IL TIRRENO

02 dicembre 2014

Panorama politico

 


 «Anni e anni di richieste e alla fine sono saltate fuori»

Albero della Fecondità, ecco le foto 


 

MASSA MARITTIMA – Alla fine quelle foto sono saltate fuori. Ci sono voluti anni, ma eccole. Le ha viste anche Gabriele Galeotti, uomo di spicco di Massa Comune, eletto in consiglio comunale tra le file della civica. «Sono anni che chiedo al Comune di visionare le foto scattate prima e durante le campagne di restauro dell’Affresco dell’Abbondanza» spiega sul sito web del movimento in un post che lascia poco spazio alle interpretazioni. «Così mi avete preso per il c…». È un attacco diretto alle due amministrazioni Pd alla guida di Massa Marittima negli ultimi anni: quella di Lidia Bai prima e quella di Marcello Giuntini oggi. Il nodo è in quel frutto fallico “castrato” nel corso dell’ultimo restauro dallo storico affresco “L’albero della Fecondità”, ormai famoso. Galeotti del resto fu il primo a denunciare la strana sparizione degli attributi dal frutto. Era il 2011 e da allora ha chiesto più volte di vedere le foto fatte prima e durante il restauro. «L’ho fatto più e più volte con la Bai (in ultimo nel settembre e nel dicembre 2013, poi nell’aprile 2014): manco si è degnata di rispondermi – spiega sul sito di Massa Comune – Lo avevo già fatto nel marzo 2012: nulla di nulla. E ancora nel maggio e nel luglio 2011: idem, come sopra». Poi ci ha riprovato quando è cambiata l’amministrazione con l’arrivo di Giuntini. «Da giugno avrò fatto almeno dieci viaggi dal responsabile pregandolo di attivarsi: mi è stato risposto che il Comune non dispone di alcuna foto». Poi sabato, al convegno organizzato attorno all’opera (occasione per discutere sull’interpretazione dell’Albero, con una partecipazione animata da parte degli esperti intervenuti), «la Martinozzi e l’assessore Giovannetti sono intervenuti mostrando tantissime foto che ho ripetutamente richiesto e che non mi sono mai state concesse». Tant’è che «anche il professor Ferzoco (che si è occupato dell’opera ndc) si è lamentato del non averle mai avute a disposizione» continua Galeotti. «I ragazzi però – conclude – dimenticano che le costose campagne fotografiche alle cui risultanze solo loro hanno potuto accedere sono state pagate con soldi pubblici».

 

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