di Massimo Sozzi

 

IL CAPO D’ANGIÒ NELLO STEMMA DI MASSA MARITTIMA

Tratto da “Le Antiche Dogane” – Anno XVI n.179 – Maggio 2014

 

L’anonimo cronista della “Istoria dell’antica Città di Massa distrutta”, cronaca del XVII secolo conservata presso l’Archivio Storico Comunale di Massa Marittima, da me recentemente trascritta e pubblicata, a proposito del rastrello con i gigli che adorna lo stemma della città di Massa di Maremma, in cui compare un leone rampante in campo rosso, afferma che fu l’imperatore Carlo IV a donarglielo quando nell’ottobre del 1368 vi si fermò per più giorni, «in ricevimento de’ doni e cortesie ricevute da’ Massani» (1). Luigi Petrocchi, facendo riferimento alle ormai consolidate notizie riportate dall’anonimo cronista, che lui riteneva essere, come da tradizione, Agapito Gabrielli, a questo proposito scrive: «Carlo IV, accompagnato dall’imperatrice Isabella scendeva novamente in Italia nel 1368, e il 3 Ottobre giungeva in Pisa. Di qui, passando per Massa, nella quale posò più giorni, si portò il 12 a Siena, atteso e acclamato dal governo e dal popolo di quella città. La coppia Imperiale fu ricevuta con trionfi e grandi feste in Massa, ove si trattenne il 10 Ottobre, festa di S. Cerbone Patrono della città e diocesi, supplicata a voler prendere la città stessa sotto la sua Signoria e protezione, piuttosto che vivere sotto la servitù senese. L’Imperatore accolse benevolmente le preghiere dei Massetani, e, in riconoscenza dei doni e accoglienze ricevute, accordò, prima di partire, alla loro città di porre nell’arme il rastrello coi gigli sopra il leone rampante» (2). Petrocchi nutre però dei dubbi su quanto affermato dall’anonimo cronista per cui in nota, in accordo con il Targioni Tozzetti, secondo il quale il rastrello con i gigli «soleva essere comunemente un privilegio che davano gli Angioni, Re di Napoli» (3), afferma di ritenere «che tale aggiunta avvenisse nel 1267, non appena Massa, dopo la battaglia di Benevento, passò al partito guelfo sotto la protezione di re Carlo d’Angiò, o fosse concessa dal suo successore, re Roberto, che fu molto amico di Massa» (4). Faccio presente di essere pienamente d’accordo con i dubbi espressi dal Petrocchi nella nota citata, basti pensare che in araldica questo tipo di rastrello con i gigli prende il nome di “Capo d’Angiò” e viene descritto come segue: «D’azzurro carico di tre gigli d’oro, ordinati in fascia ed alternati dai quattro denti di un lambello di rosso, cucito». In araldica il termine “Capo” identifica una pezza onorevole (di primo ordine) che occupa il terzo superiore dello scudo, delimitata da una linea orizzontale, e veniva concessa per dimostrare la particolare benevolenza di un potente. Più precisamente il Capo d’Angiò fu introdotto per la prima volta nella penisola italiana da Carlo d’Angiò che dette questa onorificenza alle città e alle famiglie di parte guelfa a ricordo della vittoria su Manfredi ottenuta a Benevento nel 1266. Oltre a Massa ricevettero dagli Angioini questa pezza onorevole città come Imola, Cesena, San Benedetto Val di Sambro e, in Toscana, Montevarchi, Poggibonsi e Prato, onorificenza che conservano tuttora nei rispettivi stemmi comunali.

 

(1) Cfr. M. SOZZI (a cura di), “Istoria dell’antica Città di Massa distrutta. Cronaca massetana del XVII secolo”, Memoria n.16 del C.S.S. “A.Gabrielli” di Massa M.ma, Pitigliano, Laurum Editrice, 2011, p.76
(2) L. PETROCCHI, “Massa Marittima. Arte e Storia”, Firenze, Arturo Venturi, 1900, pp. 352-353
(3) G. TARGIONI TOZZETTI, “Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana”, vol.IV, Firenze, Cambiagi, 1770, pp.157-158
(4) L. PETROCCHI, op.cit., p.353, nota n.1

 

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