Archivi per la categoria ‘Varie’

 

Siamo alla fine della tornata elettorale in Sicilia e già prima dei risultati definitivi i politici di ogni schieramento si affannano a brindare, giustificare, interpretare e nessuno si azzarda a dare quello che ritengo sia l’unico commento da fare:

ha votato il 45% degli aventi diritto e quindi chi ha preso il 38% dei voti ha il 38% del 45%, vale a dire 18 % dei consensi dei cittadini aventi diritto al voto e quindi giù giù a scendere, il PD con il 20%, ha il 20% del 45%  vale a dire il 9% dei consensi.

Ma chi sono questi signori? Gente che non rappresenta nulla. Ma è chiaro che gli unici vincitori (55%) sono coloro che si sono stufati di questa classe politica e che quindi non vanno a votare? E’ chiaro che di questa povertà intellettuale nonchè poca trasparenza gestionale la gente non ne può più?

Dopo questi insuccessi, potremmo parlare solo di mandarli a casa tutti e ricominciare. Serve una rivoluzione, non armata ma rivoluzione se vogliamo ricostruire un paese che stà in piedi solo a forza di slogan insulsi. 

BELLA 22clicka per ingrandire

I BENI PAESAGGISTICI
INDIVIDUATI E TUTELATI IN BASE ALLA LEGGE

(Nota a Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza n. 4516/2017)

 

di Massimo Grisanti

  

Alcuni giorni or sono, la rivista Lexambiente ha pubblicato la sentenza in commento con la quale il Consiglio di Stato ha stabilito che le Zone A ex art. 2 D.M. 1444/1968 individuate negli strumenti urbanistici sono beni paesaggistici ex art. 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Il caso deciso riguarda un intervento nel centro storico di Francavilla Fontana che, dietro informazioni assunte presso l’ufficio tecnico dell’ente locale, non è vincolato per decreto, né per legge.

In sostanza, il Consiglio di Stato ha affermato che all’indomani dell’approvazione del Codice le zone A sono vincolate in base alla legge a termini dell’art. 136, c. 1, del D.Lgs. 42/2004: e per l’effetto, ai sensi dell’art. 25 del regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357, il dirigente comunale non può rilasciare il permesso di costruire “… se non previo favorevole avviso della competente (regia) Soprintendenza …”.

L’affermazione, a parere dello scrivente, è l’approdo finale di un ragionamento che parte dalla seguente statuizione di principio contenuta nell’art. 2 del Codice: “… Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge”.

Non utilizzando la locuzione “in base alla presente legge”, oppure “in base al Codice”, il legislatore ha voluto affermare che, oltre a quelli indicati all’art. 134, vi sono beni immobili che l’ordinamento dichiara di notevole interesse pubblico, o che lo possono essere, al di fuori delle procedure di cui agli articoli 138 e ss. o di elaborazione del piano paesaggistico: ai quali, ai sensi dell’art. 9 della Costituzione, deve essere accordata adeguata tutela.

Una dichiarazione evidentemente avvenuta, o da farsi dopo l’entrata in vigore del Codice, a mezzo di atti amministrativi generali di natura regolamentare.

E poiché il Codice altro non è che il punto di arrivo di una complessa attività di conservazione del patrimonio culturale nazionale, si ritiene necessario, per comprendere in appieno il ragionamento svolto, ripartire con l’esame dal primo provvedimento legislativo organico ovverosia dalla legge n. 1497/1939.

All’art. 7 della L. 1497 il legislatore dispose che “i proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, dell’immobile, il quale sia stato oggetto di notificata dichiarazione o sia stato compreso nei pubblicati elenchi delle località non possono distruggerlo né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio a quel suo esteriore aspetto che è protetto dalla presente legge. Essi, pertanto debbono presentare i progetti dei lavori che vogliano intraprendere alla competente Regia Soprintendenza e astenersi dal mettervi mano sino a tanto che non ne abbiano ottenuta l’autorizzazione”.

Siffatto obbligo di autorizzazione, e quindi la tutela paesaggistica dei beni, iniziava a decorrere dal momento di pubblicazione all’albo pretorio comunale dell’elenco delle bellezze individuate dalla Commissione provinciale, a cui, come è noto, seguiva sia il periodo delle opposizioni, sia il provvedimento conclusivo ministeriale con il quale il bene veniva dichiarato di notevole interesse pubblico.

Quindi, l’ordinamento conosce sin dal 1939 l’immediata tutela di beni immobili di notevole interesse paesaggistico in potenza (che possono anche non divenire stabilmente tali a seguito dell’accoglimento delle opposizioni o del rifiuto ministeriale di accogliere la proposta della Commissione).

In termini non dissimili dispone l’attuale art. 146 del Codice: “… i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell’articolo 142, o in base alla legge, a termini degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione …”. Infatti, l’art. 136 del Codice dispone che “… sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico … i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici …”.

Il caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale trova conformità (a termini) nei requisiti richiesti dall’art. 2 del D.M. 1444/1968 affinché il Comune e la Regione – quest’ultima quale Ente preposto, dalle disposizioni di principio fondamentale della legge statale, all’approvazione del P.R.G. a mezzo di apposito decreto del potere esecutivo con il quale, ex art. 10, c. 2, lett. c) della L. 1150/1942 e s.m.i., viene assicurata “… la tutela del paesaggio e di complessi storici, monumentali, ambientali ed archeologici …” – possano legittimamente qualificare parti del territorio comunale quali zone territoriali omogenee A (centri e nuclei storici ed aree contermini) e, per l’effetto, sottoporle a specifica disciplina.

Pertanto, per le parti di territorio ivi individuate Zone A, l’atto approvativo dei piani regolatori generali porta seco la dichiarazione di interesse paesaggistico che, ai sensi del combinato disposto dell’art. 2, c. 3, e dell’art. 136, comporta la loro tutela nelle forme previste dagli articoli 146 e 167 del Codice.

Né osta a tale ricostruzione il fatto che all’articolo 143 del Codice niente venga detto in ordine al contenuto del piano paesaggistico, atteso che, per espressa disposizione di legge, il contenuto ivi indicato è quello minimo.

Del resto non si vede perché la Regione possa dichiarare un bene singolo di notevole interesse pubblico a mezzo del procedimento delineato dall’articolo 138 e ss. del Codice, ma ciò non potrebbe avvenire, in base alla legge (artt. 2 e 136 D.Lgs. 42/2004 nonché artt. 7, 10 e 41 quinquies L. 1150/1942 in correlazione all’art. 2 D.M. 1444/1968), a mezzo dell’approvazione dello strumento urbanistico generale, atteso che quest’ultimo viene formato previa partecipazione popolare e contiene le norme di attuazione quali specifiche prescrizioni d’uso (analoghe a quelle ex art. 138 del Codice).

Non si dimentichi che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 379/1994, ha statuito che “… la riferita concezione “dinamica” del paesaggio, e la più ampia apertura del concetto di urbanistica, hanno avuto per risultato una sorta di mutualità integrativa, per effetto della quale la tutela dei valori paesaggistico-ambientali si realizza anche attraverso la pianificazione urbanistica …”.

Pertanto non è così irragionevole che nel delineato sistema pan-paesaggistico il legislatore statale abbia previsto la tutela dei centri e nuclei storici individuati dagli strumenti urbanistici – che fanno dell’Italia il paese più bello al mondo e che costituiscono complessi identitari della popolazione – a mezzo di disposizioni di tutela diretta per legge fino a quando, a mezzo di apposito decreto, venga accertato essere insussistente quel caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale che è il presupposto per la sottoposizione del complesso di beni immobili alle disposizioni di tutela del Titolo I della Parte III del Codice.

Infine, si evidenzia che così come sono sottoposti a tutela i centri e nuclei storici, altrettanto lo sono i beni di cui alle lettere a) e b) del Codice, le cui peculiari caratteristiche sono state accertate a mezzo di disposizioni di legge o atti generali.

 •

SICUREZZA STATICA DEGLI EDIFICI
CONDOMINIO E DIRITTO DI COSTRUIRE

(Nota a Cassazione, Sez. II civile, ordinanza n. 20288/2017)

 

di Massimo Grisanti

  

Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. II civile (Pres. Bruno Bianchini, Rel. Antonio Scarpa) è tornata sull’argomento del diritto di sopraelevazione in fabbricati condominiali.

I Giudici hanno ribadito che è imprescrittibile l’azione di accertamento negativo tendente a far valere l’inesistenza del diritto a sopraelevare quando le condizioni statiche dell’edificio non consentono l’addizione. Ciò perché l’inidoneità della struttura esistente a sopportare carichi aggiuntivi fa mancare il presupposto del diritto a sopraelevare.

Il caso portato all’esame degli Ermellini riguarda un’addizione edilizia che ha inciso sui carichi permanenti e sui sovraccarichi accidentali del fabbricato, con conseguente pregiudizio statico.

I Giudici hanno statuito che “… le condizioni statiche dell’edificio rappresentano un limite all’esistenza stessa del diritto di sopraelevazione, e non già l’oggetto di verificazione e di consolidamento per il futuro esercizio dello stesso, limite che si sostanzia nel potenziale pericolo per la stabilità del fabbricato derivante dalla sopraelevazione …”.

Con la mente agli eventi sismici e ad altri crolli che, talvolta ipocritamente, vengono chiamati accidentali, appare evidente che colui che ha concausato un danno non può invocare risarcimenti se fosse consapevole o comunque abbia quanto meno colpevolmente ignorato che la propria iniziativa era contra legem. Conseguentemente, o si deve escludere qualsiasi valore all’art. 1120, secondo comma, del codice civile o si deve negare che finanche l’affidamento riposto su progetti meramente depositati all’Ufficio del Genio Civile, ovverosia non autorizzati dal dirigente regionale a seguito di positivo accertamento dell’inesistenza di pregiudizi alla staticità dei fabbricati oggetto d’intervento, sia meritevole di tutela risarcitoria.

In un Paese ove secondo le ultime statistiche sono sicure solamente il 2% delle costruzioni, la sentenza in commento non può non aprire la questione della colpevole negligenza dei funzionari e tecnici istruttori comunali i quali, a vario titolo, consentono l’inizio di lavori di sconosciuta pericolosità per la sicurezza delle persone e delle cose rispetto ai fattori di rischio connessi all’utilizzazione e alla modificazione dei fabbricati.

Ricordando, ancora una volta, che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 182/2006, prima ha equiparato il deposito progetto ex art. 93 d.P.R. 380/2001 alla denuncia di inizio attività, poi ha statuito che all’indomani delle modifiche apportate dal D.L. 35/2005, convertito con la L. 80/2005, non è più possibile operare con forme semplificate in zone sismiche, necessitando sempre la preventiva autorizzazione ex art. 94 T.U.E., si ritiene che ai Pubblici Ministeri e ai Giudici penali – se davvero sono soggetti solo alla legge – l’ordinamento imponga di contestare l’abuso edilizio in tutti i casi in cui, in qualunque zona sismica, vengono eseguiti lavori senza la preventiva speciale autorizzazione rilasciata dal dirigente dell’Ufficio del Genio Civile.

Autorizzazione sismica che, secondo l’insegnamento della Suprema Corte ribadito nella sentenza in commento, ha effetto costitutivo del diritto ad edificare in testa a ciascun condomino sia in caso di sopraelevazione, sia in caso di interventi incidenti sulla statica del fabbricato (i quali non sono solamente quelli che interessano le strutture propriamente portanti, ma anche qualsiasi intervento eccedente la manutenzione ordinaria e finanche i mutamenti di destinazione d’uso senza opere per effetto dei quali con l’uso dei locali vengono aggiunti sovraccarichi accidentali sulle strutture).

Inoltre, ad avviso dello scrivente deve essere rimeditato l’orientamento giurisprudenziale che attribuisce al titolo abilitativo sismico la natura di elemento integrativo dell’efficacia di quello urbanistico-edilizio, atteso che il diritto ad edificare non esiste in capo al richiedente se non viene accertato che l’intervento progettato non arreca pregiudizio alla statica dell’immobile. Pertanto, l’istanza di permesso di costruire non è procedibile, e la SCIA è inaccettabile, in assenza dell’autorizzazione sismica perché non risponde al vero, in quanto non accertato dalla P.A., che l’interessato è titolare dello ius aedificandi (non essendo bastevole rivestire la qualifica di proprietario dell’immobile).

Infine, lo scrivente ritiene inaccettabile – e contrario all’interesse pubblico – che possa essere un libero professionista (ingegnere o architetto), in luogo del dirigente dell’Ufficio del Genio Civile, a dare al cittadino – a mezzo del mero progetto depositato ex art. 93 T.U.E. – quell’idonea garanzia sull’effettiva rispondenza a legge di lavori che, nel caso in cui arrecassero pregiudizio alla statica dei fabbricati, sono potenzialmente causativi di risarcimenti statali in caso di sisma (per non dire delle ingentissime spese di protezione civile, sanitarie e quant’altro che vengono ad insorgenza dopo i terremoti nel nostro fragile, ipocrito e irresponsabile Paese).

  

035_001 

L’agiografia di Cerbonio si deve alle memorie del quasi contemporaneo – poi Papa – San Gregorio Magno.

Oriundo dell’Africa settentrionale e figlio di genitori cristiani, Cerbonio fu ordinato sacerdote dall’Arcivescovo – poi Santo – Regolo che seguì nella fuga dalle persecuzioni dei Vandali ariani per approdare fortunosamente sulle coste toscane.

Divenuto Vescovo di Populonia, a sua volta, Cerbonio fu condannato da Totila ad essere sbranato da un orso; l’animale, però, al suo cospetto si ammansì e ciò gli consentì di recuperare la libertà.

Fu convocato a Roma dal Papa per rispondere alle accuse dei suoi diocesani che si lamentavano per il fatto che celebrava la Messa del mattino troppo presto.

Durante il cammino, Cerbone si accorse di non avere nulla da dare al Pontefice; pertanto, alla vista di alcune oche selvatiche, pensò di risolvere il problema portandole con sé per donarle al Papa.

Proprio le oche sono divenute il suo attributo iconografico.

Cerbonio riferì che la sua abitudine di celebrare la Messa di buon’ora era dovuta al fatto che, così facendo, riusciva a farsi accompagnare da un coro di angeli; riuscì addirittura a dimostrarlo, tanto che il Pontefice si alzò in piedi per omaggiarlo e farlo Santo.

Da allora, e a tutt’oggi succede, è tradizione che il Pontefice si alzi un attimo dal seggio quando riceve la visita del Vescovo di Populonia e Massa.

Con l’avvento dei Longobardi Cerbone si rifugiò all’Elba, esprimendo il desiderio di essere comunque sepolto a Populonia.

Alla sua morte (575 ca.) tale desiderio fu rispettato e una tempesta miracolosa celò alla vista dei Longobardi l’imbarcazione che trasportava la salma del Santo.

 

LOCANDINA DEFIBRILLATORE

63-17clicka per ingrandire

Il mouse del mio MAC è dispettoso.

Si è bloccato sulla DELIBERA DI GIUNTA COMUNALE n.97 del 01.08.2016.

In tale data, la Giunta Comunale di Massa Marittima ASSUNSE QUELLA SOLA DECISIONE.

UN’UNICA DECISIONE, per di più molto veloce da prendere…

Deliberò di proseguire con l’utilizzo temporaneo congiunto (col Comune di Roccastrada) della Dott.ssa Angela Monticini, quale Responsabile del settore 2, fino al 30.09.2016.

EBBENE: DA CERTIFICAZIONE A FIRMA DEL SEGRETARIO COMUNALE RUBOLINO, QUELLA RIUNIONE INIZIO’ ALLE 7,30 E FINI’ ALLE 18,30.

Ovvero durò UNDICI ORE…

01.08.2016 evidclicka per ingrandire

22•

SOFFERMATEVI SULLA DURATA DELLE RIUNIONI
(questo è solo un esempio – c’è anche di peggio)

POI VI SPIEGHEREMO L’ARCANO…

GIUSTIFICATIVI 2 PAGclicka per ingrandire

L’appello del Pontefice nella prefazione del libro del cardinale Turkson: «Dobbiamo unirci per combattere questa bestemmia, questo cancro che sta logorando le nostre vite. La Chiesa non deve avere paura di purificare se stessa»

La corruzione, nella sua radice etimologica, definisce una lacerazione, una rottura, una decomposizione e disintegrazione. Sia come stato interiore sia come fatto sociale, la sua azione si può capire guardando alle relazioni che ha l’uomo nella sua natura più profonda. L’essere umano ha, infatti, una relazione con Dio, una relazione

con il suo prossimo, una relazione con il creato, cioè con l’ambiente nel quale vive. Questa triplice relazione — nella quale rientra anche quella dell’uomo con se stesso — dà contesto e senso al suo agire e, in generale, alla sua vita.

 

CORRUZIONE – Quando l’uomo rispetta le esigenze di queste relazioni è onesto, assume responsabilità con rettitudine di cuore e lavora per il bene comune. Quando invece egli subisce una caduta, cioè si corrompe, queste relazioni si lacerano. Così, la corruzione esprime la forma generale della vita disordinata dell’uomo decaduto. Allo stesso tempo, ancora come conseguenza della caduta, la corruzione rivela una condotta anti-sociale tanto forte da sciogliere la validità dei rapporti e quindi, poi, i pilastri sui quali si fonda una società: la coesistenza fra persone e la vocazione a svilupparla. La corruzione spezza tutto questo sostituendo il bene comune con un interesse particolare che contamina ogni prospettiva generale. Essa nasce da un cuore corrotto ed è la peggiore piaga sociale, perché genera gravissimi problemi e crimini che coinvolgono tutti. La parola «corrotto» ricorda il cuore rotto, il cuore infranto, macchiato da qualcosa, rovinato come un corpo che in natura entra in un processo di decomposizione e manda cattivo odore.

ALL’ORIGINE DELL’INGIUSTIZIA – Cosa c’è all’origine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Cosa, all’origine del degrado e del mancato sviluppo? Cosa, all’origine del traffico di persone, di armi, di droga? Cosa, all’origine dell’ingiustizia sociale e della mortificazione del merito? Cosa, all’origine dell’assenza dei servizi per le persone? Cosa, alla radice della schiavitù, della disoccupazione, dell’incuria delle città, dei beni comuni e della natura? Cosa, insomma, logora il diritto fondamentale dell’essere umano e l’integrità dell’ambiente? La corruzione, che infatti è l’arma, è il linguaggio più comune anche delle mafie e delle organizzazioni criminali nel mondo. Per questo, essa è un processo di morte che dà linfa alla cultura di morte delle mafie e delle organizzazioni criminali. C’è una profonda questione culturale che occorre affrontare. Oggi molti non riescono anche solo a immaginare il futuro; oggi per un giovane è difficile credere veramente nel suo futuro, in qualunque futuro, e così per la sua famiglia. Questo nostro cambiamento d’epoca, tempo di crisi molto vasta, ritrae la crisi più profonda che coinvolge la nostra cultura. In questo contesto va inquadrata e capita la corruzione nei suoi diversi aspetti. Ne va della presenza della speranza nel mondo, senza la quale la vita perde quel senso di ricerca e possibilità di miglioramento che la rende tale.

L’UOMO VA VISTO IN OGNI SUO ASPETTO – In questo libro il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, oggi prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e già presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, spiega bene la ramificazione di questi significati di corruzione, e lo fa concentrandosi in particolare sull’origine interiore di questo stato che, appunto, germoglia nel cuore dell’uomo e può germogliare nel cuore di tutti gli uomini. Siamo, infatti, tutti molto esposti alla tentazione della corruzione: anche quando pensiamo di averla sconfitta, essa si può ripresentare. L’uomo va visto in ogni suo aspetto, non va scisso a seconda delle sue attività, e così la corruzione va letta — come si legge in questo libro — tutta insieme, per tutto l’uomo, sia nelle sue espressioni di reato sia in quelle politiche, economiche, culturali, spirituali. Nel 2016 si è concluso il Giubileo straordinario della misericordia. La misericordia permette di superarsi in spirito di ricerca. Cosa avviene se ci si arrocca in se stessi e se il pensiero e il cuore non esplorano un orizzonte più ampio? Ci si corrompe, e corrompendosi si assume l’atteggiamento trionfalista di chi si sente più bravo e più scaltro degli altri. La persona corrotta, però, non si rende conto che si sta costruendo, da se stessa, la propria catena. Un peccatore può chiedere perdono, un corrotto dimentica di chiederlo. Perché? Perché non ha più necessità di andare oltre, di cercare piste al di là di se stesso: è stanco ma sazio, pieno di sé. La corruzione ha, infatti, all’origine una stanchezza della trascendenza, come l’indifferenza.

L’IDENTITÀ E IL CAMMINO DELLA CHIESA – Il cardinale Turkson — come si comprende da questo dialogo che via via si snoda secondo un itinerario preciso — esplora i diversi passaggi nei quali nasce e si insinua la corruzione, dalla spiritualità dell’uomo fino alle sue costruzioni sociali, culturali, politiche e anche criminali, ponendo insieme questi aspetti anche su quel che più ci interpella: l’identità e il cammino della Chiesa. La Chiesa deve ascoltare, elevarsi e chinarsi sui dolori e le speranze delle persone secondo misericordia, e deve farlo senza avere paura di purificare se stessa, ricercando assiduamente la strada per migliorarsi. Henri de Lubac scrisse che il pericolo più grande per la Chiesa è la mondanità spirituale — quindi la corruzione — che è più disastrosa della lebbra infame. La nostra corruzione è la mondanità spirituale, la tepidezza, l’ipocrisia, il trionfalismo, il far prevalere solo lo spirito del mondo sulle nostre vite, il senso di indifferenza. Ed è con questa consapevolezza che noi, uomini e donne di Chiesa, possiamo accompagnare noi stessi e l’umanità sofferente, soprattutto quella che più è oppressa dalle conseguenze criminali e di degrado generate dalla corruzione.

CRISTIANI COME FIOCCHI DI NEVE – Mentre scrivo mi trovo qui in Vaticano, in luoghi di una bellezza assoluta, nei quali l’ingegno umano ha cercato di elevarsi e trascendere nel tentativo di far vincere l’immortale sul caduco, sul corrotto. Questa bellezza non è un accessorio cosmetico, ma qualcosa che pone al centro la persona umana perché essa possa alzare la testa contro tutte le ingiustizie. Questa bellezza deve sposarsi con la giustizia. Così, dobbiamo parlare di corruzione, denunciarne i mali, capirla, mostrare la volontà di affermare la misericordia sulla grettezza, la curiosità e creatività sulla stanchezza rassegnata, la bellezza sul nulla. Noi, cristiani e non cristiani, siamo fiocchi di neve, ma se ci uniamo possiamo diventare una valanga: un movimento forte e costruttivo. Ecco il nuovo umanesimo, questo rinascimento, questa ri-creazione contro la corruzione che possiamo realizzare con audacia profetica. Dobbiamo lavorare tutti insieme, cristiani, non cristiani, persone di tutte le fedi e non credenti, per combattere questa forma di bestemmia, questo cancro che logora le nostre vite. È urgente prenderne consapevolezza, e per questo ci vuole educazione e cultura misericordiosa, ci vuole cooperazione da parte di tutti secondo le proprie possibilità, i propri talenti, la propria creatività.

 

© 2017 LIBRERIA EDITRICE VATICANA
© 2017 RIZZOLI LIBRI

Leggete con attenzione la nota di cui al post precedente.

Con essa, trasmettendola – per conoscenza – al Sindaco, il Comandante della Polizia Locale risponde al Consigliere Galeotti (che lo aveva interpellato con puntiglio…).

Poiché gli uffici preposti non avrebbero dovuto accettare il pagamento dei canoni di occupazione per l’anno 2017, è chiaro che il Sindaco NON ABBIA VIGILATO sul corretto funzionamento degli uffici e dei servizi.

Il Procuratore della Repubblica avrebbe il dovere di indagare sul comportamento del Comandante della Polizia municipale, del Responsabile del Settore 6 e sul Responsabile del Servizio Tributi (Settore 2): costoro, con azioni omissive e commissive tra loro convergenti, hanno consentito che venisse disattesa la direttiva impartita dall’arch. Assuntina Messina di non concedere né rinnovare ulteriori concessioni di suolo pubblico in assenza dell’autorizzazione monumentale.

Volevate la prova che il Sindaco fosse un BUGIARDO?

ECCOLA!

Addirittura un anno fa esatto – rispondendo all’istanza che potrete leggere QUI – la Polizia Locale affermava di essere a conoscenza delle irregolarità FATTE COMMETTERE agli esercenti cui è stato concesso il suolo pubblico.  Segue…
.

Risposta-01clicka per ingrandire


LO DICONO ANCHE LORO… CLICKA QUI

••

Massa Marittima / Poggibonsi   16.06.2017

 

Al Segretario del Comune di Massa Marittima

Agli Organi centrali del MIBACT


E per conoscenza:

Ai Consiglieri Comunali di Massa Marittima
Al Soprintendente di Siena, Grosseto e Arezzo
Al Comandante della Stazione Carabinieri di Massa Marittima
Al Procuratore della Corte dei Conti per la Regione Toscana
Al Procuratore della Repubblica di Grosseto

 

Riferimento:  Questione occupazione suolo pubblico di piazze e vie di Massa Marittima in assenza di autorizzazione ex art. 21 D.Lgs. 42/2004.

OGGETTO:  Istanza di accesso agli atti – Trasmissione quaderno degli appunti della riunione del 15/6/2017

 

Io sottoscritto Geom. Massimo Grisanti, a Voi noto, chiedo di ottenere copia:

  1. della deliberazione della Giunta comunale di Massa Marittima con la quale alcuni giorni or sono sono stati dati indirizzi all’Ufficio Edilizia e al Suap per il regolamento da concertare con la Soprintendenza (v. l’allegato quaderno degli appunti);
  2. della nota della Polizia municipale con la quale viene detto, a dire del Sindaco, che non vi sono esercizi da chiudere per la violazione (v. l’allegato quaderno degli appunti).

Chiedo agli Organi centrali del Mibact se il comportamento della Soprintendenza di Siena (come ha affermato il Sindaco) sia in linea con la Legge.

In particolare mi riferisco al fatto che, nonostante sia stata a conoscenza delle violazioni da oltre un anno, non è stata elevata alcuna sanzione (né si conosce se il Soprintendente o il funzionario di zona Arch. Grifo abbiano trasmesso la comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica di Grosseto).

Per non dire che è nota l’impossibilità di regolarizzare gli abusi commessi sui beni culturali (a differenza di quanto avviene per gli abusi minori perpetrati sui beni paesaggistici). Quindi se il suggerimento al Sindaco è stato dato dalla Soprintendenza la cosa grida vendetta attraverso il defenestramento di tali “cattivi consiglieri”.

Inoltre chiedo come possa essere possibile che il regolamento in divenire possa prende atto sic et simpliciter della situazione attuale: ciò significherebbe ridurre la tutela del patrimonio culturale ad essere subordinata agli interessi economici (e ciò non è possibile per costante giurisprudenza del Consiglio di Stato). Con evidente assenza di genuinità delle valutazioni di merito per la protezione del patrimonio culturale che devono essere effettuate ex ante.

Attendo una risposta da parte del competente Organo centrale del Mibact ai sensi del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (d.P.R. 62/2013).

.
Geom. Massimo Grisanti

Lo sa Comandante cosa più mi inquieta come cittadino del discorso che il Sindaco ha fatto ieri in sala consiliare?

Quella dichiarazione che FARA’ DI TUTTO per far arrivare gli Esercenti alla fine dell’anno così come stanno le cose.

Le chiedo, Comandante: «Lei, comprende il vero e genuino senso dell’affermazione?»

 

 

QUADERNO DEGLI APPUNTI

(Si premette che dell’incontro è stata fatta la registrazione ambientale)

 

Massa Marittima, 15/06/2017
 
Ore 21:15 – Inizia il Sindaco [Si riporta il succo dell’intervento].
Sono presenti – dice – circa la metà degli invitati (una cinquantina).
Relaziona il Sindaco, riferendo che vi sono stati esposti.
La questione è che le concessioni sono da molti anni vigenti, rinnovate tacitamente con il pagamento del canone.
Già nel 2015, la Soprintendenza ebbe a ricordare che occorreva l’autorizzazione monumentale per avere la concessione di suolo pubblico.
Di queste concessioni, molte sono state rilasciate senza tale obbligatoria autorizzazione.
La norma è fortemente disattesa. Molti comuni interpellati sono cascati dalle nuvole.
La Soprintendenza già lo scorso anno indicò quale percorso la regolarizzazione complessiva come il Comune di San Gimignano.
Avevamo fatto incontri con la Soprintendenza per la regolarizzazione cercando in qualche modo di prendere atto della situazione presente da molti anni.
L’altra alternativa che tuttavia il Comune non voleva percorrere è quella di mandare una sorta di disdetta formale dicendo che potevano essere rinnovate solamente quelle regolari.
Nelle ultime settimane ci sono stati esposti e sono qui presenti gli autori degli esposti inviati alla Procura, alla Soprintendenza.
Il 1° giugno la Soprintendenza ha fatto il sopralluogo e ha sollecitato l’adozione di provvedimenti per la regolarizzazione.
L’altro ieri abbiamo fatto un atto di indirizzo di Giunta dando direttive al Suap e all’Ufficio Urbanistica per avviare il procedimento del regolamento da fare.
Con la direttiva Bolkstein non è possibile rinnovare tacitamente le concessioni.
L’unica strada in questo momento è quella che le aziende debbano andare verso la procedura ordinaria più complessa e onerosa.
Il Sindaco consiglia di fare la regolarizzazione attraverso la stesura di una domanda da inviare alla Soprintendenza.
L’autorizzazione monumentale dura cinque anni.
Sapete che è stata chiesta la chiusura dei negozi, ma secondo la relazione della Polizia municipale non c’è alcun negozio da chiudere.
 
Ore 21:32 – Intervento dell’Ing. Beatrice Parenti (Responsabile del Settore 6 – Edilizia privata e Patrimonio) [Si riporta il succo dell’intervento]

A gennaio 2017 erano già in corso incontri con la Soprintendenza per la stesura del protocollo d’intesa.
Questa attività di concertazione era già avviata a gennaio 2017 e abbiamo raccolto l’invito a celermente confrontarsi sul regolamento di occupazione suoli pubblici.
La Soprintendenza ci ha fornito linee guida.
Abbiamo creato un team Edilizia-Suap per essere a disposizione degli Esercenti per avviare il percorso di regolarizzazione.

Intervento interruttivo del Sindaco [Si riporta il succo dell’intervento].

Siamo stati travolti dagli eventi (esposti, denunce, diffide) che non ci consentono di gestire il problema con tranquillità.

Riprende l’Ing. Parenti.

Siamo disponibili per gli Esercenti.

Interrompe nuovamente il Sindaco [Si riporta il succo dell’intervento].

I parametri del regolamento vanno costruiti in funzioni delle situazioni che ci sono. Occorre creare un regolamento che prenda atto della situazione esistente.
Eravamo convinti e lo siamo tuttora che occorre normare tutte queste situazioni.
Ad oggi il danno sarebbe molto più grosso se dovesse essere levato tutto, perché il Comune si vedrebbe destinatario di inevitabili numerose richieste di risarcimento per danni ingenti.
Questa pubblica amministrazione farà di tutto (lo ripete due o più volte, sottolineandolo con il tono della voce e la scansione delle parole) per arrivare alla fine dell’anno per le concessioni rilasciate.

Dopo aver sollevato la questione dell’occupazione sine valido titulo delle piazze e delle vie del centro storico,

a brevissimo verrà portata sul tavolo del Sindaco Giuntini, del Dirigente Ing. Parenti (Responsabile del patrimonio), del Dirigente dott. Donati (Responsabile Tributi) e del Segretario comunale dott. Rubolino (Responsabile della legalità dell’azione amministrativa),

un’altra spinosa questione posta a tutela del patrimonio culturale e dei beni comuni e beni demaniali.

 

AVVOCATURA DISTRETTUALE DELLO STATO 

 

Firenze, 21 febbraio 1938

Risposta a nota dell’11-1-1938 – n° H-60
Partenza n.1079 – Cons. 41403/12

  

OGGETTO:   MURA CASTELLANE. Manutenzione e condizione giuridica.

 

•••••

 

R. SOPRINTENDENZA ALL’ARTE MEDIOEVALE E
MODERNA PER LA TOSCANA II  –  SIENA

 

Motu-proprio, il 24 Marzo 1783, il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana stabilì che…

 

•••••

 

QUANDO LE PERSONE RIUSCIRANNO A COMPRENDERE
QUALE SIA IL FILO CHE UNISCE
“IL GLADIATORE” ALLA QUESTIONE PALESTINESE
E AL CONCETTO DI PROPRIETA’ PRIVATA
SAREMO DAVVERO UN PASSO AVANTI


Entra
Commenti recenti
IL NOSTRO SPOT
Categorie
GRAZIE PER LA VISITA