Lista Civica Massa Comune - Il Movimento Civico per Massa Marittima e i Massetani

AREA MOLENDI - PER L'INADEMPIMENTO DELLA CONVENZIONE E PER AVER TENUTO UN COMPORTAMENTO CONTRARIO AGLI OBBLIGHI DI LEGGE, IL COMUNE STA PAGANDO 1.930.000 EURO - ALTRI 500.000 EURO (circa) SONO LE SPESE LEGALI E TECNICHE

 

 

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di Maurizio Blondet

“Homo Sovieticus”  fu l’essere creato dal comunismo “reale”, dall’asfissiante e monocorde  indottrinamento emanante da tutti i media e dalla repressione onnipresente con la paura di vedersi appioppare  una “decina”, condanna a dieci anni al Gulag . Era l’operaio che rubacchiava il materiale della fabbrica, sapeva bene che l’abbondanza esaltata  dalla propaganda non esisteva (faceva le code) ma “seguiva l’autorità dello Stato nella sua valutazione della realtà, adottava un atteggiamento di sfiducia e ansia nei confronti di qualsiasi cosa estranea e sconosciuta”,  “incapace di pensare in modo critico; si aspetta – e pretende – che tutto gli venga fornito dallo Stato”, dava prova di “obbedienza o accettazione passiva di tutto ciò che il governo impone”,  pur senza crederci del tutto “, bugiardo onesto, schizofrenico ideologico,  sempre pronto a mutilazioni mentali costanti e volontarie”  – il  famoso bis-pensiero descritto da Orwell.

Vedete come ha fatto presto a nascere l’Homo Covidicus, il gemello sintetico del Sovieticus.    Quella schiacciante maggioranza che indossa la mascherina  non perché davvero la creda efficace contro il virus, ma come atto di lealtà e obbedienza verso il governo (molti   portano la mascherina in odio a Salvini…).   La maggioranza schiacciante che si fa polizia per  l’ordine costituito più arbitrario e costrittivo, le donne che urlano sui tram  e bus ad  un colpevole: “Metta quella fottuta mascherina! Sul naso!” ; quella maggioranza che esercita  i quindici minuti dell’odio contro i “no-vax”, i “negazionisti”, i “complottisti-terrapiattisti” senza nemmeno bisogno di essere convocata dal regime…Quelli che  assistono alla distruzione economica e psicologica   di loro stessi (via disoccupazione e miseria di massa) e della loro comunità  economica –  distruzione deliberata e   mondiale  –   inveendo contro i “sovranisti” e negazionisti e rallegrandosi che “restiamo  nell’euro” e abbiamo “i diritti LGBT”.

Nel regime staliniano, “lo stato assegnava uno status sociale,  per cui  gli individui adottavano volti, o maschere, che permettevano loro di rientrare nelle categorie sociali prescritte dal regime;   molte “ persone lavorarono su di loro per diventare perfetti cittadini sovietici”, rivela l’immane opera di indagine sugli diari privati e gli archivi familiari dei cittadini dell’URSS, intrapreso dagli Annales francesi” “ Questi lavori hanno rivelato come gli individui interiorizzassero le norme e i valori del discorso ufficiale”.

Ricordiamo che  l’homo  sovieticus veniva in due versioni: quella dei dominati, che abbiamo sommariamente descritto,  e quella dei dominanti. Così anche l’Homo Covidicus.

Che cos’era quella che spudoratamente a Mosca si auto-definiva “dittatura del proletariato”, infatti? Era  – come la nostra  oggi   – una dittatura di “Ricchi di Stato”.   Degli statali che s’erano impadroniti dello  Stato e lo divoravano, mentre facevano strage dei cittadini nel GuLag, nell’Holodmor; che dallo Stato “prendevano”, senza “dare”  (se non  carestie, e  proiettili alla nuca, quelli in abbondanza  ilimitata, come i tamponi).

Erano quelli che –  mentre il  sovietico comune  faceva le code quando arrivavano i calzini di filanca, lo zucchero, il latte –   avevano accesso ai negozi  riservati dove  abbondavano  caviale , storione, whisky scozzese, sigarette Lucky Strike e  dischi pop occidentali il cui solo possesso in mano ad  un dominato, scoperto dal Kgb, l’avrebbe  proiettato nel GuLag per dieci anni.

Si chiamava Nomenklatura, nome che rivela  il loro carattere buro-statale. Del tutto separati, anche mentalmente, dal popolo e dalle sofferenze che gli provocarono – con la loro amministrazione ideologica fecero collassare l’economia zarista, una delle più prospere della storia,  in regime di code ossia di massima inefficienza (un economista gorbacioviano calcolò che nelle file si perdevano 65 miliardi di ore-uomo l’anno,  era come se 35 milioni di russi “lavorassero” a  fare la coda, contro 31 milioni impiegati nelle industrie). E  in 70  anni di potere assoluto, questa Nomenklatura mai si pose nemmeno il problema di alleviare queste mostruosità umane, sociali ed economiche, di riorganizzare la distribuzione: gli andava bene così. Esenti da ogni compassione, ma anche da ogni razionalità.


Salsicce sovietiche.

Oggi la Nomenklatura di Gualtieri e Conte, sostenuta  dai 5S e da tutti i ricchi di Stato (dalla Rai ai ministeri,  dirigenze inadempienti,  strapagati parassiti pubblici) , sta facendo collassare l’economia del  -10% (o più), provoca  milioni di disoccupati, con la stessa spietata indifferenza: totalmente separata dal popolo, ignorante del funzionamento di una società complessa  e dei danni permanenti che gli infligge con i suoi arbitri, favoleggia di acciaierie  pulite che andranno ad idrogeno, e di economia verde e sostenibile che realizzerà con i 209  miliardi dell’Europa, che non arriveranno  mai.

Sotto la Nomeklatura c’erano gli apparatchik; capi-fabbriche, scrittori ed attori, giornalisti del regime –   che, anche se non acceso ai negozi del caviale, avevano la precedenza nell’assegnazione di auto (che i dominati dovevano aspettare anni), nell’assegnazione di appartamenti spaziosi  e delle desideratissime  vacanze a Soci.

La massa sovietica dominata non aveva casa ma una stanza in coabitazione, la cucina in comune con l’altra  famiglia coabitante e pronta alla delazione per guadagnare credito verso il  Partito e allargarsi quando l’una  veniva arrestata. L’Homo Sovieticus Inferior  si metteva docilmente in fila per  la frutta fresca,  l’arrivo delle salsicce e persino  (nel 1929-34) del pane,  come dopo per  l’assegnazione di un’auto  che sarebbe arrivata 3 anni in ritardo,  sapendo che gli apparatchik  gli passavano davanti, e campava per tutta  la vita del grigio triste pane sovietico, delle grigie inenarrabili salsicce, borsh e cetrioli in salamoia; e il solo colore della loro vita era il quartino di vodka, super tassato, che comprava con uno sconosciuto, con cui lo condivideva aspettando il tram nel gelo: scena che ho visto personalmente a Kiev.


Un negozio sovietico .  “Ho scoperto la parola “yoghurt”  quando sono arrivato in Cecoslovacchia all’età di 10 anni. Cercando la voce sul dizionario, ho capito che volevo assaggiarlo,  ma non capivo a  cosa potesse somigliare”.

Le  masse dell’Homo Covidicus Inferior sono quelle che si mettono volontariamente in coda per farsi “fare il tampone”,  lo lasciano fare i loro figli piccoli (anche se provoca lesioni)  e  si affolleranno  docilmente a farsi inoculare  il vaccino  –  qualunque vaccino,  senza chiedersi cosa ci hanno messo dentro.

L’homo covidicus superior, apparatchik , comincia a fare la sua comparsa: nelle  maestre kapò che  ordinano il tampone allo scolaretto perché “ha starnutito”, che  vietano il prestito di una penna a chi ha dimenticato  l’astuccio, il preside che chiama la Digos perché una maesra non porta la mascherina.  I medici e pediatri he infliggono  l’invasivo e pericoloso tampone (il solo genere di cui c’è abbondanza illimitata) con sempre maggiore sadico compiacimento, andando a caccia dei “positivi” come il KGB andava a caccia dei”deviazionisti”,  nemici di classe  che si celavano tra chi raccontava barzellette antisovietiche nella cucina in comune dell’appartamento.

Come nella vecchia URSS, anche qui di sono le “voci dal sottosuolo”:

“Stanno mettendo le madri nella condizione di non chiamare i pediatri per paura che avvenga attivata la procedura Covid.”, dice una su twitter .  “La nostra pediatra, col malcelato godimento di chi si schiera coi forti: eh sì, alla fine toccherà a tutti, la macchina funziona”,   risponde  un dissidente che cercava di sottrarre il suo bambino al  tampone.

Cosa significhi rinviare 18 milioni di prestazioni sanitarie solo Dio lo sa”.

Tutti soffocano dentro le mascherine senza chiedersi perché  né per quanto tempo. Anzi: tutti pronti ad accettare  – e volentieri  – lo stato d’emergenza prolungato fino al 31 gennaio, anzi ad aprile,  pronti a indossare le mascherine all’aperto, e a qualunque nuova restrizione sadicamente inutile e arbitraria  venga comandata:


I divieti in corso.

non si  canta  o suona in strada,  non si deve essere in più di sei,  vietata la pizza Margherita, i bambini “positivi” espulsi dalla scuola,  sempre nuove multe da 400  a 1000 euro per la violazione di “norme deliberatamente imprecise e cangianti”.

Così dice Karine Bechet-Golovko, giornalista e intellettuale franco-russa, che dunque ha  nella memoria i tempi sovietici . “Per non  morire, si deve cessare di vivere, in fondo è logico. E tutti i governi obbediscono all’OMS,  e le raccomandazioni di questa  hanno distrutto d’un soffio la gerarchia delle norme, messo fine a secoli di  civiltà politico-giuridica”.

L’istruzione scolastica non più impartita:

Voci dal sottosuolo:  “Immaginate una classe che non esiste più fisicamente, con studenti a letto mentre sgranocchiano schifezze e sentono musica davanti a un poveraccio che parla dal teleschermo. I genitori al lavoro. È scuola? E questo per una influenza inferiore alla Asiatica..”

le  università amputate dall’obbligo di “lezioni”  magisteriali  da tenere con youtube e zoom,  che le priva del loro essenziale valore, essere luoghi di riflessione e di cultura, quindi anche di presa di  distanza critica; e  “questo mondo in gestazione non  può consentire il pensiero e la critica”.

E’ un mondo di morte quello che viene instaurato. Morte della cultura  sociale,  delle tradizioni umane di trasmissione. Morte dei rapporti d’affetto, delle carezze, dei baci. Morte dell’economia reale, che suppone  lavoro concreto. Morte dell’uomo, che ha bisogno di tutte queste  cose  per svilupparsi”.

Come  il socialismo reale (realmente dittatura dei ricchi di stato)  proclamava  far sorgere dall’abolizione della proprietà l’Uomo Nuovo, e ottenne l’Homo Sovieticus, così ci troviamo  attorno le masse  dell’Homo Covidicus  – che nella sua forma  compiuta, non ha più “nessun contatto umano, nessun piacere, si chiude in casa dopo essersi chiuso in una maschera”, per fantomatiche  ragioni di salute, per non prendere il virus? “Ti viene da chiederti: queste persone hanno più paura della morte, o della vita?”.

E’ appunto questa la questione: una umanità senza Dio ha paura della morte ed anche allo stesso tempo della vita. Si restringe dentro, non ha ragioni di  lottare per qualcosa che superi la sussistenza.  E’ la fine di chi  “vive di solo pane”: che gli mancherà anche il pane. Questi cooperano ad  un ritorno del mondo  dove, quando si vedeva una fila, ci si metteva,   chiedendo speranzoso “Cosa danno?”,  il mondo della penuria e del non-lavoro..

Senza memoria. Quella che aveva ancora Afanassievna Kharkova, nata nel 1922, figlia di  una donna che era stata figlia di un pope e quindi – avendo avuto un’ottima educazione nella Russia zarista –   aveva trovato occupazione come insegnante nelle superiori della scuole sovietiche. Lei. la ragazzina, ha scritto un diario. “A  scuola ci veniva detto quanto fossero cattive la religione, la Chiesa e tutte le feste religiose per il popolo e quanto fossero cattivi i preti, papi come li chiamavano. Ero stupefatta. Com’era possibile? Il nonno era così buono! E tutte le feste religiose erano così belle! Ma non ho osato contraddire la maestra. Nel 1930 vietarono di fare l’albero di Natale. Per la prima volta nella mia vita, non avevamo un albero di Natale. Come mi dispiaceva,  ricordando gli alberi di Ermolino! L’insegnante ha spiegato che la foresta sarebbe morta a forza di abbattere abeti. Forse era vero?  Ci ho pensato a lungo senza riuscire a capire con il mio cervello bambina. Dov’era la verità? Sapevo che per secoli in tutta la Russia le persone facevano l’albero   per Natale e Capodanno.  Stavano davvero distruggendo la foresta? Tutti  questi  pensieri non mi lasciavano in pace. La chiesa di Paveltsev è stata chiusa. Poco dopo abbiamo saputo che anche Ermolino era stata chiusa, che il nonno e la nonna erano stati dekulakizzati, che la loro casa con tutti i loro averi, la mucca e il cavallo era stata sequestrata! Perché tutto questo? Dove e come avrebbero vissuto adesso? Ero molto triste e non riuscivo a capire dove fosse la loro colpa..”.

 

 

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STRESS (vers.6)

 

I proventi della vendita del libro saranno INTERAMENTE devoluti per sostenere il “Progetto SOS Taliara” che si prefigge l’obbiettivo di realizzare una struttura sanitaria in Madagascar.



Tondo OK
 
Quando Michelangelo aveva ventotto anni, Angelo Doni (un ricco tessitore fiorentino) decise di commissionargli un’opera. Michelangelo era giovane ma anche già molto conosciuto e stimato. Per il Doni sarebbe stato un vanto possedere una sua opera. Sarebbe stato un modo per dimostrare il proprio livello culturale e la propria capacità economica!!!
Decise di far realizzare a Michelangelo un tondo ove rappresentare la Sacra Famiglia.
I due pattuirono un compenso: il Doni, alla consegna del dipinto, avrebbe pagato a Michelangelo 70 ducati.
Al momento del saldo, però, il committente dell’opera pronunciò una frase che, col senno di poi, avrebbe fatto meglio a risparmiarsi.
Disse a Michelangelo: “Sarà pure bello questo dipinto, ma 70 ducati sono un’esagerazione. Facciamo 40 e non se ne parli più”.
Michelangelo, è noto, era molto attento al denaro ed era anche piuttosto incazzino.
Replicò al volo: “Se le cose stanno così, io rilancio e raddoppio. Non voglio più 70 ducati. Ora ne voglio 140, altrimenti il tondo se ne torna in bottega mia”.
Al tirchio tessitore rimanevano due scelte: rifiutare la controproposta di Michelangelo con la conseguenza di fare una figura barbina di fronte a tutti (che, di sicuro, Michelangelo non gli avrebbe risparmiato) oppure accettare di pagare il prezzo raddoppiato, ammettendo il proprio errore di valutazione.
Tra le due, la seconda soluzione gli sembrò la più adeguata e, facendo buon viso a cattivo gioco, sborsò, sull’unghia, uno sull’altro, i 140 ducati che Michelangelo gli aveva chiesto.
Ma, tutto sommato, al Doni non andò poi così male: si portò a casa uno dei massimi capolavori del tempo e di ogni tempo.

 

LOCANDINA SAN GALGANO

 •

IO NON CREDO PIU’

NELL’ITALIA

Qual mai Repubblica

legittima rese

la pensione di un singolo individuo

per 91.000 euro al mese

quando i più

o fan mangiare i figli

o pagano le spese ?

 

Questa mattina ha avuto luogo un Consiglio Comunale in via telematica richiesto dalle forze di opposizione.

La storia inizia circa un mese fà con una lettera inviata al Sindaco dalle forze di opposizione prima degli ultimi decreti del governo, in cui si chiedevano rinvio di IMU, annullamento di TARI per il 2020, annullamento di Cosap per il 2020 e annullamento della tassa di soggiorno sempre per il 2020 ed agevolazioni per residenti e commercianti nel pagamento dei parcheggi.

Il Sindaco, secondo uno stile consolidato non ha nemmeno preso in considerazione la richiesta e le forze di opposizione hanno richiesto un Consiglio straordinario in merito.

Nel decorrere dei tempi per avere il Consiglio sono intervenuti in soccorso del Sindaco decreti del Presidente del Consiglio secondo i quali molti dei suddetti tributi sono finiti a carico dello stato confemando l’opportunità delle misure che avevamo richiesto.

Nonostante questo e nonostante un forte richiamo al Sindaco affinchè prendesse misure a sostegno dei propri cittadini, con ordini di scuderia ben precisi i consiglieri di maggioranza hanno respinto ogni bozza di delibera che le forze di minoranza compatte avevano avanzato.

E’ stato un atto vergognoso ed irrispettoso delle situazioni di criticità in cui versano famiglie e attività del comune.

Sono poi state poste in votazioni altri temi non avversati dalla minoranza fino ad arrivare all’ultimo punto secondo il quale il Comune dovrebbe farsi carico totalmente di una fidejussione per un finanziamento a favore del consorzio delle strade di cui possiede il 50% delle quote.

La minoranza compatta ha votato contro e la delibera non è passata per l’assenza del consigliere Giovannetti in posizione di incompatibilità. Si è scatenata l’ira del Sindaco che ha minacciato i consiglieri di minoranza perdendo letteralmente le staffe.

E’ un atteggiamento tipico del nostro primo cittadino, abituato a fare quello che vuole e pronto a saltare su tutte le furie quando non ci riesce.

Un consiglio comunale  durato oltre cinque ore che a messo a nudo tutti i punti deboli di questa Amministrazione in un momento così delicato per Massa Marittima.

C’è necessità di provvedimenti veloci e concreti ed invece si va avanti con  i “faremo, pensiamo, progettiamo etc etc” ed intanto la nave affonda.

Giovanni-Falcone

 

Ventotto anni fa, con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta (Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani), fu ucciso Giovanni Falcone.

La strage di quel sabato 23 Maggio 1992, a Capaci, fu ordita da Cosa Nostra.

Al tempo, piccolo e fragile architetto, vestivo la divisa del Carabiniere ausiliario, svolgendo il servizio militare nella minuscola Stazione di Bagno a Ripoli, periferia est di Firenze. Avevo con me la pistola d’ordinanza. Avrei voluto gettare via quella pistola. Avrei voluto buttarla nell’Arno.

Ricordo che, alla notizia della Sua uccisione (passata per radio dalla Centrale Operativa della Compagnia “Firenze Oltrarno” a tutte le proprie vetture), mentre stavo guidando la Fiat Uno di servizio, tutto si fermò e non bastò mezz’ora perché smettessero di tremarmi le gambe.

Voglio umilmente ricordare il Giudice Falcone rammentando la paura e lo sgomento che mi colsero, improvvisamente, in quel triste giorno.

 

Avete pagato l’IMU (Imposta Municipale Unica) e la TARI (TAssa sui RIfiuti)?

Se non lo avete fatto (quest’anno o in precedenza), sappiate che i Comuni hanno tempo 5 anni per chiedervi quanto dovete.

Se non lo fanno entro questi 5 anni (dalla scadenza di ciascun pagamento), il vostro debito va prescritto e l’avete fatta franca.

Con la fine di quest’anno, ad esempio, andranno in prescrizione le somme che dovevano essere pagate nel 2014.

Quindi se nel 2014 un contribuente non ha pagato l’IMU o la TARI e non gli è stato richiesto di provvedere entro quest’anno l’Ente non potrà più pretendere nulla.

———–

SAPETE COSA SUCCEDE IN UN COMUNE TOSCANO?

Non ci crederete: alcuni amministratori (ed anche qualche membro del partito che governa) non pagano le imposte locali MA L’ENTE SI “DIMENTICA” DI CHIEDERE LORO DI PROVVEDERE ENTRO I 5 ANNI… 

E così, mentre i contribuenti onesti pagano, loro se la ridono…

SONO PROPRIO FURBI IN QUEL COMUNE TOSCANO… VERO?

CARTELLO MOLENDI BACHECA XX

UN POST DI CINQUE ANNI FA

 

Massa Marittima   07.04.2015

Al Segretario Comunale
Ai Responsabili di Settore

p.c.  al Sindacosoldato_2 copia
p.c.  agli Assessori
p.c. ai Consiglieri di Maggioranza
p.c. alla Procura della Repubblica di Grosseto
p.c. alla Prefettura di Grosseto 

 

OGGETTO:  comunicazione a Vostra firma prot.4793 del 01.04.2015 – mia replica

 

Gentili Signori, 

replico brevemente alla nota in oggetto non senza l’imbarazzo di sapermi rivolto a Soggetti che, per tutta evidenza, volutamente o meno, ben poco hanno capito di quelli che sono i reali obiettivi miei e del Movimento Civico “Massa Comune”.

Ebbene: preso atto delle Vostre pesanti affermazioni, qualora abbiate voluto riferirVi alla mia persona, sono cortesemente a chiederVi, esempi alla mano e ciascuno per proprio conto, di SPECIFICARE MEGLIO quanto incautamente sostenuto.

Ritengo che la Vostre affermazioni tradiscano oltremodo una MERA STRUMENTALIZZAZIONE dei fatti, peraltro suggeritaVi dal Sistema di cui siete parte e dal quale NON POTETE prendere le distanze, quandanche voleste farlo.

Il Vostro è OSTRUZIONISMO, non certo il mio!!!

Io faccio semplicemente il mio dovere di Consigliere Comunale di Minoranza, con serietà e dedizione; siete certi di poter dire la stessa cosa circa i Vostri rispettivi incarichi pubblici?

Qual’è, inoltre, il senso del declinare ogni responsabilità, quando TUTTE le informazioni alle quali alludete sono RIGOROSAMENTE VERE?

La vostra, forse, è paura della VERITA’?

Eppure, per lo meno a mio avviso, non bisognerebbe mai temere la VERITA’, sebbene avversa.

In questo senso, sperando di fare cosa gradita, Vi invito a riflettere sul significato di una frase che mi accompagna da quando ho iniziato a ragionare: “l’unica cosa vera è… la Verità; il resto è politica”.

Evidentemente, quelle che per me sono VERITA’ e TRASPARENZA, per Voi sono “USO ANOMALO DELLE INFORMAZIONI”…

Anche io faccio appello a Voi tutti affinché, in futuro, possiate risparmiarVi figure MESCHINE come quella fatta firmando il documento in oggetto.

Era meglio se, essendo datato 01.04.2015, fosse stato un “pesce d’Aprile”…

.
Cordiali saluti.

…….. gabriele galeotti

 

CLICKA QUI o sull’immagine per leggere la nota
a firma del Segretario e dei 5 Responsabili di Settore

  

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