L’altro ieri, come il 6 Ottobre scorso quando abbiamo presentato il Defibrillatore donato alla Cittadinanza, ci siamo trovati a parlare di COSE BELLE e non delle porcherie della politica e del malaffare che essa promuove quotidianamente.

Il Prof. Massimo Ricci ci ha illustrato (possiamo davvero dirlo) le conclusioni dei suoi studi sulla Cupola del Brunelleschi.

Studi che sono durati circa 40 anni, tra difficoltà di vario genere, prime tra tutte l’ignoranza, l’arroganza e la presunzione di soggetti che hanno parlato dell’argomento senza averci capito nulla e ignorando quanto fatto, invece, in maniera metodica e scientifica.

Alla mia domanda tesa a sapere se sarebbe potuto venire a Massa, mi rispose “Sarò lieto di venire a parlare del mio lavoro nella tua stupenda città”.

E’ stata una conferenza un po’ “tecnica” ma l’argomento è davvero affascinante e alcune delle cose di cui ha parlato il Prof. Ricci ci hanno lasciato a bocca aperta. 

Massimo Ricci è nato a Firenze il 13 maggio 1946 e lì si è laureato: da allora collabora alla ricerca e alla didattica presso la Facoltà di Architettura.

La sua esperienza professionale è iniziata nel 1971, andando ad occuparsi di progettazione architettonica, restauro e consolidamento delle strutture edilizie e, più in particolare, dei Monumenti.

Ma la sua vera passione è sempre stata la Tecnologia delle Costruzioni, ovvero lo studio delle tecniche costruttive dell’architettura antica, finalizzato all’applicazione dei princìpi di essa al restauro e alla tutela dei monumenti nei processi di progettazione e conservazione dell’architettura.

Nel 1975 ha iniziato ad interessarsi della Cupola di Santa Maria del Fiore, appassionandosene al punto di riuscire a scoprirne ogni segreto.

La sua ricerca – e solo la sua ricerca – ha portato all’individuazione del metodo costruttivo usato da Filippo Brunelleschi ed alla realizzazione di un Modello a grande scala della Cupola.

 

MA PERCHE’ QUESTO EVENTO?

PERCHE’ ABBIAMO PARLATO DI ARCHITETTURA RINASCIMENTALE QUANDO LA STORIA DI MASSA SI FERMA AL TARDOMEDIOEVO?

E PERCHE’ ABBIAMO PARLATO PROPRIO DELLA CUPOLA DI SANTA MARIA DEL FIORE?

CI SONO PIU’ RAGIONI, MA UNA IN PARTICOLARE.

 

Il Medioevo è una delle quattro grandi epoche (Antica, Medievale, Moderna e Contemporanea) in cui viene tradizionalmente suddivisa la Storia.

Convenzionalmente, va dal V al XV secolo e – più precisamente – dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente [476] alla scoperta dell’America [1492].

Dal V al X secolo, si parla di Primo Medioevo (o Alto Medioevo); dal X al XV secolo, di Tardo Medioevo (o Basso Medioevo).

Alla fine del 1300, tuttavia, un secolo prima della “fine ufficiale” dell’epoca (il TM, appunto) irrompe prepotentemente sulla scena un movimento culturale che, ispirandosi al classicismo, rimette l’uomo e la sua attività al centro dell’Universo: ci si lasciano alle spalle, dunque, le oscurità medievali e si rifugge – in generale – il concetto di “sudditanza dalle divinità”.

Questo movimento culturale letterario è l’UMANESIMO: rimarrà in vita fin oltre la metà del 1400 e produrrà effetti dirompenti.

Primo tra tutti, promuoverà quel fantastico ed emozionante movimento artistico che è stato il RINASCIMENTO.

La Cupola del Brunelleschi segna, appunto, la nascita del Rinascimento in campo artistico e architettonico: muta anche l’organizzazione del cantiere, con la separazione dei ruoli del progettista e del costruttore.

E’ simbolo della genialità: è il manifesto per antonomasia della grandezza dell’uomo e delle sue potenzialità.

 

La Cattedrale di Firenze sorge, a partire dal 1296, sulle vestigia dell’antica Chiesa di Santa Reparata: il progetto è di Arnolfo di Cambio (originario di Colle di Val d’Elsa), il più grande Architetto del tempo. 

Quest’ultima posta all’estremità nord orientale dell’antica città romana, a ridosso delle prime mura urbane, si fa risalire ai primi anni del V secolo.

Un resoconto del vescovo Andrea colloca la traslazione del corpo di san Zanobi da San Lorenzo a Santa Reparata nel 430: a tale data, quindi, la chiesa doveva già esistere.

Arnolfo innalza la facciata fino a circa un terzo di quella che doveva essere l’altezza complessiva.

Arnolfo muore nel 1301 e la costruzione subisce una serie infinita di rallentamenti.

Nel 1331, il cantiere è affidato “in guardia” all’Arte della Lana.

Nel 1334, Giotto ne viene eletto Maestro e si gettano le fondamenta del Campanile.

Un anno dopo, nel 1335, Giotto muore e viene sostituito da Andrea Pisano.

Nel 1351, gli fa seguito Francesco Talenti al quale viene commissionato l’ampliamento.

La Signoria di Firenze, nel 1353, accoglie ufficialmente la leggenda della fondazione della Basilica come ringraziamento alla Santa (le celebrazioni si tengono l’8 Ottobre).

Nel 1587, la facciata di Arnolfo fu demolita: rimase a vista la sola struttura in pietra forte che dopo il 1688 fu intonacata e dipinta.

La facciata attuale è il risultato di 3 concorsi (vedansi i modelli lignei, tutti della seconda metà dell’ottocento).

I lavori terminano nel 1887 e viene inaugurata la facciata (ci hanno lavorato una trentina di artisti ciclo dedicato a Maria – la statua principale della Madonna è di Tito Sarrocchi).

La controfacciata interna conserva il paramento medievale ed ha un arredo figurativo che contempla manifestazioni artistiche che vanno dal ‘200 al ‘600: il Monumento funerario del Vescovo Orso di Tino di Camaino, le 4 figure del quadrante dell’orologio di Paolo Uccello, il Mosaico nella lunetta di ingresso di fine ‘200 su cartone di Gaddo Gaddi, principale allievo di Giotto ecc.

Alla fine del 1600, vengono sostituite le cantorìe di Luca della Robbia e di Donatello con altre in legno.

 

Filippo Brunelleschi – per esteso Filippo di ser Brunellesco Lapi – nacque a Firenze nel 1337 e qui morì nel 1446.

Con Donatello e Masaccio, fu una delle figure più importanti del Primo Rinascimento Fiorentino.

Era un omino alto poco più di un metro e mezzo (x l’esattezza 1,53).

Era un orafo, in parte anche scultore (in queste vesti lo ricordiamo – nel 1401 – avversario del Ghiberti allorquando si dovette realizzare la formella bronzea della porta nord del Battistero di San Giovanni).

Il suo nome, in associazione alla Cupola della Cattedrale, compare per la prima volta nel 1404 (al fianco del Capomastro Piero Guidi).

In realtà, però, già dal 1402, deluso dall’esito del concorso delle formelle e proprio per meglio approcciare al problema della Cupola, Brunelleschi si era recato a Roma (con Donatello) per studiare l’architettura del mondo antico (es. Pantheon) e formarsi come Architetto.

Il Vasari racconta come i due vagassero nella città spopolata alla ricerca di “pezzi di capitelli, colonne, cornici e basamenti di edifizj”, mettendosi a scavare quando vedevano affiorare qualcosa dal terreno.

Nell’agosto del 1972, in Santa Reparata venne rinvenuta la sua tomba: una lapide marmorea a copertura del sepolcro recita la scritta «Corpus magni ingenii viri Philippi Brunelleschi florentini».

La maschera funebre in stucco bianco di Filippo Brunelleschi – ottenuta dal calco del volto sul cadavere – è visibile al Museo dell’Opera.

ANNI DOPO, MICHELANGELO EBBE COSI’ A PRONUNCIARSI: (CIRCA LA CUPOLA DI FIRENZE) VADO A ROMA A FA’ LA SU’ SORELLA, SI PIU’ GRANDE MA NON PIU’ BELLA (riferendosi, ovviamente alla Cupola si San Pietro)…

Brunelleschi scoprì la prospettiva (in particolare il punto unico di fuga) che fu l’elemento caratterizzante ogni rappresentazione artistica dal Rinascimento in poi.

Al Brunelleschi, si debbono molti lavori scultorei [in pietra, come le statue in Orsammichele o in legno come il Crocifisso di SMN].

Tra le architetture, occore citare l’Ospedale degli Innocenti, il Palazzo di Parte Guelfa, la Sagrestia Vecchia in San Lorenzo (commissionatagli nel 1420 da Giovanni di Bicci dei Medici) la Cappella de’ Pazzi (finanziata da Andrea de’ Pazzi).

Ed anche il Palazzo Medici, poi eseguito da Michelozzo (perché il progetto del Brunelleschi sarebbe sembrato troppo sfarzoso a Giovanni di Bicci)

 

Le ragioni per le quali abbiamo parlato della Cupola di Firenze sono molteplici, dicevo prima.

  1. Rendere omaggio alla grandezza di Firenze e al genio di Filippo Brunelleschi che – al pari e più di altri artisti – ne ha segnato le sorti, permettendole di diventare una delle città più belle del mondo (fu il Brunelleschi ad evitare ai Fiorentini la figuraccia che avrebbero fatto se, dopo aver costruito la maestosa Cattedrale di Santa Maria del Fiore) non fossero riusciti a voltarne la Cupola…).
  1. Rendere omaggio lavoro del Prof. Ricci e ai concetti – ormai desueti – di competenza, impegno, dedizione e professionalità: in molti, infatti, si sono cimentati nello studio della Cupola ma solo lui è riuscito nell’intento di spiegarne letteralmente tutto.
  1. Lanciare un preciso messaggio del quale Massa Comune si è fatta e continuerà a farsi promotrice: SE LA NOSTRA CITTA’ HA UNA SOLA POSSIBILITA’ DI SALVARE SE’ STESSA DALLA CRISI SOCIOECONOMICA CHE CI AMMORSA E DI CONTRASTARE IL DECLINO CAUSATO DALLA MALAPOLITICA E DALLA EVIDENTE VOLONTA’ DI PERSEGUIRE PROFITTI DI VARIO GENERE QUANDANCHE IN DANNO DEL SUPREMO INTERESSE COLLETTIVO, QUESTA POSSIBILITA’ RISIEDE NELLA SUA STORIA, NELLA CULTURA SORTA TRA LE SUE MURA, NEI SUOI MONUMENTI E NELL’ARTE CHE QUESTI ULTIMI CUSTODISCONO.

 

NULLA PUO’ MEGLIO RAPPRESENTARE IL VALORE DELL’ARCHITETTURA NEL DIFFICILE MOMENTO STORICO CHE VIVIAMO COME LA CUPOLA DEL BRUNELLESCHI.

E’ UN INNO ALLA GENIALITA’ DELL’UOMO E COME TALE PUO’ RAPPRESENTARE IL RINASCERE – APPUNTO – DI QUELLE REALTA’ COME MASSA CHE HANNO AVUTO GRANDE IMPORTANZA NEL TEMPO MA CHE ORA SOCCOMBONO DI FRONTE AL NON ESSERE STATE BEN AMMINISTRATE E VALORIZZATE COME AVREBBERO MERITATO.

NEL GENIO C’E’ IL FUTURO; NELLA IMBECILLITA’ POSSONO ESSERCI – come ha detto più volte il Prof. Ricci – SOLO IL DECLINO E LA FINE DI TUTTO.

DI MASSA, DELLA SUA STORIA, DEI SUOI MONUMENTI, PARLEREMO A PARTIRE DAL PROSSIMO ANNO QUANDO – ALL’INCIRCA OGNI MESE – TERREMO INCONTRI TEMATICI E AVANZEREMO PRECISE PROPOSTE NEL MERITO DI QUANTO DETTO

MASSA E’ NOSTRA ED E’ MERAVIGLIOSA !!!

CAPITO QUESTO E INIZIANDO A MUOVERE NELLA DIREZIONE DI TUTELARNE E VALORIZZARNE LA STORIA, I MONUMENTI, L’ARTE CHE CUSTODISCE ED IL TESSUTO URBANO STORICO, TUTTO IL RESTO VERRA’ DA SE’. 

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