di Roberto OVI

articolo pubblicato il 5 Agosto 2013

 

Le “Società della Salute” sono un tentativo ambizioso della Regione Toscana,e dell’ex assessore regionale alla Sanità Enrico Rossi di ricondurre sotto un’unica gestione integrata i servizi socio sanitari e socio assistenziali, non riconducibili all’assistenza ospedaliera, erogati dai diversi soggetti istituzionali e non (Aziende USL, Comuni, ex IPAB – divenuti ASP ovvero Aziende Pubbliche per i Servizi alla Persona, medici convenzionati, associazioni non profit e del privato sociale).

L’allora assessore regionale Enrico Rossi, a quel tempo coordinatore per le politiche sanitarie della Conferenza Stato Regioni, le sottopose nel 2002 all’attenzione dell’allora Ministro della sanità Girolamo Sirchia, ottenendone un giudizio positivo ed un invito alla sperimentazione che, con la riforma del Titolo V della Costituzione, non doveva comunque più essere sottoposta all’autorizzazione ministeriale. 

Per questo motivo inviterei l’amico Stefano Mugnai (PDL), ex assistente di Lorenzo Zirri (CDU, poi confluito nel gruppo di Formigoni), ad essere meno severo con i propri giudizi sulle Società della Salute (SdS). Mi ritrovo molto di più con il giudizio a suo tempo espresso dall’amico Marco Carraresi che, pur criticando con precise motivazioni le SdS, invitava a seguirne con attenzione e rispetto la sperimentazione, rinviando i propri giudizi al termine della sperimentazione triennale, secondo le modalità previste in una delibera del Consiglio Regionale del mese di Settembre dell’anno 2003.

Questo fu il percorso seguito da me e Cappelloni, prima con la Delibera C.C. n°95 del 26 Novembre 2003 e poi con la successiva Delibera C.C. n°95 del 20 Dicembre 2004, con la quale abbiamo accompagnato in modo critico, ma anche propositivo e privo di inutile spirito polemico (si leggano a tale scopo gli interventi letti in consiglio comunale ed allegati alle due deliberazioni) questa sperimentazione.

Nel corso dei due anni successivi, per gentile intercessione del Sindaco Lidia Bai e del Presidente della Società della Salute Luciano Fedeli, ci fu anche consentito di far parte di una delle commissioni (percorsi ospedale territorio), e di conoscere persone dalle qualità davvero notevoli, confrontandomi con le quali ho imparato molto.

Al termine di questo lavoro, è scaturita prima l’immagine di salute del territorio e poi il PIS (Piano Integrato di Salute). Poi, dovendo passare alla fase attuativa di questi processo, che avrebbe dovuto portare alla creazione di molti servizi, credo che la sperimentazione si sia come impantanata, tanto che anche la Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti, in un proprio referto del 2010, ha fortemente censurato ritardi ed i profili di estrema burocratizzazione di questa sperimentazione, che riguardava ben 27 zone socio sanitarie in tutta la Toscana.

Chi oggi gioisce, legittimamente, della fine delle Società della Salute, dovrebbe anche porsi un’altra domanda: in quale altro modo, certamente migliore di quello delle SdS, sarà possibile coinvolgere tutti i professionisti della sanità nella gestione dei servizi socio sanitari e socio assistenziali territoriali, compresi quelli ad alta integrazione, mettendo al centro i bisogni reali dei cittadini?

E’ ancora tollerabile che i degenti, specie anziani, debbano girare come una trottola da un servizio all’altro, da un professionista all’altro, portandosi sotto braccio referti medici e certificati?

Se le Società della Salute avessero funzionato, ci sarebbe stato un tutor territoriale che avrebbe gestito l’intero percorso assistenziale di ciascun degente.

E’ ancora tollerabile che un genitore di bambino piccolo, con quest’ultimo a casa con la febbre alta, debba sentirsi dire dal pediatra al telefono “lo avvolga in una coperta e me lo porti in Studio”, piuttosto che venire egli stesso a visitarlo a domicilio?

Questo era uno egli scopi della sperimentazione delle Unità di Cure Primarie, con le quali si doveva anche evitare gli accessi inappropriati al Pronto Soccorso Ospedaliero, che determinano ingenti spese a carico della collettività.

Forse sarò un idealista, oltre che un incapace, ma io non riesco ad esultare per il fallimento delle Società della Salute.

2 Commenti a “Un tentativo ambizioso”

  • Roberto Ovi scrive:

    Grazie Gabriele per aver nuovamente inserito questo mio commento sulla sperimentazione delle Società della Salute, addirittura in home page.
    Come è facilmente verificabile, nessuno aveva un aprioristico giudizio negativo sulla loro sperimentazione. Purtroppo i risultati attesi, che sarebbero stati molto positivi per i degenti, soprattutto anziani e non autosufficienti, non sono stati all’altezza delle aspettative.
    Lo deduco anche dal fatto che il mio amico Luciano Fedeli non ha voluto fornire allo scrivente ed a Angelo Maria Cappelloni i documenti programmatici ed i risultati operativi dei servizi che dovevano essere istituti: Punto Unico di Accesso, Unità di Valutazione Multidimensionale e Piani di Assistenza Personalizzati.
    Giusto quindi prendere atto di tutto questo e procedere alla loro definitiva chiusura, individuando un modo più efficiente e meno burocratico per erogare i servizi di assistenza socio sanitaria territoriale

  • Roberto Ovi scrive:

    Speriamo che finalmente possa partire l’assistenza territoriale integrata, tanto necessaria per la popolazione, sempre più anziana, e per non intasare in modo inappropriato i pronto soccorso ospedalieri, con il rischio di creare possibili indesiderati disservizi verso coloro che ne avrebbero davvero bisogno

    http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11898514/Medici-di-famiglia–via-alla.html

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