di Massimo GRISANTI

 

 

E’ pacifico, nella dottrina e nella giurisprudenza dei supremi consessi amministrativo (ex multis: Cons. Stato, n.3072/2013) e penale (ex multis: Cass. penale, n.38005/2013), che il mutamento di destinazione d’uso dei locali è dato dalle condizioni di fatto in cui il bene si trova al momento dell’accertamento, tenuto conto degli impianti e delle finiture.

 

La Suprema Corte di Cassazione, sez. III penale, con sentenza n. 9607/2014 ha anche stabilito che è falso l’assunto che <… mancando l’altezza minima prevista dalle norme igienico-sanitarie per rendere il sottotetto abitabile, questo non potrebbe comunque considerarsi abitabile e non sarebbe dunque dotato di destinazione residenziale. (…) ciò che conta non è infatti che l’altezza realizzata sia inferiore a quella minima prevista per i locali abitabili, ma che il sottotetto sia stato realizzato per essere destinato in concreto a fini abitativi, pur essendo privo dell’altezza regolamentare. E tale illegittima destinazione emerge sia dalla circostanza che lo stesso sottotetto è stato posto in commercio come abitativo …>.
Le stesse considerazioni valgono per i locali del piano seminterrato che pur non possedendo i requisiti igienico-sanitari di quelli di abitazione (altezza, rapporto aero-illuminante, assenza dei prescritti sistemi di isolamento dall’umidità …) vengono comunque così utilizzati.

 

Pertanto, sul dirigente dell’UTC, grava l’obbligo di effettuare, o disporre, un sopralluogo finalizzato ad accertare se vi è stato effettivamente un mutamento nella destinazione d’uso di locali accessori (cantina, magazzino, autorimezza, ripostigli ecc.) verso ambienti di abitazione principale (camera, cucina, soggiorno ecc.).

 

In caso di abusivo mutamento, deve essere disposta l’immediata rimozione di tutti gli elementi caratterizzanti la nuova destinazione.

 

Infine, si intende far rilevare al Comandante della Polizia Municipale, agli agenti e agli ufficiali di Polizia Municipale nonché al dirigente dell’UTC, al Segretario comunale e al Sindaco (tutti pubblici ufficiali), che l’aggravio del carico urbanistico rispetto al progetto regolarmente autorizzato IMPONE, anche in caso di opere ultimate da oltre un decennio (cfr. Cass. penale, sez. III, n. 41541/2009) il sequestro preventivo (e finanche il sequestro amministrativo ex art. 27 TUE) poiché la finalità è quella di evitare il perpetuarsi dell’offesa al territorio costituita dall’illecito uso (in quanto sanzionato ex art. 18 REC ed art. 44, c. 1, lett. a  TUE) di un bene non in regola con la disciplina urbanistica.

 

 

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