IL TIRRENO
28.09.2012

 

Lettera al ministro per i frutti “castrati”

 
Non demorde Gabriele Galeotti, l’architetto (e membro del movimento civico Massa Comune) che per primo ha segnalato la “castrazione” di alcuni frutti dopo il restauro dell’Albero della Fecondità, il famoso affresco ai piedi del palazzo dell’Abbondanza. Continua a chiedere un incontro con il ministero dei Beni Culturali, «per meglio illustrare i motivi che mi portano a sostenere fermamente le mie ragioni d’architetto, oltreché di appassionato d’arte». Tutto questo Galeotti lo scrive in una lettera inviata direttamente agli uffici romani e a quelli senesi della Soprintendenza, accompagnata da tutto il materiale fotografico su cui basa la sua denuncia. Un classico esempio di “prima e dopo”, in questo caso del restauro terminato nell’agosto del 2011. L’elemento che colpisce maggiormente è, senza dubbio, il frutto evirato: appeso a uno dei rami dipinto nell’affresco senza più tutto l’occorrente per essere “fertile”. Ma ci sono anche altre differenze tra “prima e dopo”. Come le mani di una delle donne ai piedi dell’albero: prima quasi unite e ora completamente sparite. Altro particolare poi riguarda sempre una delle figure femminili, a cui il restauro ha cambiato il vestito e la “taglia”. Questo racconta il materiale fotografico inviato al ministero per Galeotti, tornando a chiedere, dopo una lunga corrispondenza con gli uffici romani, un incontro per meglio spiegare le sue posizioni. «Agli occhi dello scrivente, l’autenticità dell’affresco appare fortemente pregiudicata – scrive nella sua lettera – a causa di una campagna di restauro irrispettosa dei caratteri artistici, tipologici e formali dell’opera». Infatti «come da foto allegate -continua – molte porzioni di esso sono state ridipinte arbitrariamente e senza alcun doveroso rispetto delle allegorie d’origine». Quella sull’Albero della Fecondità è una discussione che va avanti da oltre un anno, su cui l’architetto non demorde. L’affresco, risalente al 1261 d.C., è stato riaperto al pubblico nell’agosto del 2011, aprendo di fatto il caso immediatamente. È stata la stessa Soprintendenza dei Beni Culturali di Siena, settimane dopo, a intervenire, difendendo l’operato del restauratore e spiegando che nel suo insieme, l’opera non era stata intaccata nel suo valore originale. Il Comune propose negli stessi giorni un convegno sul restauro dell’Albero, ad oggi mai organizzato. Galeotti, dal canto suo, ha sempre sostenuto che una risposta chiara sul perché quel frutto sia stati evirato non è mai arrivata, annunciando anche la pubblicazione di un libro sul caso.

 

2 Commenti a “Il Restauro è un’altra cosa”

  • tambe scrive:

    La risposta c’è ! Per uno strano caso di ” sfondamento ” temporale, con interazioni tachioniche di non agile interpretazione, più di un membro ( ! ) dell’attuale amministrazione massetana, si era riconosciuto nell’affresco…

  • Oscar De Paoli scrive:

    “Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.

    Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia.

    E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia.

    Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è stato.

    E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora più in fretta”.

    Milan Kundera

    La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.

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