filo-spinato

Il 21 Gennaio 2015, nel corso di una Conferenza stampa [da lui stesso convocata per muovere al preciso fine di cui appresso], il Sindaco Giuntini si è affidato alla più vile delle bassezze cui un uomo possa ricorrere per interesse proprio e di parte.

Per denigrare la mia persona e screditare il mio impegno politico [assai scomodo per il suo partito], non ha esitato ad alludere chiaramente a mie pregresse – e particolarmente rilevanti – vicissitudini di carattere sanitario.

Lui, il Sig. Marcello Giuntini, il “Primo Cittadino” che si spaccia pure per cattolico…

Poteva dirmi qualsiasi altra cosa ed offendermi in ogni altro modo, personalmente e professionalmente; ma non doveva osare tirare in ballo i miei problemi di salute che (seppure oggi superati) sono stati fonte di una sofferenza indicibile per me, la mia famiglia e le tantissime persone che mi vogliono bene.

Non doveva farlo: solo una persona al suo pari poteva giungere a tanto.

Provate – per un attimo – a mettervi nei miei panni, pensando al dolore che consegue a certe sventure…

L’ho querelato e la mia istanza è passata (stranamente, forse perché prendesse la strada “opportuna”) dal Tribunale di Grosseto a quello di Firenze: qui il GIP ha ritenuto fondate le mie ragioni e rispedito il fascicolo al mittente affinché si proceda contro il Sig. Giuntini per DIFFAMAZIONE AGGRAVATA ai miei danni.

Da quel giorno, seppure costui – talvolta, con quel sorrisetto di cui diffidare – abbia pure il coraggio di comportarsi come se niente fosse stato, io non gli rivolgo più parola se non in sede istituzionale, dandogli e pretendendo del lei.

Siamo due persone diverse, io e lui: ringraziando il Signore, profondamente diverse.

Se non nelle vesti di Consigliere Comunale, non voglio più averci a nulla che fare: per quanto mi riguarda, esiste solo perché, purtroppo, è chiamato – immeritatamente – a reggere le sorti della nostra Cittadina.

La pochezza, la meschinità, la falsità e l’ipocrisia che tutti, ormai, gli riconoscono (anche all’interno del suo stesso partito) lo rendono – ai miei occhi – persona deplorevole e degna di commiserazione.

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