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Nei giorni scorsi ho pubblicato sulla stampa i debiti che il nostro Comune ha verso l’Unione dei Comuni che si aggirano intorno ai due milioni di euro.

E’ un dato accertato presso l’Ufficio ragioneria dell’Unione e che rischia di crescere a dismisura perchè lo stato di indebitamento dovuto alla transazione con la Società Porta al Salnitro non consente spazi di rientro.

Oltre tutto ritengo corretto informare che le rate della transazione sono ancora due da 315.000 euro ciascuna mentre la quota parte da versare all’Unione ogni anno è oltre 900.000 euro e quindi anche la fine delle rate non consentirà di essere conseguenti nei versamenti all’Unione.

Il nostro poco amato Sindaco, toccato dalla notizia, ha emesso un comunicato quanto meno disinvolto.

Si è affrettato a dire che sbaglio i conti e riporto notizie false scrivendo poi che ha concordato con i Sindaci dell’Unione un piano di rientro e la posticipazione di un anno i propri versamenti.

OSSERVAZIONE :

-se ha concordato un piano di rientro, è chiaro che il debito c’è e gli altri Sindaci, bontà loro, hanno accettato un piano di rientro

-se posticipa i pagamenti di un anno, ci troviamo nella condizione che l’Unione ha a bilancio introiti della quota parte di Massa in un anno e Massa ha a bilancio le quote da pagare all’Unione nell’anno successivo; manovra assolutamente poco chiara

non è Borelli che sbaglia i conti ma l’Amministrazione che fa il prestigiatore per nascondere lo stato di indebitamento.

Ma di questo passo dove vogliamo andare?

I cittadini sapranno giudicare.

 

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Con la creazione di una fantomatica “consulta”, ora i Repubblicani si scoprono addirittura “civici”. Proprio loro che questa parola manco la volevano sentir dire. Proprio loro che hanno stretto un PATTO POLITICO col Giuntini per accaparrasi qualche poltrona e qualche briciola di potere… Proprio loro che hanno sempre snobbato l’UNICA VERA FORMAZIONE CIVICA CHE SIA MAI ESISTITA A MASSA. Proprio loro che di ”Massa Comune” hanno sempre avuto una paura folle perché trasparente, incorruttibile e senza secondi fini. Siamo all’apologia dell’ipocrisia. I Repubblicani cercano disperatamente visibilità laddove hanno perso in dignità e credibilità. Verosimilmente, presto costituiranno un Gruppo Consiliare autonomo (pur rimanendo dalla parte della Maggioranza). Cercheranno di tenere il Giuntini sotto scacco ma finiranno per essergli lo scendiletto…

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E’ sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti  che in questi ultimi quattro mesi antecedenti le elezioni si fanno tutte quelle operazioni di restyling al capoluogo ed alle frazioni (non tutte) , si promettono soldi in arrivo da ogni parte, si inaugura anche ciò che è già stato inaugurato.

Tutte queste operazioni si erano verificate puntualmente quattro mesi prima delle elezioni del 2014.

Ma se il problema si risolve avvicinandosi alle elezioni, la soluzione è semplice : votiamo ogni sei mesi.

Quanto sopra può far sorridere ma in realtà è di una tristezza unica: significa considerare i cittadini una comunità di scemi cui basta dare un pò di cipria al paese due mesi prima delle elezioni e chiedere subito un voto mai meritato.

Pian piano i cittadini capiranno.

 

Si è conclusa la telenovela degli accordi del PRI con un esito probabilmente da tempo annunciato.

Nulla da eccepire sulle scelte che rispetto sempre e comunque , un pò meno convinto sull’iter scelto.

Purtroppo è l’ennesimo esempio di come ci si muove in politica dove si finge di fare gli interessi dei cittadini e poi si mira a dividersi i posti per continuare a farsi conoscere e ad esistere .

In  certe trattative, qualcuno osserva e critica punti di programma inaccettabili e irrealizzabili ed altri fanno finta di condividerli pur di avere sostegno convinti che una volta vinto le elezioni farà come suo costume quello che vuole alla barba degli accordi preelettorali.

Qualcuno chiede supporto basato non sui numeri ma sulla qualità delle persone e qualcuno prende a scatola chiusa pur di accaparrarsi una manciata di voti.

Questa è la politica e questi sono i giochini che la caratterizzano.

Di fronte a queste vicende, sono orgoglioso di non essere un politico e credo fermamente che la gente capirà e saprà essere decisa  nel voler cambiare.

 

LOCANDINA ASSEMBLEA AAA

 

Nei giorni scorsi è stato pubblicato dal nostro poco amato Sindaco un articolo in cui si diceva che il flusso turistico nel 2018 a Massa Marittima aveva avuto un incremento del 13%.

La reazione degli addetti ai lavori e commercianti si era divisa tra chi era caduto nello scoramento più totale di fronte all’assoluta inattendibilità del dato e chi aveva pensato ad un anticipo dei pesci del 1° Aprile .

Il nostro gruppo non è saltato subito sulla notizia pur avendo la chiara sensazione di una bufala ma è andato a controllare i dati da fonti ufficiali giusto per informare correttamente i cittadini.

 

Dai dati avuti dalla Provincia, ne scaturiscono i seguenti numeri:

arrivi 2017  20.517            arrivi 2018   21.045       +2,5%

presenze 2017   65.955   presenze 2018    92.400

soggiorno medio 2017    3.21          soggiorno medio  2018     4,39

 

Il tutto però è derivato da due episodi una tantum: a Maggio “Netflix” e a Febbraio una gara di mountain bike.  

Nei mesi di aprile, giugno, luglio e agosto, il flusso ha invece subito una flessione.

Inoltre c’è un dato assolutamente non trascurabile: a giugno 2017 è entrato in vigore il D.L. 50/2017 in cui vengono obbligati anche gli affittuari di appartamenti a registirare presenze e a pagare la tassa di soggiorno e quindi nel 2018 si saranno messi in regola tutta una serie di appartamenti affittati e quindi nonostante questo dato il 2018 ha registrato nella maggior parte dei mesi un dato in flessione.

Ovviamente le sopra citate considerazioni ci testimoniano purtroppo un peggioramento dell’andamento del turismo che non può che rattristarci ma ci meraviglia e ci sconcerta che chi al timone di questo paese , anzichè allarmarsi e prendere provvedimenti, cerca di barare sui dati verso i cittadini non a conoscenza.

 

Quando gli amici di Massa Comune mi hanno proposto la ricandidatura alle prossime elezioni comunali, ho avuto mille pensieri; l’importanza dell’impegno, la mia età non più verdissima, il taglio di tanti hobbies che mi aiutano a vivere e sostituire il lavoro che ho tanto amato.

Il giorno successivo ero già a lavorare per costruire un progetto fatto stavolta non di numeri ma di idee.

Quel progetto pian piano ha preso forma ma ha dei punti fissi e indiscutibili : lavorare per i miei concittadini, lavorare molto, lavorare bene per far fare al paese un cambio di passo e soprattutto lavorare senza condizionamenti di partiti, senza giochini tipici dei politicanti.

Il progetto può partire solo dopo aver ben visionato lo stato in cui versa il paese e pensando di far capire a tutti i cittadini quali condizioni ci sono da recuperare.

In campagna elettorale spesso, e Massa non fa eccezione, ci si autocelebra per quello che si è fatto, si nasconde quello che non si è fatto e si addossa agli altri la responsabilità di ciò che non funziona.

Insomma, in campagna elettorale Pinocchio torna sempre di moda.

Tornando al progetto, si è reso indispensaile mettere insieme gente preparata, vogliosa e pronta a combattere.

Quando settimanalmente ci incontriamo, il gruppo è sempre più folto e sempre più bravo.

Non abbiamo ancora chiuso la lista, ma quel che c’è è entusiasmante e fa sognare.

Negli occhi dei/delle più giovani c’è entusiasmo, e i più esperti rispondono senza arretrare.

Siamo nel mezzo del cammin ma la struttura portante c’è e quindi…

RINCORRIAMO QUESTO SOGNO!

 

I vari schieramenti politici per tradizione sono individuabili con colori, per FI azzurro, per M5S giallo, per PD rosso, per la Lega verde etc, una distinzione che dà praticità, che i ndividua facilmente e così via.

Tutto questo ha un senso per grandi territori e grandi masse, e se ne perde il significato se si scende a comunità sotto 10.000 abitanti.

Intendo dire che nell’ambito di piccole comunità i cittadini si conoscono tutti e quello che si possono augurare è che poche persone stimate e animate da sensazioni positive, prive di aspirazioni carrieristiche, trasparenti e al tempo stesso di buona esperienza e capacità (esperienza di vita e non di partito) si mettano insieme per aiutare la propria cittadina.

Fa discutere per alcuni in senso positivo per altri in senso scandalistico, che Massa Comune apra ad altre forze;

tutto questo ha un significato ben preciso, vale a dire aprire lo scenario e facilitare il reclutamento di persone valide.

Non voglio assolutamento scendere in polemica con coloro che vanno a vedere quando recluti una persona se il proprio nonno votava PCI o Movimento Sociale; è un sintomo di arretratezza culturale che non aiuta.

Per questo motivo da un pò ho preso a dire che il bene non ha colore, perchè così è.

Siamo appena a Febbraio e già la campagna elettorale si infiamma per qualcuno.

Per quanto mi riguarda, dopo aver fatto un pò lo spettatore, molta gente mi ha chiesto ed invitato a rientrare in pista e dopo non breve riflessione ho accettato.

Ovviamente la decisione prevedeva alcune condizioni ed in particolare la ricerca di un gruppo di persone valide per costruire un progetto.

Il reclutamento non è stato e non è facile per cui sto lavorando con impegno alla costruzione della squadra.

In questo particolare momento della politica italiana, molti sono stati i cambiamenti e ancor di più sono cambiati i numeri delle forze in campo.

Pur mantenendo lo spirito civico della lista non è possibile non vedere che cosa succede nei partiti e di conseguenza non è stato difficile notare il momento di particolare difficoltà del PD e lo smarrimento di tutti coloro che ne sono rimasti delusi così come è stato possibile vedere il crescente entusiasmo di forze crescenti.

In questo quadro però noi dobbiamo pensare a Massa; lo stato di degrado è sotto gli occhi di tutti, non passi una sola volta di Piazza illeso dai soli commenti: che desolazione, non c’è più nessuno, i negozi chiudono etc etc.

Curare questo malato, senza star ad elencare le patologie, è impresa ardua e quanto meno di lunga durata e in ogni modo è impresa che deve essere affrontata da gente capaci .

In una comunità dove il 45% è di ultrasessantacinquenni che non si sono mai occupati di politica, il 20% è di giovanissimi ancora poco consapevoli di cio che li circonda e un’altra bella fetta di gente impegnata duramente alla propria vita lavorativa per tirare in fondo al mese, non è facile mettere insieme un gruppo che abbia tempo, capacità e voglia per occuparsi della gestione del proprio Comune e di conseguenza la costruzione del gruppo è lenta e attenta.

Reclutare gente valida non significa escludere a priori persone che votano Lega, FI, F.lli d’Italia, Repubblicani o che in passato hanno votato PD; serve reclutare persone serie che amino Massa e per essa vogliano lavorare .

Tutte le polemiche ormai in atto, attacchi personali, reazioni isteriche, sono solo segni di debolezza, segnali che qualcosa potrebbe cambiare, mi verrebbe da dire segnali che indicano dei piccoli uomini.

Lasciamo a chi vuol urlare la possibilità di farlo; noi continuiamo a lavorare per creare il nostro progetto senza rispondere alle provocazioni; i cittadini sapranno giudicare.

 

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A distanza di undici mesi esatti la Suprema Corte di Cassazione, sez. III penale (Pres. Di Nicola, Rel. Ramacci), con la sentenza n. 51600 depositata il 15 novembre 2018 torna ad esprimersi in ordine alla classificazione di bassa sismicità ai sensi e per gli effetti degli articoli 83 e 94 del Testo unico dell’edilizia.

Nella sentenza qui in commento il Collegio ha innanzi tutto voluto pienamente condividere gli approdi a cui era giunto il Collegio giudicante (Pres. Fiale, Rel. Liberati) nella antesignana pronuncia n. 56040/2017, allorquando fu affermato che all’indomani della OPCM 3274/2003, in assenza di definizioni legislative (ovviamente statali), solo la zona sismica 4 poteva essere qualificata a bassa sismicità.

La novità di questa sentenza risiede nell’aver stabilito che (non solo nella 3, ma) anche nella zona sismica 4 può necessitare l’autorizzazione preventiva qualora la regione abbia introdotto anche in queste aree l’obbligo di progettazione antisismica.

La decisione è decisamente magnanima, atteso che la Corte costituzionale nella sentenza n. 182/2006, avendo prima equiparato il deposito progetto ex art. 93 TUE alla denuncia di inizio attività, per poi statuire che all’indomani della legge 80/2005, riformatrice della DIA (oggi SCIA), il legislatore non consente più di operare nelle zone sismiche con procedure semplificate, ha chiaramente sgombrato il campo da ogni possibilità di iniziare un’attività edilizia in ogni zona sismica senza la preventiva autorizzazione ex art. 94 TUE.

A ben vedere non è stato finora adeguatamente valorizzato l’inciso “… all’uopo indicate …” contenuto nell’eccezione (perciò di stretta interpretazione) alla regola di munirsi di autorizzazione preventiva in tutte le zone sismiche.

Invero, il legislatore ha stabilito – con norma espressa, perciò non obliterabile – come non sia sufficiente la qualificazione di zona a bassa sismicità (quindi zona 4) per potervi iniziare opere senza la preventiva autorizzazione, essendo necessario che il decreto di classificazione sismica contenga un’espressa disposizione derogatoria (concertata tra Ministeri e Regione) alla regola generale.

Ecco, così, che la decisione della Corte costituzionale n. 182/2006 trova coerenza con la non dichiarata abrogazione implicita in parte qua, per effetto dell’entrata in vigore della legge 80/2005, della disposizione eccezionale ex art. 94 TUE.

Da qui l’irrilevanza che la regione abbia introdotto l’obbligo di progettazione tecnica antisismica per poter considerare necessaria l’autorizzazione sismica anche in zona 4, atteso che il legislatore, a mezzo dell’OPCM 3274/2003, ha attribuito all’Ufficio regionale del Genio Civile ogni valutazione tecnica in ordine alla rispondenza del progetto alle norme tecniche costruttive ex artt. 52 e 83 TUE (sia quelle generali, sia quelle contenenti particolari prescrizioni di calcolo antisismico).

In sostanza, procedendo a riclassificare interamente il territorio nazionale, così eliminando le zone sismicamente non classificate, unitamente a confermare l’obbligo del deposito progetto ex art. 93 TUE in tutte le zone sismiche (come ha ribadito la sentenza qui in commento), il legislatore ha trasferito dai Comuni agli Uffici regionali del Genio Civile l’onere di verificare (nelle zone in precedenza non qualificate sismiche) il rispetto delle norme tecniche ex art. 52 TUE, quelle generali, anche nelle zone 4 (siano esse assoggettate, o meno, dalle regioni all’obbligo di osservanza delle NTC).

Un trasferimento di funzione obbligato, atteso che i Comuni, in ispecie quelli di minime dimensioni, non hanno a capo dell’Ufficio un tecnico legalmente competente (ingegnere o architetto) che poteva dare al cittadino quell’idonea garanzia sull’effettivo rispetto delle NTC ovverosia che la costruzione che l’ente locale andava ad acconsentire non fosse pericolosa per la pubblica incolumità (v. Cons. Stato, n. 3505/2011). Sia consentito rimandare a http://www.lexambiente.it/materie/urbanistica/184-dottrina184/7311-urbanistica-statica-e-sicurezza-delle-costruzioni.html.

Per questi motivi è auspicabile che la Suprema Corte di Cassazione, qualora ritorni sull’argomento, esamini funditus l’eccezionale disposizione derogatoria ex art. 94 DPR 380/2010. E ciò anche perché in zona sismica, come detto più volte dalla giurisprudenza, lo speciale titolo abilitativo sismico è condizione d’efficacia di quello comunale, in difetto del quale le opere realizzate sono abusive e incommerciabili.

 

Sul Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2018 è stato pubblicato un articolo riguardante un nuovo condono edilizio per le abitazioni di Ischia in guisa che possano ricevere gli aiuti di Stato per la ricostruzione delle abitazioni danneggiate dal terremoto del 2017.

Con un emendamento al decreto Emergenze presentato dai relatori Gianluca Rospi (M5s) e Flavio Di Muro (Lega), introdotto in commissione Ambiente e Trasporti, verrà stabilito che le procedure di sanatoria già richiesta ai sensi delle leggi 47/1985 e 724/1994, nonché ai sensi del decreto legge 269/2003, dovranno essere chiuse entro sei mesi.

Sennonché è notorio che oltre il 90% delle istanze dei tre condoni edilizi sono state presentate, sin dall’inizio, incomplete dei documenti essenziali prescritti dall’art. 35, terzo comma, lettere a), b), c), d) della legge 47/1985. Né sono stati presentati, ad integrazione della domanda, entro il termine di 120 giorni stabilito dal decimo comma del medesimo articolo.

E’ principio di diritto consolidato che l’art. 2934 del codice civile, in ordine alla prescrizione dei diritti se non esercitati nei termini stabiliti dalla legge, deve essere applicato anche nei rapporti con la pubblica amministrazione (Cons. Stato, adunanza plenaria, n. 8/2017) e, quindi, deve essere applicato anche alle istanze di condono edilizio, le quali non possono procedere se l’interessato non abbia prodotto un’istanza di sanatoria completa ab origine dei documenti prescritti dall’art. 35, terzo comma, L. 47/1985 oppure non l’abbia integrata nel termine decadenziale di 120 giorni. Con la conseguenza che, ricorrendo tali casi, il Comune è obbligato ad adottare il provvedimento di archiviazione (ex multis: Cons. Stato, n. 1239/2011; n. 5500/2011; n. 5884/2012).

Diversamente, statuisce il Consiglio di Stato nelle pronunce citate, il Comune opererebbe una illecita resurrezione di un procedimento morto ex lege.

Ebbene, non solo i Comuni, nei trentatre anni (come quelli di Cristo) che sono trascorsi dal primo condono edilizio hanno rilasciato condoni edilizi in ordine a procedimenti di sanatoria morti per prescrizione del diritto ex art. 2934 c.c., ma addirittura ora ci si mette pure il Parlamento ad imitare i distratti comuni.

Sarebbe l’ora che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, cessasse con blasfeme imitazioni e si preoccupasse di sanare gli atti giuridici (compravendite ecc.) che sono stati compiuti sul falso presupposto che siano legittimi i condoni edilizi concessi dai comuni in ordine a procedimenti perenti ex lege.

In questo stato delle cose, il condono edilizio per Ischia ecc. non ha niente di dissimile dal corruttivo voto di scambio.

 

Ieri si è consumata una delle pagine più buie della nostra storia.

Mattarella, ignorando il volere popolare, ha ubbidito ai “poteri forti” dell’Europa e cancellato quel poco che restava della Democrazia italiana.


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