BREVE DIGRESSIONE SUL DENARO
di  gabriele galeotti
 

Solo se il denaro piovesse dal cielo, forse, sarebbe giusto attribuire ad esso l’importanza che ha.

In quel caso, infatti, si tratterebbe di una “concessione divina”, da prendere per come viene e senza poter fare nulla per modificarla.

Certo, l’uomo tenderebbe a trasferirsi nelle regioni più “piovose” del continente e sarebbe diffusa la pratica della danza della pioggia.

Ma così non è e il denaro non è altro che un’invenzione.

Una squallida e vile invenzione dell’uomo, andatasi legittimando nel tempo a vantaggio di alcuni (le banche e i potenti) e non di altri (i popoli).

Un bluff di fronte al quale, suo malgrado, benché sia una sua stessa opera, l’uomo è costretto a prostrarsi.

Era una volta che gli Stati mantenevano a sé la sovranità monetaria e gestivano il denaro in ragione delle proprie necessità!!!

Così come andavano ad emettere il denaro in ragione della propria “riserva aurea” disponibile, ovvero di quel capitale in metallo prezioso [blindato nelle casseforti di Stato] a garanzia del valore attribuito (in maniera fittizia) alle monete e alle banconote emesse, non più realizzate con esso (e quindi senza valore materiale). 

Oggi non è più così; oggi non c’è più nulla di razionale nell’emissione del denaro.

Così diceva Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti: “Ogni governo può creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare le proprie necessità di spesa ed il potere d’acquisto dei consumatori”. 

Negli Stati Uniti, i banchieri internazionali avevano combattuto per un secolo per ottenere il diritto esclusivo all’emissione monetaria da scambiare col debito pubblico: ci riuscirono finalmente nel 1913 con l’istituzione della Federal Reserve.

Questa legge autorizzava un cartello privato a creare moneta dal nulla e a prestarla ad usura (interesse) al governo statunitense, controllandone la quantità che il cartello poteva espandere o diminuire a piacere.

Per questo Abraham Lincoln volle togliere ai banchieri privati il monopolio dell’emissione e del controllo monetario ed emise una banconota di stato [il famoso “verdone”]: poco dopo venne brutalmente assassinato sugli spalti di un teatro.

Nel Medioevo, sia nell’Europa Occidentale sia nel mondo Islamico, andò affermandosi il bimetallismo: le monete auree (che venivano spesso tesaurizzate) erano quelle di maggior valore e le monete d’argento, di valore intermedio, erano utilizzate per le grandi transazioni commerciali; c’erano poi anche quelle di rame [e/o mistura], usate principalmente per il commercio al dettaglio.

Lo stato, anche in ragione della scoperta di nuovi giacimenti, stabiliva il rapporto di scambio fra oro ed argento [che, solitamente, oscillava fra 1:10 ed 1:12].

In epoca rinascimentale, coloro che disponevano di metallo prezioso potevano portarlo alla zecca (gestita da chi esercitava il potere politico) per farne moneta; la zecca tratteneva parte delle monete coniate per le spese di coniazione e come diritto di “signoraggio”.

Sta di fatto che il valore delle monete era pressoché coincidente con quello (almeno localmente riconosciuto) del metallo con cui erano state coniate.

3 Commenti a “Oggi non è più così”

  • Roberto Ovi scrive:

    Come ci insegna Adam Smith, in ogni sistema economico basato sulla divisione del lavoro la funzione di strumento intermedio, nello scambio tra beni e servizi, è costituito dalla moneta.
    In caso contrario si dovrebbe operare con il baratto.
    La funzione della moneta, quindi, è importantissima.
    Ovviamente è importantissimo che lo Stato od una comunità di Stati, attraverso una banca centrale autonoma dai governi, abbia il monopolio nell’emissione e nel controllo monetario, per evitare indebite pressioni volte ad espandere la spesa pubblica o per pagare i propri debiti, accrescendo in tal modo l’inflazione.
    Ed è importante che il valore della moneta sia determinato attraverso una propria specifica unità di misura, per evitare il signoraggio. Per questo motivo il sistema “dollar gold standard”, che sostituì nella seconda metà degli anni cinquanta il “gold standard” del sistema di Bretton Woods, è definitivamente fallito agli inizi degli anni settanta, propagando un’inflazione stellare in giro per il mondo.
    Inflazione che costituisce, fin dall’antichità, il peggiore nemico per la stabilità degli imperi, come nel caso del denario antoniniano, ed in seguito per i risparmiatori

  • Francesco Mazzei scrive:

    .., per evitare indebite pressioni volte ad espandere la spesa pubblica o per pagare i propri debiti, accrescendo in tal modo l’inflazione…. ma quale inflazione da qualche tempo a questa parte il problema è la deflazione… La Bce la “banca autonoma dai governi” è in realtà governata da un manipolo di oligarchi massoni che decidono inseguendo ben altri fini! Bella roba!  La Bce è arrivata insieme alla moneta unica proprio quella che ci ha portato sull’orlo del baratro ma che sembra (grazie a Dio!) essere giunta al capolinea:

  • Roberto Ovi scrive:

    L’italiano è italiano, per chi lo vuole leggere. Se uno vuole criticare, e ne ha pieno diritto, deve però sforzarsi di leggere e comprendere il significato degli interventi, senza prenderne una parte ed isolarla del suo significato complessivo.
    Nell’articolo di Gabriele, che risale a circa un anno fa e ripubblicato in data odierna, al quale faceva seguito il mio, si parlava di denaro e di sovranità monetaria che, nel corso del tempo, come descrive Gabriele, ha avuto un’evoluzione, determinata, aggiungo io, da diversi fattori tutti concatenati gli uni agli altri (scoperta del nuovo mondo, rivoluzione industriale, allargamento dei mercati) che hanno determinato nel tempo benessere ma anche una serie di problemi (inflazione che deflazione) che, come come ci insegna Milton Friedman hanno origini monetarie e possono essere aggravate da altri fattori.
    I danni prodotti dal signoraggio bancario, come descrivevo nel mio commento, sono stati ben descritti da un vecchio economista italiano (G. Palladino), che aveva formulato specifiche proposte ben accolte da propri colleghi, anche statunitensi, ma non dal congresso USA, nel quale fu chiamato a riferire, hanno pure avuto un ruolo importante nel progressivo deperimento degli accordi finanziari.
    Detto questo, e lo ribadisco, dare colpa alle istituzioni europee della nostra incapacità di gestire l’economia (ricordo la nostra uscita dal c.d. serpentone monetario europeo del 1971, nel quale eravamo entrati due anni prima; la nostra uscita dallo SME del 1992, nel quale eravamo entrati nel 1978; l’Euro, nel quale siamo voluti caparbiamente entrare nel 1997 e dal quale adesso vorremmo uscire), mi sembra demagogico e molto poco lungimirante, perchè costringerebbe il nostro Paese a uscire da un complesso di relazioni ed accordi che, oltre che a determinare enormi costi, ci costringerebbe ad un isolamento non solo economico, ma anche politico, che ci condurrebbe presto alla bancarotta.
    La BCE, per chi conosce la storia dell’Unione Europea, è giunta insieme alla moneta unica, perchè di questa doveva garantire, come previsto nei trattati e negli accordi attuativi, stabilità monetaria e dei prezzi, sul solco dell’economia sociale di mercato, basata sul mercato e la concorrenza, dove la crescita non è basata sulla droga delle svalutazioni monetarie, ma sulla ricerca e lo sviluppo (strategia di Lisbona).
    Se noi non accettiamo questa filosofia, per verosimile incapacità, facciamo bene ad uscire dall’Euro e dall’Unione Europea, Ma non diamo loro colpe che non hanno.
    Non può esistere buona politica senza buona cultura, diceva Don Sturzo, di cui il Prof. Palladino fu esecutore testamentario. Mai come oggi questa esigenza sembra attuale

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