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 vetrata-rosone-duccio-siena
 
di gabriele galeotti

Il Museo dell’Opera Metropolitana di Siena è qualcosa di meraviglioso!
 
E lo è a partire dalla location!
 
Almeno in parte, infatti, si trova negli ambienti sorti laddove avrebbe dovuto aprirsi la navata laterale destra del così detto “Duomo Nuovo”, ovvero la maestosa struttura che i Senesi – nella prima metà del 1300 – volevano costruire per tenere il passo di Firenze e della sua stupenda Santa Maria del Fiore.
 
Solo questo basta e avanza per ritenerla cosa fantastica!
 
Era il 23 agosto 1339 quando il Gran Consiglio Generale della Campana deliberava ufficialmente, con duecentododici voti favorevoli e centotrentadue contrari, di dar corso all’ampliamento.
 
La decisione, in realtà, decretava di procedere con un lavoro già iniziato: la posa della prima pietra della facciata del “Duomo Nuovo” infatti, come narra il cronista Andrea Dei, risale al precedente 2 Febbraio. Fin dal 1° maggio 1317, inoltre, si erano partiti i lavori del prolungamento verso Vallepiatta e si era dato inizio all’edificazione della facciata del Battistero.
 
La cerimonia con la benedizione della pietra fu svolta da Donusdeo Malavolti, vescovo di Siena e Galgano Pagliaresi, vescovo di Massa, con l’assistenza di tutto il clero.
 
La chiesa esistente sarebbe divenuta il transetto della nuova Cattedrale, le cui navate avrebbero dovuto svilupparsi nell’attuale piazza Jacopo della Quercia, anticamente dei Manetti: “per planum Sancte Marie versus plateam Manettorum”.
 
Sono due i disegni in pianta dell’ingrandimento del duomo che si conservano nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana (inv. 1736 e 1740): in entrambi, si propone di mantenere la Chiesa esistente, di modificare la cupola e di creare un corpo anteriore a tre navate e sei campate e una nuova abside (nell’uno semiottagonale e nell’altro poligonale) oltre la cupola e la demolizione del campanile.
 
I disegni, inoltre, sono “di grande interesse anche per il tipo di edificio che si voleva realizzare: si tratta di una cattedrale gotica di forme oltremontane, con coro a deambulatorio, come sono quelle di Chartres, Colonia, Praga, Bruxelles, ecc.: una pianta pochissimo impiegata in Italia (un esempio è San Francesco di Bologna)”.
 
Fin dal 1331, inoltre, si erano continuamente acquistati pressoché tutti gli edifici nella piana prospiciente lo Spedale di Santa Maria della Scala e la Postierla, affinché venissero demoliti per procurarsi lo spazio necessario allo sviluppo della nuova costruzione. Una vera e propria “direzione dei lavori”, comunque, fu affidata – a Lando di Pietro – solo nel 1339.
 
Dopo il 1348, il processo di edificazione subì un forte rallentamento fino alla sospensione definitiva, sia per la recessione economica [provocata dalla peste nera che decimò la popolazione] sia per taluni problemi statici lamentati da alcune porzioni architettoniche già edificate.
 
Ciò detto, è indispensabile citare il fatto che, tra le tante cose, nel Museo dell’Opera risieda buona parte della produzione artistica di Duccio di Buoninsegna il cui il capolavoro assoluto è la Maestà (un tempo a corredo del’altare maggiore del Duomo medesimo).
 
Immediatamente dopo – forse – quella di Siena, però, viene la Maestà di Massa [che si può ammirare nella cappellina absidale sinistra del Duomo], datata 1316 e considerata l’opera più bella del Maestro poiché una delle ultimissime (forse l’ultima), ovvero quella della piena maturità artistica…
 
Del medesimo artista, è possibile ammirare anche l’originale della stupenda vetrata – dedicata a Maria Vergine Assunta – che decorava il rosone absidale. Degni di nota, ovviamente, anche gli gli originali delle sculture di Giovanni Pisano (tolte dalla facciata), oltreché quelle di Donatello, di Jacopo della Quercia ecc. ecc.
 
Stupenda – al margine – la Libreria Piccolomini (con accesso dall’interno del Duomo) fatta realizzare, tra il 1492 ed il 1502, dal Cardinale Arcivescovo di Siena Francesco Piccolomini Todeschini (poi Papa Pio III) per custodire il ricchissimo patrimonio librario lasciatogli dallo zio Papa Enea Silvio Piccolomini (ovvero Pio II – quello di Pienza!!!) affrescata dal Pinturicchio [vero nome Bernardino di Betto Betti, Perugia, 1452 circa – Siena, 11 dicembre 1513] in virtù di un contratto stipulato il 29 giugno 1502. Aiuto del Pinturicchio, tra i tanti, fu anche un certo Raffaello Sanzio [Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520]…

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