LA NAZIONE
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
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2012-06-01

 

ALTRO
Carceri e contenziosi, spese da capogiro

 

COSTI LIEVITATI in modo esponenziale nel corso degli anni, possibili errori progettuali, contenziosi giudiziari con la società costruttrice, ingenti spese legali a carico del Comune. Questa in sintesi la storia del carcere di Massa Marittima, che sta creando non pochi grattacapi agli organi politici e amministrativi del comune minerario, che aveva chiesto a suo tempo al ministero di grazia e giustizia di poter svolgere la funzione di stazione appaltante e, a seguito di sentenza giudiziaria ormai passata in giudicato, deve completare entro la fine dell’anno il pagamento dell’ultima rata di 460 mila dell’ingente risarcimento di circa 1 milione e 200 mila riconosciuto all’impresa Pizzarotti di Parma. I costi per la realizzazione dell’istituto detentivo, previsti in 182 milioni di lire nel 1971, lievitarono poi a 360 milioni nel 1975, 600 milioni nel 1976, 1 miliardo e 600 milioni nel 1981 e 2 miliardi e 500 milioni di lire nel 1982, arrivati infine ad 8 miliardi e 270 milioni di lire nel 1987, sulla base del progetto approvato in consiglio comunale nel corso del 1987. I lavori furono poi appaltati nel 1990, dopo pubblica selezione, all’impresa Pizzarotti di Parma, con un ribasso d’asta di poco superiore al 19 per cento, che portò l’importo complessivo dell’opera a 5 miliardi e 337 milioni di lire. Ma, poco dopo l’inizio dei lavori, l’impresa verificò una stratificazione della roccia diversa rispetto a quella prevista nel progetto, che comportò la necessità di un’indagine geotecnica più approfondita, al fine di modificare il progetto delle fondamenta e la conseguente approvazione di una perizia di variante, che comportò un aumento dei costi e dei tempi di realizzazione dell’opera.
NE DERIVÒ un contenzioso giudiziario devoluto, come da contratto, a un collegio arbitrale che, al termine dell’anno 2002, condannò il Comune al pagamento di un risarcimento di 1 miliardo e 700 milioni di lire del vecchio conio, confermato poi dalla Corte d’appello di Roma e lievitato a 1 milione e 200 mila euro. Significative, infine, anche le spese che il Comune ha dovuto corrispondere nel corso di questi anni ai diversi legali che hanno seguito per suo conto la vicenda, come i circa 50 mila euro corrisposti all’avvocato Claudio Fiori ed i 60 mila allo Studio Legale Vieri Romagnoli.

Un Commento a “Carceri e contenziosi, spese da capogiro”

  • Roberto Ovi scrive:

    Leggendo i contenuti di questo articolo mi sono tornate in mente le famose e demagogiche dichiarazioni di Berlinguer sulla cosiddetta QUESTIONE MORALE e sulla presunta DIVERSITA’ DEL PCI, rese in un’intervista a Scalfari su “La Repubblica” in data 28 Luglio 1981.

    Sottolineando che la questione morale non riguardava solo la corruzione, ma faceva tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, Berlinguer denunciava:

    I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.
    Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze ed i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.
    La loro stessa struttura organizzativa ormai si è conformata su questo modello: non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa. Sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e dei sottoboss
    “.
    Rispetto a questo quadro, Berlinguer rivendicava la “diversità” del PCI, che non aveva seguito gli altri partiti nella degenerazione, perchè aveva messo al centro della propria politica “non solo gli interessi della classe operaria propriamente detta e delle masse lavorative in generale, ma anche quelli degli strati emarginati della società, a cominciare dalle donne, dai giovani e dagli anziani“.

    Rileggendo a distanza di 30 anni le sue parole, mi trovo d’accordo con quanto affermò pochi anni dopo Bettino Craxi il quale, commentando i fischi con i quali fu accolto Berlinguer al congresso nazionale del PSI di Verona, si rammaricò di non aver saputo aggiungere i suoi a quelli emessi dai delegati del PSI.

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