Lista Civica Massa Comune - Il Movimento Civico per Massa Marittima e i Massetani

AREA MOLENDI - PER L'INADEMPIMENTO DELLA CONVENZIONE E PER AVER TENUTO UN COMPORTAMENTO CONTRARIO AGLI OBBLIGHI DI LEGGE, IL COMUNE STA PAGANDO 1.930.000 EURO - ALTRI 500.000 EURO (circa) SONO LE SPESE LEGALI E TECNICHE - MASSA COMUNE STA FACENDO TUTTO IL POSSIBILE AFFINCHE' A PAGARE SIANO I RESPONSABILI DIRETTI E NON LA COLLETTIVITA'


legge è uguale per tutti
Da che mondo e mondo, la POLITICA DI PARTITO fonda il suo “potere” sul clientelismo (oltreché sull’inganno e la menzogna a discapito della povera gente).

Dispensando favori e/o privilegi a destra e a manca [soprattutto a manca – ndr], è abilmente riuscita a creare una fitta rete di collusioni e prebende i cui appartenenti – volontariamente o meno – alimentano i suoi sporchi giochi e il malaffare che ne consegue.

Favori e/o privilegi – badate bene – elargiti mettendo in campo pressoché sempre quello che è di tutti e non loro, ovvero facendo uso di ciò che dovrebbero gestire e non spendere per ottenere un profitto proprio o di parte.

Ma è ladro chi ruba e chi para il sacco; ed è complice chi approfitta delle circostanze e chi fa finta di non vedere.

La questione è ben più grave di quanto si possa pensare: per la paura che aleggia nell’aria (di ritorsioni e ostruzionismi vari), infatti, in molti non trovano neppure il coraggio di far valere i propri diritti.

Ed è proprio su questo clima di “terrore” che la POLITICA DI PARTITO fonda sé stessa, la sua arroganza e la sua deplorevole condotta.

Per qualcuno ci sono regole ferree da rispettare, per altri no.

Alcuni possono permettersi di fare tutto ciò che vogliono, altri non possono muovere pallino…

Se sei di loro, fanno finta di non vedere, ti avvertono, ti suggeriscono la soluzione del problema e, se del caso, ti “indicano” (ma è solo un “suggerimento”) a chi rivolgerti – rigorosamente della propria cerchia di collusioni e clientele – per cavartela nella maniera migliore (e più spesso di quanto si possa pensare CON PALESE OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO).

Se non sei dei loro, invece, sei rovinato e non ti danno tregua, tormentandoti con controlli e sanzioni (e più spesso di quanto si possa pensare CON PALESE ABUSO DI POTERE).

Due pesi e due misure, insomma, talvolta nel più assoluto dispregio della Legge e di ogni Regolamento locale.

Che sia una questione riconducibile all’avere – o meno – una tessera in tasca o, più semplicemente, all’importo dell’erogazione “liberale” con la quale quella tessera viene acquistata?

VITA D’AMBRUOGIO LORENZETTI
PITTOR SANESE

Se è grande, come è senza dubbio, l’obbligo che aver deono alla natura gl’artefici di bello ingegno, molto maggior doverebbe essere il nostro verso loro, veggendo ch’eglino con molta solecitudine riempiono le città d’onorate fabriche e d’utili e vaghi componimenti di storie, arrecando a se medesimi il più delle volte fama e ricchezze con l’opere loro, come fece Ambruogio Lorenzetti pittor sanese, il quale ebbe bella e molta invenzione nel comporre consideratamente e situare in istoria le sue figure. Di che fa vera testimonianza in Siena ne’ frati Minori una storia da lui molto leggiadramente dipinta nel chiostro: dove è figurato in che maniera un giovane si fa frate, et in che modo egli et alcuni altri vanno al Soldano, e quivi sono battuti e sentenziati alle forche, et impiccati a un albero, e finalmente decapitati con la sopragiunta d’una spaventevole tempesta. Nella quale pittura con molt’altre e destrezza contrafece il rabbuffamento dell’aria e la furia della pioggia e de’ venti ne’ travagli delle figure; dalle quali i moderni maestri hanno imparato il modo et il principio di questa invenzione, per la quale, come inusitata innanzi, meritò egli comendazione infinita. Fu Ambruogio pratico coloritore a fresco, e nel maneggiar a tempera i colori gl’adoperò con destrezza e facilità grande, come si vede ancora nelle tavole finite da lui in Siena allo spedaletto che si chiama Monna Agnesa, nella quale dipinse e finì una storia con nuova e bella composizione. Et allo spedale grande nella facciata fece in fresco la natività di Nostra Donna, e quando la va fra le vergini al tempio; e ne’ frati di S. Agostino di detta città il capitolo, dove nella volta si veggionoigurati gl’Apostoli con carte in mano, ove è scritto quella parte del Credo che ciascheduno di loro fece; et a’ piè una istorietta contenente con la pittura quel medesimo, che è di sopra con la scrittura significato. Appresso, nella facciata maggiore sono tre storie di S. Caterina martire, quando disputa col tiranno in un tempio, e nel mezzo la Passione di Cristo con i ladroni in croce e le Marie da basso, che sostengono la Vergine Maria venutasi meno; le quali cose furono finite da lui con assai buona grazia e con bella maniera. Fece ancora nel palazzo della Signoria di Siena in una sala grande la guerra d’Asinalunga, e la pace appresso e gl’accidenti di quella; dove figurò una cosmografia perfetta, secondo que’ tempi: e nel medesimo palazzo fece otto storie di verde terra molto pulitamente. Dicesi che mandò ancora a Volterra una tavola a tempera che fu molto lodata in quella città; e a Massa, lavorando in compagnia d’altri una capella in fresco et una tavola a tempera, fece conoscere a coloro, quanto egli di giudizio e d’ingegno nell’arte della pittura valesse; et in Orvieto dipinse in fresco la cappella maggiore di S. Maria. Dopo quest’opere, capitando a Fiorenza, fece in S. Procolo una tavola et in una cappella le storie di S. Nicolò in figure piccole, per sodisfare a certi amici suoi, desiderosi di verder il modo dell’operar suo; et in sì breve tempo condusse, come pratico, questo lavoro, che gl’accrebbe nome e riputazione infinita. E questa opera, nella predella della quale fece il suo ritratto, fu causa che l’anno 1335 fu condotto a Cortona per ordine del vescovo degli Ubertini, allora Signore di quella città, dove lavorò nella chiesa di S. Margherita, poco inanzi stata fabricata ai frati di S. Francesco nella sommità del monte, alcune cose, e particolarmente la metà delle volte e le facciate, così bene che, ancora che oggi siano quasi consumate dal tempo, si vede ad ogni modo nelle figure affetti bellissimi, e si conosce che egli ne fu meritamente comendato. Finita quest’opera, se ne tornò Ambruogio a Siena, dove visse onoratamente il rimanente della sua vita, non solo per essere eccellente maestro nella pittura, ma ancora perché avendo dato opera nella sua giovanezza alle lettere, gli furono utile e dolce compagnia nella pittura, e di tanto ornamento in tutta la sua vita, che lo renderono non meno amabile e grato, che il mestiero della pittura si facesse. Laonde, non solo praticò sempre con letterati e virtuosi uomini, ma fu ancora con suo molto onore et utile adoperato ne’ maneggi della sua republica. Furono i costumi d’Ambruogio in tutte le parti lodevoli, e piuttosto di gentiluomo e di filosofo che di artefice; e, quello che più dimostra la prudenza degl’uomini, ebbe sempre l’animo disposto a contentarsi di quello che il mondo et il tempo recava, onde sopportò con animo moderato e quieto il bene et il male che gli venne dalla fortuna. E veramente non si può dire quanto i costumi gentili e la modestia con l’altre buone creanze siano onorata compagnia a tutte l’arti, ma particolarmente a quelle che dall’intelletto e da’ nobili et elevati ingegni procedono, onde doverebbe ciascuno rendersi non meno grato con i costumi, che con l’eccellenza dell’arte. Ambruogio, finalmente, nell’ultimo di sua vita fece con molta sua lode una tavola a Monte Oliveto di Chiusuri; e poco poi, d’anni 83, passò felicemente e cristianamente a miglior vita. Furono le opere sue nel milletrecentoquaranta. Come s’è detto, il ritratto di Ambruogio si vede di sua mano in S. Procolo nella predella della sua tavola con un capuccio in capo. E quanto valesse nel disegno si vede nel nostro libro, dove sono alcune cose di sua mano, assai buone.

Ambrogio Lorenzetti, fratello di Pietro, nasce a Siena nel 1285 (circa).

Dai tratti fondamentali della sua pittura, si ritiene che abbia attinto principalmente dall’arte di Duccio di Buoninsegna e di Giotto [piuttosto che da quella del fratello e di Simone Martini].

La sua prima opera firmata, datata 1319, è “La Madonna col Bambino” nella chiesa di Sant’Angelo di Vico l’Abate presso San Casciano Val di Pesa.

Tra il 1330 e il 1333, visita Firenze e vi soggiorna più volte per avvicinarsi all’opera dell’architetto e scultore Arnolfo di Cambio (di quest’ultimo è il progetto di Santa Maria del Fiore); qui dipinge il Trittico per la Chiesa di San Procolo [oggi agli Uffizi]. 

Alcuni studiosi gli attribuiscono un ruolo di grande importanza nella complessa gestione dei rapporti culturali tra Siena e Firenze della prima metà del secolo.

Nel 1335, rientra stabilmente a Siena e realizza – col fratello – alcuni affreschi (andati persi) presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala.

E’ dello stesso anno la “Maestà” dipinta per la Chiesa agostiniana di San Pietro all’Orto di Massa Marittima.

Immediatamente dopo, nel 1336, lavora nella cappella dell’Eremo di Montesiepi presso l’Abbazia di San Galgano.

Tra il 1337 e il 1338, dipinge nel Convento di Sant’Agostino di Siena: gli affreschi, staccati dalla Sala Capitolare, sono oggi custoditi nelle Cappelle Bandini Piccolomini e Piccolomini di Castiglia della Basilica di San Francesco.

Tra il 1338 e il 1339 (forse il 1340) – nella fantastica cornice della Sala dei Nove nel Palazzo Pubblico di Siena (contigua a quella del Mappamondo) – realizza quello che è considerato il suo capolavoro: le “Allegorie del Buono e del Cattivo Governo”.

Del 1342 é la “Presentazione al Tempio” per l’altare di San Crescenzio nella Cattedrale di Siena [oggi agli Uffizi]; del 1343, invece, sono i dipinti di facciata e la tavola d’altare di San Pietro in Castelvecchio.

Al 1344 risalgono “La Cosmografia” del Palazzo Pubblico di Siena e “L’Annunciazione” destinata all’Ufficio della Gabella della medesima città [oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena].

In esso, a grandi lettere, si legge la frase latina “Ambrosius Laurentii de Senis hic pinxit utrinque” (Ambrogio di Lorenzo da Siena qui dipinse da ambo i lati).

Altre, ma non troppe, sono le sue opere minori (alcune anche nell’amiatino).

Ambrogio Lorenzetti muore a Siena – di peste – nel 1348, proprio come il fratello Pietro.

BUONA 2 


SAPEVATE CHE, DA LUNGHI ANNI,

IL SECONDO PIANO DEL PALAZZO DEL PODESTA’

NON E’ ACCESSIBILE AL PUBBLICO

ED E’ USATO SOLO COME MAGAZZINO ?

 

GUARDATE BENE L’IMMAGINE:

E’ COME SE AVESSE UN PIANO IN MENO…

 •

Ieri pomeriggio, in Sala Consiliare, abbiamo tenuto un’assemblea pubblica per trattare del recente epilogo della questione EX-MOLENDI e di molte delle altre problematiche che affliggono la nostra Cittadina.

C’è stata davvero un’ottima partecipazione e ringraziamo tutti coloro che erano presenti e vorranno riflettere sulle questioni che abbiamo messo in campo.

Torneremo a parlare di tutto.

Massa è meravigliosa ed è NOSTRA: dobbiamo difenderla da chi se n’è impadronito all’unico fine di lucrare ai suoi danni (ovvero ai danni di tutti noi).

Qualcosa si sta muovendo…

LOCANDINA ASSEMBLEA 01.2018 --


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Apprendo dai giornali che i Consiglieri di Maggioranza – così come il Sindaco – hanno declinato il mio invito ad un confronto diretto.

Chiedevo loro di farlo alla luce delle pesanti asserzioni che il Gruppo Consiliare “Massa Guarda Avanti” – per il tramite della Sig.ra Cionini e del Sig. Simoni – aveva ritenuto di esprimere sul mio conto nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale.

Proponevo che fossero loro stessi a scegliere se il confronto dovesse essere pubblico (cosa che io avrei preferito), quando farlo ed anche gli argomenti di cui dibattere.

Accettare il mio invito sarebbe stato indispensabile per sostenere concretamente le loro ragioni.

Rinunciarvi, per contro, rappresenta l’ennesima occasione persa per dialogare e tradisce più di una motivazione.

Giuntini rimanda la discussione al solo Consiglio Comunale dove a decidere le regole è solo lui, dove può togliermi la parola quando vuole e dove lui può prendersi ogni libertà.

Consiglio Comunale in cui, peraltro, non risponde alle mie interrogazioni o lo fa in modo distorto, omissivo e strumentale.

Lascio a chi legge ogni considerazione.

Dico solo che i nostri cari amministratori HANNO PAURA di confrontarsi con me perché HANNO PAURA di confrontarsi con le loro innumerevoli e gravissime responsabilità che io, carte alla mano, sbatterei loro in faccia.

Nel vocabolario italiano si legge che è un “codardo” colui che ha paura di affrontare le proprie responsabilità, tenta in ogni modo di nasconderle e fugge da chiunque riesca a provarle e a metterle pubblicamente in evidenza.

Venerdì 12 Gennaio alle ore 17:30, comunque, in Sala Consiliare, Massa Comune terrà un’assemblea pubblica ove si tratterà ancora della questione EX-MOLENDI e delle molte altre problematiche che affliggono la nostra Cittadina.

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PALETTA

Nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale, gli esponenti della Maggioranza hanno protestato perché li chiamo spesso “Consiglieri Paletta” (poiché votano a comando, talvolta senza neppure conoscere l’argomento in discussione).

Subito dopo, riposta la paletta, in fila indiana, sono usciti dall’Aula…

192-17 CONSIGLIERI DI MAGGIORANZAclicka per ingrandire

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di  gabriele galeotti
 

Solo se il denaro piovesse dal cielo, forse, sarebbe giusto attribuire ad esso l’importanza che ha.

In quel caso, infatti, si tratterebbe di una “concessione divina”, da prendere per come viene e senza poter fare nulla per modificarla.

Certo, l’uomo tenderebbe a trasferirsi nelle regioni più “piovose” del continente e sarebbe diffusa la pratica della danza della pioggia.

Ma così non è e il denaro non è altro che un’invenzione.

Una squallida e vile invenzione dell’uomo, andatasi legittimando nel tempo a vantaggio di alcuni (le banche e i potenti) e non di altri (i popoli).

Un bluff di fronte al quale, suo malgrado, benché sia una sua stessa opera, l’uomo è costretto a prostrarsi.

Era una volta che gli Stati mantenevano a sé la sovranità monetaria e gestivano il denaro in ragione delle proprie necessità!!!

Così come andavano ad emettere il denaro in ragione della propria “riserva aurea” disponibile, ovvero di quel capitale in metallo prezioso [blindato nelle casseforti di Stato] a garanzia del valore attribuito (in maniera fittizia) alle monete e alle banconote emesse, non più realizzate con esso (e quindi senza valore materiale). 

Oggi non è più così; oggi non c’è più nulla di razionale nell’emissione del denaro.

Così diceva Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti: “Ogni governo può creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare le proprie necessità di spesa ed il potere d’acquisto dei consumatori”. 

Negli Stati Uniti, i banchieri internazionali avevano combattuto per un secolo per ottenere il diritto esclusivo all’emissione monetaria da scambiare col debito pubblico: ci riuscirono finalmente nel 1913 con l’istituzione della Federal Reserve.

Questa legge autorizzava un cartello privato a creare moneta dal nulla e a prestarla ad usura (interesse) al governo statunitense, controllandone la quantità che il cartello poteva espandere o diminuire a piacere.

Per questo Abraham Lincoln volle togliere ai banchieri privati il monopolio dell’emissione e del controllo monetario ed emise una banconota di stato [il famoso “verdone”]: poco dopo venne brutalmente assassinato sugli spalti di un teatro.

Nel Medioevo, sia nell’Europa Occidentale sia nel mondo Islamico, andò affermandosi il bimetallismo: le monete auree (che venivano spesso tesaurizzate) erano quelle di maggior valore e le monete d’argento, di valore intermedio, erano utilizzate per le grandi transazioni commerciali; c’erano poi anche quelle di rame [e/o mistura], usate principalmente per il commercio al dettaglio.

Lo stato, anche in ragione della scoperta di nuovi giacimenti, stabiliva il rapporto di scambio fra oro ed argento [che, solitamente, oscillava fra 1:10 ed 1:12].

In epoca rinascimentale, coloro che disponevano di metallo prezioso potevano portarlo alla zecca (gestita da chi esercitava il potere politico) per farne moneta; la zecca tratteneva parte delle monete coniate per le spese di coniazione e come diritto di “signoraggio”.

Sta di fatto che il valore delle monete era pressoché coincidente con quello (almeno localmente riconosciuto) del metallo con cui erano state coniate.

Gli eventi di queste ultime settimane descrivono un’Amministrazione in grave difficoltà che si appella alle peggiori tecniche natatorie per non affogare e il Sindaco che la rappresenta si affanna a scrivere in continuo proclami, promesse e dichiarazioni tipiche del peggior Berlusconi prima e dell’ancor peggiore Renzi di oggi.

La vicenda della ex Area Molendi, individuata alcuni mesi fà in un  danno da circa 1.500.000 euro, si presenta oggi come risultato di una transazione a poco più di 1,900.000 euro e si inneggia ad un risparmio rispetto a quanto il CTU nominato dal TAR avrebbe decretato.

Per chiarezza, il TAR aveva dato un tempo ben preciso per trovare un accordo tra le parti; questo non fu trovato ed il TAR ha proceduto a nominare un CTU che ha dato il proprio verdetto e a cose già definite, in attesa di sentenza le parti si accordano e sperano che il TAR accetti.

A questo punto la delibera che autorizza alla transazione potrebbe essere assolutamente inutile.

In questo stato di cose in cui l’unica parte lesa sono i cittadini che perderanno 1.900.000 euro di servizi, bene che vada, si inneggia alle vittorie sulle spalle degli stessi cittadini.

MA MI FACCIA IL PIACERE…

Su questa situazione si è poi inserita la farsa delle dimissioni del sottoscritto; stanco di sopportare questa classe di amministratori incapaci se non di seguire ordini non certo farina del proprio sacco, invio le dimissioni da consigliere comunale per PEC, strumento di assoluto valore legale tranne che in qualche paese del terzo mondo.

Non avendo avuto la possibilità di inserire in approvazione al consiglio comunale del 13 dicembre le mie dimissioni e la nomina del successore, si sono inventati che le dimissioni non si potevano dare per PEC ma dovevano essere in cartaceo da consegnare a mano al protocollo, firmate secondo procedure abbandonate dal mondo civile da trenta anni.

Sul tema abbiamo interessato la Prefettura che ha confermato la possibilità di uso della PEC: ma ci si inventa che la PEC deve essere con firma digitale, castroneria di primissimo livello.

Il Consiglio Comunale viene convocato per PEC senza alcuna firma digitale e quindi sono da annullare diversi consigli così convocati.

A conferma della scarsa chiarezza delle loro motivazioni, la partita si chiude portando le dimissioni a mano al Segretario.

Si inneggia alla presa in carico della piscina e si scopre che la Provincia ben volentieri ha concesso in comodato una struttura deficitaria e con un mare di costi di manutenzione straordinaria da sostenere.

Il Comune non ha 1 euro: si spera in qualche molto improbabile regalia della Regione e quindi si sparano promesse.

Ogni anno il Vice Sindaco si presenta a inizio anno scolastico a promettere all’Istituto B. Lotti  che la palestra palafitta verrà finita e ovviamente non ce ne sono le benchè minime possibilità.

Potrei andare avanti per pagine e pagine di esempi, mentre intanto il Ragioniere Capo (personaggio preparato e capace) si dimette per incompatibilità con il Sindaco solo perchè impegnato a fare bene il proprio dovere e non disponibile ad avallare manovre scorrette degli Amministratori, il Responsabile del Settore 1 se ne và verso lidi più tranquilli.

Quanto sopra come può essere interpretato? Se mi si consente un paragone di un mondo a me caro, mi sembra una barca che ha diverse falle nello scafo e con un capitano con l’acqua alle ascelle che si ostina a dire ai propri compagni di viaggio che tutto va bene.

Nell’occasione, voglio calorosamente augurare a tutti i Massetani un Buon Natale: ma si sappia che la nostra cittadina sta andando alla deriva.


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