a cercare l’appoggio di un’altra coop, la Cmc d Ravenna: “Abbiamo un problema molto pesante, molto serio, con i nostri amici di Cmc… C’è stata una richiesta del pm di bloccare l’operatività dell’azienda. Quindi, se vedi Primo (Greganti) gli dici: scusa, adesso vediamo come fare”.
La Cooperativa Muratori & Cementisti (una rossa di Legacoop) appare in effetti nei guai in quella intercettazione perché nel frattempo è finita a piè pari nello scandalo del Porto di Molfetta . E tuttavia ha le mani in pasta anche nel Tav Torino-Lione. In Puglia, con la coop di sinistra finisce nei pasticci anche l’ex sindaco della cittadina Antonio Azzolini, senatore Udc-Ncd. Le intese d’affari non hanno colore politico, ma un voto in Parlamento nega l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni e blocca i magistrati. Anche il Pd, ovviamente, vota contro.

Da Milano a Venezia, dall’Expo al Mose…
Torniamo però al gruppo vicentino Maltauro, anello di congiunzione tra malaffare in Expo e scandalo Mose, un trionfo lombardo-veneto della mazzetta. E’ molto breve, infatti, il cammino che ci conduce dai mega-appalti della rassegna milanese (le vie d’acqua o la “piastra”, ad esempio) al Consorzio Venezia Nuova (Cvn). E in questo tragitto l’asse Legacoop-Compagnia delle opere rimane saldissimo.
Nel Cvn, che cura la realizzazione del Mose, si piazzano bene tutte le coop venete riunite nel Coveco, ma spicca la presenza del gigante bolognese Ccc (toh! Chi si rivede) guidato da Omer degli Esposti.
Guarda caso la procura di Monza aveva messo nel mirino il Consorzio Cooperative Costruzioni anche per la vicenda Penati (un altro illustre esponente Pd finito nei guai) e la riqualificazione dell’area dell’ex Falck.

Per arrivare alla Metro C di Roma…
Ma siccome il cerchio degli sperperi sulle grandi opere in giro per l’Italia deve immancabilmente chiudersi, non possiamo che tornare sul sistema Incalza e sulla stessa Ccc, che finisce nello scandalo della metro C di Roma. Il consorzio di imprese General contractor dell’opera raggruppa, infatti, la grande coop emiliana assieme ad Astaldi, Vianini e Ansaldo. Risultato? L’infrastruttura che dovrebbe dare una svolta alla mobilità capitolina viene aggiudicata a un costo iniziale di 2,7 miliardi (al massimo ribasso), poi parte il walzer delle 45 varianti e la spesa lievita alla fine, prevedibilmente, intorno ai sei miliardi. E’ il “sistema” Incalza che nel sottosuolo dell’Urbe dà il meglio di sé, il trionfo della rete malata di coop, imprese, burocrazia corrotta, appalti pilotati, consulenze mirate e assunzioni decise a tavolino. Con gli ex Ds in posizione preminente.

Passando per la TAV di Firenze
Lo stesso Incalza era addirittura finito nelle indagini del Tav di Firenze: l’ombra della camorra sullo smaltimento dei rifiuti di cantiere, i materiali scadenti per la costruzione della galleria e i soliti dubbi sulle coop rosse, in questo caso la Coopsette, Ergon e Coestra (queste ultime facenti capo a Consorzio Etruria). L’esponente Pd illustre per cui scattano le manette, stavolta, risponde al nome di Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell’Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie), accusata di abuso di ufficio, corruzione e associazione a delinquere.

La COOP sono loro
La lista degli scandali piccoli e grandi potrebbe anche continuare. Tirando le somme, però, Confcooperative affilia oltre 20mila soggetti, contro i 14mila di Legacoop. Ma le rosse hanno quasi nove milioni di soci, il triplo delle bianche. Tutte le sigle raccolgono poi circa un milione di lavoratori. Il fatturato di Legacoop sfiora gli 80 miliardi contro i 62 miliardi di Confcooperative. Assieme fanno poco meno di un decimo del Pil italiano: un segmento dell’economia troppo importante per finire ingoiato nel pozzo nero del malaffare.


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