LA NAZIONE

20 febbraio 2014

 

 

 

VALPIANA TESTIMONIANZE DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

  

Le fonderie dimenticate finiscono sull’etichetta. Il complesso ha avuto anche il riconoscimento del FAI

 

 

 

SONO GLI IMPRENDITORI che hanno compreso il valore storico-culturale ed il potenziale ritorno economico dell’impianto settecentesco delle Fonderie di Valpiana e non l’Amministrazione comunale di Massa.

Questo il pensiero dei residenti nella frazione i quali sostengono che «non è bastato neppure il riconoscimento del Fai a costringere il Comune a ripensare la progettazione dell’assetto territoriale della frazione in funzione delle testimonianze archeologico-industriali. Siamo portati a pensare — dicono — che far parte del Parco Nazionale Archeologico Minerario delle Colline Metallifere non abbia alcun significato per il Comune di Massa». Un paradosso, specie in un momento di ristagnazione economica, dimenticando che Valpiana costituisce la vera ancora di salvezza per il territorio massetano, che fortunatamente può contare sul sostegno materiale e morale di imprenditori che si sostituiscono alle istituzioni nella salvaguerdia della cultura. E’ il caso dell’Azienda Agricola Carrareccia di Rossana Benini che nel quadro delle sue produzioni vitvinicole ottenute con uve coltivate nei territori a fianco del Magrone, attualmente al centro di focose polemiche sulla l’opportunità di destinarlo a sede di una nuova area industriale, stanno producendo un vino di sicura eccellenza, un Merlot tagliato con Cabernet, dal nome altisonante di «Fonditore» in omaggio appunto alle Fonderie Valpianesi. Al di là della qualità del vino, ottima, c’è la soddisfazione della proprietà di contribuire a diffondere l’immagine delle Fonderie grazie al bel bozzetto ricavato da dipinto del pittore Dino Petri. Indiscutibilmente Valpiana con i suoi reperti legati alla attività siderurgica risalente al periodo dei Medici avrebbe bisogno di un diverso e più incisivo intervento da parte del Comune. L’eco dei riscontri avuti in occasione degli appuntamenti inseriti nel quadro delle manifestazioni indette dal Fai, è ancora vivo nella mente dei suoi residenti. Ben vengano allora iniziative quali quelle intraprese dall’azienda agricola Carrareccia pur di fronte alla pericolosa situazione in cui verrebbero a trovarsi produzioni di vino di qualità qualora il Magrone diventasse davvero zona industriale e artigianale con tutte le conseguenze del caso. Per ora limitiamoci comunque a segnalare, e non solo, l’eccellente intenzione di mettere in risalto le antiche Fonderie.

 

 

Un Commento a “Le fonderie dimenticate finiscono sull’etichetta. Il complesso ha avuto anche il riconoscimento del Fai”

  • Fiorenzo.Borelli scrive:

    In questo quadro a cui posso fare solo tanto di cappello, sarebbe diabolico continuare imperterriti in questa idiozia dell’area industriale del magrone.
    Andare avanti così a testa bassa contro il volere di tutti mi fa tanto sospettare…..

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