IL TIRRENO
Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP
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2012-05-16

PANORAMA POLITICO
Pizzarotti, ora è scontro sulla causa al ministero Amministrazione decisa a chiedere, per vie legali, una parte dei soldi spesi ma l’opposizione incalza: «Errori tecnici, così emergeranno le responsabilità»

di Alfredo Faetti MASSA MARITTIMA

Ottenere il permesso (o delibera, in politichese) dal consiglio comunale per andare a bussare insieme agli avvocati alle porte del ministero della Giustizia, in modo da recuperare quanto più possibile dei soldi che il Comune di Massa Marittima deve versare nelle casse della Pizzarotti srl. Questo, in sintesi, il provvedimento che il sindaco Lidia Bai ha portato ieri mattina in assemblea per tamponare le ricadute legate al carcere mandamentale della Camilletta: un’azione legale nei confronti di palazzo Piacentini. Perché la struttura è dello Stato e la sua realizzazione è stata richiesta espressamente dal ministero, ma alla fine del contenzioso con la società costruttrice (la Pizzarotti srl appunto) è il Comune a dover pagare il conto. E mancano ancora 400mila euro per il saldo finale, da trovare entro il 2012. Alla fine però il sindaco non ha ottenuto proprio carta bianca come richiesto per procedere per vie legali, ma ormai la strategia è tracciata. L’argomento Pizzarotti a Massa è caldissimo e il confronto politico è la miglior cura contro qualsiasi polemica. In questo modo il consiglio ha votato a unanimità per «un ultimo confronto bonario con l’agenzia del demanio», come lo ha definito la Bai. Ma prima di procedere con i propri legali ci sarà un altro passaggio in commissione a cui parteciperanno i capigruppo con i consiglieri, in modo da valutare quest’ipotesi tenendo conto anche del parere dell’avvocato Renzo Grassi del Foro di Livorno. «Dobbiamo valutare ogni strada che ci consenta di recuperare alcune risorse impiegate dal Comune in questa vicenda» ha detto il sindaco. Il percorso preferenziale comunque sembra averlo proprio il ricorso ai legali. Una strategia che non ha convinto il capogruppo Pdl Giovanni Favilli, che ripercorre la vicenda. «Durante la costruzione del carcere si è resa necessaria una riprogettazione della struttura per quella che possiamo chiamare “una sorpresa geologica”. Questo ha comportato lo stop ai lavori per la ditta per quasi due anni, senza dargli una motivazione plausibile (motivo del contenzioso ndc). Abbiamo fatto degli errori tecnici ed è per questo che ci siamo ingolfati. Rivolgersi al ministero farà emergere solo le nostre responsabilità». Insomma, secondo Favilli, così come le altre opposizioni, le possibilità di vincere questa battaglia legale sono scarse. La giunta, però, spiega, sulla base del parere di Grassi, che dei passaggi vincenti ci sono. E non solo perché il ministero è il proprietario e l’utilizzatore del carcere. «Il primo progetto lo ha approvato il ministero – spiega Bai- che ha seguito e approvato tutto l’avanzamento dei lavori durante gli anni». Non solo. «Fu proprio il ministero a chiedere lo stop dei lavori: l’allora sindaco Renato Bolognini ha tutta la corrispondenza». Il sindaco dice che da palazzo Piacentini a Roma scrissero: «prevedete usi diversi per lo stabile», già in costruzione. Motivi validi per dire che anche il ministero ha le sue responsabilità in questa vicenda. Il Comune si è solo costituito al tempo come stazione appaltante dei lavori: abbastanza però per essere la controparte nel contenzioso con la società Pizzarotti. Ecco dunque i punti di forza di un eventuale azione legale. Senza scordarsi che la legge prevede che «sia il ministero a farsi carico dei costi aggiuntivi dell’opera. E credo che una sentenza sia un costo aggiuntivo».

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