Lista Civica Massa Comune - Il Movimento Civico per Massa Marittima e i Massetani

AREA MOLENDI - PER L'INADEMPIMENTO DELLA CONVENZIONE E PER AVER TENUTO UN COMPORTAMENTO CONTRARIO AGLI OBBLIGHI DI LEGGE, IL COMUNE STA PAGANDO 1.930.000 EURO - ALTRI 500.000 EURO (circa) SONO LE SPESE LEGALI E TECNICHE

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Avete pagato l’IMU (Imposta Municipale Unica) e la TARI (TAssa sui RIfiuti)?

Se non lo avete fatto (quest’anno o in precedenza), sappiate che i Comuni hanno tempo 5 anni per chiedervi quanto dovete.

Se non lo fanno entro questi 5 anni (dalla scadenza di ciascun pagamento), il vostro debito va prescritto e l’avete fatta franca.

Con la fine di quest’anno, ad esempio, andranno in prescrizione le somme che dovevano essere pagate nel 2014.

Quindi se nel 2014 un contribuente non ha pagato l’IMU o la TARI e non gli è stato richiesto di provvedere entro quest’anno l’Ente non potrà più pretendere nulla.

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SAPETE COSA SUCCEDE IN UN COMUNE TOSCANO?

Non ci crederete: alcuni amministratori (ed anche qualche membro del partito che governa) non pagano le imposte locali MA L’ENTE SI “DIMENTICA” DI CHIEDERE LORO DI PROVVEDERE ENTRO I 5 ANNI… 

E così, mentre i contribuenti onesti pagano, loro se la ridono…

SONO PROPRIO FURBI IN QUEL COMUNE TOSCANO… VERO?

 

vigna-2Dal suo curriculum [clicka QUI], si evince che il nostro Sindaco è stato addirittura un DOCENTE.

Un Docente?

Si, ha profuso le sue conoscenze addirittura dietro la cattedra di un corso in Val di Cornia e di un altro intitolato “CALICE”, magistralmente istituito per formare i nuovi “Esperti di Turismo Enogastronomico”…

Pare si sia spinto fino a realizzare il materiale promozionale cartaceo della “Strada del Vino Monteregio”… finanche, nientepopodimeno che, a tenere i contatti con gli Associati…

Ha anche allestito un punto di degustazione di quell’ottimo vino.

Incredibile: avevamo un potenziale Premio Nobel in casa e non lo sapevamo.

Da oggi lo chiamerò PROFESSORE…

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Con la legge 30 marzo 2004 n.92, fu istituito il Giorno del Ricordo in memoria dei quasi ventimila torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le cavità carsiche usate come discariche) dalle milizie PARTIGIANE COMUNISTE della Jugoslavia di Tito alla fine della seconda guerra mondiale.

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La prima ondata di violenza esplose dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani COMUNISTI jugoslavi di Tito si vendicarono contro i fascisti che, nell’intervallo tra le due guerre, avevano amministrato questi territori con durezza, imponendo un’italianizzazione forzata e reprimendo e osteggiando le popolazioni slave locali.

Con il crollo del regime – siamo ancora alla fine del 1943 – tutti gli italiani non comunisti vennero considerati nemici del popolo, prima torturati e poi gettati nelle foibe. Morirono, si stima, circa un migliaio di persone. Le prime vittime di una lunga scia di sangue.

Tito e i suoi uomini, fedelissimi di Mosca, infatti, iniziarono la loro battaglia di (ri)conquista di Slovenia e Croazia – di fatto annesse al Terzo Reich – senza fare mistero di volersi impadronire non solo della Dalmazia e della penisola d’Istria (dove c’erano borghi e città con comunità italiane sin dai tempi della Repubblica di Venezia), ma di tutto il Veneto, fino all’Isonzo.

Fino alla fine di aprile del 1945 i partigiani jugoslavi erano stati tenuti a freno dai tedeschi che avevano dominato Serbia, Croazia e Slovenia con il pugno di ferro dei loro ben noti sistemi (stragi, rappresaglie dieci a uno, paesi incendiati e distrutti).

Ma con il crollo del Terzo Reich nulla ormai poteva più fermare gli uomini di Tito, irreggimentati nel IX Korpus, e la loro polizia segreta, l’OZNA (Odeljenje za Zaštitu NAroda, Dipartimento per la Sicurezza del Popolo). L’obiettivo era l’occupazione dei territori italiani.

Nella primavera del 1945 l’esercito jugoslavo occupò l’Istria (fino ad allora territorio italiano, e dal ’43 della Repubblica Sociale Italiana) e puntò verso Trieste, per riconquistare i territori che, alla fine della prima guerra mondiale, erano stati negati alla Jugoslavia.

Non aveva fatto i conti, però, con le truppe alleate che avanzavano dal Sud della nostra penisola, dopo avere superato la Linea Gotica. La prima formazione alleata a liberare Venezia e poi Trieste fu la Divisione Neozelandese del generale Freyberg, l’eroe della battaglia di Cassino, appartenente all’Ottava Armata britannica. Fu una vera e propria gara di velocità.

Gli jugoslavi si impadronirono di Fiume e di tutta l’Istria interna, dando subito inizio a feroci esecuzioni contro gli italiani. Ma non riuscirono ad assicurarsi la preda più ambita: la città, il porto e le fabbriche di Trieste.

Infatti, la Divisione Neozelandese del generale Freyberg entrò nei sobborghi occidentali di Trieste nel tardo pomeriggio del 1° maggio 1945, mentre la città era ancora formalmente in mano ai tedeschi che, asserragliati nella fortezza di San Giusto, si arresero il 2, impedendo in tal modo a Tito di sostenere di aver «preso» Trieste.

La rabbia degli uomini di Tito si scatenò allora contro persone inermi in una saga di sangue degna degli orrori rivoluzionari della Russia del periodo 1917-1919.

Tra il maggio e il giugno del 1945 migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra. Altri furono uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Secondo alcune fonti le vittime di quei pochi mesi furono tra le quattromila e le seimila, per altre diecimila.

Fin dal dicembre 1945, il premier italiano Alcide De Gasperi presentò agli Alleati «una lista di nomi di 2.500 deportati dalle truppe jugoslave nella Venezia Giulia» ed indicò «in almeno 7.500 il numero degli scomparsi».

In realtà, il numero degli infoibati e dei massacrati nei lager di Tito fu ben superiore a quello temuto da De Gasperi. Le uccisioni di italiani – nel periodo tra il 1943 e il 1947 – furono almeno 20mila; gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250mila.

I primi a finire in foiba nel 1945 furono carabinieri, poliziotti e guardie di finanza, nonché i pochi militari fascisti che non erano riusciti a scappare per tempo (in mancanza di questi, si prendevano le mogli, i figli o i genitori).

Le uccisioni avvenivano in maniera spaventosamente crudele. I condannati venivano legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze inimmaginabili.


allegra brigata

 

L’allegra brigata del Giuntini ha accettato di pagare – coi soldi nostri – il danno causato dall’Amministrazione per la questione EX-MOLENDI.

FINO A POCO PRIMA, QUANDO LA PERIZIA PARLAVA DI 1.550.000 EURO, IL GIUNTINI SOSTENEVA FERMAMENTE CHE L’IMPORTO FOSSE TROPPO ELEVATO!

Agli inizi della vicenda, inoltre, ad integrale ristoro del danno, il Comune aveva proposto alla Controparte una somma inferiore a 700.000 euro (esattamente 676.595)…

PERCHE’, POI, GLI E’ ANDATA BENE UNA TRANSAZIONE E HA CANTATO VITTORIA DOVENDO PAGARE 1.930.000 EURO?

PERCHE’ HA ACCETTATO ALLEGRAMENTE DI PAGARE CIRCA 400.000 EURO IN PIU’ DI QUANTO GLI SEMBRAVA GIA’ TROPPO?

Ma vi è di più: se alla somma di 1.930.000 euro aggiungiamo le spese tecniche e legali sostenute dal 1997 ad oggi, ci avviciniamo ai 2.500.000 euro…

 
MEMORIA


di  gabriele galeotti
 

Solo se il denaro piovesse dal cielo, forse, sarebbe giusto attribuire ad esso l’importanza che ha.

In tal caso, infatti, si tratterebbe di una “concessione divina”, da prendere come viene e senza poter fare nulla per modificarla.

Certo, l’uomo tenderebbe a trasferirsi nelle regioni più “piovose” del continente e sarebbe diffusa la danza della pioggia.

Ma così non è e il denaro non è altro che un’invenzione.

Una squallida e vile invenzione dell’uomo, andatasi legittimando nel tempo a vantaggio di alcuni (le banche e i potenti) e non di altri (i popoli).

Un bluff di fronte al quale, suo malgrado, benché sia una sua stessa opera, l’uomo è costretto a prostrarsi.

Era una volta che gli Stati mantenevano a sé la sovranità monetaria e gestivano il denaro in ragione delle proprie necessità!!!

Così come andavano ad emettere il denaro in ragione della propria “riserva aurea” disponibile, ovvero di quel capitale in metallo prezioso [blindato nelle casseforti di Stato] a garanzia del valore attribuito (in maniera fittizia) alle monete e alle banconote emesse, non più realizzate con esso (e quindi senza valore materiale). 

Oggi non è più così; oggi non c’è più nulla di razionale nell’emissione del denaro.

Così diceva Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti: “Ogni governo può creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare le proprie necessità di spesa ed il potere d’acquisto dei consumatori”. 

Negli Stati Uniti, i banchieri internazionali avevano combattuto per un secolo per ottenere il diritto esclusivo all’emissione monetaria da scambiare col debito pubblico: ci riuscirono finalmente nel 1913 con l’istituzione della Federal Reserve.

Questa legge autorizzava un cartello privato a creare moneta dal nulla e a prestarla ad usura (interesse) al governo statunitense, controllandone la quantità che il cartello poteva espandere o diminuire a piacere.

Per questo Abraham Lincoln volle togliere ai banchieri privati il monopolio dell’emissione e del controllo monetario ed emise una banconota di stato [il famoso “verdone”]: poco dopo venne brutalmente assassinato sugli spalti di un teatro.

Nel Medioevo, sia nell’Europa Occidentale sia nel mondo Islamico, andò affermandosi il bimetallismo: le monete auree (che venivano spesso tesaurizzate) erano quelle di maggior valore e le monete d’argento, di valore intermedio, erano utilizzate per le grandi transazioni commerciali; c’erano poi anche quelle di rame [e/o mistura], usate principalmente per il commercio al dettaglio.

Lo stato, anche in ragione della scoperta di nuovi giacimenti, stabiliva il rapporto di scambio fra oro ed argento [che, solitamente, oscillava fra 1:10 ed 1:12].

In epoca rinascimentale, coloro che disponevano di metallo prezioso potevano portarlo alla zecca (gestita da chi esercitava il potere politico) per farne moneta; la zecca tratteneva parte delle monete coniate per le spese di coniazione e come diritto di “signoraggio”.

Sta di fatto che il valore delle monete era pressoché coincidente con quello (almeno localmente riconosciuto) del metallo con cui erano state coniate.

 •

Il Sindaco, se lavoratore dipendente (ad esempio dell’ENEL), RISCUOTE PER INTERO lo stipendio dovutogli dalla propria Azienda.

Ciò pur lavorando (ovvero dovendo lavorare) al 50%, cioè per la metà delle ore dovute.

L’Azienda (ad esempio l’ENEL) paga lo stipendio al suo dipendente ma ha diritto di farselo rimborsare dal COMUNE ove egli indossa la fascia tricolore.

Quel Sindaco, però, potendo firmare egli stesso i permessi per non recarsi al lavoro, di fatto NON LAVORA NEMMENO UN’ORA per l’Azienda di cui è dipendente (ad esempio l’ENEL).

In più, furbacchione, avendo scelto di riscuotere lo STIPENDIO INTERO dall’Azienda di cui è dipendente (ad esempio l’ENEL), percepisce anche il 50% dell’indennità di Sindaco che, nei comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti, è di 2.510,00 euro.


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da “Il Tirreno” del 15.01.2020
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All’ultimo Consiglio Comunale, è stata portata in approvazione la delibera che consente la convenzione tra Comune e il gruppo facente capo alla Conad.

Dopo una illustrazione del Sindaco e una relazione quanto mai impacciata di Santini sullo studio redatto in merito alla opportunità commerciale e sociale, vi sono stati gli interventi di Giuliani e Bussola che hanno cercato disperatamente di giustificre il proprio si rinviando ad una impossibile futura delibera di Consiglio sull’argomento.

Tralasciando alcuni atti di teatrino di bassa lega di provincia tra Giuliani e Terrosi, mi sono sentito in dovere di esprimere tre concetti fondamentali:

-un imprenditore non investe tre milioni di euro per una struttura di vendita in una cittadina in calo demografico continuo e in trend di invecchiamento; quale è la contropartita? è tutto alla luce del sole?

-le azioni dell’Amministrazione devono essere tese alla realizzazione di posti di lavoro nella produzione per mettere in tasca ai cittadini quel denaro che tanto serve per andare a spendere. Qui, prima si realizza dove spendere e poi si spera che qualcuno trovi da guadagnare.

-la millantata creazione di 14-15 posti di lavoro al centro commerciale verrà regolarmente bilanciata dalla perdita di posti in Coop e tra i negozianti 

Era facile raccogliere consensi dal cittadino comune promettendo un supermercato che creasse concorrenza, ma a quale prezzo? Ne riparliamo dopo l’estate.

Ultima, ma non ultima, la fretta del Sindaco di andare all’approvazione della delibera era dettata esclusivamente dalla necessità pressante di incassare i 90.000 euro di oneri per destinarli a coprire qualche buco o necessità impellente; gli interessi dei cittadini possono attendere.

Infine una piccola riflessione: il Partito Repubblicano nella propria storia si è sempre proposto a paladino della classe commerciante, ed ora?

State tranquilli, la gente vi giudicherà.

 

tirreno 10.01.2020da “Il Tirreno” del 10.01.2020


CONAD 1 copiatratto da:  www.comune.massamarittima.gr.it
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