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IL TIRRENO
14 marzo 2014

Massa Comune protesta «Magrone, professionisti liquidati ma l’area non c’è ancora»

 

Il terreno tutt’oggi non è ancora in mano al Comune, ma gli uffici hanno guardato avanti, buttando le basi per diverse migliaia di euro. Cinquantamila, per essere precisi. Tanti soldi, per una base ancora non solida. E c’è chi storce la bocca di fronte a questa iniziativa, come Massa Comune. «Nonostante l’area non sia ancora nelle disponibilità del Comune è stata commissionata la progettazione del Pip impegnando la bellezza di cinquantamila euro pubblici» si legge sul sito del movimento civico. L’area in questione è il Magrone di Valpiana, da tempo al centro del dibattitto sia nella frazione che a Massa Marittima per la nuova area industriale che l’amministrazione vuole realizzarci. Un’idea che viene da lontano e che vede in questa fase la trattativa per poter acquisire i terreni e dare il via a tutte le misure urbanistiche con cui intervenire. La giunta comunale però è già andata oltre, magari nel tentativo di serrare i tempi, e nel 2008 ha approvato una delibera per compensare il progetto redatto dai propri uffici nel rispetto del regolamento urbanistico approvato l’anno precedente. E nei giorni scorsi sono stati liquidati i professionisti che si sono fatti carico del progetto. Un documento amministrativo, questa delibera, che Massa Comune ha rispolverato in questi giorni e pubblicato sul suo sito. E non tanto perché l’amministrazione di allora ha voluto guardare avanti, ma per il trafiletto finale. L’atto infatti «delibera di assegnare cinquantamila euro per liquidazione dei compensi relativi alla progettazione del piano Pip (area per insediamenti produttivi ndc) area Magrone a Valpiana». «Hanno impegnato questa cifra senza alcuna certezza di poter disporre dell’area» tuona il movimento civico sul suo sito internet. Che il Magrone poi sia un buon motivo di discussione si è visto anche nel corso delle ultime primarie, quando il poi vincitore Marcello Giuntini e il suo sfidante Sandro Poli hanno dato due visioni distinte sul da farsi. «Non è da farsi trattandosi per di più di un progetto obsoleto risalente al 1998» ha detto Poli, mentre Giuntini richiamandosi alla legge regionale ha dichiarato che «o si fa l’area del Magrone o si rinuncia ad un eventuale sviluppo industriale». Un tema sempre caldo insomma a Massa Marittima questa area industriale di Valpiana.

 

 

 

 

Questo è un interessante studio
del “Laboratorio di Democrazia” sull’area del Magrone

 

magrone-TF-edificazioniclicka per leggere 

 

 

 

 

CORTE DEI CONTI
SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA

 

Deliberazione n.66/2008 nel merito dello scomputo degli “oneri di urbanizzazione”

 

 

(…)

Il divieto dello scomputo globale e indifferenziato, ancorché previsto solo nell’ipotesi in cui le opere realizzate per entrambe le categorie abbiano un valore inferiore al corrispondente onere monetizzato, deve essere esteso indistintamente ad ogni intervento manipolativo del territorio.

 

Il problema non si pone se le opere consegnate al comune abbiano valore maggiore o uguale agli oneri di urbanizzazione previsti a scomputo. L’ente si avvantaggerà delle migliorie incrementando il proprio patrimonio indisponibile.

 

Quid juris invece nel caso in cui le opere realizzate per almeno una delle due categorie risultino di valore superiore agli oneri quantificati in convenzione?

 

Ovvero, in altri termini, il maggior valore realizzato in una delle due categorie di opere di urbanizzazione può essere compensato con il minor valore delle opere realizzate nell’altra?

 

L’individuazione delle categorie di opere di urbanizzazione primaria e secondaria è effettuata nei commi 7, 7 bis 8 dell’art. 16 del DPR 380/2001 e risponde ad inderogabili esigenze di tutela del territorio.

 

Trattandosi di categorie non omogenee di opere pubbliche da realizzare a vantaggio della collettività che subisce la trasformazione urbana derivante dall’intervento edilizio, non è ammessa alcuna forma di compensazione fra gli oneri dovuti per le diverse fattispecie, poiché la ratio delle norme urbanistiche deve essere rinvenuta nel preminente interesse pubblico a che l’amministrazione comunale usufruisca di ogni opera di urbanizzazione, in ragione della diversa ma ugualmente imprescindibile funzione, che le opere primarie e secondarie assolvono per il corretto assetto del territorio.

 

La soluzione prospettata al quesito trova fondamento nella diversa funzione assolta dalle opere di urbanizzazione primaria e secondaria: le une, rendono effettivamente edificabile l’area su cui sorgerà l’intervento edilizio, dotandola dei manufatti e dei servizi indispensabili per l’agibilità e la fruibilità di un fabbricato secondo la propria destinazione d’uso; le altre, concernono la comunità urbanizzata nel suo complesso per arricchirla di strutture e servizi che servono a scopi generali (asili, parchi, biblioteche, impianti sportivi etc.) e non attengono in modo specifico all’intervento edilizio, bensì alla generalità degli abitanti di un dato comprensorio.

 

Dalla diversità di funzione ne deriva l’infungibilità fra le due categorie di opere, tant’è che la classificazione nell’ambito di ciascuna delle categorie è stata compiuta dal legislatore senza possibilità di deroga per l’interprete.

 

Sotto un profilo sistematico, il divieto di compensazione globale e indifferenziata fra le opere di urbanizzazione primaria e secondaria realizzate dal promotore dell’intervento edilizio è il logico corollario alla predetta infungibilità.

 

Entrambi gli interventi di urbanizzazione sono strumenti necessari in sede di rilascio del permesso di costruire ed in fase di stipula della convenzione urbanistica, la quale dovrà contenere la descrizione analitica e le caratteristiche tecnico-costruttive delle opere da realizzare a scomputo degli oneri. In tale momento l’amministrazione comunale individua le opere da costruire, al fine di razionalizzare l’intervento di trasformazione urbana in un’ottica di imprescindibile tutela e valorizzazione del territorio.

(…)

 

 

 

 

 

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Secondo lo stesso studio di quel genio che è l’archistar Andrea Pistolesi, il costo dell’area del MAGRONE (stimato nel 2011) sarebbe di circa 2.300.000 euro e quello dell’urbanizzazione complessiva addirittura di 6.164.000 euro!!!

 

L’operazione costerebbe dunque la bellezza di 8.464.000 euro!!!

 

 

 

 

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Tratto da “La Nazione” del 11.07.2014

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Tratto da “La Nazione” del 20.04.2014

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LA NAZIONE

06 marzo 2014

 

 

DIBATTITO A VALPIANA L’area del Magrone divide i due candidati

 

 

Penultimo faccia a faccia al Centro sociale di Valpiana, l’ultimo va in scena oggi pomeriggio a Massa Marittima, fra i due candidati alle primarie Sandro Poli e Marcello Giuntini. Un dibattito leale e aperto quello messo in campo dai due contendenti definiti dal segretario dell’intercomunale Piero Boccuni «molto diversi come impostazione politica» e seguito con attenzione dal folto pubblico presente in sala. Molti gli argomenti affrontati, taluni di interesse più generale, altri riguardanti prettamente la frazione di Valpiana. Dal progetto della nuova area industriale del Magrone che a giudizio di Poli «non è da farsi trattandosi per di più di un progetto obsoleto risalente al 1998», mentre Giuntini richiamandosi alla legge regionale ha dichiarato che «o si fa l’area del Magrone o si rinuncia ad un eventuale sviluppo industriale». «Se comunque sarò sindaco — ha aggiunto Marcello Giuntini — non ho alcuna intenzione di far spendere soldi al Comune, ma dovranno essere le aziende ad investire anche per la lottizzazione».

 

Il clima si è fatto poi più caldo quando, su specifica richiesta del presidente del Consiglio di frazione, Donatella Raugei, è stato chiesto come i due candidati pensassero di rapportarsi con le frazioni del territorio comunale. Più soft il pensiero di Giuntini «occorre una revisione del regolamento riguardante i Consigli di frazione», più incisivo invece Poli: «Bisogna cambiare il tipo di gestione monarchica che non considera le frazioni nel loro ruolo, attuando così una forma di democrazia amministrativa partecipata con regole nuove». Nei primi cento giorni del mio eventuale mandato a sindaco — ha proseguito Sandro Poli — intendo ristrutturare la macchina amministrativa, ridurre tempi di attesa e burocrazia». Frecciate anche nei confronti dell’amministrazione comunale sempre in carica per certe scelte urbanistiche illogiche, a parere di Poli, nel favorire la costruzione di case popolari alla Camilletta quando avrebbero dovuto esser realizzate in Valpiana in quanto unico centro in espansione. Giuntini dal canto suo ha promesso di intervenire subito sul decoro di Massa e delle frazioni. Altri temi affrontati hanno riguardato la disoccupazione giovanile con Giuntini orientato a puntare sul turismo, sulle bonifiche ambientali e sulla formazione di tecnici specializzati e Poli sul rafforzamento delle potenzialità in atto sia al Falusi che all’Ospedale S. Andrea ampliando per quest’ultimo i rapporti con la Val di Cornia. Su un punto i due aspiranti sindaco si sono trovati concordi. Sul turismo e il sistema accoglienza «ancora acerbo» ha precisato Giuntini, «fonte di reddito sprecata» ha affermato Poli, soffermandosi entrambi a analizzare le funzioni di Amatur. Alla fine l’appello di ognuno. «Se volete allontanarvi dalla politica dell’attendere e dell’inerzia, votatemi» ha chiesto Poli ispirandosi al rinnovamento voluto da Renzi. «Non mi appoggio a nessuno, né a Renzi né ad altri, se vi ho accontentato votatemi» ha dichiarato Giuntini.

 

 

Gianfranco Beni

 

 

 

 

I nostri cari amministratori DQS stanno affrettandosi disperatamente per suggellare lo SCELLERATO PROGETTO DEL MAGRONE.mano

 

 

Vogliono farlo prima delle prossime elezioni amministrative perché, dovessero andar male, avrebbero comunque ottenuto lo scopo di favorire l’interesse proprio e di qualcuno, facendo ricadere ogni eventuale responsabilità sul COMUNE (ovvero su NOI TUTTI) e costringendolo a sostenere spese esorbitanti.


 

Stanno cercando di apprestare il PROGETTO DEFINITIVO (forse a stralcio), pur non essendo loro consentito procedere in questa direzione.

 

 

Tutto ciò, visto che il Comune NON HA LE RISORSE per acquistare l’area, è loro indispensabile per preparare il terreno [è proprio il caso di dirlo] affinché siano le imprese interessate stesse (basta anche una sola) a sostenere la spesa del fondo e, magari, anche quelle delle OPERE DI URBANIZZAZIONE.

 


A tal fine, però, serve un PROGETTO ESECUTIVO COMPLESSIVO (E NON A STRALCIO) per la determinazione e la quantificazione delle OPERE DI URBANIZZAZIONE e procedere così alla stipula di una CONVENZIONE col privato che si impegnerebbe anche a realizzare queste ultime, magari a SCOMPUTO degli oneri, oltre a vedersi riconoscere quanto anticipato per l’acquisto dell’area (o della pozione di essa).

 

 

Così facendo, lasceranno ai Massetani un’eredità ANCOR PIU’ DRAMMATICA di quella relativa alla vergognosa questione dell’Area ex-Molendi.

 

 

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Tratto da “La Nazione” del 02.03.2014

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Il Regolamento Urbanistico (che ha perso la sua efficacia il 26.09.2012) NON ha opportunamente e chiaramente individuato il MAGRONE quale area interessata da un’opera pubblica e/o di pubblica utilità.

 

All’atto della sua approvazione, oltretutto, su tale area, NON si è provveduto ad apporre materialmente il vincolo preordinato all’espropriazione [DPR 327/2001, art.9, comma 1 – LRT 30/2005, art.7, comma 1, lett.b].

 

NON è stato possibile, dunque, emettere il provvedimento col quale deve essere dichiarata la pubblica utilità (provvedimento che, se anche fosse stato imposto il vincolo preordinato all’espropriazione, sarebbe decaduto per decorrenza dei termini di validità dello strumento impositore) né, ovviamente, provvedere a trasmetterne il contenuto alla Regione per la pubblicazione obbligatoria in rete.

 

Ai proprietari dell’area NON è stata data alcuna comunicazione dell’avvio del procedimento col quale si doveva muovere per giungere all’imposizione del vincolo preordinato all’espropriazione.

 

Clicka QUI per leggere l’interpellanza presentata dalla Lista Civica. 

 

 

 

 

 

 

PEC – Posta Elettronica Cerificata

 

 

 

 

Massa Marittima   27.02.2014

Prot. interno   14/2014

 

 

 

Al Sig. Sindaco del Comune di Massa Marittima

  

INTERPELLANZA SUL PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI PIP IN LOCALITÀ MAGRONE VALPIANA

 

 

 

 

I sottoscritti Francesco Mazzei, Federico Montomoli e Gennaro Orizzonte, nella loro qualità di consiglieri comunali della Lista Civica “Massa Comune”,

 

venuti a conoscenza, tramite articoli di stampa (cfr “La Nazione” del 16.01.2014) del fatto che che si starebbero apprestando le procedure amministrative per l’insediamento di aziende produttive, non meglio identificate NONOSTANTE ESPRESSA RICHIESTA, nella zona PIP del “Magrone”

 

constatando che le procedure amministrative seguite ad oggi per l’attuazione della previsione del Regolamento Urbanistico (la cui efficacia è cessata in data 25.09.2012), sempre in riferimento al PIP citato, manifestano palesi lacune per ciò che attiene agli obblighi di legge finalizzati alle procedure di esproprio delle aree incluse nel piano, oltreché al riguardo della necessaria Dichiarazione di Pubblica utilità delle stesse [DPR 327/2001, Legge Regionale 30/2005, Legge Regionale 1/2005],

 

 

 

INTERPELLANO il Sig. Sindaco per quanto di seguito

 

 

  • Nell’anno 2007 è stato approvato il Regolamento Urbanistico previsto dalla Legge Regionale Toscana. n.1/2005 contenente la previsione dell’insediamento PIP citato senza procedere, però, all’imposizione del Vincolo Preordinato all’Esproprio sui terreni oggetto della previsione medesima né, tanto meno, alla Dichiarazione di Pubblica Utilità [DPR 327/2001 art.8-c.1; Legge Regionale Toscana 30/2005 art.7-c.1, lett.b].

 

 

  • In riferimento al quinquennio di validità dello Strumento Urbanistico citato (2007-2012), non risulta, agli scriventi, che siano state intraprese, formalmente e legalmente, le operazioni di notifica agli interessati del Vincolo Preordinato all’Esproprio [DPR 327/2001, artt. 9 e 11] dimostrando, in tal modo, la mancanza di interesse a realizzare le previsioni sia del Piano Strutturale che del Regolamento Urbanistico.

 

 

  • Poiché la reale manifestazione di interesse della Pubblica Amministrazione su fattibilità, necessità e volontà di realizzare quanto previsto dai Piani urbanistici può essere esplicata solo tramite atti amministrativi formali e regolamentari, così come indicato dalla normativa nazionale e regionale, tutto ciò che risulta sia stato fatto nel quinquennio 2007-2012 sta a significare CHIARAMENTE che era avulsa a Codesta Spettabile Amministrazione la volontà di procedere alla predisposizione degli atti successivi all’impianto del Regolamento Urbanistico (mancata effettiva volontà di acquisizione delle aree di piano destinate al PIP citato).

 

 

  • In merito ciò, quindi, chiedono spiegazioni circa il fatto che solo sul finire del quinquennio di validità del Regolamento Urbanistico, ovvero a solo 1 mese dalla sua decadenza, sia stato approvato il Piano Attuativo del PIP, vista la totale mancanza di azione programmatica nei cinque anni di validità del Regolamento Urbanistico, prova del mancato interesse all’acquisizione delle aree private ricadenti nella zona del “Magrone”.

 

 

 

  • Sempre in riferimento all’approvazione del Piano Attuativo del PIP, chiedono a Codesta Spettabile Amministrazione se tale strumento sottordinato al Regolamento Urbanistico ormai decaduto di efficacia:

 

a)        possa esplicare ancora validità amministrativa, quindi legale e procedurale per tutti gli altri atti amministrativi da esso normalmente derivati;

 

b)       possa essere a sua volta considerato valido per generare ulteriori atti programmatori urbanistici ad esso subordinati;

 

c)        in base a quale specifico interesse Codesta Spettabile Amministrazione abbia ritenuto positivo e valido, sia sul piano economico che su quello programmatico, impiegare risorse nel Piano di Attuazione citato quando stava giungendo al termine la validità del Regolamento Urbanistico sovraordinato e, soprattutto, quando le aree oggetto del piano, non solo non erano state acquisite dal Comune di Massa Marittima ma, addirittura, non si erano neppure avviate le procedure di legge (nazionali e regionali) previste per la loro acquisizione.

 

 

A tale scopo rammentano che le procedure amministrative relative all’istituto dell’esproprio, ivi comprese quelle attinenti la dichiarazione di pubblica utilità, sono espressamente indicate, senza possibilità di deroghe o “soluzioni brevi” dal DPR. 327/2001, dalla Legge Regionale Toscana 30/2005.

 

 

Le norme di pubblicazione previste dalla Regione Toscana, nel caso i soggetti interessati siano più di 50, dispongono espressamente: “La pubblicazione online degli avvisi di avvio del procedimento di apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e degli avvisi di avvio del procedimento della dichiarazione di pubblica utilità, deve avvenire attraverso protocollo interoperabile (InterPRO). Gli Enti non forniti di protocollo interoperabile devono inviare un’e-mail tramite posta elettronica certificata all’indirizzo: regionetoscana@postacert.toscana.it seguendo le specifiche istruzioni”.

 

 

  • Il Piano di Attuazione (redatto dall’Arch.Andrea Pistolesi nell’anno 2012 con un impegno di spesa di ben 50.000 euro – vedasi DGC 224/2008) e approvato con Delibera Consiliare il 7.08.2012, per giunta, pare NON abbia più validità tecnico-amministrativa  dal momento che lo strumento urbanistico sovraordinato di indirizzo (Regolamento Urbanistico):

 

a)    non esplica più i suoi effetti giuridico programmatori,

 

b)    nella nuova versione da approvare e per la quale sono state attivate le procedure di legge, potrebbe modificare in tutto o in parte gli aspetti edilizi del Piano Attuativo citato, anche alla luce dell’evoluzione prevista della legge Regionale 1/2005.

 

 

 

Inoltre, per tutto ciò che concerne la fase Tecnico Amministrativa e Legale di imposizione e notifica alle parti interessate del Vincolo preordinato all’Esproprio, così come della dichiarazione di Pubblica Utilità (argomentazioni che compaiono impropriamente nel piano di Attuazione citate solo come “buoni propositi” nel corpo delle Norme Tecniche di Attuazione del PIP del 27/02/2012) non si è proceduto, dal 07.08.2012 e fino ad oggi, alla regolare notifica della imposizione del Vincolo Preordinato all’Esproprio, né si è proceduto successivamente all’adempimento indefettibile della dichiarazione formale di Pubblica Utilità (né nelle forme di notifica collettiva di cui all’art.9 DPR 327/2001, né nella forma ad personam di cui agli artt. 8-11 medesimo dispositivo) rendendo così vana, sic et sempliciter, qualunque altra definizione di Piani urbanistici sottordinati al Piano Attuativo o alla definizione di Convenzioni o atti analoghi che possono essere compiuti solo se le aree oggetto di Piano siano state acquisite preliminarmente.

 

 

Quanto detto si inquadra, nella forma di notifica collettiva dei vincoli sopra citati, nel disposto di cui all’art.7 della Legge Regionale Toscana 30/2005 e all’art.11 del DPR 327/2011, e risulta qualificabile come “azione amministrativa” MAI percorsa proceduralmente da Codesta Spettabile Amministrazione.

 

 

Gli scriventi INTERPELLANO dunque il Sig. Sindaco

anche per sapere quanto di seguito

 

 

1)       se intenda ancora procedere a definizioni e progettazioni di piani urbanistici nell’area PIP in oggetto:

 

  • senza che, per esse, siano state seguite “in toto” le regolari procedure previste (e vincolanti) dalle Leggi e dai Procedimenti Amministrativi dettati dalla normativa regionale Toscana;

 

  • prima ancora che sia rideterminato e approvato il nuovo Regolamento Urbanistico, strumento sovraordinato a qualsiasi altro strumento pianificatore,

 

  • senza aver proceduto all’acquisizione delle aree oggetto di Piano, sola condizione, questa, per procedere all’impiego di risorse per gli adempimenti inerenti la lottizzazione dell’area e per la definizione delle normali convenzioni con i privati.

 

2)       se intenda rimodellare il Regolamento Urbanistico in fase di revisione, anche alla luce delle effettive necessità manifestatesi negli ultimi 5 anni e relative ai nuovi insediamenti produttivi, tenendo anche conto dei recenti indirizzi assunti dalla Regione Toscana circa la necessità di ridurre il consumo del suolo e di riutilizzare le aree urbane e industriali esistenti e/o dismesse.

 

A tale proposito, fanno presente che un’analisi ed una risposta chiare e certe su quanto richiesto con questa interpellanza sono fattori indispensabili e indifferibili affinché il Consiglio Comunale possa deliberare, in materia urbanistica, in forma responsabile e senza dubbio alcuno, nel più assoluto rispetto del Procedimento Amministrativo.

 

 

Distinti Saluti

 

 

Francesco Mazzei
Federico Montomoli
Gennaro Orizzonte 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA NAZIONE

20 febbraio 2014

 

 

 

VALPIANA TESTIMONIANZE DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

  

Le fonderie dimenticate finiscono sull’etichetta. Il complesso ha avuto anche il riconoscimento del FAI

 

 

 

SONO GLI IMPRENDITORI che hanno compreso il valore storico-culturale ed il potenziale ritorno economico dell’impianto settecentesco delle Fonderie di Valpiana e non l’Amministrazione comunale di Massa.

Questo il pensiero dei residenti nella frazione i quali sostengono che «non è bastato neppure il riconoscimento del Fai a costringere il Comune a ripensare la progettazione dell’assetto territoriale della frazione in funzione delle testimonianze archeologico-industriali. Siamo portati a pensare — dicono — che far parte del Parco Nazionale Archeologico Minerario delle Colline Metallifere non abbia alcun significato per il Comune di Massa». Un paradosso, specie in un momento di ristagnazione economica, dimenticando che Valpiana costituisce la vera ancora di salvezza per il territorio massetano, che fortunatamente può contare sul sostegno materiale e morale di imprenditori che si sostituiscono alle istituzioni nella salvaguerdia della cultura. E’ il caso dell’Azienda Agricola Carrareccia di Rossana Benini che nel quadro delle sue produzioni vitvinicole ottenute con uve coltivate nei territori a fianco del Magrone, attualmente al centro di focose polemiche sulla l’opportunità di destinarlo a sede di una nuova area industriale, stanno producendo un vino di sicura eccellenza, un Merlot tagliato con Cabernet, dal nome altisonante di «Fonditore» in omaggio appunto alle Fonderie Valpianesi. Al di là della qualità del vino, ottima, c’è la soddisfazione della proprietà di contribuire a diffondere l’immagine delle Fonderie grazie al bel bozzetto ricavato da dipinto del pittore Dino Petri. Indiscutibilmente Valpiana con i suoi reperti legati alla attività siderurgica risalente al periodo dei Medici avrebbe bisogno di un diverso e più incisivo intervento da parte del Comune. L’eco dei riscontri avuti in occasione degli appuntamenti inseriti nel quadro delle manifestazioni indette dal Fai, è ancora vivo nella mente dei suoi residenti. Ben vengano allora iniziative quali quelle intraprese dall’azienda agricola Carrareccia pur di fronte alla pericolosa situazione in cui verrebbero a trovarsi produzioni di vino di qualità qualora il Magrone diventasse davvero zona industriale e artigianale con tutte le conseguenze del caso. Per ora limitiamoci comunque a segnalare, e non solo, l’eccellente intenzione di mettere in risalto le antiche Fonderie.

 

 

 

 

 

LA NAZIONE
22 gennaio 2014
Panorama politico

 

QUERELLE LA POLEMICA SI SPOSTA SUL PROGRAMMA DI MANDATO CHE «PUÒ ESSERE CAMBIATO»

Ma il «Laboratorio» non molla e attacca la Bai

 

 

Permane vivo a Massa lo scontro fra il Laboratorio di Democrazia e il sindaco Lidia Bai specialmente dopo le affermazioni del primo cittadino rivolte all’esponente del movimento Oris Carrucoli. A scendere in pista stavolta è l’altro rappresentante di spicco del Laboratorio, Antonio Sartori, che contesta punto per punto quanto sostenuto dalla Bai che fra l’altro aveva tacciato Carrucoli di essere «un pensionato d’oro che se ne infischia del futuro dei giovani». «È PROBABILE, anzi certo — sostiene Sartori — che il pensionato Oris Carrucoli non avendo nulla da promettere a scopi elettorali ponga temi indispensabili per governare meglio e si preoccupi del futuro dei giovani senza ricorso alla demagogia». Visto poi che la Bai si fa forte di aver rispettato il programma di mandato di inizio legislatura, Sartori replica affermando che «una legislatura dura cinque anni e in questo periodo si possono verificare mutamenti tali da dover rimodellare il programma per non renderlo anacronistico e dannoso. Un minimo di buon senso obbligava già a metà legislatura di provvedere ad una revisione e ad un adattamento di tale programma. Così non è stato indicando nella Bai un sindaco fuori dal tempo e posizionato in un mondo astratto avulso dalla realtà». Per finire Sartori lancia un attacco al sindaco Bai che aveva giudicato l’intervento di Carrucoli «solo fantasia e volontà di mettere in difficoltà l’amministrazione comunale agli occhi della collettività». «SONO le solite e stantie dichiarazioni del politico che — precisa Sartori — quando è in difficoltà si aggrappa ai modelli deteriori del trasformare il confronto in una rissa in modo che invece della logica e della ragione prevalga la sceneggiata senza arte né parte annullando così i contenuti reali. Troppo spesso si è dimostrato che per costruire soluzioni è più efficace il rapporto con chi dissente rispetto a chi tace, obbedisce e alza la mano. A Massa Marittima, conclude Sartori, la scelta invece pende sempre a favore degli obbedienti e di quelli che non fanno domande».

 

 

 

LA NAZIONE
16 gennaio 2014
Panorama politico

 

 

 

QUERELLE OPINIONI OPPOSTE SULL’AREA INDUSTRIALE DEL MAGRONE

La Bai affossa il Laboratorio

Reazione del sindaco ai dubbi espressi da Carruccoli

 

 

 

«La nuova area industriale del Magrone si preannuncia apportatrice di possibilità lavorative per i giovani».

 

Un’affermazione questa con cui il sindaco di Massa Lidia Bai tronca sul nascere le polemiche sollevate da Oris Carrucoli a nome del Laboratorio di Democrazia circa la volontà del Comune di voler andare ad ogni costo all’apertura di una nuova area industriale quando l’altra alla periferia nord di Valpiana sarebbe ancora lontana da considerarsi esaurita.

 

«Con queste dichiarazioni, esplode la Bai, Carrucoli impersonifica la figura oggi più che mai di un pensionato che avendo la sua vita garantita se me infischia del futuro dei giovani e delle conseguenti possibilità di sviluppo dell’intero territorio».

 

Affermazioni crude che per la Bai sono comunque reali viste le continue critiche che dal Laboratorio di Democrazia parte piovono sul disegno di apertura dell’area del Magrone già peraltro prevista nel programma di mandato della legislatura che sta per concludersi. Al di là delle frecciate dirette a Carrucoli, la Bai approfitta per dare una buona notizia.

 

«Per il momento — dice — già quattro nuove aziende, delle quali è però opportuno rispettare la privacy, si sono fatte avanti manifestando l’interesse ad un loro insediamento sulla base dell’apposito bando emesso dal Comune.

 

Non è per mancanza di trasparenza come ipotizzato da Carrucoli, ma solo — ripete la Bai — per un minimo di privacy che in questa prima fase riteniamo necessario non svelarne l’identità.

 

Al momento opportuno, se ci saranno i presupposti per farlo, convocheremo un’assemblea pubblica al riguardo».

 

Infine un’altra bacchettata sempre a Carrucoli: «Insistere, come da tempo sta facendo, sul completamento della vecchia area industriale a nord dell’abitato di Valpiana è sinonimo di vera miopia sia politica che amministrativa.

 

Questa area — conclude la Bai — non offre alcuna prospettiva di sviluppo e di ampliamento considerato che al momento attuale vi sono solo due piccole particelle libere che però non permettono l’insediamento di nuove attività artigianali e industriali.

 

Quella di Carrucoli è solo fantasia e volontà di mettere in difficoltà l’amministrazione comunale agli occhi della collettività. Un tentativo maldestro che sono certa non otterrà credito alle prossime consultazioni amministrative».

 

 

 

 

 

 

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Anna Marson

LA NAZIONE

30 dicembre 2013

 

 

MASSA MARITTIMA

«Si faccia chiarezza sul Magrone» Appello di Raugei all’assessore Marson

 

 

APPRODA in Regione la protesta contro il progetto dell’amministrazione di Massa Marittima di realizzare una nuova area industriale di oltre 40 ettari al Magrone, nella periferia di Valpiana, in un territorio rurale di eccellenza vitivinicola e al confine con un’area archeologica di rilevante interesse. Promotrice dell’ultimo passo la presidente del Consiglio di Frazione di Valpiana Donatella Raugei, che — assieme all’assessore regionale all’Urbanistica Anna Marson — è intervenuta all’incontro «Territorio come patrimonio collettivo» recentemente svoltosi a Suvereto. Per l’occasione la Raugei ha ripercorso le tappe della proposta varata dal Comune di Massa Marittima, e avvalorata dall’approvazione in Consiglio comunale, di aprire una nuova zona industriale, motivandola con la circostanza che l’attuale zona di Valpiana sarebbe satura.

 

«Ciò non corrisponde assolutamente al vero — ha puntualizzato la Raugei alla Marson — come evidenziato dallo studio eseguito da parte del Laboratorio di Democrazia, del quale faccio parte. Fra l’altro gli amministratori di Massa Marittima non hanno mai partecipato a incontri per il piano paesaggistico, a differenza di quelli della Val di Cornia e di parte dell’area grossetana, con in testa il presidente della provincia Leonardo Marras».

 

La Raugei ha concluso chiedendo all’assessorato regionale all’Urbanistica di «fare chiarezza sulla vicenda Magrone e non consentire che una nuova zona industriale danneggi un pregiato territorio agricolo quando l’altra zona artigianale di Valpiana non è affatto satura e, per “ragionare” in termini di pianificazione di area vasta, si troverebbe a pochi chilometri dalle zone industriali di Gavorrano, Scarlino e Follonica, dove vi sono lotti vuoti, da edificare, capannoni in vendita o da locare».

 

 

 

 

 

I nostri cari amministratori, dopo aver promosso disastri come quelli dell’area ex-Molendi, dell’area ex-Agraria, della Polyteckne, del parcheggio addossato alle Mura, del Carcere Mandamentale e chi più ne ha più ne metta, stanno per compiere l’ennesimo atto scellerato: si apprestano ad acquistare (con i soldi della Collettività) l’area del Magrone [dietro l’ex inceneritore di Valpiana].

 

Si potrebbe parlare giorni interi della scelleratezza di tale intendimento.

 

Al Magrone dovrebbe sorgere la nuova zona industriale, più vicina e utile a Follonica e Scarlino che a Massa; chi dovesse insediare là la propria attività produttiva sfrutterebbe solo un’opportunità senza portare a Massa alcun beneficio né economico, né di altro genere.

 

Con la redazione del vigente strumento urbanistico, pur essendo adiacente a siti di rilevanza archeologica, quell’area NON E’ STATA VOLUTAMENTE CONSIDERATA TALE affinché si potesse (ed ora è giunto il momento) portare a compimento un vero e proprio disegno criminoso.

 

Il Comune [ovvero noi, attraverso la stipula di ulteriori mutui] pagherà quell’area oltre 2.000.000 (duemilioni) di euro!!!

 

Ma quell’area NON VALE NEPPURE LA DECIMA PARTE di quanto sarà sborsato dai Massetani!!!

 

In quell’area pare siano state interrate abusivamente molte delle ceneri prodotte dall’inceneritore; non a caso più di un raccolto agricolo proveniente da essa, nel tempo, E’ STATO BRUCIATO PERCHE’ CONTENENTE DIOSSINA o sostanze similari.

 

Non solo. In quella stessa area sembra siano stati “sepolti” (si, perché di morte si tratta) anche i RIFIUTI SPECIALI OSPEDALIERI che dovevano essere trattati da un altro specifico inceneritore mai entrato in funzione (ma comunque arrivati in situ).

 

Quell’area NON VALE NULLA e non a caso, pur essendo in larga parte di proprietà della famiglia Moris, non è mai sta coltivata debitamente (con vigneti, ad esempio…).

 

Perché?

 

Se mai dovessero iniziare i lavori, trovando qualche reperto archeologico e/o qualche traccia di ceneri o rifiuti organici, gli stessi sarebbero IMMEDIATAMENTE FERMATI e noi ci troveremmo ad aver speso  2.000.000 (duemilioni) di euro per niente!!!

 

In quell’area ci si potrebbe fare giusto una prova speciale del Camel Trophy!!!

 

La Lista Civica pretende chiarimenti e rassicurazioni ma l’Amministrazione non ne vuol sapere.

 

Perché, ad esempio, non fare dei sondaggi? Cosa troveremmo facendoli? Forse qualcosa che sarebbe meglio non trovare?

 

SAPETE CHE IL PROGETTO PRELIMINARE DELLA NUOVA AREA INDUSTRIALE DEL MAGRONE FU COMMISSIONATO DAL COMUNE BEN CINQUE ANNI FA QUANDO ANCORA OGGI QUELL’AREA NON E’ DI PROPRIETA’ PUBBLICA?

 

SAPETE CHE SOLO QUEL PROGETTO COSTERA’ A NOI TUTTI BEN CINQUANTAMILA EURO (vedasi la Delibera di Giunta 224/2008)?

 

A mio parere, i nostri cari amministratori SANNO GIÀ’ CHE IL PROGETTO DELL’AREA INDUSTRIALE DEL MAGRONE fallirà miseramente.

 

Eppure lo stanno promuovendo come nessun buon padre di famiglia farebbe mai; hanno avuto l’ordine di farlo e lo stanno facendo, seppure in barba gli interessi dei Massetani. 

 

C’è dietro, indubbiamente, la lunga mano del Partitone che vede in tale scellerata avventura LA SOLITA OPPORTUNITÀ’ già vista in altre sciagurate vicende.

 

Nessuno mai pagherebbe così tanto per un’area del genere; lo può fare solo un’amministrazione pubblica che impiega i soldi della Collettività…

 

QUALCUNO, OVVIAMENTE, SARA’ DEBITAMENTE RICOMPENSATO…
 

 

–  gabriele galeotti

 

 

 


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