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Fonte: LA NAZIONEimages

27 settembre 2013

 

 

Rubrica: Sanità

«Patti firmati per avere garanzie sulla salute»

 

 

 

«I PATTI territoriali sono un contratto tra Regione e Comuni non solo per il mantenimento degli ospedali, ma sono un punto di partenza per migliorare il loro ruolo». Così recita il documento unitario sottoscritto dal sindaco di Orbetello e presidente dell’articolazione zonale delle Colline dell’Albegna, Monica Paffetti, dal sindaco di Castel del Piano e presidente della società della salute dell’Amiata, Claudio Franci, e dall’assessore comunale di Massa Marittima e presidente della relativa società della salute Luciano Fedeli, che nei giorni scorsi hanno incontrati l’assessore regionale alla salute Luigi Marroni sulla questione della riorganizzazione dei piccoli ospedali. «Vengono garantiti i servizi domiciliari, i posti letto di intensità di cura intermedia — prosegue il documento — e l’hospice per i pazienti tumorali terminali. Tali servizi rappresentano una risposta sanitaria importante per quei comuni che non hanno ospedale ma che hanno delle necessità sanitarie fatte di cronici ed anziani a cui deve essere garantita un assistenza costante e qualificata». I sindaci firmatari del documento evidenziano la responsabilità nel percorso iniziato con la realizzazione in tempi brevi degli impegni assunti bilateralmente. «I problemi dei piccoli ospedali sono molteplici — sottolineano — , tra cui la necessità di garantire livelli di assistenza e di sicurezza adeguati con delle professionalità motivate nel loro ambito lavorativo. Per far questo necessitano risorse ad oggi limitate. La battaglia che i sindaci stanno sostenendo, con la firma dei patti, è quella di garantire risposte sanitarie che rispecchino questi criteri sia negli ospedali che sul territorio, andando oltre quelli che sono gli input che arrivano dal governo con la politica dei tagli».

 

 

 

 

LA NAZIONE

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto

2013-09-10

 

 

ASSOCIAZIONE CO-META «Per il Magrone un centro ascolto che valuti le nuove attività»

 

 

SODDISFAZIONE del rappresentante dell’associazione Co-meta Ambiente di Valpiana Filippo Pieri alla notizia che l’amministrazione comunale di Massa Marittima sta studiando l’istituzione di una sorta di centro di ascolto riservato agli imprenditori che intendano mettere le radici nella futura area artigianale del Magrone. Il nodo della questione, secondo Pieri, sta proprio nel decidere quali tipi di attività possano o meno insediarsi nella zona, in armonia con l’assetto culturale, ambientale ed economico esistente.

«Crediamo che da parte del Comune — osserva Pieri — si renderà necessario selezionare le eventuali proposte imprenditoriali in base alle rinnovate esigenze del territorio, visto che il progetto del Magrone risale al 1997 e nel frattempo molte situazioni sono cambiate. Un’ipotesi, ad esempio, sarebbe edificare un complesso dedicato al vino o ad altre produzioni tipiche con marchio Maremma e spazi attrezzati per fiere ed eventi culturali, oppure permettere la realizzazione di impianti industriali».

Nel primo caso ne trarrebbe beneficio un ampio territorio, nel secondo, oltre al danno per l’ambiente e la salute, si andrebbero a danneggiare, più o meno direttamente, tutte le attività produttive e commerciali già presenti nella zona, con conseguente crollo dei prezzi di terreni e un generalizzato degrado per gli anni a venire.

Per questo l’associazione Co-meta, assieme alla collettività di Valpiana, esprime la richiesta di partecipare fattivamente agli eventuali incontri con il mondo imprenditoriale o, in alternativa, di essere costantemente aggiornata sulla natura delle attività imprenditoriali esaminate o dei progetti pensati per lo sviluppo del territorio.

 

 

 

 

 

 

LA NAZIONE

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto

2013-08-03

 

 

PANORAMA POLITICO

 

NON SI PLACA LA QUERELLE FRA COMUNE E OPERATORI  «A Valpiana ci sono terreni e capannoni. Il Magrone resti a vocazione agricola»

 

 

 

di GIANFRANCO BENI

 

Braccio di ferro fra Comune e operatori dell’area industriale di Valpiana sostenuti dal Laboratorio di Democrazia, nato a Massa Marittima recentemente da un gruppo di cittadini che si dicono «insoddisfatti e preoccupati della situazione locale, con il preciso scopo — dicono — di cambiare il modo di fare politica attraverso un rapporto diverso fra amministratori e cittadini sull’apertura di una nuova area industriale in località Magrone».

 

A parte l’ubicazione a diretto contatto con l’area di Poggio Castiglione definita nel Piano Strutturale di rilevante pregio ambientale di interesse storico archeologico, la goccia che ha fatto travasare il vaso, sono stati i motivi della decisione adottata nella delibera approvata a maggioranza dal consiglio comunale in base ai quali «la costituzione della nuova zona del Magrone è indispensabile visto che l’attuale zona industriale-artigianale era ormai giunta alla piena saturazione, un’affermazione tecnica non veritiera», così è stato nuovamente sostenuto nel corso di un’altra assemblea pubblica tenuta a Valpiana, dimostrando con l’ausilio di documenti e materiale fotografico che i lotti ancora da assegnare sono quattro e di grandi dimensioni, oltre ad altrettanti grandi edifici dismessi, «che con una politica di incentivazione, potrebbero essere facilitati alla vendita ed al riutilizzo».

 

Ecco perché, è stato ribadito, «varare una nuova zona di sviluppo industriale, oltre a comportare altissimi costi, comporterebbe anche il definitivo abbandono dell’area oggi attiva, destinandola a divenire un deposito di vecchi capannoni con i vetri rotti». Diverso invece potrebbe essere il destino dell’attuale zona industriale di Valpiana, solo se vi fossero fatti investimenti in tecnologia, attività di servizio e supporto alle imprese. Fra l’altro, novità assoluta emersa durante i lavori assembleari, è stato rilevato come l’eventuale area del Magrone potrebbe essere utilizzata per l’insediamento di industrie di trasformazione dei prodotti agricoli che in questa zona hanno punte di eccellenza nell’olio e nel vino. Infatti, è stato detto, che «solo il 30% circa della produzione agraria della Provincia va fuori dei suoi confini, proprio perchè non ci sono opifici che trattino i prodotti, li marchino e li commercializzino».

 

«QUESTO grosso handicap per la provincia non viene ancora risolto per l’incapacità di fare rete tra i produttori e per la mancanza di industrie di trasformazione e di marchi Dop che permettano ai prodotti di fare bella mostra di sé». In conclusione è stato perciò sostenuto come invece delle industrie metalmeccaniche o chimiche che attualmente non ci sono, sarebbe opportuno dare sviluppo a ciò che già esiste puntando su un’agricoltura di qualità. «Tra l’altro il parlamentare di zona Luca Sani dall’alto della sua carica di presidente della commissione agricoltura della Camera potrebbe dare una mano a convogliare proprio sul Magrone quei finanziamenti europei mirati a far crescere industrie per l’agricoltura dalle cantine agli oleifici, dai pastifici alle conserve».

 

 

 

 

 

 

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A differenza di quanto viene detto allegramente nel documento che potrete leggere clickando sui fogli da 500 euro, le aree del Magrone DEBBONO essere acquisite mediante procedura di ESPROPRIO PER CAUSE DI PUBBLICA UTILITA’.

 

In alternativa a tale procedura di ESPROPRIO, si può ricorrere ad una TRATTATIVA PRIVATA SOLO QUANDO QUEST’ULTIMA RISULTI PIU’ FAVOREVOLE ALL’ENTE CHE ACQUISTA.

 

MA CHI HA FATTO TALE VALUTAZIONE ?

 

CHI HA CALCOLATO IL VALORE DI ESPROPRIO A NORMA DI LEGGE DI OGNI SINGOLA PARTICELLA ????

 

NON C’E’ TRACCIA DI ALCUN DOCUMENTO AL RIGUARDO !!!


Secondo loro, invece, da quanto si legge, parrebbe che la scelta del metodo di acquisizione dell’area sia discrezionale !!!

 

Discrezionale, hai capito…. [alla faccia degli interessi pubblici]…

  

MA NON E’ COSI’ (e alla Corte dei Conti di Firenze lo sanno moltoooooooo bene).

 

 

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da “La Nazione” di oggi 

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LA NAZIONE
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
2012-09-27

 

ALTRO

«Il progetto del Magrone non ci piace. Favorisce Follonica e Scarlino»

 

MANO pesante di Massa Comune contro la decisione dell’amministrazione di acquistare l’area del Magrone per realizzarvi la nuova zona industriale, «in una posizione più vicina e utile a Follonica e Scarlino — dicono — che non a Massa, che quindi non ne otterrà alcun beneficio né economico, né di altro genere. In questo modo — continuano — dopo i disastri dell’area Molendi, dell’ex-Agraria, della Polyteckne, del parcheggio addossato alle mura, del Carcere e del Centro sociale, i nostri amministratori stanno per compierne un altro», così il coordinatore di Mc Oscar De Paoli, che però non si ferma qui. «Al di là del prezzo di acquisto, già concordato in due milioni di euro, è evidente che nello strumento urbanistico, pur essendo il Magrone adiacente a siti di elevata rilevanza archeologica, l’area non è stata considerata tale, forse — ipotizza De Paoli — proprio per evitare di trovare ostacoli che rischierebbero di far saltare la riuscita del progetto». «INOLTRE in quell’area — aggiunge De Paoli — sarebebro state interrati oltre ai rifiuti speciali ospedalieri anche molti scarti dell’inceneritore, al punto che ci risulta che più di un raccolto agricolo sia stato bruciato perché contenente diossina o sostanze similari». Se mai dovessero iniziare i lavori e venisse trovato trovato qualche reperto archeologico o qualche traccia di ceneri o rifiuti speciali, ipotizza il dirigente del movimento civico Massa Comune, «I lavori sarebbero immediatamente fermati e tutta la collettività massetana si troverebbe ad aver speso due milioni per niente».  «l’amministrazione comunale avrebbe l’obbligo di fornire chiarimenti e rassicurazioni. Non si capisce perché — dice Oscar De Paoli — l’amministrazione massetana, pur di fronte a questo tpo di incertezze, vada avanti in questo progetto, in barba agli interessi dei massetani». « FRA L’ALTRO — conclude il coordinatore di Massa Comune — oltre al prezzo di acquisto già di per sé sproporzionato al valore di mercato, il progetto preliminare della nuova area industriale del Magrone fu commissionato dal Comune cinque anni orsono con un progetto costato 50mila euro, approvato con una delibera di Giunta, quando ancora oggi quell’area non è di pubblica proprietà.

 

 

 

 

 

Il Magrone, secondo me,

è solo un bel campo… Fiorito

 

 

 

 

 


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la Delibera di Giunta  224 / 2008 

 

 

 

 

LA NAZIONE
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
Web www.provincia.grosseto.it e-mail urp@provincia.grosseto.it
2012-09-09

PANORAMA POLITICO
«Perché pagare il Magrone così caro?»

 

 

GIUDIZIO critico del consigliere di Massa Comune Gennaro Orizzonte nei confronti dell’amministrazione comunale: «scegliere sempre il massimo in tutte le proprie decisioni — dice — come questa sta facendo, non equivale ad un comportamento di alto profilo». E poi spiega: «E’ stato così — sostiene Orizzonte — per la tassa di soggiorno e per l’Imu sulla seconda casa, altrettanto è per l’addizionale comunale Irpef, senza considerare che il reddito dei nuclei familiari staziona da tempo».
Noi come lista civica, prosegue il giovane consigliere, «abbiamo cercato di opporsi a queste scelte con varie argomentazioni, contrapponendo proposte più rispondenti alla realtà quali la non applicazione della tassa di soggiorno e l’elevazione della soglia di esenzione da 6.500 a 10mila euro, senza che nessuna di queste sia stata presa in considerazione. Se le nostre proposte fossero state accolte avrebbero consentito al doppio delle famiglie massetane con reddito sotto la soglia di povertà, di tirare un seppur lieve sospiro di sollievo. Adesso la goccia che dovrebbe far traboccare il vaso: il prezzo concordato per i terreni dove dovrebbe sorgere l’area industriale del Magrone». Qui Orizzonte si lancia l’assalto: «il Comune deve spiegare ai cittadini il criterio adottato nella quantificazione della cifra. Per un terreno non coltivato che sul mercato vale meno di 10mila euro all’ettaro, il Comune intende pagare circa 60mila euro all’ettaro, prezzo superiore anche al miglior terreno coltivato ad ulivi. Ma non è tutto, al prezzo di acquisto vanno aggiunti agli oneri accessori, quelli di urbanizzazione primaria, il cui valore non è noto, e i riordini ambientali o bonifiche delle aree». A parte le numerose altre osservazioni presentate da Mc sulla scelta del sito, che restano in attesa di risposte, «chiediamo ufficialmente — conclude Orizzonte — se il Comune abbia definito il prezzo dei lotti e quanti siano gli interessati all’acquisto. Ovvio che in assenza di richieste o di un eventuale divario tra prezzo di vendita calcolato e prezzi richiesti in aree limitrofe da parte di altri Comuni, sarebbe assurdo procedere comunque all’investimento obbligando per molti anni le famiglie massetane a sobbarcarsi gli oneri economici evitabili».

IL TIRRENO
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
Web www.provincia.grosseto.it e-mail urp@provincia.grosseto.it
2012-09-08

PANORAMA POLITICO
La civica sul Magrone: «Terreno pagato a peso d’oro»

 

MASSA MARITTIMA Quei due milioni di euro stimati dall’amministrazione non convincono per niente Massa Comune. Il Comune «deve spiegare ai cittadini il metodo adottato nel quantificare il valore del terreno dell’area Pip Magrone» dice il movimento civico. Soprattutto, perché si tratta di «terreno incoltivabile e quindi di valore infimo, che a prezzi correnti di mercato vale meno di diecimila euro ad ettaro» dicono da Massa Comune, chiamando in causa l’amministrazione che invece si è resa «disponibile a versarne circa sessantamila ad ettaro all’attuale proprietario: valore doppio del miglior terreno con ulivi in piena produzione ovvero l’opposto del Magrone». Oltretutto, «al prezzo di acquisto vanno aggiunti oltre agli oneri accessori, quelli di urbanizzazione primaria per renderlo utilizzabile». L’area nella frazione di Valpiana individuata per far sorgere nuove attività produttive insomma continua a far discutere. E il movimento civico non si limita soltanto a chiedere al governo cittadino di rendere pubbliche le stime di spesa, ma chiede anche «se il Comune abbia definito il prezzo di vendita dei lotti e quanti siano gli interessati all’acquisto». Perché «Massa Comune ritiene ovvio che in assenza di richieste o di un eventuale divario tra prezzo di vendita calcolato e prezzi richiesti in aree limitrofe da parte di altri Comuni, sarebbe assurdo procedere comunque all’investimento obbligando per molti anni le famiglie massetane a sobbarcarsi gli oneri economici per questa scelta», a parere della civica senza grandi motivazioni «né in termini di opportunità ed ancor meno in termini economici». «Se però le motivazioni sono di altra natura – termina la civica – Massa Comune sollecita l’amministrazione a renderle pubbliche affinché si abbia il massimo della trasparenza»

IL TIRRENO
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP 
Web www.provincia.grosseto.it e-mail urp@provincia.grosseto.it
2012-09-04

PANORAMA POLITICO

LA PROTESTA «Magrone, prezzo sovrastimato» Il Pri contro il progetto di realizzazione dell’area industriale

 MASSA MARITTIMA Il dibattito politico a Massa Marittima comunque continua incessante. L’ultimo argomento caldo riguarda l’area Magrone, dove l’amministrazione intende fare sorgere i nuovi insediamenti produttivi. Un’idea che ha fatto molto discutere, su vari punti. Il capogruppo repubblicano Luca Santini, ad esempio, storce la bocca di fronte ai 2 milioni di euro necessari per acquistare i terreni. «Il Pri, così come Massa Comune, è fortemente preoccupato per un valore assegnato all’area del Magrone che sembra essere sovrastimato». Il costo previsto per i terreni infatti è uno dei punti più dibattuti dalle opposizioni. «Per questo – continua Santini – il Pri chiede che l’amministrazione metta con urgenza a disposizione del consiglio e dei cittadini tutte le carte della valutazione economica dell’area interessata». Un tema, quello dell’area del Magrone che sta scatenando un vero e proprio dibattito a Massa Marittima, dove opposizione e maggioranza non trovano, per ora, la quadra della questione. Quell’area industriale potrebbe portare con sé diversi problemi, secondo i suoi detrattori: dal prezzo, che sarebbe appunto troppo alto alla presenza di reperti che potrebbero bloccare i lavori. E poi c’è anche il fronte del turismo da tutelare, che fa storcere la bocca a molti per la realizzazione di quell’area. Difficile, così, trovare una soluzione condivisa. (a.f.)

 

Massa Marittima appartiene alla Regione Agraria n.4.

Clicka sull’immagine per vedere la Tabella che si riferisce alla
Legge Regionale n. 30 del 18.02.2005
(Disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilità)

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