Archivi per la categoria ‘Castello di Monteregio’

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tratto da “La Nazione” del 27.02.2016

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monteregio

 

 

 

 

Tratto da “La Nazione” del 24.03.2015

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tratto da “Il Tirreno” del 11.11.2014

 

Il maestoso complesso di Monteregio è di proprietà dell’Asl9 che ha provato più volte a venderlo ma le varie aste sono sempre andate deserte e gli interventi si limitano a piccole manutenzioni

 

 

 

La storia di un intero territorio è passata al suo cospetto. Per le cronache maremmane è il primo edificio costruito a Massa Marittima, talmente maestoso da dare il suo nome anche al vino che si produce in tutte le colline circostanti: il Monteregio. Ma la sua fama secolare non gli ha evitato una fine indecorosa, abbandonato a se stesso, senza che nessuno voglia investirci. Così oggi chi passa davanti al castello aldobrandesco di Monteregio prova un senso di malinconia.

«Sta crollando e nessuna fa nulla» dicono tanti massetani. L’Asl grossetana, proprietaria dell’edifico, da anni sta cercando di venderlo, senza successo. Costa troppo. E intanto quella reggia così imponente sta marcendo. Le segnalazioni nel corso del tempo non sono mancate. Una volta è un pezzo di tetto che cede, un’altra ancora è l’occupazione abusiva di un senza tetto. L’azienda sanitaria, dal canto suo, ha sempre messo una toppa là dove veniva segnalata una mancanza: ha speso per interventi di stabilità, ha messo i vetri alle finestre (quelli vecchi erano stati spaccati), ha fissato il cancello perché non vi entrassero estranei. Piccole manutenzioni, insomma. La minima spesa da investire, come capita sempre quando un proprietario non vuole più saperne.

 

Il castello di Monteregio a Massa...
Il castello di Monteregio a Massa Marittima (foto Bruno)

Eppure stiamo parlando di un edificio di alto lusso. Costruito nel IX secolo dalla famiglia Aldobrandeschi, che poi lo donò ai vescovi quando la diocesi si trasferì a Populonia, il castello si divide tra l’edifico principale, due fabbricati piccoli e porzioni di terreno e corte. Un bel pacchetto da battere all’asta: la stima nel primo piano di alienazione in cui l’Asl 9 ha inserito il castello vedeva una valutazione di partenza di cinque milioni di euro. Era la prima metà degli anni Duemila e sebbene la crisi economica non soffiasse forte come oggi, la cifra risultò troppo cara anche per quel periodo. Gli uffici dell’azienda allora stilarono una nuova perizia, abbassando il prezzo a circa due milioni, come è stato presentato all’ultima asta, battuta l’anno scorso, senza trovare un acquirente. L’idea ora è di indirne un’altra il prima possibile: prima però si cercherà di fare una nuova stima per renderlo appetibile al mercato. Un lavoro non da poco. Eppure si è parlato spesso di trattative in stadio avanzato, ma alla fine non ne è mai venuto fuori niente di concreto. Ci ha provato l’Asl a cercare un compratore, e anche il Comune, che secondo il protocollo della sanità delle Colline Metallifere ha anche la delega alla contrattazione sul caso.

Non solo: l’interesse dell’ente pubblico è anche quello di far rivivere l’antico splendore del castello, da sempre un valore aggiunto per la città. Casolare di famiglie nobili, a partire dall’Ottocento ha trovato la sua più recente vocazione nella sanità, prima come sede dell’ospedale Sant’Andrea e poi – quando il presidio si è spostato in una struttura più moderna – sede per le attività dell’Istituto Falusi per i non autosufficienti.

 

Un'altra veduta del castello di...
Un’altra veduta del castello di Monteregio (foto Bruno)

Una storia lunga quanto quella di Massa Marittima, quella del castello di Monteregio, finita in disgrazia quando anche la casa di riposo si è trasferita. Da allora è stato abbandonato a se stesso, se non per quei lavori strettamente necessari. Come quelli messi in campo nel 2007, con interventi di consolidamento che all’Asl sono costati 200mila euro. C’è un articolo del protocollo del resto che parla chiaro: una parte delle spese di ristrutturazione spettano all’azienda sanitaria, dell’altra invece se ne farà carico l’eventuale compratore. Solo che non ne è mai stato trovato uno. «Sta crollando» dicono i massetani passando davanti al cancello nero, ricoperto di ruggine, con quel senso di malinconia che si prova per le belle cose ormai dimenticate.

 

 

 

tratto da “La Nazione” del 23.03.2015

 

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Ignara del fatto che la storia di Massa origini da quella costruzione,

 

la ASL 9 di GR ha messo in vendita il Castello di Monteregio.

 

 

 

Chiede 5,5 milioni di euro,

 

esattamente la somma chiesta dalla Società Porta al Salnitro

 

quale danno da inadempimento della convenzione da parte del Comune

 

per l’annosa questione dell’area Molendi.

 

 

 

Perché non proporre alla Società Porta al Salnitro

 

di prendersi il Castello di Monteregio?

 

 

 

A quel punto, per quanto i Massetani dovrebbero alla ASL,

 

si potrebbe fare pari coi disservizi sanitari offerti loro da anni…

 

 

 

 

tratto da   www.iltirreno.it

28.11.2014

 

 

 

Monteregio tra muffe e silenzi, viaggio nel castello abbandonato

 

L’Asl continua la manutenzione dell’ex ospedale massetano ma è intenzionata a vendere il complesso

 

Deserte le quattro aste finora effettuate: e anche la ristrutturazione è un’operazione titanica

 

 

 

Gli alberi in giardino hanno i tipici colori autunnali. Il castello è maestoso sin dalla porta d’ingresso, ricostruita non troppo tempo fa se pensiamo che la prima pietra è stata posata intorno all’Ottocento dopo Cristo. In alto, tra il tetto e il terzo piano, c’è ancora la sagoma dello stemma che fu degli Aldobrandeschi, la casata che ne ordinò la costruzione. C’è anche il disegno intagliato nella pietra di un albero, capace di attraversare secoli di storia per vivere tutt’oggi nelle etichette di vino.

 

È il simbolo del Monteregio e questo è il suo castello. Il primo palazzo costruito a Massa Marittima, simbolo di una città fortemente radicata nella sua tradizione medievale e che ora soffre nel vedere il suo palazzo principe caduto in disgrazia. La dimora è disabitata dall’inizio degli anni Duemila, quando la casa di riposo Falusi è stata trasferita in un complesso più moderno. Da allora, nei corridoi e nei grandi saloni regnano silenzio e polvere. L’Asl 9 grossetana, rimasta proprietaria del complesso, sono anni che prova a venderlo, ma il prezzo è troppo alto (stimato 4,1 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altrettanti soldi per ristrutturarlo) e le quattro aste indette finora non hanno portato a nulla. Così il principe decaduto è rimasto a vegliare sulla città, silenzioso e sempre più triste. C’è anche una piccola tettoia in lamiera all’ingresso, che stona con il resto dell’immagine: l’hanno costruita nella seconda metà degli anni Novanta, quando il castello di Monteregio era la dimora degli ospiti del Falusi. Entrando il collegamento con la vocazione sanitaria e assistenziale è lampante. Già dall’atrio infatti si notano le mattonelle bianche del primo salone, ma non sono queste a catturare l’attenzione. Bensì due particolari. Il primo è la muffa che ricopre il soffitto dell’atrio, dietro cui si vedono ancora le volte e gli archi. Il secondo particolare è un cartellone di stoffa con la scritta «Canon». È stato appeso lì durante la prima edizione del Toscana Foto Festival. Era l’inizio del Duemila quando venne organizzata nei saloni del Monteregio e ancora ci sono le tracce del suo passaggio. Mettiamo piede nel primo, enorme, salone. Le pareti sono ricoperte dalle piastrelle bianche, le stesse arrivate quando il castello era un ospedale ancor prima di una rsa.

 

monteregio

 

«È stato un ospedale dal Seicento fino al 1977, quando poi è divenuto Falusi» racconta Danilo Zuccherelli, direttore sanitario dell’Asl 9. La scena è quella di un manicomio abbandonato degli anni ‘50, set perfetto per un film. Ma è solo un’impressione: la vastità della stanza, con il suo soffitto alto almeno quattro metri, e con ancora le volte sul soffitto fanno immaginare l’accoglienza che le varie casate nobili riservavano ai loro ospiti. Andando avanti e superando il salone si trovano anche le orme gialle disegnate sul pavimento, utilizzate non troppo tempo fa per la riabilitazione dei pazienti. «Da qui partono i corridoi che raggiungono le altre stanze, dove prima c’erano gli ospiti» continua il dirigente Asl.

 

E anche lì le macchie di muffa nascondo l’antico fascino delle pareti. È un passato nobile ma comunque molto costoso per l’azienda sanitaria. «Ogni anno spendiamo in media 10mila euro di manutenzione, tra i danni fatti da chi riesce ad entrare e gli interventi necessari per la sicurezza» spiega Daniele Testi, direttore amministrativo dell’Asl. Per questo non possiamo parlare di abbandono: l’Asl ha speso e continua a spendere sul castello, benché se ne voglia liberare. L’intervento più significativo è quello del 2007 e lo vediamo raggiungendo i piani alti della rocca, dove finalmente affiorano gli affreschi e il legno provato dal tempo dei solai si scontra con quello nuovo delle travi del soffitto, costate intorno ai 200mila euro e resi necessari per un cedimento. Sempre seguendo i vincoli paesaggistici e monumentali che riguardano l’edificio. Vincoli che permetteranno all’eventuale acquirente di realizzarci qualsiasi cosa fuorché case e appartamenti privati. La stima della perizia firmata dalla Regione Toscana ammonta a 4,1 milioni di euro per ben 5.500 metri quadrati e centinaia di stanze; i lavori di ristrutturazione, a occhio e croce, non costeranno meno di 6 milioni.

 

Trattative ci sono state nel tempo, ma non hanno portato da nessuna parte. «Ci siamo confrontati con gruppi d’investimento italiani e non – spiega la direzione Asl – Soprattutto russi, tedeschi e cinesi». Ora in zona si è affacciato un’altra grande realtà finanziaria: l’algerina Cevital, ormai pronta ad acquisire le acciaierie Lucchini di Piombino. Proverete anche loro? «Proveremo» ammettono. Ma non è semplice. «È un pacco troppo grosso» sintetizza Zuccherelli. Nessuno però vuole lasciare il castello a se stesso. L’Asl continuerà ad occuparsene e a cercare compratori insieme al Comune, fino a quando dalla disgrazia il principe riuscirà a levarsi e a risplendere di tutta la sua bellezza.

 

 

 

IL TIRRENO

11 novembre 2014

 


 

Il castello che nessuno vuole

secoli di storia e ora l’abbandono

 


 

 

Il maestoso complesso di Monteregio è di proprietà dell’Asl9 che ha provato più volte a venderlo ma le varie aste sono sempre andate deserte e gli interventi si limitano a piccole manutenzioni

 

 

MASSA MARITTIMA – La storia di un intero territorio è passata al suo cospetto. Per le cronache maremmane è il primo edificio costruito a Massa Marittima, talmente maestoso da dare il suo nome anche al vino che si produce in tutte le colline circostanti: il Monteregio. Ma la sua fama secolare non gli ha evitato una fine indecorosa, abbandonato a se stesso, senza che nessuno voglia investirci. Così oggi chi passa davanti al castello aldobrandesco di Monteregio prova un senso di malinconia. «Sta crollando e nessuna fa nulla» dicono tanti massetani. L’Asl grossetana, proprietaria dell’edifico, da anni sta cercando di venderlo, senza successo. Costa troppo. E intanto quella reggia così imponente sta marcendo. Le segnalazioni nel corso del tempo non sono mancate. Una volta è un pezzo di tetto che cede, un’altra ancora è l’occupazione abusiva di un senza tetto. L’azienda sanitaria, dal canto suo, ha sempre messo una toppa là dove veniva segnalata una mancanza: ha speso per interventi di stabilità, ha messo i vetri alle finestre (quelli vecchi erano stati spaccati), ha fissato il cancello perché non vi entrassero estranei. Piccole manutenzioni, insomma. La minima spesa da investire, come capita sempre quando un proprietario non vuole più saperne. Eppure stiamo parlando di un edificio di alto lusso. Costruito nel IX secolo dalla famiglia Aldobrandeschi, che poi lo donò ai vescovi quando la diocesi si trasferì a Populonia, il castello si divide tra l’edifico principale, due fabbricati piccoli e porzioni di terreno e corte. Un bel pacchetto da battere all’asta: la stima nel primo piano di alienazione in cui l’Asl 9 ha inserito il castello vedeva una valutazione di partenza dicinque milioni di euro. Era la prima metà degli anni Duemila e sebbene la crisi economica non soffiasse forte come oggi, la cifra risultò troppo cara anche per quel periodo. Gli uffici dell’azienda allora stilarono una nuova perizia, abbassando il prezzo a circa due milioni, come è stato presentato all’ultima asta, battuta l’anno scorso, senza trovare un acquirente. L’idea ora è di indirne un’altra il prima possibile: prima però si cercherà di fare una nuova stima per renderlo appetibile al mercato. Un lavoro non da poco. Eppure si è parlato spesso di trattative in stadio avanzato, ma alla fine non ne è mai venuto fuori niente di concreto. Ci ha provato l’Asl a cercare un compratore, e anche il Comune, che secondo il protocollo della sanità delle Colline Metallifere ha anche la delega alla contrattazione sul caso. Non solo: l’interesse dell’ente pubblico è anche quello di far rivivere l’antico splendore del castello, da sempre un valore aggiunto per la città. Casolare di famiglie nobili, a partire dall’Ottocento ha trovato la sua più recente vocazione nella sanità, prima come sede dell’ospedale Sant’Andrea e poi – quando il presidio si è spostato in una struttura più moderna – sede per le attività dell’Istituto Falusi per i non autosufficienti. Una storia lunga quanto quella di Massa Marittima, quella del castello di Monteregio, finita in disgrazia quando anche la casa di riposo si è trasferita. Da allora è stato abbandonato a se stesso, se non per quei lavori strettamente necessari. Come quelli messi in campo nel 2007, con interventi di consolidamento che all’Asl sono costati 200mila euro. C’è un articolo del protocollo del resto che parla chiaro: una parte delle spese di ristrutturazione spettano all’azienda sanitaria, dell’altra invece se ne farà carico l’eventuale compratore. Solo che non ne è mai stato trovato uno. «Sta crollando» dicono i massetani passando davanti al cancello nero, ricoperto di ruggine, con quel senso di malinconia che si prova per le belle cose ormai dimenticate.

 

 

 

Fonte: LA NAZIONE

28 settembre 2013

 

Rubrica: Altro

Castello in vendita, e non solo

 

IN VENDITA tre grandi immobili di proprietà dell’Asl: il Castello di Monteregio utilizzato fino agli anni ’70 come sede dell’ospedale S. Andrea, la palazzina dell’ex Dispensario di via Valle Aspra e l’edificio dell’ex Inam di viale Risorgimento dove si trovano fra l’altro parte degli uffici amministrativi. Con una propria delibera l’azienda sanitaria ha fissato i paletti riferiti al loro nuovo tentativo di vendita «a trattativa privata» dopo che nel corso degli anni passati sono andate a vuoto varie gare «a pubblico incanto». I prezzi di vendita stabiliti in funzione delle perizie dell’Agenzia del Territorio, sono di cinque milioni e mezzo per il Castello, due milioni e 200mila per l’edificio dell’ex Inam e di 460mila euro per la palazzina dell’ex Dispensario. L’alienazione dei tre immobili è stata recentemente oggetto di un’interrogazione di Massa Comune per avere spiegazioni circa gli investimenti previsti dall’Asl per il completamento dei lavori di manutenzione al S.Andrea e che sarebbero stati vincolati al raggiungimento del programma di vendita. Da ricordare infine come intorno al Castello di Monteregio, imponente struttura risalente agli anni mille adibita inizialmente a residenza del Castellano e del Vescovo Feudatario, sorse una diatriba il gruppo gruppo consiliare Per l’Alternativa con Angelo Maria Cappelloni e Roberto Ovi che accusavano il sindaco Luca Sani di averne accettato passivamente nel 1996 la cessione all’Azienda Sanitaria senza aver sottoposto il trasferimento a procedure di mutamento della destinazione d’uso.

 

 

IL TIRRENO

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP

2013-01-12

 

Sanità

L’Asl vende il castello e due palazzi In tutto spera di incassare oltre 8 milioni

 

È ormai prossima l’alienazione del castello di Monteregio e dei due immobili ex Inam e ex Dispensario, rispettivamente in viale Risorgimento e via Valle Aspra. Così almeno si evince da una delibera adottata dall’Asl, con la quale è stato approvato il piano delle alienazioni per il triennio, composto da 13 immobili nei Comuni di Grosseto, Scansano, Gavorrano, Roccalbegna e, appunto, Massa, con la previsione di un introito complessivo di quasi 27 milioni. La parte prevalente delle alienazioni, nel corso dell’anno corrente, interesserà proprio gli immobili del comune minerario, per i quali in passato erano già state tentate gare «a pubblico incanto», che adesso formeranno l’oggetto di un nuovo tentativo di vendita «a trattativa privata». Uno di questi, l’immobile ex Inam, viene ceduto con la clausola «libero al rogito» eventualmente anche in momenti distinti. I prezzi di vendita, individuati in base alle perizie dell’Agenzia del territorio e, nel caso dell’immobile ex Inam, di tecnico incaricato, sono di 5 milioni e 567 mila euro per il Castello di Monteregio, 2 milioni e 221 mila euro per l’immobile ex Inam, attuale sede di uffici amministrativi dell’Asl, alcuni dei quali in predicato di essere trasferiti al distretto di Follonica, e circa 474mila euro per l’immobile ex dispensario di via Valle Aspra. La notizia desta grande interesse anche alla luce dell’interpellanza presentata dal gruppo consiliare di opposizione Massa Comune che, nel chiedere conto degli investimenti previsti dall’Asl per l’ospedale Sant’Andrea e per l’assistenza socio sanitaria territoriale, aveva chiesto anche informazioni sulla procedura di vendita del Castello di Monteregio, disciplinata da un protocollo di intesa tra Asl e Comune approvato fin dal 2008 con i voti favorevoli della maggioranza e del gruppo consiliare di opposizione “Per L’alternativa”, composto dai Cappelloni ed Ovi. Quest’ultimo, peraltro, aveva puntato il dito con decisione nei confronti dell’ex sindaco Luca Sani, accusato di «aver perso nel corso del 1996 la disponibilità del Castello di Monteregio, ceduto remissivamente all’Asl senza aver subordinato il trasferimento a procedure di mutamento della destinazione d’uso dell’immobile, mediante l’approvazione di una specifica variante al piano regolatore, da attuarsi attraverso accordi di pianificazione territoriale già allora previsti dalla legge regionale».


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