Con il DPR 13 Febbraio 2017, n. 31, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22 Marzo 2017, in vigore dal 6 Aprile 2017, il Legislatore Statale ha stabilito al punto A.2 dell’Allegato A (Interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall’autorizzazione paesaggistica) che la realizzazione o la modifica di aperture esterne o di finestre a tetto, purché tali interventi non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art.136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici, NON E’ SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA.

Il vincolo paesaggistico imposto sul centro storico di Massa Marittima è stato qualificato appartenente alla categoria di bene paesaggistico ex art.136, comma 1, lett.c) e lett.d) nel procedimento di vestizione che ha portato alla redazione del Piano Paesaggistico della Regione Toscana.

Pertanto, può affermarsi, senza timore alcuno di smentita, che l’apertura o la modifica di finestre o porte nelle facciate degli edifici non puntualmente notificati ai sensi della Parte II del DLGS 42/2004 – o di finestre sulle coperture dei medesimi – non è soggetto ad autorizzazione paesaggistica purché siano rispettati gli eventuali piani del colore vigenti nel comune e le caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti.

Ma vi è di più.

A differenza del precetto ricavabile dall’art.7 della legge 1497/1939 (“E’ vietato modificare l’aspetto esteriore dei beni in assenza dell’autorizzazione paesaggistica”), l’art.146 del Codice ha stabilito – con disposizione vigente quantomeno a far data dal 12.05.2006, entrata in vigore del 1° correttivo, se non da subito – che l’autorizzazione è necessaria non più se viene modificato l’aspetto esteriore dei beni immobili, bensì se viene arrecato pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione.

Dal momento che il precetto ex art.146 DLGS 42/2004 non ha conosciuto modifiche, ne sovviene che attraverso la disposizione del DPR 31/2017 che esonera dal chiedere ed ottenere l’autorizzazione per sittali interventi il Legislatore ha effettuato un’operazione di interpretazione autentica – avente efficacia retroattiva – dell’art.146 medesimo.

Per l’effetto, non solo tali interventi non potevano mai costituire reato paesaggistico, ma addirittura non doveva nemmeno chiedersi la valutazione di compatibilità paesaggistica ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione paesaggistica a sanatoria.   Ne consegue ulteriormente che eventuali somme incamerate dal Comune a titolo di danno ambientale devono essere ripetute a coloro i quali le hanno versate.

Ai sensi dell’art.2935 c.c. la prescrizione del diritto inizia a decorrere dal momento in cui lo stesso può essere fatto valere.

Non vi è dubbio che finora, stante la costante giurisprudenza amministrativa e penale, si era creato un diritto vivente che era ostativo all’istanza di ripetizione delle somme versate.

Ne consegue che dal 06.04.2017, e per cinque anni, coloro i quali hanno versato somme per danno ambientale che il Comune non aveva titolo a richiedere, hanno il diritto a richiederne il rimborso.

Massetani, fate vobis…

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