Archivi per la categoria ‘Ospedale & Sanità’

 

 

 

LA NAZIONE

02 novembre 2014

 


 

SANITÀ LA STRUTTURA GESTITA DAI MEDICI DI BASE

DOVREBBE AFFIANCARE L’ATTIVITÀ DEL S.ANDREA

Casa della Salute, dubbi sulla sua realizzazione

 


 

 

CHE FINE ha fatto il progetto della Casa della Salute che avrebbe dovuto corredare l’attività dell’ospedale S.Andrea di Massa? Inserita inizialmente nell’ambito del programma di riordino del sistema sanitario regionale, da tempo della Casa della Salute nessuno più ne parla neppure a livello di azienda sanitaria provinciale. In linea di certo con il modo con cui venne accolta almeno nelle Colline Metallifere. Ricordiamo fra tutte la critica posizione dell’allora presidente della Società della Salute Luciano Fedeli. «Esiste già da tempo — affermò Fedeli — e in questo le Colline Metallifere sono all’avanguardia, una rete sul territorio assai sviluppata che garantisce servizi anche all’entroterra. Invece di attivare un nuovo percorso che fra l’altro prevede un esborso iniziale di 8 milioni e 200mila euro, sarebbe stato più utile predisporre un piano in grado di far funzionare al meglio la rete esistente». Ai dubbi di Fedeli si aggiunse la preoccupazione del sindaco Lidia Bai che temeva un ulteriore ridimensionamento generale, ossia l’ennesima riconversione di altrettanti piccoli presidi ospedalieri nella sola ottica del risparmio. «Possiamo essere anche d’accordo con questa innovazione che però deve garantire il conseguimento di strumenti validi nel campo della sanità», disse a suo tempo l’ex sindaco Lidia Bai aggiungendo che «comunque l’importante è che i presidi ospedalieri mantengano i livelli di eccellenza raggiunti». Intanto però sulla Casa della Salute, struttura che dovrebbe sorgere all’ospedale S. Andrea sotto la gestione, se così si può dire, dei medici di base, vige il massimo silenzio. Lo stesso sindaco di Massa Marittima Marcello Giuntini non riesce a fornire notizie certe limitandosi a «sperare nella sua realizzazione, tanto più che questa è prevista anche da quei patti territoriali riguardanti la sanità nelle Colline Metallifere». Resta però di conoscere con sicurezza quando, dove e come.

 

 

 

 

Fonte:  LA REPUBBLICA

22 ottobre 2014

 


Fusione Asl entro Natale il super ticket divide il Pd primi dubbi di Rossi

 

Tensione nella maggioranza, il governatore vuole subito le tre aziende sanitarie ma sui ricoveri non esclude di rinunciare

IL TICKET sui ricoveri divide il Pd e la maggioranza al governo in Regione. E sembra che lo stesso governatore nel corso del vertice di maggioranza di ieri sera sia stato molto più morbido sull’idea di introdurli. «Se ne può fare a meno» ha detto Rossi, che invece ha annunciato di voler realizzare entro Natale l’altra operazione ipotizzata in questi giorni e cioè l’accorpamento delle Asl, che dovrebbero diventare solo tre in tutta la Toscana. Tutto è avvenuto in una giornata iniziata con una riunione del Pd dove erano già emersi molti dubbi sul nuovo super ticket sanitario. E mentre nelle stanze della politica maturava una forte perplessità sulla manovra, negli uffici tecnici della Regione per tutto il giorno si è lavorato sugli scenari del ticket sui ricoveri. L’orientamento dei funzionari dell’assessorato era verso tre fasce forfettarie invece di un prelievo percentuale sul costo dell’intervento chirurgico. Le operazioni sarebbero state suddivise in base al loro costo in tre fasce di ticket: 500, 1.000 e 1.500 euro. L’obiettivo era quello di raggranellare circa 40 milioni, una cifra molto inferiore a quella che verrebbe a mancare per i tagli alle Regioni decisi dal governo. Forse anche per questo ieri sera Rossi, davanti alla crescente opposizione nella maggioranza e alla cifra non determinante, avrebbe fatto capire di poter cambiare idea. Tra le voci critiche, oltre ai sindacati dei medici ospedalieri, anche quella della Cgil regionale, che con la segretaria toscana per la Sanità, Patrizia Bernieri, ha parlato di «ricetta sbagliata».

LA MANOVRA

«FORSE si può fare a meno del superticket sui ricoveri». Alla

fine di una lunga giornata di discussioni sulla nuova tassa, dopo polemiche politiche e critiche varie, il governatore Enrico Rossi ieri sera nel corso di una riunione della maggioranza si è detto disponibile a ragionare sulla riforma. E’ diventato più tiepido sull’idea di chiedere soldi a chi fa interventi chirurgici e guadagna più di 50mila euro all’anno. Ha spiegato che la decisione deve comunque prenderla la giunta, anche se ha fatto preparare agli uffici una simulazione sui possibili introiti. E forse a renderlo più disponibile a cambiare strada è proprio il fatto che la misura potrebbe portare nelle casse regionali una cifra piuttosto ridotta, compresa tra i 30 e i 40 milioni, molto meno del taglio previsto dal governo (compreso tra i 130 e i 240 milioni di euro). Rossi ai capigruppo, come Mauro Romanelli del gruppo misto, è parso disponibile a rivedere la riforma dei ticket. Ieri mattina in una riunione dei consiglieri Pd in molti avevano criticato l’idea del ticket. Tra questi Marco Ruggeri, al quale si sono accodati altri consiglieri del gruppo. Del resto anche la vicepresidente Stefania Saccardi aveva espresso perplessità sulla tassa. Violare il tabù delle cure ospedaliere gratis non piace praticamente a nessuno. «Che un uomo come Rossi di derivazione berlingueriana dica che il ticket mantiene la sostenibilità del sistema mi sembra impossibile – spiega Carlo Palermo, del sindacato dei medici ospedalieri Anaao – Colpisce chi ha pagato, l’onesto che ha dichiarato tutto, non necessariamente il ricco. Chi ha i soldi sul lungo termine farà un’assicurazione privata e uscirà dal sistema sanitario». La responsabile sanità della segretaria toscana della Cgil Patrizia Bernieri attacca prima di tutto la manovra di Renzi ma ne ha anche per i ticket di Rossi. Parla di «ricetta sbagliata. Il diritto alla salute deve essere universalistico come prevede la Costituzione. La Toscana ha fatto tanto per tagliare gli sprechi e può proseguire in questo campo migliorando. Ma colpire le persone con il ticket, in un paese dove ci sono troppi evasori, vuol dire coinvolgere i soliti noti. Una misura del genere aprirebbe anche la strada a una messa in discussione del diritto alla salute universale». ( mi. bo.)

 

 

 

LA REPUBBLICA

20 ottobre 2014

 

 


 

Rivoluzione in sanità Rossi: “Da sedici a tre così ridurremo le Asl”

Il governatore conferma anche il ticket per le cure ospedaliere

Allarme dei Cobas: “La Regione vuole tagliare 229 dipendenti”

 


 

 

IL SUPERTICKET sui ricoveri ospedalieri ci sarà. Lo ha confermato lo stesso governatore Enrico Rossi a Skytg24. Ma non finisce qui la cura per salvare la sanità dai tagli della legge di stabilità: nel giro di un paio d’anni sarà interamente rivoluzionata. Una vera e propria cura dimagrante che porterà a cancellare 13 Asl delle 16 attuali, cioè le 12 territoriali più le 4 aziende ospedaliere. «Bisogna fare un sacrificio, bisogna combattere gli sprechi, bisogna attuare la spending review senza colpire i lavoratori dipendenti.

 

 

Ma è importante mantenere la sanità pubblica», annuncia Rossi. E per mantenerla anche a dispetto dei tagli, che potrebbero toccare quota 400 milioni, secondo il governatore c’è solo una via: avanti tutta col ‘superticket per i più ricchi’ e con la ristrutturazione. Sanità e non solo però. L’assessore al personale Vittorio Bugli sta lavorando da mesi ad un piano di uscite straordinarie per i dipendenti: secondo i Cobas, approfittando della legge Fornero, si sta studiando l’uscita di una quarantina di dirigenti e di ben 229 dipendenti. In pratica, circa il 10 per cento del totale per un risparmio di 20 milioni di euro. 

 

IL SUPERTICKET è solo per cominciare. Perché sarà l’intera sanità toscana ad essere rivoluzionata nel giro di un paio d’anni. Il governatore Enrico Rossi rompe gli indugi e trasforma in promessa ciò che da un po’ gli girava per la testa: una radicale riorganizzazione del sistema, una cura dimagrante che porterà a cancellare 13 Asl delle 16 attuali, cioè le 12 territoriali più le 4 aziende ospedaliere. «Bisogna fare un sacrificio, bisogna combattere gli sprechi, bisogna attuare la spending review senza colpire i lavoratori dipendenti. Ma è importante mantenere la sanità pubblica», annuncia Rossi a SkyTg24. E per mantenerla anche a dispetto dei tagli della manovra Renzi, che potrebbero toccare quota 400 milioni, secondo Rossi c’è solo una via: avanti tutta col ‘superticket per i più ricchi’, come lui stesso lo chiama, sulle cure ospedaliere, e accanto a questo però una gigantesca ristrutturazione.

 

«Renzi ha lanciato una sfida a riorganizzare le Asl. La Toscana è già passata da 40 a 12 aziende sanitarie più le quattro aziende ospedaliere universitarie», spiega Rossi. «E io ho deciso di proporre al consiglio regionale, che sta discutendo il piano sanitario, una proposta fortissima di riorganizzazione per passare da 16 a 3 aziende di area vasta sanitarie-ospedaliere, convenzionate con l’università che consentiranno di abbattere molto i costi senza tagliare ai cittadini ». Ciò che si chiama rivoluzione appunto: l’idea del governatore Rossi sarebbe quella di tenere solo tre direttori generali nei tre policlinici, Firenze, Siena e Pisa. E di considerare come aree vaste quelle dei centri acquisti Estav: Firenze, Prato, Empoli, Pistoia, quindi Siena, Arezzo e Grosseto e, infine, Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara.

 

I 16 direttori sanitari potrebbero restare al loro posto, ma si perderebbero comunque 13 manager più i direttori amministrativi. Un’operazione che vale almeno 4 milioni di euro, ma che appare ancora poca cosa di fronte ad una spesa sanitaria toscana di oltre 6 miliardi. Un’operazione però che avrà nel tempo ricadute pesanti sull’intera organizzazione sanitaria, finendo per rimettere in discussione anche i capi dipartimento, cioè i primari. E di fronte alla rivoluzione toscana, nel tentativo di trovare nuove economie per fra fronte ai tagli della legge di stabilità, il semplice taglio annunciato del 3% sui bilanci del ministero della sanità fa saltare sulla sedia il governatore: «Sono d’accordo sui tagli dei costi il 3% è un po’ poco perché a noi viene richiesto molto di più e ci è richiesto di intervenire dove non si erogano servizi amministrativi come quelli del ministero ma servizi alle persone. Uno sforzo in più lo si può fare anche a livello nazionale», dice Rossi.

 

Di rivoluzione in rivoluzione si arriva però anche al taglio dei dipendenti della Regione, che ammontano oggi (compresi gli uffici del consiglio regionale) a circa 2.600 unità. L’assessore al personale Vittorio Bugli, dicono i Cobas regionali, sta studiando un piano di uscite straordinarie sulla base della legge Fornero a cominciare dal 2015: una quarantina di dirigenti e 229 dipendenti. Un piano da almeno 20 milioni di euro di risparmi, intorno al quale Bugli sta lavorando da mesi. Si tratterebbe di fare a meno del 10% del personale attualmente in servizio. E richiederebbe comunque da parte della giunta Rossi una generale riorganizzazione della macchina regionale.

 

 

 

Fonte:  IL TIRRENO

18 ottobre 2014

 


La sanità si salva solo con il superticket

 

Rossi: «Paghino i ricchi». E sulla manovra: buona, ma non si deve distruggere un servizio che è un valore nazionale

Con i tagli e senza superticket i primi a rimetterci potrebbero essere i malati di Sla, la terribile Sclerosi Laterale Amiotrofica, che inchioda a letto o su una sedia (nella foto): non potrebbero infatti più ricevere i computer che permettono una minima forma di comunicazione e che attualmente, in Toscana, sono pagati dalla Regione. Oppure i 6.300 invalidi che ogni anno usufruiscono del trasporto gratuito tra casa ed ospedale, prestazione anche questa non compresa in quelle obbligatorie del Servizio Sanitario Nazionale. Due esempi che il presidente toscano Enrico Rossi ha voluto portare in modo non casuale: la prospettiva, per la sanità, come spieghiamo anche a parte, è infatti drammatica. In sostanza, con i tagli, potrebbero cadere proprio quei sussidi che permettono un’esistenza migliore per chi nella vita è stato davvero meno fortunato. (s.b.)di Stefano Bartoli «Se la situazione rimarrà questa, se cioè ci taglieranno 400 milioni di euro, non avremo alternative: a rimetterci sarà soprattutto la sanità e, per mantenere i servizi, sarà necessaro introdurre un superticket per i redditi medi e medio-alti». È molto chiaro Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana: lo ha detto ieri mattina in diretta su RaiTre, nella trasmissione Agorà, lo ha ripetuto poche ore dopo, andando ancora più a fondo, anche a Il Tirreno. Insomma, la polpa stavolta è veramente finita e siamo arrivati al nocciolo, anche se il governatore ha un giudizio positivo sul resto della manovra. Allora Rossi: cosa funziona e cosa va cambiato dei provvedimenti di Matteo Renzi? «La Legge di Stabilità varata da Renzi contiene cose importanti, come le assunzioni nella scuola, gli aiuti alle famiglie numerose, alle partita Iva, ai giovani precari. Tutto questo può dare una mano alla ripresa, ma non si deve distruggere la sanità pubblica che è un valore nazionale. E poi non ci sto a farmi mettere all’angolo nella lotta agli sprechi. In Toscana la spending review l’abbiamo fatta, ma dobbiamo farla tutti, da Palazzo Chigi a Montecitorio, dai Ministeri ai manager ed alle pensioni d’oro. E voglio anche chiarire subito che le tasse che ha tolto Renzi, a partire dall’Irap, noi non le reintrodurremo mai». Torniamo quindi all’ipotesi del superticket: chi dovrebbe pagarlo e in che misura? «Dico che, con questo taglio di 400 milioni di euro, dovremo andare a usare i 150 milioni che avanzano dal bilancio per esigenze particolari o improvvise, ma purtroppo non basterebbero. Per i restanti 250, se si vogliono mantenere i servizi attuali, dovremo chiedere ai ceti medi e medio-alti un contributo in più, a favore di chi invece ha un reddito medio-basso. Non siamo comunque ancora in grado di dire quale sarebbe la soglia al di sopra della quale si pagherebbe il superticket». Per quanto riguarda l’importo, lei su RaiTre ha parlato di un 10 per cento: su un intervento chirurgico da 5mila euro se ne dovrebbero versare 500. «Era naturalmente solo un esempio, ma potrebbe anche essere un importo reale, anche se è tutto da calcolare e verificare». Ma il superticket, come ormai lo abbiamo battezzato, basterebbe a garantire la copertura dei servizi? «Servirebbero interventi anche sui superstipendi di manager e dirigenti, oltre che sulle cosiddette pensioni d’oro. Con un “pacchetto” del genere riusciremmo a garantire i servizi come quelli di adesso». Ma quali sono le prestazioni più a rischio? «Naturalmente tutte quelle extra Lea, cioè al di fuori dei Livelli Essenziali di Assistenza previsti da Servizio Sanitario Nazionale. Penso ai malati di Sla (vedi anche riquadro, ndr) a cui non potremmo più fornire il computer per comunicare come facciamo dagli anni Ottanta. Oppure al trasporto gratuito degli invalidi, senza dimenticare che quei 150 milioni di cui parlavo prima andrebbero tolti ad altre cose. Ma oltre alla sanità potremmo dover tagliare i trasporti locali». A quanto ammonta l’attuale bilancio della Toscana? «Circa 9 miliardi di euro, di cui 7,5 destinati alla sanità».

 

 

Fonte:  CORRIERE DI MAREMMA

15 ottobre 2014

Rubrica: Sanità


Il reparto di pneumologia dell’ospedale di Massa Marittima deve essere incrementato per scongiurare il trasferimento

 

FOLLONICA Una spesa che deve essere tenuta sotto controll o e un potenziamento della strutture esistenti i tratti salienti alla base di un documento redatto dal coordinamento di Follonica e Scarlino del Centro Democratico sulla sanità locale. Una serie di considerazioni e riflessioni scaturite dal dibattito avvenuto tra gli iscritti al partito a loro avviso utili per migliorare l’andamento della Asl e fornire un servizio misurato sui cittadini.

Uno dei punti tocca il reparto di pneumologia dell’ospedale di Massa Marittima che, a parere del CD, deve essere incrementato al fine di scongiurare il trasferimento dello stesso in un territorio in cui le malattie polmonari sono tristemente diffuse a causa dell’attività mineraria. Per quanto riguarda il distretto di Follonica sono molteplici le mancanze a cui l’azienda sanitaria non ha ancora provveduto in maniera adeguata come l’impressione che la vecchia struttura sia abbandonata e senza controll o per l’assenza di operatori che indirizzino l’utenza verso i servizi importantissimi come quelli del punto insieme, degli assistenti sociali, dell a protesica e del pronto soccorso senza nemmeno la relativa cartellonistica che secondo il coordinamento dovrebbe essere tradotta in più lingue essendo la città del golfo multietnica. Ma ancora la grande confusione durante la mattina nel salone dell’accettazione e la presenza di animali nei corridoi perla vicinanza dell’anagrafe canina e gli ambulatori professionali. Mentre a Scarlino sarebbe necessario potenziare l’offerta sanitaria, prevedendo prelievi e prestazioni specialistiche più giorni alla settimana e la predisposizione di un totem per la tessera sanitaria al fine di snellire le procedure amministrative.

Argomento principale per la redazione del documento è l’accentramento delle attività specialistiche sull’area vasta ed in particolare su Siena. Gli spostamenti creano forti disagi oltre alle lunghe liste d’attesa per è necessario fornire delle soluzioni. Questo comporta anche un spesa fuori controllo per il sistema sanitario per cui gli utenti fanno riferimento alla propria Asl di provenienza.

 

 

 

Fonte:  IL TIRRENO

15 ottobre 2014

 


I costi delle Asl sulle montagne russe

 

Igienizzare le sale operatorie a Cisanello costa 16 euro al metro quadro,
a Livorno 7 e a Pistoia meno di 4. Differenze anche per pasti e lavanderia

di Stefano Taglione A Cisanello le sale operatorie vengono pulite quattro volte al giorno, al prezzo annuo di 16,27 euro al metro quadro. Negli ospedali della provincia di Livorno, invece, per igienizzare gli stessi locali è sufficiente la metà del lavoro e il servizio costa 7,27 euro al metro quadro. Sempre l’Asl labronica (insieme a quella di Viareggio) per ogni paziente ricoverato spende di lavanderia 5,10 euro, quando in molti altri presidii ne bastano 4,19. In Toscana ogni azienda sanitaria va per la sua strada e le differenze di strategia e di spesa appaiono evidenti: le due Asl costiere, infatti, affittano materassi, cuscini e lenzuola dalla ditta che ne ha vinto l’appalto, anche se nel canone di 5,10 euro a giornata di degenza sono incluse le ristrutturazioni del guardaroba (a Livorno) e della centrale di sterilizzazione (in Versilia). Nonostante i tre Estav – gli enti per i servizi tecnico-amministrativi di area vasta, che dal 1° gennaio 2015 verranno accorpati – abbiano il compito di centralizzare e coordinare parte della politica di spesa, i dati (che si riferiscono al 2012) raccontano il contrario. Ciò che emerge in diverse realtà è la mancanza di logiche e criteri di appalto comuni, come denunciano alcuni sindacalisti. «A Cisanello abbiamo avuto un grave problema per il trasporto dei materiali medici – spiega Daniele Carbocci, infermiere e segretario pisano del sindacato Nursind – e c’è stato uno scontro fra l’azienda ospedaliero-universitaria, l’Estav nord-ovest, e la ditta che ha vinto l’appalto: non si sono trovati d’accordo sulla gestione. Gli enti per i servizi tecnico-amministrativi di area vasta sono nati per unificare i servizi, ma ad oggi non hanno funzionato né dal punto di vista dei costi, né da quello della logistica». Le differenze. L’azienda ospedaliero-universitaria pisana e le Asl di Livorno e Viareggio non sono le uniche a presentare voci di spesa differenti all’interno di uno stesso Estav (quello nord-ovest). Anche Empoli e Pistoia, che fanno parte di un secondo ente, per la pulizia delle aree ad altissimo rischio come le sale operatorie e di rianimazione non vanno a braccetto. Nell’Asl della provincia fiorentina l’igienizzazione di questi locali costa 14,28 euro al metro quadro contro i 3,90 di Pistoia. «Nel caso di Empoli – spiega Tito Berti, neo commissario dell’Estav centro – la dirigenza sanitaria nel 2012 avrà probabilmente preferito spendere qualcosa in più sulle pulizie delle aree ad altissimo rischio, in modo da risparmiare sui costi per sanare eventuali infezioni dei locali. Noi dobbiamo sempre ragionare nell’insieme e mai su un singolo costo». E a Pistoia, invece? «Tutto normale – risponde Berti – anche se attualmente questo capitolo di spesa è incluso nel canone che l’Asl paga nell’ambito del project financing per la costruzione del nuovo ospedale». Solo a Careggi si cucina. L’ospedale di Careggi in Toscana è rimasto l’unico a disporre di una cucina. Ma chissà ancora per quanto. «So che la direzione sanitaria è orientata a esternalizzare il servizio – spiega Tito Berti – una scelta che penso possa portare a dei risparmi». L’opzione interna sarebbe forse la migliore soluzione per il pediatrico Meyer. «In passato due gare sono andate deserte – continua Berti – in quanto l’azienda è molto precisa nelle sue richieste. I pasti devono essere serviti nei piatti e non nelle vaschette sigillate, altrimenti il bambino si potrebbe fare un’idea sbagliata del cibo». Ma, ironia della sorte, per realizzarla mancano i locali. «Per dotare il Meyer di una cucina, in passato, sono stati fatti diversi tentativi – sottolinea Berti – ma per ora non sono state trovate soluzioni adeguate». Risparmi sui farmaci. Sui farmaci è invece avvenuto un miracolo. Dal 2011 al 2012 le confezioni acquistate dal servizio sanitario regionale sono aumentate di 11 milioni (270.879.097 unità), ma il prezzo corrisposto alle case farmaceutiche è sceso del 2% (da 675 a 662 milioni di euro). «Negli ultimi anni sono scaduti diversi brevetti – spiega l’assessore regionale alla salute, Luigi Marroni – e abbiamo lavorato molto sulle gare, durante le quali spesso abbiamo registrato dei ricorsi al Tar da parte delle case farmaceutiche: a volte hanno ritenuto che il nostro modo di acquistare i medicinali ledesse il loro legittimo interesse di vendita. Come Regione Toscana – conclude Marroni – in Italia siamo in prima fila nella spending review sul Patto della salute e siamo molto orientati verso la distribuzione diretta dei farmaci». E ora, con il nuovo Estar, ulteriori risparmi dovranno interessare anche servizi come lavanderia, pulizie e ristorazione.

 

 

IL TIRRENO

14 ottobre 2014

 


 

Salta il tavolo decisivo

la pneumologia è in stallo

 


 

Massa Marittima, l’attesa riunione sul futuro del reparto è stata rimandata

Il sindaco di Montieri si sfoga: «Restare nei nostri paesi è disobbedire»

 

MASSA MARITTIMA «Rimanere nei nostri paesi, nelle nostre montagne, ormai è disobbedire». Parole che suonano come un grido di battaglia di chi non vuole arrendersi all’idea sempre più diffusa che perifericità significa lenta agonia. Le ha pronunciate Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, ad Amatrice, in provincia di Rieti, dove si sono riuniti i sindaci italiani dei «Comuni disagiati uniti per i diritti». E tra questi diritti c’è anche quello alla salute, di cui lo stesso montierino ha parlato prendendo spunto dalle vicende che riguardano l’ospedale Sant’Andrea di Massa Marittima. Il presidio che ieri aspettava una svolta. In agenda era infatti fissata la tanto attesa riunione della Società della Salute Colline Metallifere in cui si sarebbe dovuto discutere dell’unità complessa di pneumologia e del discusso trasferimento al Misericordia di Grosseto. Non se n’è fatto di niente, perché il tavolo è stato rimandato a data da destinarsi lasciando congelata la delibera dell’Asl grossetana, con cui appunto si prevede il trasferimento. Insomma, tutto fermo in attesa di nuovi sviluppi. La questione pneumologia comunque continua a tener banco a Massa Marittima e nelle zone circostanti. Dopo la visita dell’assessore regionale Luigi Marroni in molti si aspettavano che qualcosa si smuovesse. Quantomeno che iniziasse a prendere corpo la possibilità di convocare un consiglio comunale aperto (anche ai dirigenti Asl) sulla riorganizzazione. Invece ancora è tutto in stallo. E agli operatori insieme ai pazienti non resta che aspettare sviluppi. Anche se in realtà alcuni aspetti sono già stati chiariti, come il fatto che l’unità complessa di pneumologia è una struttura professionale aziendale. Una novità arrivata già nel 2010 e che ha portato tutte le unità (fatta eccezione per medicina e ortopedia) sono direttamente aziendali. Ergo, in qualsiasi caso, pneumologia resta sia a Massa Marittima che a Grosseto. Tant’è che il primario è già a capo nei due presidi. Passare da unità a sezione (come accadrebbe nel caso del trasferimento), insomma, non comporterebbe la perdita di alcuna attività oggi in forza al Sant’Andrea. Ma sono chiarimenti arrivati qua e là, mentre i Comuni vogliono una risposta chiara dall’Asl. L’aspettavano ieri, l’aspetteranno domani.

 

 

 

Fonte:  CORRIERE DI MAREMMA

03 ottobre 2014

 


Luigi Marroni rassicura: “I patti territoriali sono scritti nel bronzo”

 

L’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni ha incontrato i sindaci della provincia per fare il punto di questo delicato settore. Molto nutrita la presenza dei primi cittadini, che hanno formulato domande, richeste, sottolineando disagi ma anche esprimendo soddisfazione. “E’ stata una giornata positiva – ha detto al termine Marroni nell’insieme Grosseto ha sviluppato ottime performance in ambito sanitario. Insieme al direttore Mariotti ho visitato i lavori della nuova ala dell’ospedale, dove investiremo sulle nuove tecnologie, il personale con il quale abbiamo fatto il punto della situazione”. L’assessore ritorna sullo spinoso argomento dei piccoli nosocomi: “Non abbiamo mai parlato di chiuderli – rassicura – si è lavorato per metterli in sicurezza evitando così che possano essere a rischio spostandoli in una rete che li salvaguardia. Siamo a metà del guado, ma quello che dico sono parole scritte nel bronzo. Questi due anni sono stati di grande impegno, intensi e costruttivi – continua Marroni – che hanno permesso alla sanità toscana di risanare i bilanci, annullando il deficit e rendendoli solidi. Nelle classifiche del ministero, si va dalle vite salvate in poi, c’è stato il colpo d’ala di cui Grosseto è stato protagonista e capofila di idee, progetti e tanta voglia di fare. Questo non significa che tutto funzioni alla perfezione e non ci siano lacune su cui ragionare”. Al primo posto le liste di attesa per gli esami a volte lunghissime. “Si, questo succede – risponde – lasciatemi dire che, a volte, si dilatano anche per motivi personali del paziente a cui il primo appuntamento non va bene e lo cambia. Questo non accade, comunque, per le patologie gravi per le quali esistono percorsi preferenziali che durano 48 al massimo 72 ore. Fanno fatti passi in avanti per classificare questo tipo di urgenze, lo faremo con i medici di base”. Altro aspetto deficitario sono le zone secondarie dove il disagio della malattia si somma alla lontananza dell’ospedale Misericordia. “Su questo problema stiamo ragionando insieme al direttore Mariotti – rassicura l’assessore che ha lanciato diverse idee. La base di partenza deve essere il colpo di fantasia necessario per superare gli ostacoli. Per le zone a bassa densità di popolazione si può proporre la telemedicina, oppure far scattare le prestazioni solo quando si raggiunge un certo numero di richieste”. Infine Marroni ha puntualizzato che il grado di fiducia dei cittadini sulla sanità della Toscana è molto alto.

 

 

 

IL TIRRENO

03 ottobre 2014

 


 
Consegnato all’assessore il dossier sulla situazione sanitaria delle Colline metallifere Tutti uniti per salvare la pneumologia

 


 

MASSA MARITTIMA Serviva un caso come quello di pneumologia per mettere tutti d’accordo a Massa Marittima. Perché è questo il credo che si respira nelle Colline metallifere: l’unione fa la forza. E allora tutti uniti, maggioranza e opposizione, Comuni con Comuni, per cancellare una volta per tutte l’ormai nota delibera 389, con cui la direzione dell’Asl 9 di Grosseto intende trasferire l’unità complessa dal Sant’Andrea al Misericordia. Un caso che ha scatenato una vera sommossa, a cui hanno preso parte forze politiche, associazioni, privati cittadini. E ieri la visita dell’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni è stata l’occasione per affondare un altro colpo, invitandolo a un consiglio aperto da tenersi prima del 15 ottobre, giorno in cui è convocata la prossima seduta della Società della salute Colline Metallifere. Un appuntamento che sa molto di scadenza. Lo hanno segnato sul calendario tutte le parti in gioco nell’incontro tra sindaci e direzione Asl, tenuto una decina di giorni fa. Tutti concordi nel rimandare qualsiasi decisione a dopo la consegna del dossier sulla situazione sanitaria del territorio (ieri, appunto), speranzosi di venire a capo della faccenda entro la metà del mese. Al momento, infatti, al delibera è sospesa e l’unità complessa di pneumologia è in bilico tra Grosseto e Massa Marittima. Argomento che nella Città del Balestro è riuscito ad unire due forze inavvicinabili nel corso dell’ultimo consiglio comunale, ossia Pd e Massa Comune. Il ghiaccio lo ha rotto proprio il movimento civico, presentando una mozione. «Invito i sindaci del comprensorio delle Colline Metallifere, con l’appoggio certo di tutte le opposizioni – ha detto Luciana Chelini – a vigilare al fine di garantire l’effettivo mantenimento, al regime attuale, di tutte le prestazioni di ricovero e ambulatoriali pneumologiche». Ossia: percorsi della polmonite e della broncopneumopatia cronica ostruttiva, la diagnostica dei tumori polmonari, i letti di subintensiva a valenza pneumologica. «Non so se sia realmente significativo il trasferimento dell’unità di crisi, ciò che è importante è che vengano mantenute le attività ed in modo reale, non solo formale, come già avvenuto ad esempio per l’area di allergologia, dirottata ormai su Grosseto» ha concluso Chelini, invitando il sindaco a vigilare su Patti territoriali. Di tutta risposta, Marcello Giuntini ha spiegato che esiste «unione di intenti con i Sindaci ed il neo presidente della Sds che si sono dimostrati molto attivi in questo senso; per questo spero di riuscire ad organizzare entro metà Ottobre, un Consiglio Comunale aperto con l’Asl e tutti i sindaci». E anche allo stesso Marroni, a cui ieri è stata fatta la richiesta a partecipare. Vedremo. L’obiettivo dell’assise sarebbe quello di «sostenere il monitoraggio del Patto Territoriale ed avviare un ragionamento ampio sul nostro ospedale, che non si limiti alla Pneumologia, ma ci aiuti a capire il futuro di tutto il presidio e anche della sanità territoriale».

 

 

 

IL TIRRENO

03 ottobre 2014

 


 
Marroni prende l’impegno di fronte alle contestazioni dei sindaci. Cronaca di una visita tra elogi e aspri confronti «Gli ospedali periferici non chiuderanno»

 


  

GROSSETO Un pareggio in trasferta, su un campo difficile. E’ il risultato che l’assessore alla salute Luigi Marroni ha riportato a Firenze, ieri sera, a conclusione della visita in Maremma, fronte caldo in questo periodo per il sistema sanitario. Sì, perché l’Asl 9, nel clima da fine impero che si sta respirando nelle Zone, al Misericordia, a Villa Pizzetti, è quotidianamente sotto attacco. I pensionandi Mariotti e Zuccherelli per 5 anni hanno lavorato sulle performances, sui bersagli, hanno scontentato molti e ascoltato poco la politica locale. Un prezzo da pagare c’era. Ora spuntano i Camici grigi, si risveglia il Pd, perfino qualche sindaco (dopo un paio di consiglieri comunali) si permette di dissentire dalla linea dei manager. E poi ci sono le proteste dei cittadini, di coloro che si rendono conto sulla propria pelle che «qui qualcosa è cambiato in peggio, altro che i migliori d’Italia». Ai tempi di Enrico Rossi assessore alla sanità e Antichi-Marras al vertice della Conferenza dei sindaci giornate tipo quella di ieri ne sono state raccontate diverse. La politica e il territorio da una parte, la Firenze matrigna (con il portafoglio della sanità in tasca) dall’altra. Sedute fiume, attacchi verbali all’assessore e a chi (da sempre ben pagato) dirige la baracca e deve rispondere a Firenze. Ecco, ieri, diciamo che sono venuti al pettine i nodi di 5 anni di preoccupazioni sottaciute di fronte alle capacità e alla personalità del direttore generale Fausto Mariotti. Nell’incontro con i medici, al mattino, la solita valanga di slide, per ribadire «quanto siamo bravi». Tutto nero su bianco nella Relazione sanitaria (illustrata dal dg) davanti all’assessore e ai vertici delle strutture. Presenti, probabilmente, anche le talpe. Nessun accenno – si racconta – alla disattesa Legge regionale 529/2013, mai pronunciata la parola magica “scheda di budget”, cioè quella cosa – ignorata dal governo sanitario grossetano – che avrebbe dovuto stabilire il rapporto tra visite ed esami in regime pubblico e in libera professione, non genericamente ma per ogni singola struttura erogante. Tecnicismi che interessano e comprendono gli addetti ai lavori, ma che alla fine diventano criticità e vengono vissuti dai cittadini nel momento del bisogno vero. Nel pomeriggio Marroni ha incontrato gli amministratori locali nella sala del consiglio comunale del capoluogo. C’erano quasi tutti i sindaci – non solo quelli che compongono l’esecutivo, vale a dire Franci (Amiata), Paffetti (Zona Sud) e Termine (Colline Metallifere). Nei banchi del consiglio Bellumori, Camilli, Galli, Benocci, Ricciardi, Farnetani, Giuntini, Stella, solo per citarne alcuni. E poi i dirigenti Boldrini, Babbanini, Morganti, oltre alla triade, al completo. Tutte le domande (si fa per dire) sono state indirizzate su Marroni, buon incassatore. Si è parlato di una sanità troppo fiorentinocentrica, dei patti territoriali per gli ospedali periferici («Non chiuderanno. E’ un impegno scritto nel bronzo»), delle liste d’attesa. A proposito di quest’ultime Marroni ha ricordato che in Toscana si erogano 12 milioni di prestazioni all’anno, l’80% nei tempi previsti per legge. «Sul rimanente 20% ci sono dei ritardi che anche a Grosseto stiamo cercando di colmare. Non siamo in un mondo perfetto». Un accenno anche all’avanzamento dei lavori per la costruzione della nuova ala del Misericordia, agli investimenti sulle tecnologie. Presto ci saranno altri incontri in Maremma con le conferenze zonali. Gli ultimi tre mesi si profilano complicati.

 

 

 

IL TIRRENO

02 ottobre 2014

 


 
Oggi l’assessore regionale sarà a Grosseto per incontrare i medici dell’Asl I Camici grigi lanciano sette domande dopo l’esposto alla Corte dei Conti Liste d’attesa e intramoenia Provocazione a Marroni

 


 

 

«A volte la toppa è peggio del buco». È il titolo della lettera di replica al direttore generale dell’Asl 9 Fausto Mariotti da parte dei “Camici grigi”, quelli stessi medici e infermieri che da tempo non condividono la governance dell’azienda, definita ancora una volta «disastrosa per i grossetani». «Lo stile di Mariotti, così come raccontato dai giornalisti presenti, ha trovato conferma nella conferenza stampa di venerdì scorso. Uno stile inconfondibile – scrivono – in cui si miscelano stizza, un’enorme autostima, il sistematico tentativo di irridere chiunque dissente: medici, consiglieri comunali, giornalisti. Tutte persone che fanno semplicemente il loro lavoro e certo non si alzano al mattino pensando a come gettare fango sui manager della sanità. Due ore di monologo senza rispondere agli appunti mossi recentemente sul malgoverno delle liste di attesa e sulle altre mancanze che imputiamo alla direzione dell’Asl 9». «Domani (oggi, ndr), a Grosseto – prosegue la missiva – avremo l’assessore regionale Luigi Marroni. È stata convocata una riunione, a metà mattina, nella sala conferenze del 118, con una quarantina di medici che contano. Il pomeriggio è in calendario la Conferenza dei sindaci. È a lui, all’assessore, che ci rivolgiamo, dopo avergli girato, per conoscenza, nei giorni scorsi, l’esposto presentato alla Procura della Corte dei Conti». Ma ecco cosa chiedono a Marroni i “Camici grigi” (Mariotti li ha definiti «Camici marroni, letame»).

 

1) Perché a Grosseto non è stata applicata la Legge 529/2013 che obbliga a fissare per ogni struttura sanitaria il numero di visite ed esami da erogare in regime pubblico?

 

2) Forse perché si sarebbe dovuto subordinare a questo il numero di esami in libera professione?

 

3) Le schede di budget 2014 non vi fanno cenno. Perché?

 

4) Il piano di risanamento di fine mandato non pensa l’assessore che sia la conferma dei molteplici errori nella gestione del sistema delle attese compiuti in questi 5 anni?

 

5) Sono stati previsti altri soldi per le convenzioni con Siena (tutt’altro che positive) e per i Privati. Le sembra il modo corretto di risolvere il problema? Comprare fuori i servizi minimi da erogare alla popolazione…

 

6) Come mai la direzione del Misericordia non ha mai evidenziato i risultati negativi della convenzione con Siena per l’Endocrinologia, dopo quanto accaduto 2013? C’è stato un allungamento dei tempi di attesa.

 

7) Dove sono e dove erano sindaci e controllori vari sia dentro l’Asl 9 che a livello Regionale?

 

Non ci pare che risultino agli atti proteste o azioni delle Società della Salute. Infine un auspicio. «Che i dieci milioni da usare nei prossimi mesi per tamponare le liste di attesa (500mila a Grosseto) non siano a puro scopo elettorale. Il fatto, però, che buona parte di questi denari finiranno nelle tasche di chi le attese le ha create e dei privati non lascia presagire nulla di buono».

 

 

 

 

GROSSETO  – In occasione dell’incontro tra la “conferenza dei sindaci e l’assessore regionale alla sanità Marroni, di domani pomeriggio alle 15 3presso la sala consiliare del comune di Grosseto, il forum provinciale del Partito Democratico sulla sanità e il sociale chiede ai Sindaci di farsi portavoce di proposte e istanze emerse nel nostro territorio, attraverso la discussione e il confronto con i cittadini, gli operatori e gli amministratori.

Ecco alcune delle proposte in dettaglio del Partito democratico.

–  Patti territoriali. Rispetto e monitoraggio del livello di attuazione dei patti territoriali. Risulta infatti che non tutto quello stabilito tra i sindaci e la direzione dell’Asl è stato ad oggi realizzato.

–  Case della salute. Il forum sollecita la necessità di finanziare la nascita delle case della salute, già previste nei Patti territoriali e ancora di fatto inesistenti. Le case della salute rappresentano l’evoluzione attesa nel sistema delle cure primarie, necessarie a ridurre gli accessi ai pronto soccorso, regolare la domanda e migliorare il rapporto tra i medici di medicina generale e i loro assistiti.

–  Focused Hospital. Gli ospedali periferici devono specializzarsi in determinati ambiti clinici. Ad oggi questo tipo di scelta non è ancora stata delineata in modo chiaro e definito determinando, di fatto, le condizioni per una riduzione dei servizi erogati e un  vuoto, da colmare al più presto, nelle scelte della programmazione dell’offerta sanitaria sull’intero territorio provinciale

–        Costo e tempi di attesa delle prestazioni. Il super ticket ha determinato, tra i diversi effetti, quello di orientare una parte della domanda verso strutture private. Il costo complessivo per l’utente di alcune prestazioni è superiore a quello che il privato propone. Questo determina fuga della domanda, inefficienza dei servizi pubblici (dimensionati su un numero elevato di prestazioni), duplicazioni di esami e, evidentemente, la rottura di quell’universalismo che è alla base del nostro sistema sanitario. Allo stesso modo è necessario monitorare e articolare in modo flessibile l’offerta sanitaria per garantire tempi di risposta nei limiti degli standard regionali previsti.

–  Società della salute. Nonostante la nuova legge la questione dell’integrazione socio sanitaria e l’assetto delle società della salute sono ancora in una situazione di forte incertezza. Davvero, troppo anni persi, anche se con buoni risultati, ma si deve, e si può, tornare ad essere quel punto di riferimento sul piano nazionale che le incertezze regionali di questi anni hanno negato.

–  Direzione aziendale. Nei prossimi mesi i cambiamenti normativi, la scadenza naturale degli incarichi e la concomitanza con il rinnovo dell’amministrazione regionale potrebbero determinare situazioni di temporanea interruzione della continuità nel management aziendale. Riteniamo che non dovranno, nel passaggio, adottarsi situazioni di temporanea vigenza con nuovi manager in servizio solo per alcuni mesi o, peggio, a scavalco con altre aziende.

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Tratto da “La Nazione” del 20.09.2014

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Tratto da “La Nazione” del 13.05.2014

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di Luciana Chelini

 

Candidata Consigliere e Assessore alla Sanità, alle politiche Sociali e alle pari opportunità

 

 

 

L’ospedale di Massa Marittima è un fiore all’occhiello della nostra Città e va salvaguardato.

 

Come tutti i piccoli ospedali periferici, è una struttura a dimensione umana, in cui il rapporto assistito-personale sanitario va ancora oltre il mero atto curativo.

 

Questo per l’abnegazione del personale sanitario e non, nonostante direttive superiori che troppo spesso rendono ancora più difficile il lavoro di fronte al letto del malato (carenza di organico,di posti letto, organizzazione ospedaliera aziendale con criteri di razionalizzazione della spesa per certi versi opinabili, politicizzazione eccessiva ecc.).

 

Spero vivamente che ci sia la voglia di tutti noi Massetani, adeguatamente informati in maniera tempestiva e trasparente, di combattere contro un suo depotenziamento.

 

Sono stati fatti investimenti che hanno permesso una ristrutturazione ed un miglioramento del Sant’Andrea, ma dobbiamo sempre vigilare perché, in questa nostra società, conta tanto l’apparenza e si da ben poca importanza alla sostanza! 

 

Massa Comune intende far sentire alta la propria voce anche sui temi socio sanitari e socio assistenziali, con particolare riferimento alle delicate vicende dell’Istituto Falusi; a tale riguardo si sta ragionando di esternalizzare uno dei quattro moduli abitativi, ed in particolare quello a più ridotta intensità assistenziale, conferendo parte del personale in una società “in house”, compartecipata dai Comuni di Massa Marittima e Follonica e da tutte le cooperative di settore che operano nelle Colline Metallifere“ (cfr. dichiarazioni di Schiavetti pubblicate nella cronaca locale de “La Nazione” del 23 Luglio 2010).
Sabato scorso 19 aprile, sulla cronaca locale de “La Nazione”, è stato infatti pubblicato un articolo nel quale si dà conto del fermento esistente all’interno del personale infermieristico dell’Istituto Falusi, per le difficoltà che lo stesso incontra giornalmente sul lavoro, visto che si trova numericamente al di sotto della pianta organica.

Mentre ci sono due figure apicali entrambe inquadrate con la qualifica di direttore, affermano con evidente polemica verso gli organi amministrativi interni, accusati di aver chiuso i canali delle assunzioni, in ogni turno c’è puntualmente un’unità infermieristica in meno, al quale si fa fronte con la non scontata disponibilità del personale presente.

Tutto questo, conclude la nota, mentre si fa sempre più insistente la voce della possibile concessione del servizio ad una cooperativa esterna, come sopra descritto.

Su questi argomenti sono rimasti in un assordante silenzio sia Marcello Giuntini che la lista FORZA ITALIA – PRI – UDC, che pure ha avuto da numerosi anni un proprio rappresentante all’interno del Consiglio di Amministrazione ed in particolare negli ultimi anni Giampiero Caglianone ed infine, dal mese di Dicembre del 2009, con i decisivi voti della maggioranza di centro sinistra, Bruno Cutini, nuovamente candidatosi nella lista elettorale FORZA ITALIA – PRI – UDC, altresì denominatasi “MASSA VA OLTRE”.

Una situazione davvero incomprensibile, visto che il consigliere Luca Santini, in una propria intervista pubblicata sulla cronaca locale de “La Nazione” in data 1 Agosto 2010, manifestava grosse perplessità sulla costituzione della società “in house” illustrata pochi giorni prima da Schiavetti nell’intervista, mentre non manifestava alcuna opposizione ad una possibile esternalizzazione delle attività assistenziali ad una cooperativa esterna.

Poiché le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Falusi vengono approvate pressoché all’unanimità da parte dei componenti espressi dai Comuni di Massa Marittima e Follonica,  c’è da chiedersi se il silenzio di Giuntini e soprattutto Santini, con il proprio candidato Cutini, sia casuale o invece frutto di una precisa comune strategia.

PERCHE’ SANTINI E CUTINI NON PRENDONO UNA DECISA POSIZIONE IN MERITO E CI AIUTANO AD “ANDARE OLTRE” LE COMPRENSIBILI PREOCCUPAZIONI DEL PERSONALE DIPENDENTE DEL FALUSI?


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