Alcune riflessioni:

in materia di funzioni dirigenziali dispone il Capo II (articoli da 13 a 27) del D.lgs 165/2001, che riguarda specificamente le amministrazioni statali ma il cui art. 27 comma 1 prescrive alle altre amministrazioni pubbliche di “adeguarsi”, nell’esercizio della propria potestà statutaria e regolamentare, ai principi dell’articolo 4 e del suddetto Capo.

tra le disposizioni citate (articoli da 13 a 27) c’è ad esempio l’art. 19, che al comma 1 prevede l’ esplicita correlazione degli incarichi ad obiettivi predeterminati e risultati oggettivabili e ad una serie di requisiti che dovrebbero comunque essere dimostrabili se non altro in ossequio alla trasparenza e all’ obbligo di dimostrazione di perseguire il pubblico interesse; il comma 2 è ancora più preciso sulle modalità del provvedimento di incarico, sulla correlazione tra durata e obiettivi, sulla durata stessa (prevista tra tre e cinque anni). Anche l’art. 21 è piuttosto stringente sulla correlazione tra mantenimento dell’incarico e valutazione dei risultati raggiunti.

 

La valutazione dell’ operato dei dirigenti è già stabilita dagli artt. 147 e 107 del D.lgs 267/2000 (Testo unico enti locali).

Sugli obblighi di adozione, pubblicazione e valutazione del raggiungimento degli obiettivi da parte delle amministrazioni dispone il D.lgs 150/2009 (normativa “Brunetta” che ha sostituito quella richiamata nell’art. 107 ultimo comma del 267/2000)

L’art. 109, comma 2, del 267/2000 statuisce che “nei Comuni privi di personale di qualifica dirigenziale” le funzioni dirigenziali possono essere attribuite, con provvedimento “motivato” del Sindaco, ai responsabili degli uffici o dei servizi… “anche in deroga a ogni diversa disposizione“.

E’ chiaro che questo inciso significhi “anche in deroga a norme che eventualmente disciplinino diversamente circa CHI possa essere incaricato, CHI lo incarichi e CON QUALE TIPO DI PROVVEDIMENTO”.

Ciò non solo perché, altrimenti, l’articolo doveva essere formulato diversamente ma anche perché i citati articoli da 13 a 27 del D.lgs 163/2001 sono stati riformati nel 2009, quindi successivamente alla stesura di questa norma (2000), pertanto implicitamente abrogata laddove regolasse la stessa materia (cioè laddove fosse interpretata nel senso che nei Comuni privi di dirigenza gli incarichi possano essere conferiti senza rispettare il Capo II del D.lgs 165/2001).

Certamente, comunque, non si può parlare di deroga dei citati artt. 147, 107 dello stesso D.lgs 267/2000.  

In base a quanto sopra occorre esaminare come e se ciascun Comune abbia adeguato sul punto i propri ordinamenti (in altri termini, Statuto e Regolamento di organizzazione) al Capo II del D.lgs 165/2001 e raffrontare gli atti di conferimento incarichi con tali norme e con quelle del D.lgs 267/2000 citate.

La legge di stabilità 2016 (208/2015) vieta, di fatto, nuove assunzioni in qualifiche dirigenziali, sia a tempo indeterminato che determinato (art. 1, commi 219 e 228)  finchè non saranno emanati i decreti attuativi della “legge Madia” di riforma della pubblica amministrazione.

Ciò, tuttavia, non riguarda i Comuni senza figure dirigenziali in dotazione organica che, quindi, possono conferirne gli incarichi in base al D.lgs 267/2000.

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