Archivi per la categoria ‘Acqua’

 

 

 

Fiora Day a Grosseto:

da gennaio bollette più leggere

con i rimborsi per il referendum

 

 

• 20 dicembre 2013 • 

 

di Daniele Reali

 

GROSSETO – Le bollette dell’acqua saranno più leggere per i maremmani a partire dal 2014. Già da gennaio infatti nelle cartelle che arriveranno nelle case dei grossetani e dei senesi dovrebbe comparire l’importo del rimborso legato agli effetti del referendum del 2011 per quanto riguarda la parte della tariffa di “remunerazione del capitale investito”.

 

I rimborsi naturalmente saranno scalati dai saldi che gli utenti dovranno versare e per questo le bollette saranno un po’ più leggere. Per conoscere di preciso gli importi “risprmiati” però si dovrà ancora attendere perché Acquedotto del Fiora deve ottenere il via libera dalla “Autorità per l’energia elettrica e il gas” per il calcolo delle somme da restituire dopo aver avuto il primo disco verde dall’autorità idrica della Toscana.

 

A confermare la novità è stato l’amministratore delegato dell’Acquedotto del Fiora Paolo Pizzari (nella foto in alto) durante il Fiora Day, la giornata dedicata alla “spa” che gestisce il servizio idrico integrato nella provincia di Grosseto e in quella di Siena. Un’occasione che ha portato in Maremma amministratori e rappresentanti dei 56 comuni soci al 60% del Fiora. 

 

Presenti alla iniziativa che ha visto due incontri sul tema della gestione del servizio idrico in Toscana, l’assessore regionale Annarita Bramerini, il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, l’assessore del comune di Siena Paolo Mazzini, il dirigente dell’Autorità Idrica Paolo Quaranta, Graziano Ufrasi di Fidi Toscana e il presidente Tiberio Tiberi che ha aperto i lavori della giornata mettendo in evidenza tutte le sfida che riguarderanno il Fiora nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

 

 

 

 

 Acqua diritto umano,

iniziativa cittadini europei supera soglia validità

 

 

Stamane il Ministero dell’Interno  ha comunicato che le firme raccolte nel nostro Paese per l’Iniziativa dei Cittadini Europei per l’acqua pubblica sono state dichiarate valide nella percentuale del 96,65% di quelle presentate tre mesi fa, 65.223, ben al di sopra della soglia delle 54.750 firme fissata”. In una nota congiunta Fp Cgil Nazionale e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua comunicano il superamento della soglia per rendere valida l’Ice, strumento di democrazia diretta che consente a un milione di cittadini europei di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche dell’UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa. 

 

“Il nostro Paese – continua la nota – contribuisce alla validità delle firme raccolte in Europa, più di 1 milione e 600.000 negli 11 Paesi che hanno superato la soglia di validità (Spagna, Italia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Germania, Slovacchia, Slovenia, Grecia, Lituania e Finlandia). Nei prossimi giorni verrà completato il lavoro di certificazione, ma possiamo già affermare che l’Ice ‘per l’acqua diritto umano in Europa’ è la prima iniziativa dei cittadini europei a giungere al traguardo”.

 

“Sempre oggi una nostra delegazione – aggiungono Fp Cgil e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – ha incontrato a Roma la rappresentanza in Italia della Commissione Europea, nella persona del suo vicedirettore Emilio Dalmonte, mentre nei dintorni della stessa sede si è svolta un’iniziativa di sensibilizzazione dei cittadini sul valore dell’ICE per l’acqua pubblica”.

 

“Nell’esprimere la nostra soddisfazione per questo primo risultato, chiediamo che la Commissione Europea si pronunci positivamente sulle 3 questioni poste dall’Ice , e cioè – concludono Fp Cgil e Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua – che l’accesso all’acqua potabile sia considerato un diritto umano universale in tutta Europa, che il servizio idrico non possa essere privatizzato e che questi due principi vengano assunti dall’Unione Europea nelle discussioni relative alla definizione dei Trattati internazionali”.

 

 

 

 

 

L’Acquedotto del Fiora stacca l’acqua
ad una cittadina di “Obbedienza civile”

 

• 1 dicembre 2013 • 

 

 

MANCIANO – Si chiama Silvia, è una impiegata della Asl 9, mamma di una ragazzina minorenne, ed è la prima cittadina aderente alla campagna Obbedienza civile a cui l’Acquedotto del Fiora ha sospeso il servizio. Silvia, come racconta Andrea Marciani del Comitato Acqua Bene Comune di Grosseto ed Amiata Val d’Orcia, «dall’aprile del 2012 ha cominciato a trattenere per se la quota di remunerazione capitale, abolita dai referendum del giugno 2011, autoriducendosi le bollette dell’Acquedotto del Fiora, in maniera consapevole ed esplicita, corredandole di tutti i documenti predisposti dagli avvocati del Forum ABC».

 

 

 

 

PIANCASTAGNAIO 

 

 

Confermata la sentenza contro Acquedotto del Fiora s.p.a. per la restituzione delle somme ingiustamente incassate dopo il referendum 2011

Il Giudice di Pace di Abbadia S.S., con sentenza n° 32/2013, ha rigettato l’opposizione promossa da A.d.F. s.p.a. con cui la medesima società ha cercato di contrastare l’esecuzione forzata minacciata nei propri confronti, dall’avv. Marcello Perugini, per la restituzione delle somme che ha ingiustamente continuato a richiedere in bolletta (remunerazione del capitale sociale) nonostante l’esito del referendum del 2011.

La vicenda, all’epoca raccontata da questo giornale, è la seguente.

L’avv. Perugini, in proprio quale utente di A.d.F. s.p.a., a metà del 2012 promuoveva, dinanzi al Giudice di Pace di Abbadia S.S., la prima causa al livello nazionale contro la stessa società, intendendo così contestare il sopruso, a suo giudizio, attraverso il quale il Gestore ha continuato a pretendere dagli utenti quanto non più consentito dall’esito del referendum promosso nel 2011 dal Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua Pubblica.

Quella causa pilota si concludeva, come si ricorderà, con la condanna di A.d.F. s.p.a. alla restituzione in favore dell’utente di quanto illegittimamente richiesto ed ottenuto fino a quel momento.

Non intendendo il Gestore adeguarsi in alcun modo alla pronuncia del Giudice di Pace, l’avv. Perugini allora, notificando alla sua controparte un precetto, l’atto cioè che preannuncia l’esecuzione forzata, si predisponeva a richiedere all’Ufficiale Giudiziario un pignoramento dei beni contro la società debitrice.

La stessa, con lo scopo palese di non creare un pericoloso precedente, proponeva causa di opposizione anche contro il predetto atto di precetto.

Di nuovo tutte le parti dinanzi al medesimo G.d.P. di Abbadia S.S. (competente per territorio pure per la causa di opposizione) il quale con la citata sentenza di questi giorni respingeva quest’ultimo tentativo del Gestore, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.

Ad A.d.F. s.p.a., così, non è rimasto che dichiararsi pronta a pagare quanto dovuto richiedendo immediatamente all’avv. Perugini il conto dell’intero suo avere.

Si ricorda come, nel frattempo, anche il Giudice di Pace di Chiavari, con sentenza n° 255/2013, abbia condannato il Gestore del servizio idrico in quell’area – Idro Tigullio s.p.a. – a restituire all’utente le somme illegittimamente percepite dopo il referendum del 2011, oltre alle spese processuali.

 

 

 

 

 

 

Acqua pubblica, giudice Arezzo dà ragione a comitati su

‘auto-riduzione’ della bolletta

 

 

 

Due distinte sentenze per la prima volta danno ragione a due “obbedienti” per la mancata applicazione da parte della Nuove Acque Spa dell’esito del referendum che aveva sancito l’abrogazione della remunerazione del capitale

 

 

16 novembre 2013
di Maria Elena Scandaliato

 

 

 

  

Si auto-riducono la bolletta dell’acqua, ma sono loro i veri “obbedienti”. A stabilirlo con chiarezza, per la prima volta, è stato il giudice di pace di Arezzo, che con due distinte sentenze ha dato ragione ai comitati per l’acqua pubblica, obbligando il gestore del servizio idrico aretino – Nuove Acque Spa, controllata dai comuni dell’Alto Valdarno con il 54% delle azioni – a non addebitare più in bolletta la remunerazione del capitale investito, abrogata ormai due anni fa.

 

Il referendum del 2011, infatti, avrebbe dovuto cancellare immediatamente questa voce dalle tariffe idriche: così, almeno, recitava il decreto 116 del Presidente della Repubblica, secondo cui l’abrogazione avrebbe avuto effetto dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (quindi dal 21 luglio 2011). Secondo i comitati, invece, la remunerazione del capitale – leggi, il profitto del gestore – ha continuato a esser pagata dagli utenti: di qui la campagna di “obbedienza civile”, che invita i cittadini ad autoridursi la bolletta nel rispetto della legge e della volontà popolare.

 

“Tutto è nato da due “obbedienti” che si sono scontati la bolletta del 13,5% nel 2011 e del 13,8% nel 2012″, spiega Lucio Beloni, presidente del Comitato acqua pubblica di Arezzo. “Il gestore li considerava morosi, e reinseriva nelle bollette successive la cifra detratta. Poi, a gennaio hanno deciso di intraprendere un’azione legale e oggi, finalmente, un giudice ha riconosciuto la legittimità del loro comportamento e la validità della campagna di obbedienza civile”.

 

In effetti, le sentenze sono chiare: “Si ravvisa come la società Nuove Acque abbia compreso nel proprio conto economico anche la voce di remunerazione del capitale […], richiedendone il pagamento in bolletta pur senza evidenziare esplicitamente la posta nella fatturazione”, scrive il giudice Claudio Dal Savio. Di conseguenza “l’addebito appare inapplicabile a far data dal 21/7/2011 e fino alla data della domanda [ovvero, il gennaio 2013, ndr]”; e, quindi, “le somme pagate dall’attore a tale obbiettivo […] devono essergli restituite”.

 

Stando ai calcoli del comitato i due “obbedienti” riceveranno un rimborso di 100 euro a testa, cui si aggiungeranno 587 euro di spese legali, che Nuove Acque è stata condannata a liquidare. “Già il giudice di pace di Chiavari aveva obbligato il gestore a restituire la quota di profitto, ma solo fino alla fine del 2011″ aggiunge Beloni. “Le sentenze di Arezzo, invece, sono decisive proprio perché coprono anche il 2012 e il 2013, fino alla data in cui sono stati presentati i ricorsi”.

 

Secondo il Forum dei movimenti per l’acqua la decisione del giudice aretino smentisce anche l’operato dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg), che dopo il referendum era stata incaricata di rimodulare le tariffe. “In realtà hanno solo cercato di annichilire la volontà popolare”, denuncia il presidente del comitato toscano, “il metodo tariffario transitorio che hanno approvato ha stravolto tutte le voci della bolletta. Sulla carta hanno cancellato la remunerazione del capitale, ma nella pratica l’hanno reintrodotta attraverso una nuova voce, il “costo della risorsa finanziaria”, che comprende gli oneri fiscali e finanziari del gestore”.

 

Secondo gli attivisti, per il solo 2011 Nuove Acque avrebbe dovuto restituire 2 milioni e mezzo di euro a 124mila utenti, pari a circa 20 euro a testa. “Invece di rimborsarci, l’Autorità idrica toscana ha scalato da questa cifra gli oneri fiscali e finanziari, portandola ad appena 1,29 euro a utente. Senza contare che fra le somme detratte compare anche l’Ires, imposta sul reddito che le società pagano solo se generano profitto. Cioè: il referendum ha abrogato il profitto, ma alla fine i gestori hanno ottenuto sia questo, sia il rimborso delle imposte che ci pagano sopra. Una doppia presa in giro”. Per il periodo successivo al 2011, invece, l’Autorità ha dichiarato che la remunerazione del capitale era stata soppressa, e che non ci sarebbero stati rimborsi. I comitati, però, non sono d’accordo: di qui l’importanza delle sentenze del giudice Dal Savio, che hanno individuato il profitto anche dopo il 2011.

 

“Il nuovo metodo tariffario ideato dall’Aeeg fa rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta”, spiega Paolo Carsetti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, “la remunerazione del capitale oggi si chiama ‘costo della risorsa finanziaria’, e corrisponde al 6,4% della bolletta. Insieme a Federconsumatori abbiamo depositato un ricorso al Tar della Lombardia contro questa nuova tariffazione, e aspettiamo la prima udienza per il prossimo gennaio. D’altronde, di ricorsi post-referendum ne sono stati presentati almeno trentacinque: alcuni dalle associazioni dei consumatori, altri dagli stessi gestori del servizio idrico, che lamentano un trattamento poco generoso da parte dell’Autority”.

 

Le sentenze di Arezzo, comunque, segnano un deciso punto a favore dei comitati. E lo fanno dalla provincia che per prima nel 1999 fece entrare i privati nella gestione delle risorse idriche. “La remunerazione del capitale non è mai stata eliminata – ribadisce Carsetti – se non rispetteranno la volontà popolare faremo piovere ricorsi ovunque. E i gestori non dovranno farsi carico solo dei rimborsi, ma anche dei 587 euro di spese legali per ogni utente. Non so quanto sia conveniente, per loro, continuare a ignorare la volontà dei cittadini”.

 

 

 

 

bollette acqua

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CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA

 

GRUPPO CONSILIARE “FEDERAZIONE DELLA SINISTRA – VERDI”

 

 

 

Tariffe idriche: inchiesta della procura di Pistoia su “Pubbliacqua”. Interrogazione di Monica Sgherri.

 

 

 

Firenze, 25 settembre. Fare chiarezza in merito alla vicenda che avrebbe portato, secondo quanto riportato anche dalla stampa, la Procura della Repubblica di Pistoia ad aprire un inchiesta nei confronti di Publiacqua con l’ipotesi di reato di appropriazione indebita. L’inchiesta prenderebbe avvio da esposti presentati in merito alla questione dell’adeguata remunerazione del capitale investito, e alla sua periodica permanenza nella tariffa pagata dai cittadini per il servizio idrico nonostante essa sia stata abrogata più di due anni fa dalla chiara volontà popolare espressa coi referendum, così come in merito alla questione della necessaria restituzione delle somme relative alla voce – sotto qualsiasi forma o denominazione si presenti – in questione. Così Monica Sgherri – Capogruppo di “Federazione della Sinistra – Verdi in Consiglio Regionale spiega le motivazioni e le domande di fondo poste nell’interrogazione presentata oggi alla Giunta Regionale. Al di là – prosegue Sgherri – degli aspetti che competono alla magistratura è però doveroso non abbassare la guardia su questa questione affinché si giunga finalmente al rispetto dell’esito referendario, ad oggi in buona sostanza “tradito”e richiamare tutti gli enti, gli organismi e gestori competenti alla responsabilità nel doverlo rispettare; un rispetto che non avrebbe dovuto e non dovrebbe attendere, come sta avvenendo, l’intervento della magistratura. Certo è che situazioni come questa avrebbero meno possibilità di avvenire se su tutta questa partita vi fosse stato il “fiato su collo” di un organismo quale il “Comitato per la qualità del servizio idrico integrato e di gestione integrata dei rifiuti urbani” il quale risulta essere previsto dalla legge istitutiva dell’autorità idrica toscana che dovrebbe essere composto da consiglieri regionali, rappresentanti dei consumatori, di associazioni ambientaliste, sindacati e del forum dei movimenti dell’acqua. Ad oggi non è ancora stato attivato ed è di tutta evidenza, una volta di più, quanto esso sia non solo necessario ma urgente.

 

 

 

In allegato l’interrogazione presentata

 

 

 

 

 

CORRIERE DI MAREMMA

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto

2013-08-08

 

 

PANORAMA POLITICO

Cara la mia acqua, prezzi alle stelle Grosseto tra le dieci che pagano di più

 

 

 

GROSSETO

Cara la mia acqua, ormai preziosa come l’oro. Negli ultimi 6 anni infatti, il costo dell’acqua non ha fatto che aumentare in Toscana: +50,6% di media a fronte di un incremento su scala nazionale del +33%. E Grosseto tocca un ragguardevole +49,8%. Tariffe fuori controllo a Carrara (+93,4%) e Lucca (+70,8%) ma incrementi a due cifre si registrano ovunque: Massa (+64,3%), Grosseto e Siena (+49,8%), Pisa (+48,6%), Firenze, Pistoia e Prato (+44,6%), Livorno (+39%), Arezzo (+36,6%) Aumenti importanti anche nell’ultimo anno: nel 2012 rispetto al 2011, le tariffe sono cresciute su base nazionale in media del 6,9%, in Toscana addirittura del 9%. Incrementi maggiori a Lucca (+34,2%) e Carrara (+17,7%). Non solo in Toscana, ma a livello nazionale, Firenze, Pistoia e Prato sono le città in cui l’acqua per uso domestico costa di più, con una spesa media annua di 509 euro, addirittura 399 euro in più di quanto la si paga a Isernia, città in cui il servizio costa meno a livello nazionale. I dati dell’annuale indagine realizzata dall’Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva raccontano di tariffe ormai arrivate alle stelle. In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 310 euro per il servizio idrico integrato. L’attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa (o ex nolo contatori) e i dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua, e sono comprensivi di iva al 10%. In generale, il caro bollette viaggia più spedito al Centro (+47,1% rispetto al 2007, +9% rispetto al 2011). Seguono le regioni del Nord (+32,1% rispetto al 2007, +5,2% rispetto al 2011) e il Sud (+23,8% rispetto al 2007, +8,5% rispetto al 2011). A livello nazionale, a fronte di una spesa media annua pari a 310 euro, in Toscana il servizio idrico integrato ha costi molto superiori (470 euro), risultando la regione più cara d’Italia. Inoltre, oltre a Firenze, Pistoia e Prato, anche Arezzo, Grosseto, Siena, Livorno e Pisa figurano tra le 10 città dove il servizio costa di più a livello nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il MoVimento 5 Stelle ha iniziato un percorso partecipato per una legge speciale a tutela delle risorse idriche e contro l’inquinamento di acqua, aria e terra. I petrolieri e i loro amici politici perforano fino a 7 km di profondità. Usano sostanze chimiche, spappolano la roccia di scisto e con essa la serenità di intere comunità. Perforano senza alcun limite e controllo, vicino a ospedali, corsi d’acqua, aree di ricarica dei bacini idrici e sorgenti, centri abitati, lungo le faglie sismiche o nelle aree coltivate. Sceglie Scaroni, decide Passera, permette Clini, promulga Romani, conferma Zanonato e il cittadino subisce senza essere ascoltato o risarcito. È tempo di una legge speciale che abolisca le royalties in ambito petrolifero (sono l’obolo di distrazione di massa), e che fermi gli effetti che l’attività estrattiva provoca su aria, suolo, sottosuolo. Il cammino verso questa proposta di legge partecipata vedrà insieme esperti, Comitati di cittadini e portavoce nelle Istituzioni. Si inizia mercoledì 26 giugno alle 9.30 alla Sala Tatarella della Camera dei Deputati. Si confronteranno i portavoce M5S Vito Petrocelli e Mirella Liuzzi, la professoressa Maria Rita d’ Orsogna (California State University), il professor Franco Ortolani (Università di Napoli), il professor Massimo Civita (Politecnico di Torino), la professoressa Albina Collella (Università della Basilicata), il professor Enzo di Salvatore (Università di Teramo), Luca Pardi presidente di ASPO-Italia, Felice Santarcangelo e Giuseppe Macellaro dei Comitati No Scorie Trisaia e No Triv e Giulio Melegari e Gianni Franzoni, tecnici del petrolio ed ex dipendenti Eni.

 

 

 

 

 

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COMUNICATO STAMPA

L’Europa fa marcia indietro sulla privatizzazione dell’acqua

Il Commissario Europeo Barnier dà ragione ai cittadini

  

Il Commissario Europeo Michel Barnier si dichiara contrario alla privatizzazione del servizio idrico e firma una dichiarazione che va incontro all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) Right2Water.

L’ICE per l’acqua pubblica è stata sottoscritta da un milione e mezzo di cittadini in tutta Europa, anche in Italia grazie al lavoro del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e della Fp-Cgil.

Con una dichiarazione ufficiale diffusa il 21 giugno scorso, Barnier esclude l’acqua dalla direttiva sulle concessioni e rassicura i cittadini dell’Unione Europea: “Capisco bene la preoccupazione che deriva da una privatizzazione dell’acqua contro la vostra volontà, anche io reagirei allo stesso modo”.

Per l’ennesima volta viene smentita la litania dei fautori delle privatizzazioni, quel “ce lo chiede l’Europa” continuamente ripetuto per giustificare la cessione ai privati del servizio idrico e già sconfitto dal voto popolare nel referendum del 2011.

In Italia è intanto iniziato lo sprint finale per raggiungere l’obiettivo di firme per l’Iniziativa dei Cittadini Europei citata da Barnier, affiancando così anche il nostro paese agli undici che l’hanno già fatto, per raggiungere un risultato storico.

È possibile firmare online su www.acquapubblica.eu

 

Roma, 25 giugno 2013

 

 

 

 Buon compleanno democrazia

 

 

di Luca Faenzi

 

Il 13 Giugno di due anni fa oltre 26 milioni di italiani sceglievano per l’acqua pubblica, raggiungendo contro ogni pronostico uno storico quorum e superando ogni analisi politica di chi diceva che no, in Italia i referendum è inutile farli, a metà giugno col sole che splende, poi: la gente va al mare.

 

Insomma è il compleanno di una gioia smisurata, quella di una minoranza che si accorse tutto a un tratto di essere diventata maggioranza nel paese, di tutti quegli attivisti che raccolsero un milione e mezzo di firme per promuovere i referendum, che fecero banchetti sotto la pioggia e sotto il sole estivo per informare gli i loro concittadini inseguendo l’ideale di una società più giusta che mettesse l’acqua e la vita fuori dal mercato e dalle logiche di profitto.

 

Sono passati due anni e tre governi. Nessuno di loro ha ancora messo in campo un percorso legislativo per dare seguito a quella promessa di democrazia e a quei 26 milioni di SI. Alcune amministrazioni coraggiose stanno provando a rendere la gestione dell’acqua pubblica e partecipata; altri si sono organizzati in proprio tagliandosi la bolletta ed eliminando il profitto dei privati.

 

Oggi in Parlamento, come regalo di compleanno ai referendum, è nato l’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune che ha come scopo quello di lavorare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

 

Festeggiano l’anniversario di una scelta coraggiosa di chi per una volta ha creduto che non tutto, nella vita, debba essere regolato dal mercato.

 

 

 

 

 

LA REPUBBLICA

Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto

Web www.provincia.grosseto.it e-mail urp@provincia.grosseto.it

2013-06-04

 

ECONOMIA

Bond acqua: così le cooperative vogliono scalare le società di gestione L’idea dei tre gruppi: conciliare bene comune e investimenti

 

 

 

I consumi

  

MAURIZIO BOLOGNI

LE COOPERATIVE di utenti prestano i soldi alle società dell’acqua, evitano così l’aumento delle tariffe e assicurano gli investimenti sulla rete, partecipano agli utili e alle gestione del servizio idrico. Non è un’idea bizzarra. E’ un progetto validato dalla scienza universitaria e fatto proprio da quella potenza che in Toscana sono le cooperative. Il grimaldello per realizzare il piano è il «bond acqua»: una sorta di obbligazione che dovrebbero emettere le società di gestione del servizio idrico, come Publiacqua ad esempio, per raccogliere risorse economiche. Il soggetto sottoscrittore dei bond è il mondo delle grandi cooperative, rosse e bianche senza distinzione, coagulatore di utenti-soci che così darebbero la «scalata» all’acqua attraverso una serie di step successivi. Il fine ultimo è la quadratura del cerchio: mantenere la risorsa acqua bene pubblico e comune, ma assicurando alle società di gestione risorse adeguate senza tartassare i cittadini. Le coop, insomma, padrone della gestione.

Ad imprimere sigilli di serietà al piano è, prima di tutto, il fatto che porta la firma di tutte le centrali della cooperazione: Alleanza delle cooperative, Legacoop,

Confcooperative e Agci, mosse anche da una sorta di responsabilità sociale che si collega alla posizione assunta nel referendum a favore del bene risorsa pubblica. «Nel momento in cui ci siamo schierati perché l’acqua rimanesse bene pubblico — spiega Stefano Bassi, presidente di Legacoop — abbiamo sentito il dovere di studiare una strategia perché questa affermazione di principio fosse accompagnata da misure di sostegno economico con la partecipazione del mondo cooperativo». Ed ecco l’idea dei «bond acqua», il cui studio è stato affidato al Dipartimento di scienze per l’economia e l’impresa dell’ateneo di Firenze.

L’ipotesi elaborata, e sottoposta all’attenzione della Regione in un convegno, è quella che poggia sugli «strumenti finanziari partecipativi», previsti dagli articoli 2346 e 2351 del codice civile, che fissano le regole di un istituto via di mezzo tra la partecipazione azionaria e il prestito obbligazionario. Le società di gestione dell’acqua emettono dunque i bond, per 10, 50, 100, 250 milioni complessivi, quanto si riterrà necessario e opportuno. Le grandi centrali della cooperazione si faranno carico di catalizzare le risorse dei soci in nuovi soggetti cooperativi o nell’allargamento dei vecchi. E queste cooperative

acquisteranno i “bond acqua”, che avranno una durata limitata nel tempo, garantiranno un rendimento annuale, saranno rimborsati a scadenza e che – soprattutto e a differenza dei prestiti obbligazionari classici – assicureranno alle cooperative forme di partecipazione alla gestione delle società dell’acqua. In questo modo le cooperative saliranno in cabina di comando. «Già lo permette la legge vigente» sostiene Umberto Tombari, uno dei professori dell’università di Firenze che ha elaborato lo studio.

Sulla fattibilità economica della raccolta scommette invece

Roberto Negrini, vice presidente di Legacoop. «Basterebbe — dice — che ciascun socio delle coop mettesse 25 euro per avere una massa importante da investire nel bond acqua». E’ così, se si pensa, ad esempio, che soltanto Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno superano, insieme, i due milioni di soci, sebbene la riduzione del prestito sociale mostri, meglio di ogni altra cosa, le difficoltà delle famiglie toscane (su questo vedi articolo accanto). Sulla fattibilità giuridica del progetto torna Tombari. «Lo statuto della società di gestione dell’acqua — spiega il docente universitario

— potrà prevedere diritti amministrativi della cooperativa sottoscrittrice del bond, come ad esempio la nomina di un consigliere di amministrazione, la formulazione di un parere sulla nomina del direttore generale, altro ancora. Un vantaggio dello “strumento finanziario partecipativo” — aggiunge — è che apporta risorse senza entrare nel capitale, è cioè un intervento neutro che non va a dare noia a chi già c’è». Ma lo step successivo a cui puntano le cooperative è un modifica di legge che permetta a queste aziende di entrare nel capitale sociale delle società di gestione

dell’acqua e quindi di partecipare a pieno titolo alle gestione.

La Regione sembra intenzionata a promuovere la modifica di legge statale. «Uno studio come questo — ha detto in proposito l’assessore regionale Annarita Bramerini — ci aiuta nel confronto che abbiamo avviato con la riforma degli Ato dell’acqua. In quest’ottica tra le possibili forme che avevamo individuato, tra le più prossime a interpretare lo spirito referendario, c’è quella di prevedere vie dirette di partecipazione dei cittadini alla gestione del bene e agli investimenti,

attraverso l’azionariato diffuso o forme di cooperazione di cittadini- utenti». Sarebbe il passo finale per permettere alle coop di «scalare» l’acqua, gestirla, distribuirla e venderla così come fanno con spaghetti, prosciutto, pannolini. «Il modello della cooperazione di utenza — insiste Negrini — permetterebbe di superare i nodi della tariffa, della partecipazione dei cittadini alla gestione del bene, e allo stesso tempo permettendo di effettuare investimenti per la rete idrica, perché oggi la finanza pubblica non ha più risorse»

 

 

Acqua inquinata per 400mila calabresi
“Un sistema idrico da terzo mondo”

 

Leggi l’articolo di Repubblica

 

Dall’invaso dell’Alaco arriva agli abitanti di 88 comuni, un liquido sporco, fetido, carico di malattie. Sigillati 57 impianti, sotto sequestro praticamente l’intera filiera idrica del vibonese. Ventisei indagati tra amministratori e tecnici. Ma per la regione Calabria, l’acqua è potabile.

 

di GIUSEPPE BALDESSARRO

 

 

Clicca l’immagine per il comunicato del Fiora

 

 

 

 

 

Forum acqua



COMUNICATO STAMPA
del Forum italiano dei movimenti per l’acqua

 

Sentenza storica destinata ad affondare profitti privati in bolletta
nella Giornata Mondiale dell’Acqua

 

Il Tar della Toscana accoglie il ricorso presentato dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua: le tariffe presentate dai gestori dopo il referendum sono illegittime in quanto comprendono ancora la “remunerazione del capitale investito” abolita dal referendum del 12 e 13 giugno 2011.

 

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha sempre sostenuto l’illegittimità delle bollette post referendarie, al punto di dare vita alla Campagna di Obbedienza Civile, con la quale i cittadini si sono autoridotti le bollette “obbedendo” agli esiti referendari. Ora il Tar della Toscana conferma pienamente quella impostazione, scrivendo nella sentenza che “il criterio della remunerazione del capitale (…) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente TRAVOLTO dalla volontà popolare abrogatrice…”.

 

Una sentenza quindi destinata a travolgere chi sull’acqua intende continuare a fare profitti, ignorando e tentando di aggirare la volontà popolare, anche attraverso atti amministrativi come la truffa di capodanno dell’AEEG che tenta di reinserire nel nuovo metodo tariffario la remunerazione celata sotto altro nome.

 

La Giornata Mondiale dell’Acqua non poteva essere festeggiata in modo migliore dai movimenti dell’acqua di tutta Italia che in questo fine settimana stanno dando vita a moltissime iniziative in sostegno all’Iniziativa dei Cittadini Europei per l’acqua pubblica.

 

Una sentenza che conferisce un’ulteriore slancio a quel processo di ripubblicizzazione dell’acqua che è in marcia in molte città italiane: il Tar toscano oggi ribadisce “fuori i profitti dall’acqua”, il Forum rilancia “fuori l’acqua dal mercato, verso la completa ripubblicizzazione”

 

Il rispetto del voto referendario è più vicino. Buona Giornata Mondiale dell’Acqua a tutti!


Nazione Acqua

 

Clicca qui per leggere la sentenza del TAR TOSCANA

 

 

 

 

il mio voto

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Consiglio di Stato: Bolletta acqua italiani illegittima da luglio 2011

 

Nonostante il pronunciamento del Consiglio di Stato l’Authority prova di nuovo ad aggirare i referendum: ora vogliamo le dimissioni!

 

 

 

L’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha deliberato sul rimborso delle bollette consegnate agli utenti dai gestori del servizio idrico che non rispettavano referendum per l’acqua pubblica per il periodo di luglio-dicembre 2011: ancora una volta aggira e disattende il voto popolare.

 

I parametri del rimborso, infatti, disattendono del tutto il parere di ieri del Consiglio di Stato e quello della Corte Costituzionale a suo tempo espresso. L’Autorità intende infatti seguire “i criteri già utilizzati per la definizione del c.d. Metodo Tariffario Transitorio che copre il biennio 2012-2013”, all’interno del quale, secondo l’Autorità “già si sono considerati gli effetti del referendum abrogativo”.

Il metodo Tarriffario Transitorio è in realtà una truffa al voto referendario contro cui il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua si è già mobilitato fin dalla fine del 2011 e di cui torna a chiedere l’immediato ritiro. Ma di fronte ad una così reiterata volontà di non riconoscere il voto popolare, neppure dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, non resta che chiedere anche le immediate dimissioni dell’Autorità.

 

Basta con in furti di democrazia. I referendum devono essere applicati e i cittadini devono essere rimborsati di tutto il 7% della remunerazione del capitale eliminato coi referendum di giugno 2011 e illegittimamente preteso dai gestori.

 

 

Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Roma, 1 febbraio 2013

 

 

 

 


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