tratto da   www.lanazione.it

di Marcello Mancini

 

Firenze, 23 novembre 2014

 

 

 

L’ex modello Toscana, o la Toscana modello, è un ricordo molto gonfiato che il tempo sta smontando senza pietà. Già lo scandalo dell’Asl di Massa, con il deficit da centinaia di milioni, aveva annebbiato l’immagine della Regione virtuosa ed efficiente. In pochi giorni si è scoperto anche che illustri medici, fra cui primari di ospedale, favorivano aziende private in cambio di favori, regali, viaggi e vacanze pagate. Sono colpe, se provate, che ricadono sui singoli, però gettano ombre sull’intero sistema sanitario. Siccome piove sempre sul bagnato, ecco i nubifragi a provocare le frane del territorio e a rivelare che i pochi lavori di consolidamento sono stati fatti a capocchia, senza controlli e ora bisogna ricominciare con altre spese aggiuntive che piegano i bilanci in ginocchio. E’ ovvio che il governo della regione ha bisogno di una politica che non sia quella del «giorno dopo». In primavera i toscani andranno a votare per rinnovare presidente e consiglio (oggi c’è un primo test in Emilia Romagna e in Calabria), sarà dunque un’occasione per ripensare una strategia e abbandonare gli interventi tampone che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

 

RIPENSARE la Toscana. Le rasoiate giudiziarie e le grucciate del del maltempo ci offrono l’occasione per alcune considerazioni. La società sta cambiando e non basta più rigenerare i vecchi temi cari alla sinistra, di cui prima Martini e poi Rossi sono stati indomiti crociati, ingessando lo sviluppo della regione dentro una cultura polverosa che, come si è visto, è condannata dai fatti. Ieri Matteo Renzi, in una lettera a Repubblica, ha spiegato che essere di sinistra significa anche guardare avanti e non voltarsi sempre per confrontare «come eravamo». La Toscana non è una Regione sprecona, di sicuro lo è meno di tante altre. La verginità morale non consegna però la patente di infallibilità. Un progetto moderno di sviluppo dovrebbe partire dai risultati, che finora segnano rosso. Anche laddove c’è stato un impegno politico forte. Dalla battaglia per le acciaierie di Piombino, che rimane carica di incertezze per i lavoratori, a quella – persa clamorosamente – per la rottamazione della Concordia. Serve un linguaggio diverso, per esempio, nel dialogo con le imprese.

 

Serve, crediamo, un Sistema Toscana che sia davvero sistema, oltre gli slogan, e coinvolga tutte le componenti della società. Non è pensabile, per esempio, che le nostre città d’arte, la cassaforte di una economia più consapevole, trovino difficoltà quando c’è da difendere e consolidare monumenti famosi in tutto il mondo. Sarà anche colpa degli imprenditori, probabilmente sordi al grido di dolore delle istituzioni, che si nascondono quando viene chiesto un contributo, anche perché lo Stato non fa nulla per incoraggiare il regime di deducibilità per questo tipo di interventi. Manca – sarà un’utopia? – la mentalità per ragionare insieme. Se il Comune di Firenze non vuole sponsor invasivi sulla facciata del Battistero che va ripulita e restaurata, dovrà fornire una soluzione alternativa all’Opera del Duomo che chiede aiuto. Sembra di stare dentro una Torre di Babele, dove ognuno parla la sua lingua, magari dice di volere il bene comune, ma poi, finita la giornata, torna a casa sua, resta della sua idea, che pochi hanno capito, e il giorno dopo si vedrà. Così non si va lontano. La Toscana che serve è una regione che conosciamo poco, e non basterà solo una pennellata di riformismo consolatorio per convertirla.

 

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