Archivi per la categoria ‘Storia di Massa’

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Come risulta dalle fonti documentarie, Agnolo di Ventura ebbe un ruolo di primo piano nella costruzione della fortezza di Massa Marittima effettuata per conto del Comune di Siena.

Apartire dalla prima metà del Duecento, Massa si era orientata sempre più verso un’alleanza con Siena che si fece garante nelle liti tra il Comune, gli Aldobrandeschi e i Pannocchieschi.

Nel 1274, fu istituito un patto di alleanza, rafforzato nel 1307 e conclusosi nel 1335, che segnò la devinitiva sottomissione politica di Massa alla Repubblica Senese.

L’interesse di Siena verso la città maremmana era dovuto principalmente alla ricchezza del distretto minerario che faceva capo ad essa.

Nel 1336, le autorità senesi acquisirono il castello vescovile di Montreregio e promossero la costruzione di un cassero (ovvero una fortificazione inglobata nella cinta muraria).

Sul ripiano tra la città Vecchia e la Città Nuova, i massetani avevano eretto la Torre del Candeliere [o Candelliere], simbolo del potere civico in contrapposizione a quello dei Vescovi.

La costruzione della Torre – recita un’iscrizione in essa – risale al 1228 quando era Podestà il pisano Tedice Malabarba.

Sull’angolo a destra si legge un’altra iscrizione, mutila, sotto la quale sono rappresentati due teste umane e, tra di esse, un pesce ed il collo di un’oca; variamente interpretata, essa si riferisce (secondo il Petrocchi) ai rappresentanti della giustizia cittadina.

A pianta quadrata, formata da grossi conci di pietra disposti a filetto, la Torre fu collegata mediante un ardito arco alla fortezza costruita dai senesi nel 1337.

Dopo la conquista senese, infatti, anche per assoggettare definitivamente i Massetani ribelli, i Senesi acquisirono il Castello e le sue adiacenze dal vescovo Galgano Pagliericci, in cambio del pagamento di un censo annuo, per erigervi una fortezza assunta a simbolo di sovranità sulla Maremma e per opporre una valida difesa contro le repubbliche rivali di Pisa e Firenze nonché, in caso di rivolta, contro gli stessi Massetani.

Con ogni probabilità, i lavori iniziarono nel 1337: il doppio recinto di mura in travertino ha un’ampiezza massima di 42 metri fino quasi a combaciare in corrispondenza della Porta alla Silici, dove la distanza tra le due cortine muratie è di appena quindici metri.

Queste mura circondarono anche il castello di Monteregio il quale, attestato fin dagli inizi del XII secolo come residenza vescovile, nel corso dei secoli, fu oggetto di svariati interventi, fino ad essere definitivamente trasformato, nel 1744, per iniziativa del granduca Francesco III dei Medici, ed adibito ad ospedale.

La realizzazione della fortezza produsse, di conseguenza, la netta separazione tra la città vecchia e la città nuova, collegate soltanto attraverso la Porta delle Silici.

Al di sopra dell’arco di questa porta è murata, infatti, un’iscrizione che riferisce della costruzione della fortezza avvenuta nel 1337; al di sopra di questa, lo stemma di Niccolò Spannocchi e la data “1524-25” ad indicare, probabilmente, i lavori di restauro effettuati in quegli anni; nparete sinistra di questa stessa porta si vede anche una porta murata che permetteva l’accesso alla torre senese.

Le mura, costruite con grossi blocchi squadrati in travertino e munite di torri quadrangolari come quella detta dei “senesi” presso la porta delle Silici, presentano un coronamento ad archetti guelfi (beccatelli) su entrambi i lati.

All’interno della piazza fu costruita una cisterna per l’approvvigionamento idrico della guarnigione ed una larga galleria che, pare, mettesse in comunicazione con la città vecchia, forse fino alle fonti dell’Abbondanza.

L’antica torre massetana del Candeliere fu unita al cassero senese mediante un ardito arco di collegamento, elemento quest’ultimo di grande originalità, che non trova paragoni in altre fortini cazioni dell’epoca.

I lavori furono condotti dai maestri senesi, i cui nomi compaiono nei documenti fin dal 1335, tra i quali Piero di Gregorio e soprattutto il più noto Agnolo di Ventura che viene qualifi cato come “maestro operaio per fortificare le fortezze di Massa” e al quale si deve probabilmente l’ideazione dell’intero complesso delle fortifi fazioni.

Di queste, oggi restano le cortine murarie mentre sono andate perdute le strutture all’interno della fortezza e delle quali posiamo avere un’idea attraverso le fonti iconografi che tra le quali alcuni disegni contenuti in un manoscritto del 1664 conservato nella Biblioteca di Arezzo.

Sull’area del castello di Monteregio si trovavano i Quartieri per il Capitano adiacenti la chiesa, la cisterna, il pozzo ed un’alta torre detta “il fuso”, recintato e con rivellino, mentre nella parte in piano della Lizza si trovavano i quartieri dei soldati e la strada sotterranea che portava alla città vecchia.

Queste strutture vennero probabilmente smantellate dopo la guerra di Siena ed infatti Bartolomeo Gherardini, nel 1676, fornisce una descrizione desolante del luogo.

Come già ricordato, anche il Castello di Monteregio andò completamente distrutto nel 1744 per fare posto all’Ospedale di Sant’Andrea costruito per volontà del Granduca Francesco III di Lorena (in sostituzione di due antichi ospedali posti nella città vecchia presso la Porta di Bufalona il primo e la Porta al Salnitro il secondo) e nuovamente ampliato nel 1845 da Leopoldo II.

Esso cessò di funzionare parzialmente nel 1895 quando il secondo piano fu destinato a “Ricovero di Mendicità” e totalmente abbandonato nella seconda metà del Novecento. Vasari afferma che Agostino e Agnolo sarebbero tornati a Siena l’anno 1338 dove “fu fatta con ordine e disegno loro la chiesa nuova di Santa Maria, appresso al Duomo Vecchio verso Piazza Manetti” ma il disegno del Duomo Nuovo si deve invece a Maestro Lando di Pietro, orafo ed architetto senese di bellissima fama. La chiesa fu cominciata nel 1339.

L’anno dopo, morto Lando, fu chiamato il maestro Giovanni di Agostino e fu proprio il padre Agostino in qualità di capo della bottega familiare a concedere il permesso ed il consiglio per la nomina del figlio a capomastro dell’opera del Duomo.

Questo evento fu di grande importanza per l’ascesa della bottega familiare e dei suoi componenti ma dimostra anche come nel un breve lasso di tempo, tra il 1335 ed il 1339, la fama di Giovanni aveva oltrepassato quella del padre.

scuole elementari 1953 copiaclicka per ingrandire

 

di Massimo Sozzi

 

IL CAPO D’ANGIÒ NELLO STEMMA DI MASSA MARITTIMA

Tratto da “Le Antiche Dogane” – Anno XVI n.179 – Maggio 2014

 

L’anonimo cronista della “Istoria dell’antica Città di Massa distrutta”, cronaca del XVII secolo conservata presso l’Archivio Storico Comunale di Massa Marittima, da me recentemente trascritta e pubblicata, a proposito del rastrello con i gigli che adorna lo stemma della città di Massa di Maremma, in cui compare un leone rampante in campo rosso, afferma che fu l’imperatore Carlo IV a donarglielo quando nell’ottobre del 1368 vi si fermò per più giorni, «in ricevimento de’ doni e cortesie ricevute da’ Massani» (1). Luigi Petrocchi, facendo riferimento alle ormai consolidate notizie riportate dall’anonimo cronista, che lui riteneva essere, come da tradizione, Agapito Gabrielli, a questo proposito scrive: «Carlo IV, accompagnato dall’imperatrice Isabella scendeva novamente in Italia nel 1368, e il 3 Ottobre giungeva in Pisa. Di qui, passando per Massa, nella quale posò più giorni, si portò il 12 a Siena, atteso e acclamato dal governo e dal popolo di quella città. La coppia Imperiale fu ricevuta con trionfi e grandi feste in Massa, ove si trattenne il 10 Ottobre, festa di S. Cerbone Patrono della città e diocesi, supplicata a voler prendere la città stessa sotto la sua Signoria e protezione, piuttosto che vivere sotto la servitù senese. L’Imperatore accolse benevolmente le preghiere dei Massetani, e, in riconoscenza dei doni e accoglienze ricevute, accordò, prima di partire, alla loro città di porre nell’arme il rastrello coi gigli sopra il leone rampante» (2). Petrocchi nutre però dei dubbi su quanto affermato dall’anonimo cronista per cui in nota, in accordo con il Targioni Tozzetti, secondo il quale il rastrello con i gigli «soleva essere comunemente un privilegio che davano gli Angioni, Re di Napoli» (3), afferma di ritenere «che tale aggiunta avvenisse nel 1267, non appena Massa, dopo la battaglia di Benevento, passò al partito guelfo sotto la protezione di re Carlo d’Angiò, o fosse concessa dal suo successore, re Roberto, che fu molto amico di Massa» (4). Faccio presente di essere pienamente d’accordo con i dubbi espressi dal Petrocchi nella nota citata, basti pensare che in araldica questo tipo di rastrello con i gigli prende il nome di “Capo d’Angiò” e viene descritto come segue: «D’azzurro carico di tre gigli d’oro, ordinati in fascia ed alternati dai quattro denti di un lambello di rosso, cucito». In araldica il termine “Capo” identifica una pezza onorevole (di primo ordine) che occupa il terzo superiore dello scudo, delimitata da una linea orizzontale, e veniva concessa per dimostrare la particolare benevolenza di un potente. Più precisamente il Capo d’Angiò fu introdotto per la prima volta nella penisola italiana da Carlo d’Angiò che dette questa onorificenza alle città e alle famiglie di parte guelfa a ricordo della vittoria su Manfredi ottenuta a Benevento nel 1266. Oltre a Massa ricevettero dagli Angioini questa pezza onorevole città come Imola, Cesena, San Benedetto Val di Sambro e, in Toscana, Montevarchi, Poggibonsi e Prato, onorificenza che conservano tuttora nei rispettivi stemmi comunali.

 

(1) Cfr. M. SOZZI (a cura di), “Istoria dell’antica Città di Massa distrutta. Cronaca massetana del XVII secolo”, Memoria n.16 del C.S.S. “A.Gabrielli” di Massa M.ma, Pitigliano, Laurum Editrice, 2011, p.76
(2) L. PETROCCHI, “Massa Marittima. Arte e Storia”, Firenze, Arturo Venturi, 1900, pp. 352-353
(3) G. TARGIONI TOZZETTI, “Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana”, vol.IV, Firenze, Cambiagi, 1770, pp.157-158
(4) L. PETROCCHI, op.cit., p.353, nota n.1

 

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Un’iscrizione sulla facciata ci ricorda
che la Fonte Nuova (poi detta dell’Abbondanza)
fu terminata nel 1265
quando era Podestà il pisano Ildebrandino
dell’importante famiglia cardinalizia dei Malcondine.

In quello stesso anno, a Firenze,
nasceva Dante Alighieri.

 

HEC RES SCITO, LEGENS, ANNIS SUB MILLEDUECENTIS
ET SEXAGINTA QUINQUE PERACTA FUIT
ANNIS UT FIAT INDICTIO CONSONA IUNCTA,
TUNC ERAT OCTAVA; QUI LEGIS ISTA SCIAS.
ILDEBRANDINUS DE PISIS QUANDO POTESTAS
HUIUS ERAT TERREPLURIS HONORIS EQUES.

 

La Fonte dell’Abbondanza è uno dei principali
Monumenti della nostra Cittadina.

Nel 2015 ricorrevano i suoi 750 anni.

 

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Grosso Massetano Massa di Maremmaclicka per ingrandire


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