ANTISISMICA

La faccia di bronzo dei legislatori regionali e l’inerzia delle Procure nel perseguimento del loro comportamento contra ius

(Nota a Corte Costituzionale, n. 68/2018)

di Massimo GRISANTI

   

Dopo la recidiva Toscana (sentenze n. 182/2006 e n. 101/2013), la Lombardia (sentenza n. 129/2006), il recidivo Friuli Venezia Giulia (sentenze n. 254/2010 e n. 300/2013), il Veneto (sentenza n. 64/2013), il recidivo Abruzzo (sentenze n. 167/2014 e n. 60/2017), la Liguria (sentenza n. 272/2016), la Sicilia (sentenza n. 232/2017) e il tentativo sventato in extremis dalle Marche (in ordine alla L.R. 1/2018, modificata con la L.R. 2/2018 prima della proposizione del ricorso da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri), non poteva mancare all’appello l’Umbria nel farsi cassare d’incostituzionalità una propria legge per edificazioni in zona sismica perché violativa di principi fondamentali in materia di governo del territorio e protezione civile.

Solo le Procure della Repubblica e della Corte dei Conti non si sono accorte che i legislatori regionali sono tutto meno che rispettosi dell’art. 54 della Costituzione e delle prerogative legislative esclusive dello Stato: consiglieri regionali che per mantenere il proprio orticello di consenso politivo (alias voti) sono disposti a fare le tre scimmiette certi che il loro comportamento, come è stato finora, non verrà posto sotto la lente d’ingrandimento per ipotizzabili illeciti penali (concorso da esterni in abusi edilizi) ed erariali (sperpero di denari pubblici attraverso l’attività consiliare e preparatoria delle leggi).

La Corte costituzionale, invece, è da mò che stigmatizza questo comportamento al limite dell’insubordinazione, tanto che nella sentenza in commento, in ordine all’obliterazione contenuta nella legge regionale umbra riguardo agli adempimenti prescritti dal Capo IV della Parte II del T.U.E., torna ad utilizzare espressioni quali: « … Questa Corte ha PIU’ VOLTE RIBADITO che «tali devono ritenersi le disposizioni contenute nel Capo IV della Parte II del TUE, che prevedono adempimenti procedurali, quando questi ultimi rispondano a esigenze unitarie, particolarmente pregnanti di fronte al rischio sismico» (sentenza n. 282 del 2016), come nel caso dell’autorizzazione sismica, prevista dall’art. 94 del predetto d.P.R. n. 380 del 2001. … ».

Ma il bello è che i Governatori di regioni come l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo sono i primi, quando i terremoti tornano ad evidenziare le deficienze del compito di vigilanza assegnato dallo Stato alle strutture tecnice regionali, a piangere per avere denari pubblici per la ricostruzione, per aiutare la povera gente che subisce i danni innaturali consequenziali della loro inettitudine amministrativa.

Sono sempre quei Governatori che si lamentano quando per realizzare progetti di archistar come Boeri – e giustamente ne vengono sequestrate le opere – sono macroscopicamente violate norme poste a tutela di plurimi valori costituzionali: norme che devono essere sempre osservate per garantire l’eguaglianza dei cittadini nell’intero territorio nazionale e la primazia del principio di legalità, principi fondanti la democrazia.

Non capisco a cosa siano utili tali politici: sicuramente non al perseguimento dell’interesse pubblico.

Con la sentenza in commento la Consulta torna a stoncare i velleitari tentativi regionali di sottrarre dal preventivo controllo degli uffici tecnici regionali (e ciò è già indice di dolo, a mio avviso, atteso che una regione che legifera per auto esimersi dalle responsabilità connesse alla vigilanza è tutto dire) gli interventi relativi a categorie di opere sconosciute al legislatore statale quali interventi «privi di rilevanza ai fini della pubblica incolumità» oppure «di minore rilevanza ai fini della pubblica incolumità» od ancora «varianti di parti strutturali prive di carattere sostanziale».

Ma la Corte va oltre.

Nello statuire che a seguito delle modifiche legislative apportate agli articoli 24 e 67 del d.P.R. 380/2001 ora vi è equipollenza tra certificato di rispondenza ex art. 62 T.U.E. da rilasciarsi da parte del responsabile dell’Ufficio tecnico regionale e collaudo statico da adottarsi da parte del tecnico libero professionista, la Corte costituzionale ha affermato come occorra che il collaudo statico contenga quale presupposto – in assenza del quale tale equipollenza viene meno – l’indicazione dei termini di inizio e fine lavori dell’opera, gli estremi dell’autorizzazione sismica preventiva che ha autorizzato le opere oggetto di collaudo e, più in generale, la verifica « … della rispondenza della costruzione ai requisiti previsti in progetto e alle norme tecniche, ivi comprese quelle inerenti alle zone sismiche … ».

Qualora il collaudo sia manchevole di tali presupposti necessita ancor oggi, per poter utilizzare l’immobile e quindi validamente attestare la sussistenza dei presupposti di agibilità senza incorrere nel reato di falso ideologico, il certificato di rispondenza ex art. 62 T.U.E.

Concludo ricordando che ai sensi delle nuove disposizioni in ordine alla valutazione della sicurezza delle costruzioni esistenti, contenute al punto 8) delle nuove norme tecniche per le costruzioni vigenti dal 23 marzo 2018, non è consentito – senza incorrere in reato di natura omissiva commissiva ex art. 95 T.U.E. – utilizzare i fabbricati abusivi in tutto o in parte oppure costruiti in violazione delle norme tecniche costruttive vigenti al momento della realizzazione dei manufatti.

E ricordando che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 56040/2017 della III^ Sezione penale, ha statuito come all’indomani dell’O.P.C.M. 3274/2003 solo nella zona sismica 4 possono iniziarsi i lavori senza l’autorizzazione sismica preventiva.

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