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CHIUNQUE AVESSE LA NOSTRA RICCHEZZA ARTISTICA
SAPREBBE VALORIZZARLA MEGLIO DI NOI

Ne è un esempio il prezioso dipinto tardomedievale
presso la Fonte dell’Abbondanza
 

AFF copiaAFFRESCO
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Nel 1999, presso la Fonte dell’Abbondanza in Massa Marittima, è stata rinvenuta una preziosa testimonianza pittorica risalente alla metà del Tredicesimo secolo.

Il Murale, comunemente detto “Albero della Fecondità”, è stato oggetto di approfonditi studi e sembra assurgere al ruolo di “unicum” nel pur vasto panorama artistico medioevale italiano.

Il Comune di Massa Marittima, di concerto con la Soprintendenza di Siena, ma in forme alquanto discutibili, ne ha promosso il restauro e dal 6 Agosto 2011, dopo lunghi anni, è tornato pubblicamente visibile.

Ma, poco dopo la fine del più recente intervento conservativo, esaminate doverosamente le risultanze di esso, giunsi alla conclusione che operazioni di restauro non erano state condotte nella maniera più opportuna.

Numerose porzioni del Murale, infatti, erano state ridipinte arbitrariamente, senza alcun rispetto dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’Opera.

Ai miei occhi, l’autenticità del Murale risultava FORTEMENTE PREGIUDICATA da una campagna di restauro (parlo dell’aspetto integrativo) affrettata e irrispettosa

Diligentemente, dunque, intesi rappresentare le mie perplessità al Ministero competente.

La Soprintendenza, però, mesi dopo, ebbe a comunicarmi di aver effettuato i doverosi controlli sulle modalità di esecuzione dell’intervento e di avere anche promosso un sopralluogo da parte dell’Istituto Centrale di Restauro di Roma (dicesi eseguito il 15.02.2012).

Manco a dirlo, tutto risultava a posto, le operazioni erano state condotte correttamente, lo stato del Murale era buono e nulla ne aveva recato pregiudizio.

La questione fu liquidata con un laconico «Le operazioni di restauro eseguite sull’Albero della Fecondità risultano sostanzialmente corrette».

Peccato che tali controlli furono fatti SENZA MINIMAMENTE DARMENE CENNO così come SENZA AVERMI CHIESTO, preliminarmente, i doverosi chiarimenti nel merito delle mie rimostranze.

E, più che tutto, nonostante le reiterate richieste, SENZA PERMETTERMI DI ESPORRE LA MIA POSIZIONE E SENZA NEMMENO AVER ACQUISITO IL MATERIALE FOTOGRAFICO SU CUI SI FONDAVANO LE MIE RAGIONI (che mi richiesero solo successivamente all’essersi espressi).  

Ciò proprio quando [anche attraverso spot televisivi] si sbandierava la tanto decantata necessità che i Cittadini collaborassero con le Istituzioni.

Bene, io ho cercato di farlo ma NON ho avuto riscontro, se non risposte letteralmente umilianti, tese unicamente a travisare la realtà dei fatti e a negare l’evidenza.

Evidentemente, le Istituzioni accettano solo la collaborazione che ne esalta le gesta e rifuggono quella che mette in evidenza eventuali errori commessi.

Ora sto scrivendo un piccolo saggio, in parte dedicato anche all’Albero della Fecondità…

arca di San Cerbone - Goro di Gregorio (1324)

 

L’Arca di San Cerbone fu commissionata da tal Peruccio – membro dell’Opera della Cattedrale di Massa Marittima (lo stesso che nel 1316 si era fatto carico di giungere al compimento della Maestà di Duccio di Buoninsegna destinata all’Altare Maggiore) – e fu terminata nel 1324, come informa l’iscrizione in lettere capitali che corre al di sotto dei rilievi figurati.


ANNO D(OMI)NI MCCCXXIIII I(N)DI(C)T(IONE) VII MAGIST(ER)
PERUCI(US) OP(ER)ARI(US) EC(C)L(ESIA)E
FECIT FI(ERI) H(OC) OPUS MAG(IST)RO GORO GREGORII DE SENIS.


Trattasi di un VERO E PROPRIO CAPOLAVORO della scultura gotica senese, come pochi altri – del genere – sono giunti a noi.

Come attestano il verbale del 4 giugno 1600 circa la ricomposizione delle reliquie di san Cerbone nel monumento marmoreo (dopo il loro rinvenimento il 26 giugno 1599) e una “relatione” in volgare relativa al medesimo evento, l’Arca fu collocata sotto la mensa dell’Altare Maggiore negli ultimi anni del Cinquecento.

In seguito, fu inglobata nel nuovo altare costruito tra il 1623 e il 1626 da Flaminio Del Turco; in origine, però, probabilmente, doveva essere sorretta da colonnine marmoree (forse tra quelle reimpiegate da Del Turco come sostegno della mensa eucaristica).

tratto da “La Nazione” del 23.02.2015

museoorgani23022015clicka per ingrandire

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 vetrata-rosone-duccio-siena
 
di gabriele galeotti

Il Museo dell’Opera Metropolitana di Siena è qualcosa di meraviglioso!
 
E lo è a partire dalla location!
 
Almeno in parte, infatti, si trova negli ambienti sorti laddove avrebbe dovuto aprirsi la navata laterale destra del così detto “Duomo Nuovo”, ovvero la maestosa struttura che i Senesi – nella prima metà del 1300 – volevano costruire per tenere il passo di Firenze e della sua stupenda Santa Maria del Fiore.
 
Solo questo basta e avanza per ritenerla cosa fantastica!
 
Era il 23 agosto 1339 quando il Gran Consiglio Generale della Campana deliberava ufficialmente, con duecentododici voti favorevoli e centotrentadue contrari, di dar corso all’ampliamento.
 
La decisione, in realtà, decretava di procedere con un lavoro già iniziato: la posa della prima pietra della facciata del “Duomo Nuovo” infatti, come narra il cronista Andrea Dei, risale al precedente 2 Febbraio. Fin dal 1° maggio 1317, inoltre, si erano partiti i lavori del prolungamento verso Vallepiatta e si era dato inizio all’edificazione della facciata del Battistero.
 
La cerimonia con la benedizione della pietra fu svolta da Donusdeo Malavolti, vescovo di Siena e Galgano Pagliaresi, vescovo di Massa, con l’assistenza di tutto il clero.
 
La chiesa esistente sarebbe divenuta il transetto della nuova Cattedrale, le cui navate avrebbero dovuto svilupparsi nell’attuale piazza Jacopo della Quercia, anticamente dei Manetti: “per planum Sancte Marie versus plateam Manettorum”.
 
Sono due i disegni in pianta dell’ingrandimento del duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana (inv. 1736 e 1740): in entrambi, si propone di mantenere la Chiesa esistente, di modificare la cupola e di creare un corpo anteriore a tre navate e sei campate e una nuova abside (nell’uno semiottagonale e nell’altro poligonale) oltre la cupola e la demolizione del campanile.
 
I disegni, inoltre, sono “di grande interesse anche per il tipo di edificio che si voleva realizzare: si tratta di una cattedrale gotica di forme oltremontane, con coro a deambulatorio, come sono quelle di Chartres, Colonia, Praga, Bruxelles, ecc.: una pianta pochissimo impiegata in Italia (un esempio è San Francesco di Bologna)”.
 
Fin dal 1331, inoltre, si erano continuamente acquistati pressoché tutti gli edifici nella piana prospiciente lo Spedale di Santa Maria della Scala e la Postierla, affinché venissero demoliti per procurarsi lo spazio necessario allo sviluppo della nuova costruzione. Una vera e propria “direzione dei lavori”, comunque, fu affidata – a Lando di Pietro – solo nel 1339.
 
Dopo il 1348, il processo di edificazione subì un forte rallentamento fino alla sospensione definitiva, sia per la recessione economica [provocata dalla peste nera che decimò la popolazione] sia per taluni problemi statici lamentati da alcune porzioni architettoniche già edificate.
 
Ciò detto, è indispensabile citare il fatto che, tra le tante cose, nel Museo dell’Opera risieda buona parte della produzione artistica di Duccio di Buoninsegna il cui il capolavoro assoluto è la Maestà (un tempo a corredo del’altare maggiore del Duomo medesimo).
 
Immediatamente dopo – forse – quella di Siena, però, viene la Maestà di Massa [che si può ammirare nella cappellina absidale sinistra del Duomo], datata 1316 e considerata l’opera più bella del Maestro poiché una delle ultimissime (forse l’ultima), ovvero quella della piena maturità artistica…
 
Del medesimo artista, è possibile ammirare anche l’originale della stupenda vetrata – dedicata a Maria Vergine Assunta – che decorava il rosone absidale. Degni di nota, ovviamente, anche gli gli originali delle sculture di Giovanni Pisano (tolte dalla facciata), oltreché quelle di Donatello, di Jacopo della Quercia ecc. ecc.
 
Stupenda – al margine – la Libreria Piccolomini (con accesso dall’interno del Duomo) fatta realizzare, tra il 1492 ed il 1502, dal Cardinale Arcivescovo di Siena Francesco Piccolomini Todeschini (poi Papa Pio III) per custodire il ricchissimo patrimonio librario lasciatogli dallo zio Papa Enea Silvio Piccolomini (ovvero Pio II – quello di Pienza!!!) affrescata dal Pinturicchio [vero nome Bernardino di Betto Betti, Perugia, 1452 circa – Siena, 11 dicembre 1513] in virtù di un contratto stipulato il 29 giugno 1502. Aiuto del Pinturicchio, tra i tanti, fu anche un certo Raffaello Sanzio [Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520]…

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facciatone-1

 

Il 23 agosto 1339, con duecentododici voti favorevoli e centotrentadue contrari, il “Gran Consiglio Generale della Campana” deliberava l’ampliamento del Duomo di Siena (AS-Siena, Consiglio Generale 125, cc. 18r-19r), la cui parziale edificazione si protrasse fino al 1357.

Tuttavia, si andava decretando un lavoro già iniziato: la posa della prima pietra della facciata del “Duomo nuovo” (come narra il cronista Andrea Dei), infatti, risale al 2 febbraio del 1339.

La cerimonia con la benedizione della fabbrica fu retta da Donusdeo Malavolti [o Malevotti, pare già Presule massetano nel 1302], allora Vescovo di Siena, e Galgano Pagliaresi, Vescovo di Massa, con la presenza di tutto il clero.

La chiesa esistente sarebbe divenuta il transetto della nuova Cattedrale, le cui navate avrebbero dovuto svilupparsi nell’attuale piazza Jacopo della Quercia, anticamente dei Manetti: “per planum Sancte Marie versus plateam Manettorum”.

Sono due i disegni – in pianta – dell’ingrandimento del duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana (inv. n.1736 e n.1740). In entrambi si propone di mantenere la chiesa esistente, di modificare la cupola e di creare un corpo anteriore a tre navate e sei campate e una nuova abside (nell’uno semiottagonale e nell’altro poligonale) oltre la cupola e la demolizione del campanile.

I disegni, inoltre, sono “di grande interesse anche per il tipo di edificio che si voleva realizzare: si trattava di una cattedrale gotica di forme oltremontane, con coro a deambulatorio, come sono quelle di Chartres, Colonia, Praga, Bruxelles, ecc.. Una tipologia di pianta ben poco impiegata in Italia (un esempio è San Francesco di Bologna)” – cit. Lando Bortolotti.

Invero, fin dal 1° maggio 1317, si erano iniziati i lavori del prolungamento verso est (Vallepiatta) e si era dato inizio all’edificazione della facciata del Battistero. Dal 1331, inoltre, si andarono ad acquistare continuamente gli edifici nella piana prospiciente lo Spedale di Santa Maria della Scala e la Postierla, al fine di demolirli per fare spazio alla nuova immensa costruzione.

La direzione dei lavori di ampliamento fu affidata a Lando di Pietro (dicembre 1339), orafo di eccezionale versatilità, distintosi in opere di ingegneria, nel bilicare campane, nella costruzione del battifolle di Montemassi (1328) e delle mura di Paganico (1334). Fu richiamato da Napoli ove si trovava al servizio di re Roberto d’Angiò, ma sopravvisse al cantiere senese soltanto fino al 3 agosto 1340, data della sua morte.

Gli subentrò lo scultore senese – assai raffinato – Giovanni d’Agostino (con atto di conduzione fatto dall’Operaio Latino de’ Rossi risalente al 23 marzo 1340), che portò celermente avanti la fabbrica del “Duomo nuovo” [destinato a divenire il capolavoro dell’arte gotica senese], fino al 1348, probabile anno di morte dell’artista per l’epidemia. Mentre Lando di Pietro fu una sorta di “soprintendente” dei lavori, pagato anche dal Comune di Siena, Giovanni d’Agostino fu assunto con la carica di capomaestro dell’Opera.

Dopo il 1348, l’edificazione subì un forte rallentamento fino alla sospensione definitiva, sia per la recessione economica provocata dalla peste nera che decimò la popolazione sia per i problemi statici verificatisi in alcune parti già edificate.
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di gabriele galeotti

Ambrogio Lorenzetti, fratello di Pietro, nasce a Siena nel 1285 (circa).

Dai tratti fondamentali della sua pittura, si ritiene che abbia attinto principalmente dall’arte di Duccio di Buoninsegna e di Giotto [piuttosto che da quella del fratello e di Simone Martini].

La sua prima opera firmata, datata 1319, è “La Madonna col Bambino” nella chiesa di Sant’Angelo di Vico l’Abate presso San Casciano Val di Pesa.

Tra il 1330 e il 1333, visita Firenze e vi soggiorna più volte per avvicinarsi all’opera dell’architetto e scultore Arnolfo di Cambio (di quest’ultimo è il progetto di Santa Maria del Fiore); qui dipinge il Trittico per la Chiesa di San Procolo [oggi agli Uffizi]. 

Alcuni studiosi gli attribuiscono un ruolo di grande importanza nella complessa gestione dei rapporti culturali tra Siena e Firenze della prima metà del secolo.

Nel 1335, rientra stabilmente a Siena e realizza – col fratello – alcuni affreschi (andati persi) presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala.

E’ dello stesso anno la “Maestà” dipinta per la Chiesa agostiniana di San Pietro all’Orto di Massa Marittima.

Immediatamente dopo, nel 1336, lavora nella cappella dell’Eremo di Montesiepi presso l’Abbazia di San Galgano.

Tra il 1337 e il 1338, dipinge nel Convento di Sant’Agostino di Siena: gli affreschi, staccati dalla Sala Capitolare, sono oggi custoditi nelle Cappelle Bandini Piccolomini e Piccolomini di Castiglia della Basilica di San Francesco.

Tra il 1338 e il 1339 (forse il 1340) – nella fantastica cornice della Sala dei Nove nel Palazzo Pubblico di Siena (contigua a quella del Mappamondo) – realizza quello che è considerato il suo capolavoro: le “Allegorie del Buono e del Cattivo Governo”.

Del 1342 é la “Presentazione al Tempio” per l’altare di San Crescenzio nella Cattedrale di Siena [oggi agli Uffizi]; del 1343, invece, sono i dipinti di facciata e la tavola d’altare di San Pietro in Castelvecchio.

Al 1344 risalgono “La Cosmografia” del Palazzo Pubblico di Siena e “L’Annunciazione” destinata all’Ufficio della Gabella della medesima città [oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena].

In esso, a grandi lettere, si legge la frase latina “Ambrosius Laurentii de Senis hic pinxit utrinque” (Ambrogio di Lorenzo da Siena qui dipinse da ambo i lati).

Altre, ma non troppe, sono le sue opere minori (alcune anche nell’amiatino).

Ambrogio Lorenzetti muore a Siena – di peste – nel 1348, proprio come il fratello Pietro.

Cupola Brunelleschi disegno 05

 

Nel 2017 ricorrono i 700 anni dalla coniazione delle monete battute dal Libero Comune di Massa di Maremma: il Denaro Piccolo (o Pìcciolo) e il Grosso da 20 denari.

La Zecca fu operativa solamente per poco più di due anni, dal 1317 al 1319, e aveva sede nella palazzina – allora di proprietà pubblica, poi appartenuta alla famiglia dei Conti Alberti di Monterotondo – che si apre sull’attuale Via Norma Parenti e che oggi, in parte, ospita la Sede della Società dei Terzieri.

Con la dominazione Senese su Massa [dal 1336], l’edificio divenne proprietà dei Conti di Sassetta (un ramo dell’importante famiglia Gherardesca) che ne fecero una propria prestigiosa residenza privata.

Questi ultimi, nel 1401, dovettero cedere alle pressioni della Curia che volle acquistare il fabbricato per ampliare il Palazzo Vescovile, trasferito forzosamente nell’adiacente Palazzina dei Conti di Biserno [che si affaccia sulla Piazza del Duomo] dopo che i Senesi ebbero preso possesso del Castello di Monteregio.

 

Una curiosità che mi fa impazzire… (!!!)

Ma dovevano trascorrere ancora 100 anni esatti [100 anni esatti…] prima che qualcuno si ponesse seriamente il problema di “voltare” la Cupola di Santa Maria del Fiore [iniziata nel 1294-1295 sulle vestigia di Santa Reparata], pur già eretta fino al tamburo ottagonale che avrebbe dovuto sostenerla…

Solo nel 1418, infatti, l’Opera del Duomo bandì il concorso pubblico per la sua costruzione a seguito del quale, pur senza vincitori “ufficiali”, si giunse ad affidarne l’incarico a Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti.

E’ certo che Arnolfo di Cambio – architetto progettista del Duomo – avesse previsto di caratterizzare il suo edificio con una struttura assai diversa e più ampia del tradizionale tiburio delle Cattedrali dell’epoca: tuttavia, la Cupola avrebbe dovuto avere un aspetto ben più convenzionale di quello conferitole dal Brunelleschi.

La costruzione della Cupola ebbe inizio il 7 agosto 1420 e la struttura – alla base della lanterna – fu completata il 1º agosto 1436.

 

QUESTE LE STRUTTURE TOSCANE VISITABILI GRATIS
IL PROSSIMO 7 MAGGIO

  • Arezzo

    • Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Alta Valle del Tevere – Palazzo Taglieschi
      Piazza Mameli, 16 – Anghiari   … scopri come arrivare
      Orario: Martedì, mercoledì e giovedì 9:00 – 18:00
      Venerdì, sabato e domenica 10:00 – 19:00
      Chiusura settimanale: lunedi
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                     
    • Basilica di San Francesco
      Piazza San Francesco, 1 – Arezzo   … scopri come arrivare
      Orario di apertura: Lunedì/Domenica: 8.30-12.00; 14.00-18.30
      Prenotazione: Obbligatoria (0575 352727
      pierodellafrancesca-ar@beniculturali.it – www.pierodellafrancesca-ticketoffice.it)                                                                             
    • Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” e Anfiteatro romano
      Via Margaritone, 10 – Arezzo   … scopri come arrivare
      Orario: da lun a sab 8:30 -19:30
      Ingresso gratuito per tutti ogni 1° domenica del mese
      L’Anfiteatro romano ha gli stessi orari di apertura del museo
      Chiusura settimanale
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                      
    • Museo di Casa Vasari
      Via XX settembre, 55 – Arezzo   … scopri come arrivare
      Orario: Tutti i giorni 9,00-19,00; festivi 9,00-13,00
      Chiusura settimanale: martedi
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                     
    • Museo nazionale d’arte medievale e moderna
      San Lorentino, 8 – Arezzo   … scopri come arrivare
      SOLO SU VISITA ACCOMPAGNATA
      Orario: Martedì 10:00, 12:00, 16:00, 18:00 Mercoledì, giovedì 10:00, 12:00 Venerdì, Sabato e domenica: 16:00, 18:00
      CHIUSO DURANTE GLI INTERVALLI DI VISITA
      Chiusura settimanale: lunedi
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                               
    • Area archeologica del Sodo e Tomba di Camucia
      Cortona   … scopri come arrivare
      Orario: 8,00-14,00
      Chiusura settimanale: lunedì
      Orario biglietteria: 8,30-13,30
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                
    • Antiquarium nazionale di Sestino
      Via Marche, 12 – Sestino   … scopri come arrivare
      Orario: 1 maggio – 30 giugno: sabato ore 15 – 19
      domenica e festivi: ore 10-13 e 15-18
      1 luglio – 4 settembre: sabato, domenica e festivi 10-13 e 15-18
      Prenotazione: Obbligatoria (0575 772718 – 335 6971607 – 338 7498639)                                                                                                       
  • Firenze

    • Villa medicea di Cerreto Guidi e Museo storico della Caccia e del Territorio
      Via Ponti Medicei, 7 – Cerreto Guidi   … scopri come arrivare
      Orario: Aperto da lunedì a domenica da ottobre a marzo dalle ore 10 alle ore 18
      da aprile a settembre dalle ore 9 alle ore 18; domenica dalle 10 alle 19
      Chiusura settimanale: secondo e terzo lunedì del mese
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                    
    • Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
      Via Della Ninna, 5, – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Lun, Mer, Ven, 8.30 – 13.30; Mar, Gio, 8.30 – 17.00; feriali e festivi 8-15
      Chiusura settimanale: per i turisti quello della Galleria, per gli studiosi i giorni esclusi dall’orario indicato
      Prenotazione: Facoltativa (055294883)
    • Galleria d’arte moderna di Firenze
      Piazza Pitti, 1 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: feriali e festivi 8.15 – 13.50 Chiusura settimanale: II° e IV° domenica, I° III° e V° lunedì del mese
      Prenotazione: Facoltativa (055294883 – www.b-ticket.com/b-ticket/uffizi)
    • Galleria dell’Accademia e Museo degli strumenti musicali
      Via Ricasoli, 58-60 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: feriali e festivi 8.15-18.50
      Chiusura settimanale: lunedì
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                             
    • Galleria palatina e appartamenti reali
      Piazza Pitti, 1 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: feriali e festivi 8.15 – 18.50 Chiusura settimanale: lunedì; Orario biglietteria: 8,50; Prenotazione: Facoltativa (055294883- www.b-ticket.com/b-ticket/uffizi)                              
    • Giardino della Villa di Castello
      Via di Castello, 44 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: vedi descrizione
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                                                                                                                       
    • Giardino di Boboli
      Piazza Pitti, 1 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: gen. feb. 8.00-16.30; mar. 8.00-17.30; apr. mag. 8.00-18.30; giu. ago. 8.00-19.30; set. 8.00-18.30; L’orario si adatta alla stagionalità della luce; il giardino chiude prima del crespuscolo.
      Chiusura settimanale: Primo e l’ultimo lunedì di ogni mese
      Prenotazione: Facoltativa (055294883 – www.b-ticket.com/b-ticket/uffizi)
    • GLI UFFIZI
      Piazzale degli Uffizi, 6 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Da martedì a domenica, ore 8,15-18,50 Chiusura: tutti i lunedì, Capodanno, 1° maggio, Natale. Chiusura settimanale: lunedì; Prenotazione: Facoltativa (055 294883 – www.b-ticket.com/b-ticket/uffizi/venue.aspx)
    • MAF Museo archeologico nazionale di Firenze
      S.S. Annunziata, 9 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Lunedì 8:30 – 14:00 da martedì a venerdì 8:30 – 19:00 Sabato e domenica 8:30 – 14:00
      Ultimo ingresso: 45 minuti prima della chiusura
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                           
    • Museo Nazionale del Bargello
      Via del Proconsolo, 4 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Dal 1 novembre 2016: feriali e festivi 8.15 – 14.00
      Chiusura settimanale: II e IV domenica; I, III e V lunedì del mese
      Orario biglietteria: 8.15 – 13.20
      Prenotazione: Facoltativa (055.294883) – www.b-ticket.com/b-ticket/uffizi)                                                                                      
    • Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto
      Via di San Salvi, 16 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Da martedì a domenica, ore 8,15 – 13,50. Chiusura: tutti i lunedì, Capodanno, 1° maggio, Natale.
      Chiusura settimanale: lunedì
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                             
    • Museo della Moda e del Costume
      Piazza Pitti, 1 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: feriali e festivi 8.15 – 13.50
      Chiusura settimanale: II° e IV° domenica, I° III° e V° lunedì del mese
      Prenotazione: facoltativa (055294883 – www.b-ticket.com/b-ticket/uffizi)                                                                                                        
    • Museo delle Cappelle Medicee
      Madonna Aldobrandini – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Da lunedì a domenica, ore 8,15-17,00
      Le operazioni di chiusura iniziano alle 16.45
      Chiusura settimanale: II° e IV° domenica, I° III° e V° lunedì del mese
      Orario biglietteria: 8.15-16.20
      Prenotazione: facoltativa (055 294883 – Costo della prenotazione € 3,00)                                                                                                         
    • Museo di Palazzo Davanzati – Museo dell’Antica Casa Fiorentina
      Via Porta Rossa, 13 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: dalle 8:15 alle 14:00
      Chiuso la II e IV domenica del mese e il I, III e V lunedì del mese
      Orario biglietteria: 8.15-13.20
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                  
    • Museo egizio di Firenze
      Via della Colonna, 38 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: lun 14.00-19.00; mar, gio 8.30-19.00; mer, ven, sab e dom 8:30-14:00; dal 3/6 al 30/8 2000 sab 21-24
      Chiusura settimanale: lunedì mattina
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                     
    • Parco di Villa Il Ventaglio
      Via G. Aldini, 10/12 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Il parco è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì. Da giugno a settembre è chiuso anche il giovedì
      Chiusura settimanale: Lunedì
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                          
    • Tesoro dei Granduchi
      Piazza Pitti, 1 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: feriali e festivi 8.15 – 13.50 Chiusura settimanale: II° e IV° domenica, I° III° e V° lunedì del mese; Orario biglietteria: 7,00
      Prenotazione: Nessuna
    • Villa Medicea della Petraia
      Via della Petraia, 40 – Firenze   … scopri come arrivare
      Orario: Da lunedì a domenica
      Ore 8,30 – 16.30 da novembre a febbraio
      Ore 8:30 – 18:00 marzo e ottobre
      Ore 8:30 – 19:00 da aprile a settembre
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                         
  • Grosseto

    • Area archeologica di Vetulonia
      Vie Case di Siena, s.n.c. – Castiglione della Pescaia   … scopri come arrivare
      Orario: aprile – settembre 10.00/19.00; ottobre – marzo 8.00/17.00
      Chiusura settimanale: martedì e venerdì
      Orario biglietteria: 10,15 -18,30
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                        
    • Area archeologica di Roselle
      Via dei Ruderi – Grosseto   … scopri come arrivare
      Orario: Orario invernale: 8,15 – 16,45 ultimo ingresso ore 16,00
      Orario estivo (27 marzo – 30 ottobre): 10,15 -18,45 ultimo ingresso ore 18,00
      Chiusura settimanale: Nessuna
      Orario invernale: 8,15 – 16,45 ultimo ingresso ore 16,00
      Orario estivo (27 marzo – 30 ottobre): 10,15 -18,45 ultimo ingresso ore 18,00
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                                   
    • Museo Archeologico Nazionale ed Area Archeologica di Cosa
      Via delle Ginestre – Orbetello   … scopri come arrivare
      Orario invernale fino al 31Marzo 8,15 – 16,30
      Orario estivo dal 1 Aprile 04 al 26 Ottobre 10,15 – 18,30
      Chiusura settimanale: nessuna
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                                  

  • Livorno

  • Pisa

    • Museo nazionale della Certosa Monumentale di Calci
      Via Roma, 79 – Calci   … scopri come arrivare
      Orario: da martedì a sabato: 8.30-18.30 (ingresso ogni ora in gruppi accompagnati) domenica e festivi: 8.30-12.30
      Chiusura settimanale: lunedì;Prenotazione: Nessuna; Temporanemente chiuso (07/07/2016) per Per ristrutturazione o restauro
    • Museo nazionale di San Matteo
      San Matteo in Soarta, 1 – Pisa   … scopri come arrivare
      Orario: Feriali: 8:30 – 19:30; Festivi: 8:30 – 13:30 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura)
      Chiusura settimanale: lunedì
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                            
  • Pistoia

    • Museo nazionale di Casa Giusti
      Via Vincenzo Martini, 18 – Monsummano Terme   … scopri come arrivare
      Orario: 1° dicembre – 30 aprile 8.15-14.00/15.00-18.00, 1°maggio – 31 novembre 8.15-14.00/16.00-19.00
      Chiusura settimanale
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                         
    • Fortezza di S. Barbara
      Piazza della Resistenza, 1 – Pistoia   … scopri come arrivare
      Orario: martedì – domenica 8:15 – 13:30 Chiuso il lunedì Chiuso il 1 gennaio, il 1 maggio, il 25 dicembre salvo aperture straordinarie
      Chiusura settimanale: Lunedì
      Prenotazione: Nessuna
    • Museo civico di Pistoia
      del Duomo, 1 – Pistoia   … scopri come arrivare
      Orario: Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                                                                                                    
  • Prato

  • Siena

    • Museo archeologico nazionale di Chiusi
      Via Porsenna, 93 – Chiusi   … scopri come arrivare
      Orario: tutti i giorni dalle 09.00 alle 20.00 (ultimo ingresso alle 19.30)
      Chiusura settimanale: nessuna
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                   
    • Necropoli di Poggio Renzo
      Via della Pellegrina – Chiusi   … scopri come arrivare
      Orario: (Visitabile parzialmente solo con il biglietto del Museo Archeologico Nazionale di Chiusi)
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                   

    • Eremo di San Leonardo al Lago
      Santa Colomba – Monteriggioni   … scopri come arrivare
      Orario: 9.30 – 15.30
      Chiusura settimanale: lunedì
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                                    
    • Museo archeologico nazionale di Siena
      Piazza Duomo, 1 – Siena   … scopri come arrivare
      Orario: tutti i giorni, 10.30-18.30
      Prenotazione: facoltativa (prenotazioniticket@comune.siena.it)
      www.santamariadellascala.com/museo-archeologico-nazionale)                                                                                                         
    • Pinacoteca nazionale di Siena
      Via San Pietro, 29 – Siena   … scopri come arrivare
      Orario: lunedì 9:00 – 13:30; dal martedì al sabato 8:15 – 19-15; domenica 9:00 – 13:00
      Chiusura settimanale: Lunedì pomeriggio
      Prenotazione: Nessuna                                                                                                                                                                   

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di gabriele galeotti

Angiolo (o Agnolo) di Ventura è stato un importante architetto e scultore senese, attivo in Toscana nella prima metà del Trecento.

Si hanno sue notizie solo a partire dal 1311 e la sua morte sarebbe avvenuta successivamente al 1349.

Il Vasari lo cita nelle “Vite” – insieme ad Agostino di Giovanni – nella biografia dal titolo: “Agnolo e Agostino”.

Dai pochi documenti che lo menzionano, risulta che nel 1329 riscosse un pagamento per alcuni lavori compiuti nel Campo di Siena [“in pede porte Salarie”].

Insieme al collega Agostino di Giovanni, nel 1325, infatti, aveva disegnato la torre del Palazzo Pubblico, meglio nota come Torre del Mangia.

Nel 1333, invece, assieme ad altri undici maestri, fece parte dello “staff tecnico” a cui fu richiesto un rapporto sui lavori di ampliamento del Duomo verso Vallepiatta.  

Fu anche architetto militare, attività svolta [forse] anche a Siena con i progetti per la Porta di Sant’Agata (1325) e la Porta Nuova, oggi Porta Romana (1327).

Nel 1334, con Guido di Pace e Meo di Rinaldo, si occupò dell’edificazione del Cassero di Grosseto. 

Due anni dopo, nel 1336, insieme a Domenico di Giovanni, Romeo Pepi e Giovanni Alberti, partecipò alla costruzione della fortezza di Massa Marittima: quest’ultima notizia è del 31 gennaio 1349, allorché egli figurò in Siena come testimone in un atto di vendita.

In particolare, Angiolo di Ventura – ovvero, semplicemente, l’Agnolo – sarebbe l’architetto al quale si deve il progetto del maestoso Arco [con una corda di 21,70 metri ed una freccia di 7 metri] col quale si intese collegare la Torre del Candeliere alle Mura Senesi.

È probabile che egli, pur ricordato principalmente come architetto, possa identificarsi anche con quell’Angelo da Siena che, nel 1330, insieme ad Agostino di Giovanni, scolpì il monumento Tarlati ad Arezzo; tale identificazione, proposta da Milanesi (1854) sulla scorta di Vasari (che, peraltro, attribuisce a Giotto il disegno del monumento), è accettata da pressoché tutta la maggiore critica.

Il cenotafio del Vescovo e Signore di Arezzo, Guido Tarlati (+1327), situato nel duomo e completato nel 1330 [Hoc opus fecit magister Augustinus et magister Angelus de Senis MCCCXXX], resta l’unica sua opera firmata e datata.

Tra le sculture assegnate al Maestro senese, soltanto le sette formelle dei due altari dei Santi Ottaviano e Regolo (1320 ca.), già nel duomo di Volterra (oggi nel Museo Diocesano di Arte Sacra), trovano concorde la critica.

Delle altre attribuzioni (Vasari, Le Vite – Venturi, 1904 – Valentiner, 1925), molte oggi rifiutate, sono da menzionare – restando dubbie le ipotesi attributive – il sepolcro del Vescovo Ranieri degli Ubertini (+1301) in San Domenico ad Arezzo (Valentiner, 1927) e le statuette di apostoli e profeti nel duomo di Massa Marittima (Carli, 1946), queste ultime avvicinate spesso e più ragionevolmente all’arte di Goro di Gregorio.

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“Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?”

(Leon Battista Alberti, De Pictura, prologo)

 

Costituita da due calotte ogivali collegate tra loro, la Cupola ottagonale del Duomo di Firenze fu voltata dal 1418 al 1434 (1436) secondo il progetto che tale Filippo Brunelleschi presentò ad un concorso nel 1418 per essere accettato, dopo molti contrasti, solo nel 1420.

Capolavoro capace di resistere ai fulmini, ai terremoti e al passare dei secoli, la Cupola ha un diametro di 45,5 metri, lo stesso del vicino Battistero.

Ancora oggi, quest’opera incanta chiunque lo osservi.

Nel 1418 l’Opera di Santa Maria del Fiore bandisce il concorso che Brunelleschi vince, ma solo due anni dopo i lavori avranno inizio e dureranno fino al 1434 (1436).

Il 25 marzo del 1436 la Cattedrale fiorentina fu consacrata da Papa Eugenio IV.

L’innovazione mirabile del Brunelleschi fu quella di voltare la Cupola senza armature, grazie all’uso di una doppia volta con intercapedine, di cui l’interna (spessa oltre due metri) realizzata con conci a spina di pesce, aveva una funzione strutturale essendo autoportante e quella esterna solo di copertura. Svetta sulla Cupola la lanterna con copertura a cono, su disegno del Brunelleschi, che fu realizzata dopo la morte dell’artista (1446) e la sfera di rame dorato con la croce, contenente reliquie sacre, opera d’Andrea del Verrocchio, che vi fu collocata nel 1466

Le decorazioni ad affresco della Cupola del Brunelleschi furono realizzate tra il 1572 ed il 1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Presentano lo stesso tema iconografico del Battistero: il Giudizio Universale. Gli affreschi della cupola sono stati oggetto di un complessivo restauro tra il 1978 ed il 1994.

di gabriele galeotti

Fino al 1462, la Pienza che tutti conoscono come “Perla” del Rinascimento toscano altro non era che un piccolo borgo: Corsignano.

Qui, il 18 Ottobre 1405, era nato Enea Silvio Piccolomini che, 53 anni dopo, succedendo a Callisto III, divenne Papa Pio II.

Era stato ordinato Sacerdote il 4 Marzo 1447, nominato Vescovo il successivo 19 Aprile e vestito dello zucchetto purpureo di Cardinale il 17 Dicembre 1456 (dallo stesso Papa cui sarebbe succeduto).

Ma fu un evento particolare a regalarci la Pienza di fronte alla quale – oggi – ci commoviamo per la sua straordinaria bellezza.

In occasione di un suo viaggio verso Mantova, infatti, il Pontefice volle rivedere la sua Cittadina natale e i luoghi che lo avevano visto crescere.

Il degrado che si trovò di fronte agli occhi e la miseria cui era relegata la sua terra lo portarono a decidere di “fondare” una nuova città.

Una NUOVA CITTA’ che sormontasse e oscurasse l’antico borgo originario: una NUOVA CITTA’ IDEALE, da disegnare secondo i canoni artistici del Rinascimento e facendo tesoro del sopraggiunto progresso socio-economico.

Approfittando del suo ruolo e mettendo a disposizione molte risorse della Chiesa, in men che non si dica affidò il progetto urbanistico/edilizio all’architetto e scultore fiorentino Bernardo di Matteo Gamberelli, detto il Rossellino [Settignano, 1409 – Firenze, 1464].

L’intervento, un impareggiabile miscuglio di edilizia e urbanistica, durò circa quattro anni e portò alla nascita di una Cittadina armoniosa, in forme tipicamente quattrocentesche.

Papa Pio II è stato il CCX° Pontefice della Chiesa Cattolica, dal 1458 alla sua morte avvenuta ad Ancona il 14 Agosto 1464.

La morte prematura di papa Pio II pose fine alla fantastica storia della sua CITTA’ IDEALE che però, da allora, fortunatamente, ha subito ben poche modifiche.

Le spoglie di Enea Silvio Piccolomini riposano a Roma, nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, nel rione di Sant’Eustachio.

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Nel cuore di Roma c’è la tomba antica più grande che l’umanità ricordi dopo le piramidi: è chiusa per i lavori di restauro iniziati 7 anni fa e che continueranno chissà per quanto tempo ancora

 

C’era una volta, a Roma, una piazza. Non una piazza qualunque, bensì uno dei luoghi maggiormente suggestivi del mondo. Al centro, la tomba antica più grande che umanità ricordi, con l’unica eccezione delle piramidi egizie. Un sepolcro circolare immenso, del diametro di 87 metri, edificato nel 28 avanti Cristo da colui che sarebbe stato il fondatore dell’impero romano: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Più grande ancora del mausoleo sopra cui venne edificato Castel Sant’Angelo, sull’altra sponde del Tevere, e dove furono sepolti gli imperatori Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio e Commodo. Siamo al centro della capitale d’Italia. Via del Corso è a pochi metri, e dal lato opposto, sul Lungotevere, si affaccia l’Ara Pacis. Quella piazza intitolata ad Augusto Imperatore adesso non c’è più.

Nel 2007 è stata chiusa causa ristrutturazione dell’intera area, con previsione di restauro del sito archeologica: che però a otto anni di distanza ancora non è iniziata. Il gigantesco mausoleo che doveva ricordare quello di Alessandro Magno, e nel quale riposarono i resti di Augusto e dei suoi parenti, dal nipote Marco Claudio Marcello alla mamma Azia, e trovarono accoglienza anche quelli della madre di Caligola, Agrippina, è circondata da una invalicabile barriera metallica. Fossero ancora li’ dentro tutti quanti, pure ridotti in cenere si rivolterebbero nella tomba. La zona è off limits. Scorgiamo la sagoma del monumento appena attraverso la grata che lo imprigiona lungo tutto il perimetro. Solo questo è concesso a chi passa da quelle parti. Come tante storie del nostro patrimonio culturale umiliato, pure questa è incresciosa. Ma se si considera l’importanza del luogo, e di quello che è rimasto lì, sarebbe meglio dire: vergognosa. Anche per la beffa a testata multipla che ci siamo inflitti. 

Racconta il bravo giornalista del Corriere della sera Lorenzo Salvia nel suo libro di prossima uscita “Resort Italia”, edito da Marsilio, che la mostra per il bimillenario della morte di Ottaviano e’ stata realizzata a Roma con dodici mesi di anticipo, nel 2013 “perché l’anno fatidico, il 2014, è stato riservato alla Francia con un allestimento al Grand Palais. Una scelta, di fatto, imposta dal Louvre, che solo a queste condizioni ha accettato di concedere alcuni dei suoi pezzi”. Inutile dire che la mostra parigina ha avuto molti più visitatori di quella romana. Non bastasse, quel 19 agosto 2014 in cui il mausoleo di Augusto è stato brevemente riaperto in omaggio alla ricorrenza, l’area è finita sott’acqua causa tubatura dell’Acea spaccata. Quando si dice: il fato. Peccato soltanto che in questo caso gli artefici del destino siamo noi stessi. 

 

 

Scrive ancora Salvia: “A Roma, alle spalle di via del Corso, Augusto ha il suo mausoleo. La piazza che lo circonda è ridotta a un grande parcheggio; i giardini sono una via di mezzo fra la discarica e un wc all’aria aperta. Dopo una lunga mediazione, il Comune ha finalmente deciso di risistemare l’intera area. Salvo ritardi, la nuova piazza Augusto Imperatore sarà pronta nel 2017. La mostra un anno prima, la piazza tre ani dopo. Cosa poteva essere, per Roma, avere nel 2014 la mostra di Augusto, l’inaugurazione della piazza, una serie di attività collegate, dall’alto del grande convegno per studiosi fino ai giochi per bambini dedicati all’imperatore? E quante persone e soldi in più avrebbe potuto portare un progetto del genere? Il vero evento sarebbe stato pensarci per tempo”. 

E qui tocchi con mano la pochezza di una classe politica mediocre e ignorante: piegata unicamente ai propri interessi da cortile. Piazza Augusto Imperatore e il mausoleo di Ottaviano sono in quelle condizioni pietose da anni perché da anni, dicono, non ci sono i soldi. Quanti soldi? In tutto meno di trenta milioni. Dodici per i restauri e una quindicina per la risistemazione della piazza. Briciole, in una città capitale dello spreco, e dove le recenti inchieste su Mafia capitale stanno dimostrando l’esistenza di un radicato e diffuso sistema di corruzione. 

Non si trovano 27 milioni per un’operazione che oltre a restituire decenza a quella parte del centro di Roma e alla nostra memoria porterebbe anche un bel po’ di incassi, ma si sono trovati senza farsi troppe domande 42 milioni l’anno (e 42 milioni per 8 anni fa 336 milioni) per affittare da privati immobiliaristi e palazzinari immobili destinati alla cosiddetta emergenza abitativa, pagando gli appartamenti fino a 2.700 euro al mese: salvo poi scoprire, come stanno facendo scoprire le verifiche avviate dal sindaco Ignazio Marino, che tantissimi di quei presunti indigenti in realtà indigenti non lo sono affatto. “Il vero evento sarebbe stato pensarci per tempo”, chiosa Salvia. E di tempo per evitare la figuraccia del 2014 ce ne sarebbe stato, eccome. 

Quel monumento ha avuto una storia travagliata fin dall’antichità. Dopo la fine dell’impero romano il “grande tumulo che sorge su un’alta base di marmo bianco nei pressi del fiume coperto ovunque, dalla sommità, di alberi sempreverdi” e sormontato da “una statua in bronzo di Cesare Augusto”, secondo la descrizione tramandata ai posteri dallo storico e geografo greco Strabone, venne pian piano sbucciato come una mela per riutilizzare l’enorme quantità di marmo. E’ addirittura verosimile che nell’area antistante l’ingresso si trovasse una calcara, rudimentale impianto per produrre calce. Dopo essere stato utilizzato prima come roccaforte e poi come anfiteatro, il Mausoleo diventò un auditorium che ebbe però vita breve. Alla fine degli anni Trenta, con gli sventramenti fascisti di tutta quella zona, il teatro fu smontato per riportare alla luce i resti romani. Così la tomba di Augusto è rimasta fino a oggi. 

Nel 2007, quando al Campidoglio c’era ancora Walter Veltroni, fu avviato un progetto di risistemazione della piazza affidato a un pool di architetti guidato da Francesco Cellini. E sarebbero partiti anche i primi restauri del monumento dopo settant’anni. Ma i fondi ben presto evaporarono: dirottati verso altre iniziative, spiega oggi il soprintendente ai beni culturali di Roma Claudio Parisi Presicce. Confortato dal fatto che si sono finalmente reperiti ora, e con molte difficoltà, i pochi quattrini necessari a cominciare il restauro, partendo dalla rimozione dei resti delle vecchie strutture in cemento su cui era poggiato l’auditorium. Quattro milioni e 275 mila euro, grazie anche ai fondi europei. È una cifra pari a metà di quanto speso dal Comune per la beatificazione congiunta di Papa Wojtyla e Giovanni XXIII. Oppure, se preferite, pari a un quarto dei denari impiegati per salvare dal dissesto le farmacie comunali: le uniche al mondo capaci di chiudere i bilanci in rosso. Per gli altri quattrini necessari a completare il restauro e a sistemare la piazza non resta che incrociare le dita, sperando che non saltino fuori altre priorità. Come tappare i buchi di qualche municipalizzata devastata in passato dalle scorribande politiche e dalle assunzioni clientelari.


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