Siamo alla frutta o forse al dessert, anzi direi che dobbiamo pagare il conto (ex-Molendi, arrotondiamo a 2 milioni e mezzo) e alzarci.

Ma quando un conto è salato e profondamente ingiusto non si può tacere.

Caro Marcello, nella tua uscita in stampa di stamani sul Tirreno, hai toccato il fondo, rivolgendoti a noi consiglieri di Massa Comune, come gente che “spande letame”.

Tu che parli sempre di rispetto, che fai alzare i tuoi consiglieri di minoranza perché noi siamo ragazzi cattivi e brutti, inizia a portare rispetto.

Siamo in un stato di diritto dove chiunque ha la libertà di rivolgersi alle autorità sovracomunali per chiedere chiarezza.

Tu e il tuo partito avete fatto pagare alla collettività una somma enorme, una somma, che sai bene, bloccherà ogni tipo di intervento pubblico e investimento. Te lo chiedo chiaramente e pubblicamente, per testare il tuo senso di giustizia, quella somma, la deve pagare la collettività?

A quanto pare, si.

Ecco la ragione degli esposti alla Corte dei Conti e alla Procura.

Non ti preoccupare: in quegli esposti, ci sono nomi e cognomi e ruoli rivestiti da ognuno di voi nella vicenda.

Sicuramente sarà tutto lecito, sicuramente ogni azione è stata eseguita nel rispetto di norme e regolamenti; ma la morale, il senso civico, il rispetto del cittadino, lo avete davvero sommerso in un monte di letame.

Per chi fa politica per passione, per senso civico, con disinteresse , svincolato da partiti e giochi di potere, parlare e denunciare, sai non è un peso.

E visto che alcuni dei tuoi consiglieri hanno fatto mettere a verbale le loro intenzioni di chiarire eventuali responsabilità nella vicenda, li invito a prendere parte a questi esposti, basta un’ integrazione, e se vuoi, se ritieni che in tutta la vicenda il Comune sia la sola parte lesa, possiamo aggiungere anche la tua firma.

In ultimo, caro Sindaco, visto che rappresenti tutti, e anche me, che prima di essere un consigliere, sono un cittadino, non ti permettere di usare epitopi non consoni alla tua carica istituzionale e lesivi dell’ immagine di noi consiglieri di minoranza.

Questa è la democrazia, questa è la libertà.

Ci vediamo in Consiglio, dove mi aspetto la tua presa di distanza da tale affermazione: ti capisco, in momenti di rabbia non siamo lucidi.

Comunque sia, stai sereno…

Un Commento a “Marcello, stai sereno…”

  • accesso scrive:

    Le dichiarazioni del Sindaco Marcello Giuntini a mezzo stampa sono assolutamente disarmanti, atteso che ai sensi dell’Art. 331 Codice di procedura penale (Denuncia da parte di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio): “1. … i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito. 2. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria. 3. Quando più persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo fatto, esse possono anche redigere un unico atto…”.

    Evidentemente il Sindaco ritiene che alcun reato perseguibile d’ufficio, come l’abuso d’ufficio, sia presente nella vicenda.

    Siamo proprio sicuri che corrispondere denari per un intervento di trasformazione urbanistica, contemplato nella convenzione, che giammai poteva essere accordato se non violando la legge non integri il reato di abuso d’ufficio?

    E vi è da chiedersi:  la perizia redatta dal CTU nominato dal TAR Toscana è veritiera?
    Più precisamente, il CTU ha proceduto a valutare l’asserito danno partendo dalla verifica della liceità dell’oggetto della convenzione urbanistica?
    Eppure l’art. 11 della legge 241/1990 è chiaro: alle convenzioni urbanistiche si applica la disciplina civilistica in tema di obbligazioni e contratti.   Se l’accordo convenzionale è per la realizzazione di un’opera illecita perché contrastante con la legge, la convenzione è o non è nulla per illiceità dell’oggetto?
    Se nulla, mai ha prodotto effetti: di conseguenza non esiste alcun danno da ristorare, nemmeno a titolo di colpa, atteso che colui il quale concorre nella causazione del danno non ha alcun diritto ad ottenere ristoro.

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