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Gli Impunibili
Gli Impunibili

 

Per fortuna ha suscitato obiezioni persino nei mainstream media la proposta di  Pitruzzella. Costui, Giovanni Pitruzzella, all’insaputa della maggioranza degli italiani, è una “authority”. Più precisamente, è a capo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, popolarmente detta “Antitrust”.  Secondo Wiki, i compiti istituzionali di Pitruzzella in quanto authority   sono: “vigilanza contro gli abusi di posizione dominante, vigilanza di intese e/o cartelli che possono risultare lesivi  per la concorrenza, controllo delle operazioni di concentrazione (fusione o take-over) comunicate all’Autorità, che ne valuterà l’impatto sul mercato, tutela del consumatore, in materia di pratiche commerciali scorrette, clausole vessatorie e pubblicità ingannevole, valutazione e sanzionamento dei casi di conflitto d’interesse dei componenti del Governo.”.

Ciò, dal 2011.  Per quanto la memoria si sforzi, non riesce ad evocare qualunque intervento del sullodato che abbia lasciato una traccia nella vita civile.

Adesso invece ha dato segno di vita. Si è  fatto intervistare nientemeno che dal Financial Times, per proporre la censura  su Internet  dei blog alternativi. A  livello europeo.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-12-30/pitruzzella-antitrust-propone-network-europeo-anti-bufale-grillo-attacca-nuova-inquisizione–174117.shtml?uuid=ADBcUFNC

I blog  sono pieni di notizie che, non essendo autorizzate, sono per definizione false, fake news. E siccome tendono a  mostrare che nel Sistema c’è chi guadagna e ne approfitta a danno di chi ci perde e viene sfruttato, esse  sono “discorsi d’odio”.  Già  una delle nostri istituzioni più alte, detta Boldrini,  ha espresso  la volontà di sopprimere tali notizie. Naturalmente ispirata dal modello di tutti i progressisti, il presidente Obama, che dopo la mancata elezione di Hillary Clinton s’è premurato di emanare  la “Direttiva per contrastare la Disinformazione e la Propaganda“; infatti è noto che se la Clinton ha perso, è solo perché gli elettori, invece della CNN, hanno creduto ai blogger e le loro “bufale” (tipo il Pizzagate?) oltre che agli hacker di Putin. In Inghilterra,   c’è stato  il voto pro-Brexit, nonostante le direttive dei media. In Germania e Francia si vota fra  qualche mese, e anche lì lo status quo burocratico è minacciato  dai blog che mandano  fake news. La Post-verità in politica è uno dei motori del populismo ed è una delle minacce per le nostre democrazie” ha detto Pitruzzella al FT.

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Nel solo PRIMO SEMESTRE 2016

il Comune di Massa Marittima

ha maturato INTERESSI PASSIVI

per ben 25.732,64 euro

(venticinquemilasettecentotrentadue/64)

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CARLO CAGNANI
Responsabile del Settore 2 – Finanza
del Comune di Massa Marittima

è anche Responsabile
dei Bilanci, delle Politiche Fiscali e del Credito
per l’Esecutivo Provinciale del PD

 

 

 

 

Situata nello Stato del New Hampshire, Bretton Woods è una località, dipendente dal comune di Carroll, circondata dalla Foresta Nazionale delle White Mountains. Qui si trova il Mount Washington Hotel, l’albergo in cui, dal 1 al 22 luglio 1944, si svolse la Conferenza di Bretton Woods che portò alla creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

 

Quando si parla di Bretton Woods, inevitabilmente, il pensiero corre al sistema di regolazione dei cambi internazionali che ha caratterizzato il periodo compreso tra la fine del secondo dopoguerra e il 1971, data in cui il sistema venne abbandonato. Durante la conferenza di Bretton Woods furono presi gli accordi che diedero vita ad un sistema di regole e procedure volte a regolare la politica monetaria internazionale con l’obiettivo di governare i futuri rapporti economici e finanziari, impedendo di ritornare alla situazione che diede vita al secondo conflitto mondiale. Secondo gli storici tra le cause della guerra infatti andavano, infatti, conteggiate anche le diffuse pratiche protezionistiche, le svalutazioni dei tassi di cambio per ragioni competitive e la scarsa collaborazione tra i paesi in materia di politiche monetarie.

 

I due principali compiti della conferenza furono perciò quelli di creare le condizioni per una stabilizzazione dei tassi di cambi rispetto al dollaro (eletto a valuta principale) ed eliminare le condizioni di squilibrio determinate dai pagamenti internazionali (tale compito fu affidato al FMI). Bretton Woods istitui, per il raggiungimento del secondo fine, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Banca mondiale), due importanti istituzioni esistenti ancora oggi che diventarono operative nel 1946. Gli accordi Dei due progetti presentati, quelli di Harry Dexter White, delegato USA e di John Maynard Keynes, delegato inglese, fu scelto il primo. Secondo il sistema definito da Bretton Woods il dollaro era l’unica valuta convertibile in oro in base al cambio di 35 dollari contro un oncia del metallo prezioso. Il dollaro poi venne poi eletto valuta di riferimento per gli scambi.

 

Alle altre valute erano consentite solo oscillazioni limitate in un regime di cambi fissi a parità centrale. Il ruolo dell’FMI L’istituzione creata con l’obiettivo di vigilare alle nuove regole e al sistema dei pagamenti internazionali fu per l’appunto il Fondo Monetario Internazionale. Inzialmente il numero di paesi aderenti al FMI era ridotto. Per aderire ogni Stato doveva versare una quota in oro e una in valuta nazionale sulla base delle quali veniva deciso il suo peso decisionale. L’obiettivo del Fondo inizialmente era quello controllare la liquidità internazionale e coadiuvare i vari paesi nel caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti. La fine di Bretton Woods e il nuovo ruolo dell’FMI La guerra del Vietnam, il forte aumento della spesa pubblica e del debito americano segnarono la fine del sistema istituito a Bretton Woods.

 

Il 15 agosto 1971, a Camp David, Richard Nixon, sospese la convertibilità del dollaro in oro, in quanto, con le crescenti richieste di conversione in oro le riserve americane si stavano sempre più assottigliando.

 

Il dicembre del 1971 segnò l’abbandono degli accordi di Bretton Woods da parte dei membri del G10 (il gruppo dei dieci paesi formato da Germania, Belgio, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia). Con lo Smithsonian Agreement il dollaro venne svalutato e si diede il via alla fluttuazione dei cambi. Tuttavia le istituzioni create a Bretton Woods sopravvissero ma si trovarono a ridefinire priorità e obiettivi. In particolare, il FMI con la caduta di Bretton Woods ha visto di fatto cambiare il proprio ruolo di sorveglianza. Venuto meno con i cambi flessibili e l’abbandono dello standard aureo la necessità di gestire la liquidità internazionale, l’attenzione del FMI è stata portata sulle politiche macroeconomiche interne perseguite dai membri e sugli elementi strutturali dei loro mercati.

 

Venne data priorità all’obiettivo di finanziamento degli squilibri della bilancia dei pagamenti dei paesi in via di sviluppo trasformando il FMI da prestatore a breve termine a prestatore a lungo termine. Il FMI si trovava quindi investito del compito effettuare prestiti vincolati al rispetto di specifiche condizioni e a piani di rigorosa stabilizzazione macroeconomica. Una funzione che il FMI mantiene ancora oggi come dimostrano i recenti sviluppi collegati alla crisi dell’Euro che vedono il Fondo prestatore di prima istanza insieme all’Ue con i recenti piani di salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo.

 

 

 

Nel 1971, dunque, le dieci più grandi potenze del mondo accettarono, la proposta nord americana di svalutare il dollaro, di permettere la fluttuazione delle monete grazie a un sistema di cambi flessibili e a una sostanziale scomparsa dell’ oro come ultimo riferimento simbolico del valore monetario.

 

Dopo il 1971 e la fine di Bretton Woods, il nulla: il mondo ha continuato ad avere una potenza egemone ma senza un accordo internazionale che ne razionalizzasse l’egemonia, ponendo così le basi per un disordine internazionale che ora è sotto i nostri occhi e che solo questa enorme crisi finanziaria ed economica mondiale pone all’ ordine del giorno stimolando una nuova cooperazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pochi articoli di legge e l’Italia si è venduta

la sovranità monetaria

 

 

 

In primo luogo, si è tolto allo Stato il sacrosanto diritto di emettere moneta (lasciandogli solo quello relativo alle monete metalliche). Questo con i seguenti articoli di legge:

 

 

 

Poi si è suggellato il tutto ponendo il sistema bancario al di sopra di tutto e di tutti, con questi altri articoli di  legge:

 

 

 

Ma non è finita qui. Lo Stato Italiano mette a bilancio le sue monete metalliche nelle entrate (vedi ad esempio http://www.rgs.mef.gov.it (pag. 354) (download bilancio del 2008), come è giusto che sia, dato che, tolte le spese per il loro conio, rappresentano una fonte di finanziamento http://www.rgs.mef.gov.it (pag. 354) (download), bilancio del 2008. Ma le banconote, a differenza delle monete, non figurano nelle entrate dello Stato.

 

 

La Banca d’Italia contabilizza le banconote nelle poste passive (vedi pag. 305) (download), bilancio 2008. Ciò implica che le stesse rappresentano un debito della banca nei confronti dei possessori. Ma avete mai provato a riscuotere quel debito direttamente alla cassa di tale banca? Sicuramente sarete derisi dal cassiere e farete l’amara scoperta che quel denaro non ha nessun controvalore.

 

 

IN POCHE PAROLE CI HANNO ESPROPRIATO DELLA SOVRANITA’ MONETARIA E SOLO LORO (I BANCHIERI) POSSONO EMETTERE BANCONOTE [NOI SOLO LE MONETE] E, SENZA IL MINIMO RITEGNO, LE CONTABILIZZANO ANCHE NELLE PASSIVITA’…

 

 

 

 

 

Dobbiamo capire che cosa sia la moneta. Se capiamo questo e comprendiamo che cosa sia il debito pubblico, abbiamo capito come va il mondo. Il punto è che di una cosa così ovvia non si interessa nessuno. E (quasi) nessuno sa che cosa sia e come nasca una banconota. Eppure, la moneta paga il nostro lavoro e sulla moneta riposa il nostro futuro: scuola, cure mediche, figli, tempo libero. Tutta la nostra vita ruota intorno al denaro. La prima cosa che occorre sapere della moneta è che essa è creata dal NULLA e senza alcun valore intrinseco (che non sia il costo della filigrana e degli operai che stampano) dall’Istituto Centrale di Emissione: nel nostro caso la Banca Centrale Europea. Una volta emessa a sua totale discrezione, la BCE (tramite le Banche Commerciali) “presta’”questa moneta, creata dal nulla, agli Stati. Che devono restituirla. Ma, se la moneta è creata dal nulla, perché deve essere restituita? Perché, pur essendo indispensabile alla vita dell’uomo e ai progetti dei governi, è creata da un ente (la BCE) che non risponde a nessuno, in particolare a nessun governo e a nessun elettorato? La Banca Centrale deve battere moneta in modo corrispondente alla ricchezza (a tutta la ricchezza), in beni e servizi, che una nazione (che ognuno di noi) è in grado di produrre. Questo è l’unico “pareggio di bilancio” che dobbiamo accettare. Quindi, dobbiamo riprenderci la Banca Centrale. Se la maggior parte dei cittadini italiani sapesse come stanno veramente le cose, di quale bluff è vittima e ne prendesse reale coscienza, il sistema crollerebbe IMMEDIATAMENTE.

 

  

 

euro_simbolo

Aderendo all’Euro, l’Italia ha rinunciato alla propria sovranità monetaria.

 

In tal modo, cedendo alla BCE il diritto di emettere il denaro (nella quantità voluta e al tempo opportuno per sé stessa), ha deliberatamente accettato di privarsi della possibilità di controllare e regolare autonomamente l’economia nazionale.

 

Si è venduta, in pratica, non tanto all’Europa (entità astratta di fronte al concetto di euro), quanto ai poteri forti che la governano ovvero le grandi Banche private che, con la compiacenza dei Partiti Politici, sono PROPRIETARIE delle Banche centrali nazionali.

 

Attraverso la BCE, infatti, a loro totale e assoluta discrezione, sono queste ad emettere il denaro e a decidere, temporalmente e quantitativamente, la sua immissione sul mercato.

 

Ciò non certo a caso, ma in modo che gli Stati si trovino a necessitare di liquidità al punto da richiederla loro e, con esse, indebitarsi.

 

Indebitarsi consistentemente, costantemente e irreversibilmente.

 

Non essendo più necessario disporre di una riserva aurea a garanzia del denaro emesso [dal 1971], infatti, la BCE ne “produce” all’occorrenza, in ragione di quanto le viene richiesto.

 

E poi lo cede con tanto di interessi: al reddito da signoraggio, dunque, si aggiunge quello derivante dal prestito.

 

Tutto questo è semplicemente ALLUCINANTE!!!

 

 

 

 

La menzogna monetaria ha percorso tre secoli di storia ed è ovvio sia diventata ormai una verità scontata quella che IL DENARO E’ DI PROPRIETA’ DELLO STATO, il quale lo emette tramite la Zecca.

 

Nell’immaginario questa ZECCA si chiama BANCA CENTRALE che, in effetti, si comporta come l’insetto parassita vampiresco.

 

La Banca d’Italia è dello Stato? La Banca Centrale Europea è degli Stati europei?

 

No, neanche dello zero virgola %

 

E allora, direte voi, è solo una tipografia? Così dovrebbe; invece LA BANCA VENDE LA MERCE-DENARO AL PREZZO FACCIALE, come se il tipografo che stampa i biglietti d’entrata a teatro mettesse in conto al committente il prezzo dello spettacolo per ogni singolo pezzo di carta..; il reale costo di una banconota da 500 Euro è di 3,00 Cent ma lo Stato l’acquista per 500 Euro, ipotecando il demanio e in più ci paga l’interesse. Oltre il danno la beffa! Beh, qualcuno penserà che comunque i flussi monetari sono regolati dalle merci, dalle risorse. Ma non è così.

 

E’ dunque vero che non esiste più la convertibilità tra le banconote e l’oro?

 

Sì, è vero. Dal 15 agosto 1971 non esiste la convertibilità delle valute nazionali in oro. Il presidente USA Nixon, infatti, pose fine agli Accordi di Bretton Woods, chiudendo la c.d. Gold Window, che prevedeva l’aggancio dollaro-oro dal 1944 (un oncia di oro = circa 35-37 dollari USA).

 

La moneta è virtuale, convenzionale, un’allucinazione collettiva, governata dalla legge dell’accumulo e del profitto, così soggetta ad implosioni e paradossi, viene generata dal nulla sulla base delle stesse leggi di cui sopra.

 

«La banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla» Paterson, fondatore nel 1694 della Banca d’Inghilterra, la prima Banca Centrale al mondo.

 

Questa illusione di ricchezza e povertà nasce dal SIGNORAGGIO. Esistono tre definizioni di “signoraggio” comunemente usate, con diversi gradi di “verità”.

 

Questa è la definizione realistica del SIGNORAGGIO: guadagno del sistema bancario (fatto salvo il signoraggio sulle monete metalliche che va allo Stato) dato dalla differenza tra valore nominale e valore intrinseco della moneta emessa (di carta o elettronica che sia), al quale si aggiunge il guadagno sugli interessi.

 

«Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio, vizio che non viva della sua segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri». Joseph Pulitzer (1847-1911).

 

E’ uno scandalo! Direte voi, è scoprire l’acqua calda.

 

Non è possibile che nessuno per tre secoli non ci sia arrivato! Qualcuno sì. MARX per primo denunciò il Signoraggio e fu subito messo all’indice.

 

«Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote. Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genìa di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa». Karl Marx, Il Capitale.

 

Ma i marxisti stessi oggi non ne sono più coscienti: figuriamoci i capitalisti.. o la massa di frenetici consumatori per cui l’Economia è un’oscura scienza di indici Mibtel, PIL, tasso di sconto, di inflazione e giochi di Borsa.

 

Ci arrivò anche Kennedy che si sganciò dalla Federal Reserve per coniare dollari di Stato e ossigenare l’America. Ma dopo pochi mesi lo eliminarono dalla faccia della Terra.

 

Il presidente Lincoln aveva bisogno di denaro per finanziare la Guerra Civile ed i banchieri internazionali gli offrirono un prestito al 24-36% di interesse; Lincoln rifiutò la loro richiesta perché non voleva gettare la nazione in tale enorme debito. Di conseguenza, avanzò la proposta al Congresso perché approvasse una legge che autorizzasse a stampare banconote del Tesoro degli Stati Uniti. Lincoln disse: “Abbiamo dato al popolo di questa repubblica la più grande benedizione che abbia mai avuto – la loro propria moneta per pagare i loro debiti. Lincoln stampò oltre 400 milioni di Dollari (senza debito ne interesse) e pagò i soldati, gli impiegati degli Stati Uniti e comprò forniture per la guerra. I banchieri internazionali non lo apprezzarono: volevano che prendesse i soldi in prestito da loro in modo che gli americani fossero debitori di un interesse enorme sul prestito. La soluzione di Lincoln fece apparire questo ridicolo. Al di là di come li spese, dimostrò che lo Stato ha facoltà di emettere moneta e poi morì.

 

L’Asse Roma-Berlino-Tokio tentò di liberarsi dal giogo delle Banche Centrali e non fu mai un segreto per i potenti di chi fosse la sovranità monetaria.

 

La rivoluzione economica e sociale derivante dall’abolizione del Signoraggio sarebbe di proporzioni epocali per tutta l’umanità.

 

Nemmeno oggi. Ma oggi siamo in tanti a saperlo e porci certe domande.

 

Perché lo Stato non si stampa da solo i soldi?

Perché conia le monete metalliche ma non stampa le banconote?

Perché emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse?

Perché non esiste un elenco ufficiale dei proprietari della Banca d’Italia S.p.A.?

 

Essenzialmente, l’attuale creazione di denaro ex nihilo (cioè dal nulla) operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto” (Maurice Allais, La crise mondiale aujourd’hui, Parigi, 1991) “E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina” J. Henry Ford

 

 

 

 

 

COS’E’ LO STATO SOVRANO

 

Uno Stato è sovrano quando può esprimere liberamente, senza nessun vincolo esterno, i suoi poteri legislativi, economici, giudiziari, militari e di governo.

 

 

LA SOVRANITA’ MONETARIA

 

E’ la possibilità di uno Stato di emettere la propria moneta, direttamente tramite il Tesoro o indirettamente tramite la propria Banca Centrale, e la facoltà di poter decidere quindi la sua politica monetaria e da questa piena autonomia di scelta nelle politiche economiche e sociali.

 

La sovranità monetaria serve a decidere autonomamente l’offerta di moneta in circolazione e quindi eventualmente la possibilità di spendere in deficit.

 

LA PERDITA DELLA SOVRANITÀ’ MONETARIA CI COSTA IL PAGAMENTO DEGLI INTERESSI SUI BTP MEDIAMENTE INTORNO AL 5%: CIO’ CAUSA IL RADDOPPIO DEL DEBITO OGNI 20 ANNI.

 

 

COME ABBIAMO CEDUTO LA NOSTRA SOVRANITA’ MONETARIA

 

Cedere la sovranità monetaria significa sostanzialmente cedere la sovranità popolare perché chi ha potere di emettere la moneta ha il controllo di una nazione.

 

L’Italia ha ceduto la propria sovranità monetaria in due momenti distinti.

 

I primi “tentativi abortiti” c’erano stati con l’adesione all’ECU (1972-1974) ed allo SME (1979) da cui l’Italia uscì definitivamente nel 1992; ma le date da segnare corrispondono al divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del tesoro (1981) e all’ingresso nell’Euro (2002).

 

La cessione della sovranità monetaria è costata allo Stato un indebitamento esponenziale verso i mercati (pochi gruppi bancari che detengono il potere di finanziare lo Stato) e la perdita del controllo della spesa pubblica ed un indebitamento privato senza precedenti.

 

IL PAREGGIO DEL BILANCIO E IL VINCOLO DEL 3% VANNO SOSTANZIALMENTE CONTRO GLI ARTICOLI 3 E 47.

 

ALTRE DISPOSIZIONI DEI TRATTATI SONO CONTRARI ALLA COSTITUZIONE (art.3 comma 2, art.4, art.11, art.36).

 

 

I VINCOLI EUROPEI ALL’INTERNO DEI TRATTATI

 

A volte sono contrari alla Costituzione italiana (non esiste una Carta costituzionale europea); per esempio nella parte in cui si dice che l’Italia può cedere pezzi di sovranità solamente a condizioni di parità, cosa che per esempio non si verifica ad esempio con l’imposizione del MES.

 

 

LE RAGIONI PER CUI I TRATTATI EUROPEI SONO DA CONSIDERARSI NULLI

 

– le condizioni che li sostenevano al momento della loro ratifica non sussistono più;

 

– sono stati ratificati contro la costituzione italiana vigente;

 

– sono stati ratificati contro gli interessi del popolo italiano.

 

 

COME SI RECUPERA LA SOVRANITA’

 

Recuperare la sovranità monetaria prevede necessariamente l’emissione da parte della Banca centrale nazionale (la Banca d’Italia o altra banca nazionalizzata) della moneta, cosa impossibile nell’eurozona dato che l’unico ente preposto ad autorizzare l’emissione della moneta è la BCE, un organo sovranazionale.

 

Ciò significa sostanzialmente un ritorno alla moneta nazionale l’uscita dall’Euro.

 

Né gli eurobond, né l’euro a doppia velocità rappresentano il recupero di sovranità monetaria.

 

Né i trattati europei, né la Costituzione italiana prevedono lo strumento del referendum per l’uscita.

 

L’articolo 50 del trattato di Lisbona prevede l’uscita concordata ma della durata di un periodo di due anni.

 

Non è prevista alcuna possibilità (sulla carta) di rinegoziazione dei trattati europei. Il ritorno alla sovranità popolare nazionale prevede l’uscita dai trattati europei che possono essere disconosciuti disconoscendo anche tutte le entità a loro salvaguardia.

 

TUTTO CIO’ E’ PERFETTAMENTE LEGALE poiché i trattati perdono il loro vincolo perdendo valore rispetto alle costituzioni e non rispettando le regole stesse in esse contenute (vedi il fatto che alcuni stati, come Spagna, Francia e Germania possono sforare alcuni parametri mentre l’Italia no).

 

L’entrata in vigore del Redemption fund*, abbinato al MES, renderà praticamente necessaria l’uscita unilaterale dell’Italia in caso di uscita dall’Euro.

 

 

La cessazione della moneta unica può avvenire in accordo con altri Paesi europei

 

Il Redemptium found prevede l’ancoramento della quota eccedente il 60% del debito pubblico di un Paese all’Euro secondo il diritto LUSSEMBURGHESE . Ciò comporterebbe, in caso di svalutazione della nuova Lira una corrispondente rivalutazione del debito estero. Questo tranello è stato architettato proprio per evitare che in caso di uscita di un Paese membro esso possa svalutare parte del proprio debito assieme alla divisa nazionale. Anche questo vincolo non avrebbe alcun peso in caso di uscita unilaterale visto che gli emissari e le sedi legali a cui si appella questo ulteriore vincolo verrebbero disconosciuti legalmente.
 

 

 

 
 
Quando Hitler arrivò al potere, la Germania era completamente, disperatamente, in rovina. Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti. Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, la depressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.
 
 
Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti“. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.
 
 
Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrate a larga estensione.
 
 
Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).
 
 
Benchè Hitler sia citato con infamia nei libri di storia, egli fu popolare presso il popolo tedesco. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo. Secondo il ricercatore canadeseHenry Makow,questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermatoegli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky, “[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazioni controrivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”,www.savethemales.com).
 
 
L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.
 
 
L’IPERINFLAZIONE DI WEIMAR
 
 
Nei testi moderni si parla della disastrosa inflazione che colpì nel 1923 la Repubblica di Weimar (nome con cui è conosciuta la repubblica che governò la Germania dal 1919 al 1933). La radicale svalutazione del marco tedesco è citata nei testi come esempio di ciò che può accadere quando ai governi viene conferito il potere incontrollato di stampare da soli la propria moneta. Questo è il motivo per cui viene citata, ma nel complesso mondo dell’economia le cose non sono come sembrano. La crisi finanziaria di Weimar ebbe inizio con gli impossibili obblighi di risarcimento imposti dal Trattato di Versailles.
 
 
Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava: “Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania. Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote“. Questo era quello che egli dichiarava all’inizio. Ma Zarlenga scrive che Schacht, nel suo libro del 1967 The Magic of Money,decise di tarar fuori la verità, scrivendo in lingua tedesca alcune notevoli rivelazioni che fanno a pezzi la saggezza comune propagandata dalla comunità finanziaria riguardo all’iperinflazione tedesca. Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta all’economia. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi.
 
 
Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse. Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando la possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle bancheHitler poi rimise in sesto il paese con i suoi Certificati del Tesoro, stampati dal governo su modello del Greenback americano. Schacht disapprovava l’emissione di moneta da parte del governo e fu rimosso dal suo incarico alla Banca del Reich quando si rifiutò di sostenerlo (cosa che probabilmente lo salvò dal processo di Norimberga). Ma nelle sue memorie più tarde, egli dovette riconoscere che consentire al governo di stampare la moneta di cui aveva bisogno non aveva prodotto affatto l’inflazione prevista dalla teoria economica classica. Teorizzò che essa fosse dovuta al fatto che le fattorie erano ancora inoperose e la gente senza lavoro. In questo si trovò d’accordo con John Maynard Keynesquando le risorse per incrementare la produzione furono disponibili, aggiungere liquidità all’economia non provocò affatto l’aumento dei prezzi; provocò invece la crescita dei beni e di servizi. Offerta e domanda crebbero di pari passo, lasciando i prezzi inalterati. (da Webofdebt).
 
 
Ellen Brown
 
 
 

 

 

 

di Ellen Brown – 9 aprile 2009

 

www.webofdebt.com

 

 

Caro presidente Obama,

il mondo è rimasto ammutolito quel memorabile giorno di gennaio in cui, accompagnato da poesia, canto e danze, hai rievocato Abramo Lincoln per lasciarti guidare dalla sua saggezza in questi tempi difficili. Invero, tu hai così tante cose in comune col nostro venerabile Presidente che sembri quasi la sua reincarnazione in mutate vesti. Siete entrambi magri e resistenti, oratori brillanti, e comparite sulla scena azionale in tempi decisivi. Ma vorrei ricordarti che Lincoln non si limitò a liberare gli schiavi nella forma più eclatante; egli liberò i suoi connazionali da una schiavitù più sottile, di cui si è persa memoria perché questa liberazione è stata cancellata dai libri di storia, lasciando gli americani male equipaggiati per interpretare le lezioni del loro stesso passato.

 

Noi ci troviamo ora su un altro campo di battaglia della stessa guerra economica che impegnò Lincoln e altri Padri Fondatori prima di lui. Presidente Obama, il destino della nostra economia e la nostra stessa nazione dipendono da quanto a fondo tu comprenderai la rivoluzione monetaria di Lincoln, il più esteso “piano di stimolo economico” mai messo in atto da un Presidente USA. Tu puoi risolvere la nostra crisi economica in maniera rapida e permanente, adottando la medesima soluzione che permise a Lincoln di vincere la Guerra Civile e salvare così l’Unione dai padroni della finanza straniera.

 

 Verdone

 

La rivoluzione monetaria di Lincoln

 

I banchieri tenevano Lincoln in scacco, proprio come oggi Wall Street tiene in una morsa il Congresso. Il Nord necessitava di denaro per finanziare la guerra, e i banchieri erano disposti a prestarglielo, ma a condizioni chiaramente estorsive, con interessi esorbitanti, tra il 24 e il 36%. Lincoln si rese conto che ciò significava mandare il Nord in bancarotta, e chiese a un collega di sua fiducia di approfondire la materia e trovare una soluzione migliore. In quello che fu forse il miglior consiglio dato a un Presidente in carica, il Col. Dick Taylor dell’Illinois gli riferì che, ai sensi della Costituzione, l’Unione aveva il potere di risolvere il suo problema finanziario stampando, in qualità di Stato sovrano, la sua propria moneta.

 

I greenbacks (i dollari così stampati) in effetti erano altrettanto validi delle banconote dei banchieri. Entrambi erano creati con macchine da stampa; ma le banconote avevano l’apparenza della legittimità in quanto erano coperte da oro. Il trucco era che questa copertura si basava sulle “riserve frazionarie”; vale a dire che i banchieri tenevano soltanto una minuscola frazione dell’oro necessario a garantire tutti i prestiti che facevano con l’emissione di banconote. L’inganno della “riserva frazionaria” è usato anche oggi per dare l’impressione che i banchieri stiano prestando qualcos’altro che non il mero debito creato alla voce “entrate” nei loro libri contabili.

 

Lincoln seguì il consiglio del Colonnello Taylor e finanziò la guerra stampando banconote garantite dal governo. Tali banconote USA a corso legale, o greenbacks, costituivano le ricevute per il lavoro e le merci prodotti negli Stati Uniti. Con esse si pagavano i soldati e i fornitori e venivano scambiate contro merci e servizi equivalenti forniti alla comunità. I greenbacks aiutarono l’Unione non solo a vincere la guerra ma anche a metter le basi per un periodo di espansione economica senza precedenti. Il governo di Lincoln diede vita al più grande gigante industriale che il mondo avesse mai visto. Fu lanciata l’industria dell’acciaio, si creò un sistema ferroviario continentale, si promosse una nuova era di macchine agricole e attrezzi a buon mercato, fu garantita l’istruzione superiore, si fornì supporto governativo a tutte le branche della scienza, venne istituito il Dipartimento delle Miniere, e la produttività crebbe del 50%, con punte del 75%. Il greenback non fu l’unica valuta usata per finanziare questi sviluppi; ma questi non si sarebbero raggiunti senza di esso, né tanto meno si sarebbero raggiunti col denaro che i banchieri avevano tentato di estorcere dal Nord con prestiti usurari.

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tratto da   www.liberoquotidiano.it

 

 

 

Non è un  buon momento per l’Unione Europea e per l’euro. E non solo per la la vicenda greca, in generale in Europa c’è un diffuso sentimento di diffidenza, di distacco dall’Europa. I dati del sondaggio condotto nelle ultime settimana da Demos e Pragma per la Fondazione Unipolisparla chiaro. Solo in Germania c’è ujn sentimento di fiducia per l’Unione, in Francia, in Spagna e in Polonia  coinvolge circa quattro cittadini su dieci. In Gran Bretagna e in Italia questo sentimento è ai minimi. Di più: l’Italia è il Paese più euroscettico in assoluto. 

 

Euro-odio  – La causa principale del disamore vero l’Unione Europe è proprio l’euro. Ed è per questo quindi che solo lo una minoranza ristretta dei cittadini dei Paesi dove è stato introdotto lo ritiene una scelta vantaggiosa. Circa il 10% in Italia. Poco più in Germania. Il 20% inSpagna e in Francia. Mentre per la maggioranza della popolazione (45-50%) è un “male necessario”. Teme che abbandonarlo sarebbe peggio. In Italia un terzo dei cittadini se potessero uscirebbero subito dall’euro. Ma perfino in Germania la nostalgia per il marco è forte e il 37% lo vorrebbe ancora. Tuttavia, circa un terzo dei cittadini in Italia, se potesse, lascerebbe l’ euro. E in Germania, la “guardiana” (e la padrona) dell’ euro, quasi il 37% ha nostalgia del marco.  In Polonia e in Gran Bretagna poco più del 10% della popolazione (intervistata) sarebbe favorevole a introdurlo.

 

Il confronto – In Italia, l’ostilità verso l’euro supera il 40% e non solo  fra gli elettori vicini alla Lega, ma anche tra i simpatizzanti di Forza Italia e del M5s. Mentre in Francia l’ ostilità verso la moneta unica coinvolge circa un terzo degli elettori dell’ UMP (centro-destra) e, soprattutto, quasi metà di quelli del Front National. In Gran Bretagna il distacco verso l’euro è più trasversale. In Italia l’interprete maggiore di questo diffuso sentimento anti-euro è il leader della Lega Matteo Salvini che dal nord sta scendendo sempre più a sud.

 

Ascesa Lega –  In Italia, è interpretata soprattutto, ma non solo, dalla Lega di Salvini. Che dal Nord sta scendendo, sempre più a Sud. Non per caso ha organizzato una manifestazione a Roma, proprio domenica prossima. Ma ne ha annunciata un’ altra, in aprile, insieme ai Fratelli d’ Italia, con la presenza di Marine Le Pen. Per rafforzare l’ alleanza – e la frattura – antieuropea. Scrive Ilvo Diamanti su Repubblica: “La crisi greca, dunque, non può essere trattata come un male regionale. Confinato ai margini dell’ Europa. Perché riflette e riverbera un malessere diffuso. Che si respira dovunque. In Italia, evidentemente. Ma anche in Francia. In Spagna. Nella stessa Germania. Non credo proprio che l’ Unione Europea possa proseguire a lungo il suo cammino confidando sulla “reciproca sfiducia” e sulla paura degli altri. In nome di una moneta impopolare. Io, europeista convinto, penso che non sia possibile diventare europei per forza. O per paura.

 


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