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In Italia esistono alcune leggi che garantiscono il diritto all’accessibilità ai luoghi pubblici. Sono norme tecniche molto precise, vincolanti. Purtroppo non sempre vengono applicate.
Per quanto riguarda gli enti pubblici, ecco le principali:

  • Decreto del Ministero per i Beni e le attività culturali 114 del 16/05/2008.
    Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale.
  • Legge n. 41 del 28 febbraio 1986 (Legge Finanziaria 1986).
    Imponeva agli Enti Locali territoriali, allo Stato, agli Uffici periferici dello Stato, agli Enti Pubblici, di dotarsi di un piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche e di destinare a tal fine una quota annuale del bilancio d’esercizio;
  • D.P.R. n. 503 del 24 luglio 1996.
    Disciplina l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, con particolare riferimento all’accessibilità diretta ai servizi. Regolamenta anche le soluzioni che la pubblica amministrazione deve adottare per garantire comunque l’accesso ai servizi erogati alla popolazione;
  • Legge n. 104 del 5 febbraio 1992 (legge quadro sull’handicap).
    Alcuni commi della legge si occupano nello specifico delle barriere architettoniche, introducendo tutele in diversi campi (sanità, assistenza, scuola, formazione, lavoro, trasporti, giustizia, ecc.). In ogni caso se ne evince che le persone con disabilità in nessun caso possono essere escluse dal godimento di servizi, prestazioni e opportunità ordinariamente goduti da ogni cittadino.

    In particolare la legge 104/92 prevede:
    – che il rilascio delle concessioni edilizie sia vincolato al rispetto della normativa in materia di barriere;
    – siano dichiarate inagibili e inabitabili (e sanzionati i responsabili) le opere realizzate in edifici pubblici o aperti al pubblico in modo tale da compromettere l’accessibilità ai disabili;
    – sia riservata una quota di fondi per opere nell’edilizia residenziale pubblica;
    – che siano adeguati i regolamenti edilizi comunali alle norme vigenti.

A Massa Marittima i nostri cari amministratori sono riusciti nell’impresa di spendere più di 470.000 euro (più altri 260.000 nel prossimo triennio) per la realizzazione del Nuovo Centro Sociale, senza prevedere l’accesso ai disabili.

Il Centro Sociale è stato recentemente inaugurato ma, come si può vedere dalle foto, l’accessibilità per i portatori di handicap non è prevista. E il parcheggio a loro riservato è, beffardamente, proprio di fronte alle scale…clicka per ingrandire

5 Commenti a “Barriere architettoniche”

  • gabrele galeotti scrive:

    “BEFFARDAMENTE” è il termine più adatto per descrivere la cosa. E’ una vergogna che dimostra, se mai ce ne fosse stato il bisogno, la “sensibilità” dei nostri illuminati amministratori e tecnici pubblici.

  • Roberto Ovi scrive:

    Franceschino, non scordarti di dire che anche la Legge Regionale Toscana 5/95 sul governo del territorio e successive modifiche ed integrazioni, istitutiva del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico, faceva obbligo ai Comuni di censire le barriere architettoniche per l’accesso ai luoghi pubblici.
    Ci volle tutta la pazienza e la perseveranza di un modesto ex consigliere di opposizione, che arrivò anche ad adire l’intervento del Difensore Civico Regionale, che gli dette ragione, per obbligare il Comune di Massa Marittima ad adempiere a questo specifico obbligo

  • Francesco Mazzei scrive:

    Giusto Roberto! Ma sembra proprio che non abbiano imparato la lezione…

  • Oscar De Paoli scrive:

    Secondo me non hanno nemmeno l’agibilità, altrimenti sarebbero tutti da ingaragiare

    Art. 25 (R)
    Procedimento di rilascio del certificato di agibilità
    (decreto del Presidente della Repubblica 22 aprile 1994, n. 425; legge 5 novembre 1971, n. 1086, articoli 7 e 8)

    1. Entro quindici giorni dall’ultimazione dei lavori di finitura dell’intervento, il soggetto di cui all’articolo 24, comma 3, é tenuto a presentare allo sportello unico la domanda di rilascio del certificato di agibilità, corredata della seguente documentazione:
    a) richiesta di accatastamento dell’edificio, sottoscritta dallo stesso richiedente il certificato di agibilità, che lo sportello unico provvede a trasmettere al catasto;
    b) dichiarazione sottoscritta dallo stesso richiedente il certificato di agibilità di conformità dell’opera rispetto al progetto approvato, nonché in ordine alla avvenuta prosciugatura dei muri e della salubrità degli ambienti;
    c) dichiarazione dell’impresa installatrice che attesta la conformità degli impianti installati negli edifici adibiti ad uso civile alle prescrizioni di cui agli articoli 113 e 127, nonché all’articolo 1 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, ovvero certificato di collaudo degli stessi, ove previsto, ovvero ancora certificazione di conformità degli impianti prevista dagli articoli 111 e 126 del presente testo unico.

    2. Lo sportello unico comunica al richiedente, entro dieci giorni dalla ricezione della domanda di cui al comma 1, il nominativo del responsabile del procedimento ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

    3. Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda di cui al comma 1, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, previa eventuale ispezione dell’edificio, rilascia il certificato di agibilità verificata la seguente documentazione:
    a) certificato di collaudo statico di cui all’articolo 67;
    b) certificato del competente ufficio tecnico della regione, di cui all’articolo 62, attestante la conformità delle opere eseguite nelle zone sismiche alle disposizioni di cui al capo IV della parte II;
    c) la documentazione indicata al comma 1;
    d) dichiarazione di conformità delle opere realizzate alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche di cui all’articolo 77, nonché all’articolo 82.

    4. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma 3, l’agibilità si intende attestata nel caso sia stato rilasciato il parere dell’A.S.L. di cui all’articolo 4, comma 3, lettera a). In caso di autodichiarazione, il termine per la formazione del silenzio assenso é di sessanta giorni.

    5. Il termine di cui al comma 3 può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla domanda, esclusivamente per la richiesta di documentazione integrativa, che non sia già nella disponibilità dell’amministrazione o che non possa essere acquisita autonomamente. In tal caso, il termine di trenta giorni ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa.

  • Neri Paolo scrive:

    Ma scusate! Vi pare che quel parcheggio sia ben accessibile?

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