tratto da   www.iltirreno.it

28.11.2014

 

 

 

Monteregio tra muffe e silenzi, viaggio nel castello abbandonato

 

L’Asl continua la manutenzione dell’ex ospedale massetano ma è intenzionata a vendere il complesso

 

Deserte le quattro aste finora effettuate: e anche la ristrutturazione è un’operazione titanica

 

 

 

Gli alberi in giardino hanno i tipici colori autunnali. Il castello è maestoso sin dalla porta d’ingresso, ricostruita non troppo tempo fa se pensiamo che la prima pietra è stata posata intorno all’Ottocento dopo Cristo. In alto, tra il tetto e il terzo piano, c’è ancora la sagoma dello stemma che fu degli Aldobrandeschi, la casata che ne ordinò la costruzione. C’è anche il disegno intagliato nella pietra di un albero, capace di attraversare secoli di storia per vivere tutt’oggi nelle etichette di vino.

 

È il simbolo del Monteregio e questo è il suo castello. Il primo palazzo costruito a Massa Marittima, simbolo di una città fortemente radicata nella sua tradizione medievale e che ora soffre nel vedere il suo palazzo principe caduto in disgrazia. La dimora è disabitata dall’inizio degli anni Duemila, quando la casa di riposo Falusi è stata trasferita in un complesso più moderno. Da allora, nei corridoi e nei grandi saloni regnano silenzio e polvere. L’Asl 9 grossetana, rimasta proprietaria del complesso, sono anni che prova a venderlo, ma il prezzo è troppo alto (stimato 4,1 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altrettanti soldi per ristrutturarlo) e le quattro aste indette finora non hanno portato a nulla. Così il principe decaduto è rimasto a vegliare sulla città, silenzioso e sempre più triste. C’è anche una piccola tettoia in lamiera all’ingresso, che stona con il resto dell’immagine: l’hanno costruita nella seconda metà degli anni Novanta, quando il castello di Monteregio era la dimora degli ospiti del Falusi. Entrando il collegamento con la vocazione sanitaria e assistenziale è lampante. Già dall’atrio infatti si notano le mattonelle bianche del primo salone, ma non sono queste a catturare l’attenzione. Bensì due particolari. Il primo è la muffa che ricopre il soffitto dell’atrio, dietro cui si vedono ancora le volte e gli archi. Il secondo particolare è un cartellone di stoffa con la scritta «Canon». È stato appeso lì durante la prima edizione del Toscana Foto Festival. Era l’inizio del Duemila quando venne organizzata nei saloni del Monteregio e ancora ci sono le tracce del suo passaggio. Mettiamo piede nel primo, enorme, salone. Le pareti sono ricoperte dalle piastrelle bianche, le stesse arrivate quando il castello era un ospedale ancor prima di una rsa.

 

monteregio

 

«È stato un ospedale dal Seicento fino al 1977, quando poi è divenuto Falusi» racconta Danilo Zuccherelli, direttore sanitario dell’Asl 9. La scena è quella di un manicomio abbandonato degli anni ‘50, set perfetto per un film. Ma è solo un’impressione: la vastità della stanza, con il suo soffitto alto almeno quattro metri, e con ancora le volte sul soffitto fanno immaginare l’accoglienza che le varie casate nobili riservavano ai loro ospiti. Andando avanti e superando il salone si trovano anche le orme gialle disegnate sul pavimento, utilizzate non troppo tempo fa per la riabilitazione dei pazienti. «Da qui partono i corridoi che raggiungono le altre stanze, dove prima c’erano gli ospiti» continua il dirigente Asl.

 

E anche lì le macchie di muffa nascondo l’antico fascino delle pareti. È un passato nobile ma comunque molto costoso per l’azienda sanitaria. «Ogni anno spendiamo in media 10mila euro di manutenzione, tra i danni fatti da chi riesce ad entrare e gli interventi necessari per la sicurezza» spiega Daniele Testi, direttore amministrativo dell’Asl. Per questo non possiamo parlare di abbandono: l’Asl ha speso e continua a spendere sul castello, benché se ne voglia liberare. L’intervento più significativo è quello del 2007 e lo vediamo raggiungendo i piani alti della rocca, dove finalmente affiorano gli affreschi e il legno provato dal tempo dei solai si scontra con quello nuovo delle travi del soffitto, costate intorno ai 200mila euro e resi necessari per un cedimento. Sempre seguendo i vincoli paesaggistici e monumentali che riguardano l’edificio. Vincoli che permetteranno all’eventuale acquirente di realizzarci qualsiasi cosa fuorché case e appartamenti privati. La stima della perizia firmata dalla Regione Toscana ammonta a 4,1 milioni di euro per ben 5.500 metri quadrati e centinaia di stanze; i lavori di ristrutturazione, a occhio e croce, non costeranno meno di 6 milioni.

 

Trattative ci sono state nel tempo, ma non hanno portato da nessuna parte. «Ci siamo confrontati con gruppi d’investimento italiani e non – spiega la direzione Asl – Soprattutto russi, tedeschi e cinesi». Ora in zona si è affacciato un’altra grande realtà finanziaria: l’algerina Cevital, ormai pronta ad acquisire le acciaierie Lucchini di Piombino. Proverete anche loro? «Proveremo» ammettono. Ma non è semplice. «È un pacco troppo grosso» sintetizza Zuccherelli. Nessuno però vuole lasciare il castello a se stesso. L’Asl continuerà ad occuparsene e a cercare compratori insieme al Comune, fino a quando dalla disgrazia il principe riuscirà a levarsi e a risplendere di tutta la sua bellezza.

 

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