Siamo alla fine della tornata elettorale in Sicilia e già prima dei risultati definitivi i politici di ogni schieramento si affannano a brindare, giustificare, interpretare e nessuno si azzarda a dare quello che ritengo sia l’unico commento da fare:

ha votato il 45% degli aventi diritto e quindi chi ha preso il 38% dei voti ha il 38% del 45%, vale a dire 18 % dei consensi dei cittadini aventi diritto al voto e quindi giù giù a scendere, il PD con il 20%, ha il 20% del 45%  vale a dire il 9% dei consensi.

Ma chi sono questi signori? Gente che non rappresenta nulla. Ma è chiaro che gli unici vincitori (55%) sono coloro che si sono stufati di questa classe politica e che quindi non vanno a votare? E’ chiaro che di questa povertà intellettuale nonchè poca trasparenza gestionale la gente non ne può più?

Dopo questi insuccessi, potremmo parlare solo di mandarli a casa tutti e ricominciare. Serve una rivoluzione, non armata ma rivoluzione se vogliamo ricostruire un paese che stà in piedi solo a forza di slogan insulsi. 

Un Commento a “Una guerra tra poveri!”

  • antoniosartori scrive:

    Che serva una rivoluzione non ci sono dubbi, ma poichè la storia dimostra che una rivoluzione fatta da minoranze ha le gambe corte e storte serve che essa sia condivisa e partecipata. ………………………. E qui torniamo al problema di quelli che si astengono e stanno alla finestra a guardare nella logica che la democrazia è un solo UN OGGETTO DI CONSUMO,  non un bene importante che per funzionare richiede che tutti indistintamente ci dedichino giornalmente un parte del loro tempo e delle loro energie. ……………………………… I politici, chi amministra e governa ha le sue chiare e precise responsabilità e dimostra in modo inequivocabile che non solo deve essere mandato a casa ma anche obbligato ad un lungo, sano e pesante lavoro manuale (ad esempio la bonifica delle aree delle ex acciaierie di Piombino e solo con pala e carriola). …………………….. Ma ritengo che chi si astiene abbia maggiori responsabilità di chi governa. …………………………… Se si vuole esprimere in modo concreto il dissenso lo si esprime prima delle elezioni in modo chiaro e netto oppure si va al seggio e o si restituisce la scheda bianca (però si resta anonimi) o la si restituisce prima di entrare in cabina rifiutandosi di votare e facendo mettere a verbale il motivo del rifiuto. 

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