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Alessandro Giuliani – Vorrei fare un ragionamento e capire, mentre lo scrivo, se possa avere una dignità logica che porti il lettore a conclusioni identiche alle mie. Ipotizziamo di vivere a San Remo e immaginiamo che, come un fulmine a ciel sereno, l’amministrazione cittadina annunci a mezzo stampa la scelta di rinunciare all’edizione del festival della canzone per l’anno in corso. E questo adducendo motivazioni così vaghe che al confronto la supercazzola del Mascetti parrebbe la consecutio logica un ragionamento degno di Cartesio. Quale reazione sarebbe naturale aspettarsi? Considerando che un evento ben oliato, diventato nel tempo motore dell’economia locale e volano promozionale del territorio, rappresenta un capitale intangibile di immenso valore, credo che l’indignazione, per non dire di peggio, sarebbe il minimo sindacale. Però, abbandonando per un attimo il piano razionale e facendo un audace raffronto con la mia città mi rendo conto di tre cose che, inconfutabilmente, segnano, tra le due realtà, una profonda differenza:
1) Eventi di grande portata da noi vengono visti non come un’opportunità ma come una noiosa incombenza che richiede sforzo organizzativo e capacità programmatica.
2) Il folle sperpero di un patrimonio storico fatto di contatti e di relazioni costruite faticosamente negli anni qui non è considerata una colpa così grave perché chi lo compie gode dell’inattaccabile alibi di non rendersi conto dell’enorme danno che produce.
3) Se per raggiungere un obiettivo ambizioso la strada si presenta leggermente più alta rispetto ad una pur bassa soglia di difficoltà, siamo veramente bravi a tirar fuori dal cilindro un obiettivo di ripiego convincendoci del fatto che sia ugualmente valido e, soprattutto, più alla nostra portata (tradotto: non possiamo permetterci di pensare in grande perché non siamo intellettualmente capaci). 
Ecco, alla fine di questo ragionamento, a me è venuta un’irresistibile voglia di fiori, di mare e di canzonette all’italiana! Non so a voi…
 
Marcello Giuntini – Non amo entrare in polemica, specie sui social, ma un post come quello di Alessandro Giuliani non può passare sotto silenzio. Il Toscana Foto Festival è stato a lungo una manifestazione rilevante nel campo della fotografia ma, anno dopo anno, ha perso di importanza finendo per diventare un ritrovo di “amici del maestro”. La diminuzione verticale dei partecipanti ai workshop, delle mostre e delle attività collaterali è stata evidente a tutti i massetani. Il format della manifestazione non è mai cambiato e mentre altri festival crescevano il nostro deperiva fino ad arrivare a un punto di non ritorno. Ripeto, non sarei entrato in polemica, ma questa china è stata percorsa soprattutto negli anni in cui Alessandro Giuliani ha amministrato AMATUR che, ricordiamolo tutti, è stato, da sempre l’organizzatore del Toscana Foto Festival. A volte un po’ di sano silenzio, e forse un briciolo di autocritica, non guasterebbe.
 
Alessandro Giuliani – Marcello perché non vuoi entrare in discussione? Farlo attraverso un social alla fine permette di portare questioni poco conosciute all’attenzione del grande pubblico. In questo mi troverai sempre disponibile. Tu non vuoi che passi sotto silenzio la mia invettiva; io, al contrario, non voglio che passi sotto silenzio il fatto che, in ragione di decisioni già prese, il Toscana Foto Festival chiuda definitivamente i battenti. Ma entrando nel merito del tuo intervento perché dovrei tacere? Quello che ho realizzato e le decisioni che ho preso nel corso degli anni l’ho sempre fatto alla luce del sole, tanto che in passato ho ricevuto sia complimenti che critiche come è normale che fosse. Il mio lavoro in AMATUR, come ben sai, è stato quello di gestire, dietro preciso mandato, una situazione amministrativa complessa. Ad esempio tu recepivi da AMATUR uno stipendio che veniva puntualmente, ogni fine anno, coperto con aumento di capitale. Non avevo il potere né il ruolo di attuare un organico programma di rilancio. Ad ogni modo rivendico con “orgoglio” la paternità di certe scelte fatte. Il “maestro”, come lo chiami tu , è colui che ha portato nomi eccellenti e di forte richiamo (Oliviero Toscani) sul nostro territorio ma, soprattutto, sponsor capaci di dare opportuna copertura finanziaria alla macchina organizzativa (quando oggi lamentate che la Regione non sborsa un euro). Comunque accetto di buon grado il fatto che tu possa pensare che la “mia gestione” sia stata deludente; bene, quello che mi aspetto da chi viene dopo di me è che allora faccia meglio e di più. Per essere bravi bisogna dimostrare di esserlo. Certo è più facile girarsi dall’altra parte e ritagliarsi un ruolo che non comporti responsabilità né decisioni difficili. Come diceva qualcuno chi fa sbaglia, mentre chi non fa, fa sempre bene.

2 Commenti a “Dialoghi social…”

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