Archivi per la categoria ‘Albero della Fecondità’

•  

CHIUNQUE AVESSE LA NOSTRA RICCHEZZA ARTISTICA
SAPREBBE VALORIZZARLA MEGLIO DI NOI

Ne è un esempio il prezioso dipinto tardomedievale
presso la Fonte dell’Abbondanza
 

AFF copiaAFFRESCO
clicka per ingrandire

  

Nel 1999, presso la Fonte dell’Abbondanza in Massa Marittima, è stata rinvenuta una preziosa testimonianza pittorica risalente alla metà del Tredicesimo secolo.

Il Murale, comunemente detto “Albero della Fecondità”, è stato oggetto di approfonditi studi e sembra assurgere al ruolo di “unicum” nel pur vasto panorama artistico medioevale italiano.

Il Comune di Massa Marittima, di concerto con la Soprintendenza di Siena, ma in forme alquanto discutibili, ne ha promosso il restauro e dal 6 Agosto 2011, dopo lunghi anni, è tornato pubblicamente visibile.

Ma, poco dopo la fine del più recente intervento conservativo, esaminate doverosamente le risultanze di esso, giunsi alla conclusione che operazioni di restauro non erano state condotte nella maniera più opportuna.

Numerose porzioni del Murale, infatti, erano state ridipinte arbitrariamente, senza alcun rispetto dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’Opera.

Ai miei occhi, l’autenticità del Murale risultava FORTEMENTE PREGIUDICATA da una campagna di restauro (parlo dell’aspetto integrativo) affrettata e irrispettosa

Diligentemente, dunque, intesi rappresentare le mie perplessità al Ministero competente.

La Soprintendenza, però, mesi dopo, ebbe a comunicarmi di aver effettuato i doverosi controlli sulle modalità di esecuzione dell’intervento e di avere anche promosso un sopralluogo da parte dell’Istituto Centrale di Restauro di Roma (dicesi eseguito il 15.02.2012).

Manco a dirlo, tutto risultava a posto, le operazioni erano state condotte correttamente, lo stato del Murale era buono e nulla ne aveva recato pregiudizio.

La questione fu liquidata con un laconico «Le operazioni di restauro eseguite sull’Albero della Fecondità risultano sostanzialmente corrette».

Peccato che tali controlli furono fatti SENZA MINIMAMENTE DARMENE CENNO così come SENZA AVERMI CHIESTO, preliminarmente, i doverosi chiarimenti nel merito delle mie rimostranze.

E, più che tutto, nonostante le reiterate richieste, SENZA PERMETTERMI DI ESPORRE LA MIA POSIZIONE E SENZA NEMMENO AVER ACQUISITO IL MATERIALE FOTOGRAFICO SU CUI SI FONDAVANO LE MIE RAGIONI (che mi richiesero solo successivamente all’essersi espressi).  

Ciò proprio quando [anche attraverso spot televisivi] si sbandierava la tanto decantata necessità che i Cittadini collaborassero con le Istituzioni.

Bene, io ho cercato di farlo ma NON ho avuto riscontro, se non risposte letteralmente umilianti, tese unicamente a travisare la realtà dei fatti e a negare l’evidenza.

Evidentemente, le Istituzioni accettano solo la collaborazione che ne esalta le gesta e rifuggono quella che mette in evidenza eventuali errori commessi.

Ora sto scrivendo un piccolo saggio, in parte dedicato anche all’Albero della Fecondità…

 

tratto da “La Nazione” del 23.12.2015


abbondanza23122015
clicka per ingrandire

 

IL TIRRENO

02 dicembre 2014

Panorama politico

 


 «Anni e anni di richieste e alla fine sono saltate fuori»

Albero della Fecondità, ecco le foto 


 

MASSA MARITTIMA – Alla fine quelle foto sono saltate fuori. Ci sono voluti anni, ma eccole. Le ha viste anche Gabriele Galeotti, uomo di spicco di Massa Comune, eletto in consiglio comunale tra le file della civica. «Sono anni che chiedo al Comune di visionare le foto scattate prima e durante le campagne di restauro dell’Affresco dell’Abbondanza» spiega sul sito web del movimento in un post che lascia poco spazio alle interpretazioni. «Così mi avete preso per il c…». È un attacco diretto alle due amministrazioni Pd alla guida di Massa Marittima negli ultimi anni: quella di Lidia Bai prima e quella di Marcello Giuntini oggi. Il nodo è in quel frutto fallico “castrato” nel corso dell’ultimo restauro dallo storico affresco “L’albero della Fecondità”, ormai famoso. Galeotti del resto fu il primo a denunciare la strana sparizione degli attributi dal frutto. Era il 2011 e da allora ha chiesto più volte di vedere le foto fatte prima e durante il restauro. «L’ho fatto più e più volte con la Bai (in ultimo nel settembre e nel dicembre 2013, poi nell’aprile 2014): manco si è degnata di rispondermi – spiega sul sito di Massa Comune – Lo avevo già fatto nel marzo 2012: nulla di nulla. E ancora nel maggio e nel luglio 2011: idem, come sopra». Poi ci ha riprovato quando è cambiata l’amministrazione con l’arrivo di Giuntini. «Da giugno avrò fatto almeno dieci viaggi dal responsabile pregandolo di attivarsi: mi è stato risposto che il Comune non dispone di alcuna foto». Poi sabato, al convegno organizzato attorno all’opera (occasione per discutere sull’interpretazione dell’Albero, con una partecipazione animata da parte degli esperti intervenuti), «la Martinozzi e l’assessore Giovannetti sono intervenuti mostrando tantissime foto che ho ripetutamente richiesto e che non mi sono mai state concesse». Tant’è che «anche il professor Ferzoco (che si è occupato dell’opera ndc) si è lamentato del non averle mai avute a disposizione» continua Galeotti. «I ragazzi però – conclude – dimenticano che le costose campagne fotografiche alle cui risultanze solo loro hanno potuto accedere sono state pagate con soldi pubblici».

 

 

 

locandinaclicka per ingrandire

Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana
Lungarno A.M. Luisa dei Medici, 4
50122  FIRENZE

Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ufficio di Gabinetto
Via del Collegio Romano, 27
00186  ROMA
fax  0667232700

 

Massa Marittima   26 Aprile 2012

 

OGGETTO:   Murale “Albero delle Fecondità” presso le Fonti dell’Abbondanza in Massa M.ma

RIF.TI:   Mia mail PEC del 13.08.2011 – Vostra nota prot.6608 del 17.04.2012

  

Riscontro la Vostra nota prot.6608 del 17.04.2012 non senza l’imbarazzo di chi crede sempre meno nelle Istituzioni ed in coloro che Le rappresentano.

 

Leggo, in essa, che non meglio identificabili “restauratori” (?!?) dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma avrebbero redatto una relazione concludendo che «le operazioni di restauro» eseguite a suo tempo sull’affresco denominato “Albero della Fecondità” dalla Ditta Gavazzi, con la consulenza dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dell’Università di Siena, «risultano sostanzialmente corrette e certamente non hanno pregiudicato lo stato dell’affresco, che ad oggi risulta, invece, essere buono».

EBBENE, SONO DEL PARERE ESATTAMENTE CONTRARIO !!!

Immagino, intanto, che sia stato necessario un sopralluogo presso le Fonti dell’Abbondanza in Massa Marittima ma nella Vostra nota non se ne fa parola.

Quel sopralluogo è stato fatto? In tal caso, quando e da chi con esattezza? Con quali modalità operative?

Sarebbe stato così sbagliato convocarmi affinché potessi illustrare, direttamente sul cantiere, quanto ritengo sia stato inopportunamente effettuato?

E sarebbe stato sbagliato richiedermi le innumerevoli foto di cui dispongo ed in base alle quali ho avanzato le mie (sempre più convinte) perplessità di appassionato d’Arte oltreché Architetto?

Perché non mi è stato richiesto il materiale documentale che, come ho scritto chiaramente nella mail PEC del 13.08.2011, sarei stato lieto di mettere a disposizione degli uffici preposti alle verifiche?

Perché non mi è stata chiesta alcuna spiegazione circa le mie asserzioni?

RIBADISCO CHE NUMEROSE PORZIONI DELL’AFFRESCO SONO STATE RIDIPINTE ARBITRARIAMENTE NEL PIU’ SGARBATO DISDEGNO DEI CARATTERI ARTISTICI, TIPOLOGICI E FORMALI DELL’OPERA !!!!!

Chissà se il riscontrato rispetto del restauro del dipinto ha, a sua volta, rispettato la Carta del Restauro di Venezia del 1964 ?

No, troppo semplice sarebbe liquidare una questione di così grande importanza con le poche righe inviatemi a firma del Direttore Regionale e delle quali il Sindaco di Massa Marittima Bai va beandosi sconsideratamente su tutti i quotidiani locali !!!

Voglio troppo bene alla mia Cittadina ed al Suo immenso patrimonio storico-artistico per passarci sopra.

Vogliate dunque valutare l’opportunità [la doverosa necessità, direi] di tornare ad interessarVi del caso, magari procurandoVi quanto Vi è mancato per giungere ad una corretta valutazione del mio esposto.

Non mi offenderei se voleste pregiarVi dell’umile apporto tecnico di un Architetto (di Provincia e non politicante) che vorrebbe continuare a credere in qualcosa ma che proprio non ce la fa.

Io, nel frattempo, inizierò a scrivere un libro (con tanto delle foto che non Vi siete neppure degnati di richiedermi) che intendo intitolare «Le operazioni di restauro eseguite sull’Albero della Fecondità risultavano sostanzialmente corrette».

La lettura di esso, posso garantirlo fin d’ora, sarà oltremodo “divertente”.

Non mancherò di inviarVene una copia con dedica.

 

Cordialmente.

Dott. Arch. Gabriele Galeotti
Palazzo Petrocchi – Via della Libertà 63
58024 Massa Marittima (GR)
cell  335.485680
gabriele@galeotti.it

 

clicka sull’immagine

 

 

Clicca l’immagine

LA NAZIONE
19.10.2012

 

«L’Albero non è più quello di prima»

 

« TANTE ANALOGIE, tutte negative, nei restauri del pavimento del duomo di Siena e dell’affresco dell’Albero della Fecondità di Massa». Questo il giudizio di Gabriele Galeotti, promotore di una lunga campagna in difesa del patrimonio culturale cittadino, recentemente culminata con una richiesta di intervento inviata al ministero dei Beni culturali in cui, attraverso una documentazione fotografica, Galeotti segnala una serie di difformità fra l’aspetto originario e quello restaurato. Stavolta Galeotti non si è fermato al dipinto delle Fonti dell’Abbondanza ma ha preso spunto dalle affermazioni di esperti del settore apparse sulle maggiori cronache nazionali che definiscono il restauro del pavimento del Duomo di Siena «uno scempio perpetrato ai danni di uno dei monumenti più celebri della città e dell’intero periodo gotico italiano». Per Galeotti non c’è la minima ombra di dubbio. Anche l’Albero dell’Abbondanza non rispecchia l’iniziale originalità. «Siamo di fronte — sostiene — ad un autentico giallo intorno alle modalità seguite per l’esecuzione di quei lavori di restauro dove alcune immagini sono state cambiate senza apparenti ragioni, con aggiunte e cancellazioni che hanno finito per modificare la loro versione originale». Casualità? Scarsa attenzione? Premeditazione? Per Galeotti un misto di tutto ciò, lasciando però campo allo stupore considerato che «in entrambi i casi c’è di mezzo la Soprintendenza. I presupposti ci sono tutti — va avanti — l’affresco risale alla metà del tredicesimo secolo rinvenuto nel 1999 durante i lavori di sistemazione delle Fonti dell’Abbondanza, è stato compromesso nel proprio valore storico e artistico a causa di una campagna di restauro irrispettosa dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’opera». Nell’agosto 2011 l’affresco dopo un lungo restauro è ritornato visibile, «ma purtroppo in forme alquanto discutibili tali da pregiudicarne fortemente l’autenticità». Molte parti del dipinto, afferma Galeotti, sono state ridipinte arbitrariamente e senza alcun doveroso rispetto delle allegorie d’origine, «facendo ragionevolmente ritenere — conclude — che il suo comprovato valore storico artistico sia stato irrimediabilmente compromesso».

  

clicka per leggere

 

clicka per leggere

 
 
IL TIRRENO
28.09.2012

 

Lettera al ministro per i frutti “castrati”

 
Non demorde Gabriele Galeotti, l’architetto (e membro del movimento civico Massa Comune) che per primo ha segnalato la “castrazione” di alcuni frutti dopo il restauro dell’Albero della Fecondità, il famoso affresco ai piedi del palazzo dell’Abbondanza. Continua a chiedere un incontro con il ministero dei Beni Culturali, «per meglio illustrare i motivi che mi portano a sostenere fermamente le mie ragioni d’architetto, oltreché di appassionato d’arte». Tutto questo Galeotti lo scrive in una lettera inviata direttamente agli uffici romani e a quelli senesi della Soprintendenza, accompagnata da tutto il materiale fotografico su cui basa la sua denuncia. Un classico esempio di “prima e dopo”, in questo caso del restauro terminato nell’agosto del 2011. L’elemento che colpisce maggiormente è, senza dubbio, il frutto evirato: appeso a uno dei rami dipinto nell’affresco senza più tutto l’occorrente per essere “fertile”. Ma ci sono anche altre differenze tra “prima e dopo”. Come le mani di una delle donne ai piedi dell’albero: prima quasi unite e ora completamente sparite. Altro particolare poi riguarda sempre una delle figure femminili, a cui il restauro ha cambiato il vestito e la “taglia”. Questo racconta il materiale fotografico inviato al ministero per Galeotti, tornando a chiedere, dopo una lunga corrispondenza con gli uffici romani, un incontro per meglio spiegare le sue posizioni. «Agli occhi dello scrivente, l’autenticità dell’affresco appare fortemente pregiudicata – scrive nella sua lettera – a causa di una campagna di restauro irrispettosa dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’opera». Infatti «come da foto allegate -continua – molte porzioni di esso sono state ridipinte arbitrariamente e senza alcun doveroso rispetto delle allegorie d’origine». Quella sull’Albero della Fecondità è una discussione che va avanti da oltre un anno, su cui l’architetto non demorde. L’affresco, risalente al 1261 d.C., è stato riaperto al pubblico nell’agosto del 2011, aprendo di fatto il caso immediatamente. È stata la stessa Soprintendenza dei Beni Culturali di Siena, settimane dopo, a intervenire, difendendo l’operato del restauratore e spiegando che nel suo insieme, l’opera non era stata intaccata nel suo valore originale. Il Comune propose negli stessi giorni un convegno sul restauro dell’Albero, ad oggi mai organizzato. Galeotti, dal canto suo, ha sempre sostenuto che una risposta chiara sul perché quel frutto sia stati evirato non è mai arrivata, annunciando anche la pubblicazione di un libro sul caso.

 

 

 

LA NAZIONE
26.09.2012
«L’Albero è stato rovinato» Torna il caso del restauro

 

I presupposti sembrano esserci tutti: l’affresco dell’«Albero della fecondità» risalente alla metà del tredicesimo secolo rinvenuto nel 1999 durante i lavori di sistemazione delle Fonti dell’Abbondanza di Massa Marittima, sarebbe stato «irrimediabilmente compromesso proprio nel suo valore storico e artistico a causa di una campagna di restauro irrispettosa dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’opera». A rilanciare la clamorosa denuncia chiedendo di essere convocato nelle sedi competenti per meglio illustrare i motivi che portano a sostenere questa tesi, è l’architetto Gabriele Galeotti, appassionato cultore di arte, che ha inviato una nota sia al ministero per i Beni e le attività culturali, sia alla Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le Province di Siena e Grosseto, accompagnata da una corposa documentazione fotografica attestante, dice, «la veridicità delle affermazioni proposte». Galeotti rifà la storia di questo affresco, unico nel suo genere nel pur vasto panorama artistico medioevale italiano, ricordando che «nell’agosto 2011 l’affresco dopo un lungo restauro è ritornato visibile ma purtroppo in forme alquanto discutibili tali da pregiudicarne fortemente l’autenticità a causa di una campagna di restauro irrispettosa dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’opera. Molte parti del’affresco — afferma Galeotti — sono state ridipinte arbitrariamente e senza alcun doveroso rispetto delle allegorie d’origine, facendo ragionevolmente ritenere che il comprovato valore storico artistico dell’Albero della fecondità sia stato irrimediabilmente compromesso, è doveroso quindi — aggiunge — promuovere ogni azione a sua tutela». In altre parole, «un falso d’autore — afferma l’architetto — che non rispecchia l’originalità». A questo punto se i dubbi sollevati da Galeotti trovassero riscontro e fossero comprovate stavolta attraverso una seria e approfondita verifica da parte del ministero competente, per Massa Marittima sarebbe un duro colpo da assorbire dal momento che l’affresco costituisce uno dei principali motivi di attrazione turistica proprio per la particolarità del suo contenuto. Tutti i rami dell’albero sono addobbati da numerosi falli, mentre ai piedi della pianta alcune donne si accapigliano furiosamente per contendersi un fallo caduto dall’albero stesso. Non resta, allora, che attendere il responso del ministero che dovrebbe prendere una decisione in un senso o nell’altro in modo definitivo. Questa rarissima raffigurazione, benchè risalente al 1265 al tempo in cui a Massa governava il podestà pisano Ildebrandino, appare impressionante per la modernità della sua rappresentazione.

 

Carta del Restauro di Venezia – 1964

Testo approvato dal II congresso Internazionale degli architetti
e dei tecnici dei monumenti storici riunitosi a Venezia dal 25 al 31 maggio 1964.

 

Art. 1

La nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà particolare, di un’evoluzione significativa o di un avvenimento storico. (questa nozione si applica non solo alle grandi opere ma anche alle opere modeste che, con il tempo, abbiano acquistato un significato culturale.

Art. 2

La conservazione ed il restauro dei monumenti costituiscono una disciplina che si vale di tutte le scienze e di tutte le tecniche che possono contribuire allo studio ed alla salvaguardia del patrimonio monumentale.

Art. 3

La conservazione ed il restauro dei monumenti mirano a salvaguardare tanto l´opera d´arte che la testimonianza storica.

Art. 4

La conservazione dei monumenti impone anzitutto una manutenzione sistematica.

Art. 5

La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile, ma non deve alterare la distribuzione e l’aspetto dell’edificio. Gli adattamenti pretesi dalla evoluzione degli usi e dei consumi devono dunque essere contenuti entro questi limiti.

Art. 6

La conservazione di un monumento implica quella della sua condizione ambientale. Quando sussista un ambiente tradizionale, questo sarà conservato; verrà inoltre messa al bando qualsiasi nuova costruzione, distruzione ed utilizzazione che possa alterare i rapporti di volumi e colori.

Art. 7

Il monumento non può essere separato dalla storia della quale è testimone, né dall´ambiente in cui si trova.

Lo spostamento di una parte o di tutto il monumento non può quindi essere accettato se non quando la sua salvaguardia lo esiga o quando ciò sia significato da cause di eccezionale interesse nazionale o internazionale.

Art. 8

Gli elementi di scultura, di pittura o di decorazione che sono parte integrante del monumento non possono essere separati da esso se non quando questo sia l´unico modo atto ad assicurare la loro conservazione.

Art. 9

Il restauro è un processo che deve mantenere un carattere eccezionale.

Il suo scopo è di conservare e di rivelare i valori formali e storici del monumento e si fonda sul rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche. Il restauro deve fermarsi dove ha inizio l’ipotesi: sul piano della ricostruzione congetturale qualsiasi lavoro di completamento, riconosciuto indispensabile per ragioni estetiche e tecniche, deve distinguersi dalla progettazione architettonica e dovrà recare il segno della nostra epoca. Il restauro sarà sempre preceduto e accompagnato da uno studio storico e archeologico del monumento.

Art. 10

Quando le tecniche tradizionali si rivelano inadeguate, il consolidamento di un monumento può essere assicurato mediante l´ausilio di tutti i più moderni mezzi di struttura e di conservazione, la cui efficienza sia stata dimostrata da dati scientifici e sia garantita dall´esperienza.

Art. 11

Nel restauro di un monumento sono da rispettare tutti i contributi che definiscono l´attuale configurazione di un monumento, a qualunque epoca appartengano, in quanto l’unità stilistica non è lo scopo di un restauro. Quando in un edificio si presentano parecchie strutture sovrapposte, la liberazione di una struttura di epoca anteriore non si giustifica che eccezionalmente, e a condizione che gli elementi rimossi siano di scarso interesse, che la composizione architettonica rimessa in luce costituisca una testimonianza di grande valore storico, archeologico o estetico, e che il suo stato di conservazione sia ritenuto soddisfacente. Il giudizio sul valore degli elementi in questione e la decisione circa le eliminazioni da eseguirsi non possono dipendere dal solo autore del progetto.

Art. 12

Gli elementi destinati a sostituire le parti mancanti devono integrarsi armoniosamente nell´insieme, distinguendosi tuttavia dalle parti originali, affinché il restauro non falsifichi il monumento, e risultino rispettate, sia l´istanza estetica che quella storica.

Art. 13

Le aggiunte non possono essere tollerate se non rispettano tutte le parti interessanti dell´edificio, il suo ambiente tradizionale, l´equilibrio del suo complesso ed i rapporti con l´ambiente circostante.

Art. 14

Gli ambienti monumentali debbono essere l´oggetto di speciali cure, al fine di salvaguardare la loro integrità ed assicurare il loro risanamento, la loro utilizzazione e valorizzazione. I lavori di conservazione e di restauro che vi sono eseguiti devono ispirarsi ai principi enunciati negli articoli precedenti.

Art. 15

I lavori di scavo sono da eseguire conformemente a norme scientifiche ed alla “Raccomandazione che definisce i principi internazionali da applicare in materia di scavi archeologici”, adottata dall’UNESCO nel 1956. Saranno assicurate l´utilizzazione delle rovine e le misure necessarie alla conservazione ed alla stabile protezione delle opere architettoniche e degli oggetti rinvenuti. Verranno inoltre prese tutte le iniziative che possano facilitare la comprensione del monumento messo in luce, senza mai snaturare i significati. È da escludersi “a priori” qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da considerarsi accettabile solo l’anastomosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma smembrate. Gli elementi di integrazione dovranno sempre essere riconoscibili, e limitati a quel minimo che sarà necessario a garantire la conservazione del monumento e ristabilire la continuità delle sue forme.

Art. 16

I lavori di conservazione, di restauro e di scavo saranno sempre accompagnati da una rigorosa documentazione, con relazioni analitiche e critiche, illustrate da disegni e fotografie. Tutte le fasi di lavoro di liberazione, come gli elementi tecnici e formali identificati nel corso dei lavori, vi saranno inclusi.

Tale documentazione sarà depositata in pubblici archivi e verrà messa a disposizione degli studiosi. La sua pubblicazione è vivamente raccomandabile.

CORRIERE DI MAREMMA
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
2012-03-06

CULTURA

Massa Marittima – Albero della fecondità: per gli ispettori il restauro è stato corretto e lo stato dell’affresco è buono

L’Istituto Centrale del Restauro di Roma ha effettuato un sopralluogo all’affresco dell’“Albero della fecondità” di Massa Marittima, in seguito ad un esposto inviato al ministero per i Beni e le Attività Culturali dall’architetto massetano Gabriele Galeotti. La direzione generale della soprintendenza per i beni artistici ed antropologici delle province di Siena e Grosseto, in seguito alla denuncia inoltrata dall’architetto per il cattivo restauro dell’opera, ha interpellato l’Istituto. In seguito alla visita del 15 febbraio 2012, gli ispettori hanno steso una relazione finale. Preso atto di tale documento il Ministero ha dichiarato che: “le operazioni di restauro eseguite a suo tempo sull’opera dalla ditta incaricata Gavazzi, con la consulenza dell’Opificio delle Pietre Dure e dell’Università di Siena, risultano sostanzialmente corrette e certamente non hanno pregiudicato lo stato dell’affresco, che ad oggi risultano, invece, essere buono”. “Sulle metodologie ed i materiali impiegati in quest’ultimo necessario intervento di restauro – si legge nella relazione tecnica – cui si riferisce l’esposto presentato dall’arch. Galeotti, non si hanno dunque particolari obiezioni da sollevare”. Dopo la riapertura dell’affresco, il 6 agosto 2011, si susseguirono una serie di polemiche sulla base delle osservazioni di Galeotti e sulle considerazioni diffuse a mezzo stampa e sul proprio sito web, dai rappresentanti della lista civica Massa Comune che parlava di “restauro fortemente compromesso nella sua autenticità”. A detta di Massa Comune e del suo dirigente Gabriele Galeotti, infatti “l’affresco presentava evidenti lacune, tra cui un fallo senza attributi in diversi particolari della parte centrale completamente diversi dall’originale”. “Ciò che più evidenzia l’assurdità di questa vicenda – commenta il sindaco Lidia Bai- è che in un momento come questo in cui scarseggiano le risorse per la tutela dei beni culturali, non si apprezzi il lavoro e l’impegno di chi intende conservarli e rivalorizzarli. Trovo inoltre molto controproducente per la collettività, che professionisti come Galeotti ed esponenti di movimenti politici come Massa Comune, abbiano costretto con incompetenza a far spendere tempo e risorse persino alla soprintendenza, che per fortuna, grazie alla ricchezza del patrimonio storico artistico italiano, ha molto altro da fare”.

IL TIRRENO
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
2012-03-06

CULTURA

Affresco “evirato”- Per Roma è tutto ok Dopo le critiche sulla sparizione di un “baccello”; il ministero ispeziona e promuove il restauro alle Fonti dell’Abbondanza

Il restauro dell’ “Albero della fecondità” è buono: lo dice anche il ministero. Sembra così chiudersi la vicenda che alla fine dell’state scorsa ha travolto i lavori su secolare affresco di Massa Marittima. Ma quale fine abbiano fatto gli “attributi” spariti da uno dei frutti fallici rimane un mistero. Il ministero per i Beni e le attività culturali infatti, dopo aver visionato l’opera, si è limitato a constatare il risultato del restauro. «Le operazioni di restauro eseguite a suo tempo sull’opera dalla ditta incaricata Gavazzi, con la consulenza dell’opificio delle Pietre Dure e dell’università di Siena, risultano sostanzialmente corrette e certamente non hanno pregiudicato lo stato dell’affresco, che ad oggi risulta, invece, essere buono». Insomma, tutto bene. Anche riguardo a quel famoso frutto di forma fallica, che alla fine degli altri presenti nel disegno si è ritrovato “evirato” alla fine dei lavori. Un particolare, che ha fatto il giro del mondo, sollevato da un esposto, firmato da Gabriele Galeotti, dirigente della lista civica Massa Comune, in cui si parlava di un «restauro fortemente compromesso nella sua autenticità». Più precisamente, «l’affresco presentava evidenti lacune, tra cui un fallo senza attributi in diversi particolari della parte centrale completamente diversi dall’originale». Ed è proprio per questo esposto che è intervenuto il ministero, contattato dal suo organo periferico: la soprintendenza delle province di Siena e Grosseto. I tecnici sono arrivati il 15 febbraio e hanno steso la loro relazione, in cui si legge che «sulle metodologie e i materiali impiegati in quest’ultimo necessario intervento di restauro, cui si riferisce l’esposto, non si hanno particolari obiezioni da sollevare». Però, ad oggi nessuno ha chiarito con precisione i perché di quel particolare. Eppure quel frutto fallico adesso sembra una semplice “ciabatta”. Una spiegazione la provò a dare la stessa soprintendenza, proprio nel periodo delle critiche. «Tale operazione – disse il soprintendente Mario Scalini riguardo al restauro – è stata condotta con ogni possibile accortezza e non può in alcun modo aver radicalmente modificato parti originali dell’opera. Nel caso si è sacrificato un “rinforzo” non originale del precedente restauro integrativo». Un “rinforzo” che comunque, a detta di Scalini, non avrebbe comportato alcun mutamento nel senso estetico dell’opera. «Nell’albero compaiono un gran numero di “baccelli”, che risultano dettagliati in forma anatomica di sesso maschile sufficienti a lasciar intendere l’aspetto originale della lacunosa». Ora c’è anche l’ok del ministero. E forte di questa relazione tecnica, il sindaco Lidia Bai risponde a Massa Comune. «Trovo molto controproducente per la collettività, che professionisti come Galeotti ed esponenti politici abbiano costretto con incompetenza a far spendere tempo e risorse persino alla soprintendenza, che per fortuna, grazie alla ricchezza del patrimonio storico artistico italiano, ha molto altro da fare».

 


Entra
Commenti recenti
IL NOSTRO SPOT
Categorie
GRAZIE PER LA VISITA